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L'ISCRIZIONE AL GRANDE ORIENTE EGIZIANO
Naturalmente, al momento dell’ammissione al cerchio interno
si potevano avere due condizioni ben distinte: quella di
coloro che appartenevano già alla massoneria e quella di
coloro che non vi appartenevano affatto, soprattutto nel
caso delle Sorelle.
[1]
Nel primo caso era sufficiente una cerimonia di affiliazione
al G.O.E., in cui veniva prestato il giuramento di fedeltà
all’Ordine, di assoluta segretezza sugli insegnamenti
ricevuti e di totale dedizione al cammino iniziatico, mentre
nel secondo caso il Fratello o
Chi ha vissuto questo rituale sulla propria pelle sa che
esso contiene in nuce tutto il cammino iniziatico e come
tale è sufficiente dal punto di vista simbolico; sa altresì
che l’iniziazione massonica una volta ricevuta resta
impressa indelebilmente sul suo corpo lunare e gli effetti
di tale iniziazione restano quand’anche il neofita si metta
“in sonno” la sera stessa immediatamente dopo averla
ricevuta e non rimetta mai più piede in una Loggia massonica
per il resto dei suoi giorni.[2]
La ragion d’essere di tale prassi era infatti il poter
stabilire una volta per tutte la connessione con l’eggregore
della massoneria e, non potendo per ragioni di segretezza il
Fratello iscriversi e frequentare materialmente i lavori di
una Loggia regolare del G.O.E, come
Ciò veniva fatto in ottemperanza all’articolo 79 degli
Statuti generali del Grande Oriente Egiziano, il quale
recitava testualmente: “A qualunque Sinedrio appartenga un
Massone Egiziano è Fratello a tutti i massoni
dell’Universo”.
Così era previsto e così veniva fatto!
Vi fu quindi chi si fece iniziare al grado di Apprendista e
poi non rimise più piede in una Loggia massonica per il
resto dei suoi giorni e chi invece vi entrò per non uscirne
mai più: scelte personali insindacabili!
Ciò non deve in alcun modo apparire contrastante con quanto
asserito nella Pragmatica fondamentale e con quanto ripetuto
da Kremmerz in più punti della sua opera in ordine alla
massoneria, asserzioni che
abbiamo riportato più volte.
Se è vero che egli nella “Relazione ai Dodici supremi Vecchi
Maestri” sostiene di aver mutato le logge in accademie e
nell’articolo 26 precisa che l’accesso al cerchio interno
avveniva previa dichiarazione dell’investito di non
appartenere ad alcuni tipi di società, che comprendevano fra
le altre le “forme massoniche con concetti iniziatici”, è
altrettanto vero che ciò non significò mai l’esclusione dei
membri del cerchio interno dalla massoneria tout court,
anzi, ma solo da quelle forme di essa che stoltamente si
piccavano di trasmettere ai propri membri presunti
insegnamenti di natura iniziatica.
Ai lettori non informati delle condizioni in cui versava la
massoneria di allora e in cui versa quella di oggi, ciò
potrà apparire ambiguo, ma la verità è che oggi come allora
le Logge massoniche sono più nuclei di persone che, unite in
genere da un sincero affetto fraterno, dedicano il loro
tempo a discorsi di natura cultural-filosofica, ispirati da
ideali illuministico-libertari e filantropici, che non
cenacoli interessati anche solo in linea teorica alle
tematiche iniziatiche.
È noto infatti che a parte i casi di filiazioni deviate, le
quali ogni tanto vengono tristemente alla ribalta, la
maggior parte delle Logge massoniche italiane si dedica nel
più grande riserbo ad atti filantropici verso associazioni
che si occupano di pubblica assistenza, e ciò non può che
andare a loro onore e merito. Nei confronti di questo tipo
di massoneria che, lo ripetiamo, andava allora e va ancor
oggi per la maggiore, Kremmerz non ebbe mai alcuna forma di
preclusione, anzi, né per ciò che concerneva il cerchio
esterno né per ciò che concerneva quello interno.
