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L'ULTIMO ENIGMA
Non resta che affrontare l’ultimo problema. Abbiamo visto
nella storia che dopo la morte del Maestro, non avendo
nessuno dei suoi discepoli raggiunto il grado di Maestro
Iniziatore, ed avendo essi perso ogni contatto fisico con il
G.O.E. non potettero fare altro che portare avanti il solo
cerchio esterno della Miriam e nulla più. Su questo furono
tutti unanimemente concordi quando si riunirono poco dopo la
morte del Kremmerz per decidere il da farsi. Non essendoci
più la possibilità di iscrivere le persone al G.O.E. nemmeno
come Dipendenti, ogni immissione nel cerchio interno divenne
ipso-facto impossibile e a nulla sarebbe valso, ovviamente,
il semplice ingresso nella massoneria ordinaria. Che ne fu
allora della possibilità dei Fratelli di compiere un cammino
che andasse oltre il cerchio esterno?
Consapevoli di questa non piccola limitazione, i capi del
Circolo Virgiliano di Roma e della Accademia Pitagora di
Bari decisero, non nella loro qualità di Presidi ma in
quella di Fratelli regolarmente iscritti al G.O.E, di
comunicare sotto la loro esclusiva responsabilità personale
e assumendosene in prima persona tutto il peso karmico,
alcune pratiche eoniche di esclusiva pertinenza del cerchio
interno.
A parte questa evenienza, formalmente e per tutti,
Prova ne sia quanto Pietro Suglia scrisse a V.G. in data
17.2.1969:
“A me consta che dal
del resto conforme a quanto lo stesso Lombardi scrisse a
Gerolamo Moggia in data 16 Luglio 1949:
“Sì, mi devo occupare della ricostruzione dei Circoli
esterni di Miriam, malgrado la mia età e le mie
minorazioni penose.
Quanto al resto, non saprei che dirti… e tu ben mi
comprendi.”
Inutile nascondersi dietro a un dito: quel “quanto al
resto, non saprei che dirti”, si riferiva esattamente a
tutto ciò ricadeva sotto la competenza del G.O.E., cerchio
interno della Miriam compreso! Dunque nemmeno Lombardi
poteva iscrivere al G.O.E., vuoi perché non era un Maestro
Iniziatore, vuoi perchè non era in contatto con Maestri del
Sinedrio, cosa di cui altrimenti avrebbe dovuto dare prova
agli altri suoi confratelli osiridei.
Consapevole dei propri limiti, Lombardi comincia la sua
opera avendo inizialmente la ferma intenzione di limitarsi a
ricostruire il cerchio esterno della Miriam, cosa che
peraltro ribadisce più volte. Ad un certo punto però, strada
facendo, si lascia indurre a fare ciò che inizialmente
sapeva e ammise di non poter fare, ovvero consentire ai
Fratelli l’accesso regolare anche al cerchio interno con
tanto di iscrizione al G.O.E., come suoi Dipendenti.
Iscrizione preliminare e non effettiva certo, ma pur sempre
iscrizione, che come tale necessitava di venire
preventivamente accettata dal Sinedrio.
Questa fu la grande mistificazione che egli fece ad un certo
punto. Fu un delirio o fu orgoglio far credere ad essi che
tutto ciò fosse voluto e debitamente approvato dalle alte
gerarchie del G.O.E. anziché limitarsi ad insegnare ai suoi
discepoli più progrediti - sub rosa e sotto la sua
esclusiva responsabilità personale - la parte più intima
della sapienza ermetica?
Per meglio sostenere questa tesi ad un certo punto cominciò
ad accennare ad un certo Altissimo, talmente alto che
nemmeno i suoi confratelli osiridei erano degni e in grado
di vederlo. E infatti non lo videro, nonostante le ripetute
richieste di dar loro prova della veridicità di quanto
andava affermando. In compenso, preso da una burocrazia
tanto futile quanto compulsiva, non si limitò più ad apporre
in calce a documenti e lettere uno dei timbri che gli erano
stati affidati quando ancora era segretario, ma ora ogni
singolo paragrafo doveva venire timbrato e siglato, mentre
quando la sua carica era legittima un solo timbro bastava e
avanzava. Esistono lettere autografe di Kremmerz che non
riportano né corone né timbro alcuno, eppure sono più
preziose dell’oro e più autorevoli di mille certificati. Certo una cosa non esclude l’altra, ma solo laddove vi è autentica sapienza e autorità legittima.
Va però dato atto a Lombardi di non essersi mai spinto a
dare la cosa più essenziale, cioè la consacrazione ammonea e
le istruzioni per la pratica solare.
Ben lo sanno gli ex membri della C.E.U.R. che hanno dovuto
accontentarsi di ciò che al riguardo si è andato inventando
Parascandolo, confondendo o spacciando una pseudo iscrizione
al G.O.E. con l’iniziazione ammonea e non provando orrore
nell’inventare una pratica alchemica inconcludente perché
infondata, frutto solo dei suoi fraintendimenti,[2]
e non certo di insegnamenti ricevuti da Lombardi, poiché in
quel caso la pratica sarebbe stata corretta.[3]
Così nasce la storia contemporanea della Miriam, epilogo
squallido e miserrimo di ciò che in origine fu invece il più
fulgido tentativo di far rivivere in epoca moderna i fasti
iniziatici di Ninive, di Memphi e di Roma.
Anche se la semina pare essere stata più uno sperpero che
andata a buon fine, per l’impeto degli immaturi di salire
alla ribalta e di prostituire l’Iside arcana, noi ti
ringraziamo ugualmente, J. M. Kremm – Erz, per il petalo
luminoso che con grande Sacrificio hai voluto staccare dalla
mistica Rosa e offrire a noi, ancora schiavi della terra ma
ineffabilmente innamorati del cielo.
Asclepius
[1]
Qui intende i fascicoli B, C e D, poiché il
fascicolo A né a Roma né a Bari fu più in vigore dal
31.12.1912.
[2]
Sostine Kremmerz che delle Intelligenze altissime
proteggono la disciplina arcani dalla curiosità dei
volgari, e non possiamo che constatare una volta di
più la preziosità e la perfezione del suo
insegnamento.
[3]
Il fraintendimento che Parascandolo fa degli
aforismi lo dimostra e lo prova. Fraintendimento non
meno grave di quello dei moderni adoratori delle
sibille, dei quali non vale nemmeno la pena parlare. |