Paradossalmente, ad essere vietati a chi voleva entrare nel
cerchio interno, erano proprio quei raggruppamenti massonici
in cui si pretendeva di fare discorsi o lavori di tipo
iniziatico. Ciò era inammissibile per diverse ragioni: se il
cammino che quella Loggia proponeva non era fatto solo di
discorsi ma anche di pratiche, in ogni caso non sarebbe
stato possibile seguire due cammini contemporaneamente,
dunque bisognava scegliere, a meno che le pratiche non
fossero state debitamente approvate. Ma anche se di pratiche
non vi era traccia e ci si limitava ad insegnamenti teorici
occorreva una grande cautela, poiché se quegli insegnamenti
avessero contenuto cose non vere, lungi dall’illuminare i
Fratelli avrebbero generato in essi più confusione che
chiarezza.
Allora come oggi, la natura dei lavori massonici che vengono
svolti nella maggior parte delle Logge del Grande Oriente
d’Italia, è tale da non presentare davvero alcun ostacolo
per un Fratello di Miriam, viceversa l’appartenenza a certi
sedicenti Riti di Memphis e Misraim ad esempio, è quanto mai
sconsigliabile proprio perché nelle sue camere rituali
vengono forniti insegnamenti palesemente in contrasto con
quelli autenticamente kremmerziani.
Questa precisazione dovrebbe consentire di comprendere un
po’ meglio quanto scrisse Domenico Lombardi il 30 Dicembre
1909, subito dopo essere stato nominato Segretario della
Delegazione Generale, in una lettera firmata che volle
inviare a tutti i Fratelli, previa autorizzazione del
Kremmerz, per commentare alcuni punti della Pragmatica
appena entrata in vigore.
“…la porta dell’iscrizione al circolo esterno è aperta a
tutti indistintamente gli studiosi di qualunque forma di
occultismo, ma l’iniziatura interna e progressiva e reale è
data solo a coloro che opteranno per la Miriam.
[4]
Vengono esclusi da questa incompatibilità tutti i discepoli
iscritti con qualunque grado al Gr.: Or.: Eg.:, sotto la cui
alta dipendenza la nostra scuola isiaca è posta, e quei
fratelli che siano iscritti a logge di Rito Mizraim di
Napoli,[5]
qualora ne facciano domanda, possono continuare a
partecipare ai lavori massonici e operatorii magici che sono
propri di quel rito, anzi quelli che in dette logge hanno
conseguito gradi elevati, possono essere tenuti nella
considerazione che loro compete per le potenzialità
raggiunte.
…Si fa, come per gli uomini, eccezione per le donne, signore
o signorine di maggiore età, che siano iscritte al Maestrato
Isiaco dell’Or.: Eg.: o siano servite per i riti verginali
nelle logge misraimiche, anche senza bisogno di
autorizzazione speciale.”[6]
Dopo aver lasciato Napoli, Kremmerz trascorse lunghi periodi
a Bari e lì insegnò ed operò molto in questo senso. Ancora
oggi in Corso Cavour è possibile vedere, nel pressi della
stazione, un palazzo che allora era di proprietà dell’Avv.
Giacomo Borracci, ornato con i fregi del Rito Egiziano. I
Fratelli baresi che allora furono ammessi nel cerchio
interno provenivano in genere dalla storica Loggia Peucezia,
le cui colonne furono ornate dei più bei nomi di coloro che
animarono l’Accademia Pitagora di Bari e che compaiono
altresì come autori di molti articoli del Commentarium.
Ma torniamo a noi e torniamo a Napoli. Nel 1910 muore
Giustiniano Lebano, Gran Jerofante Generale del Grande
Oriente Egiziano. Col suo successore, che non sappiamo chi
sia stato, cambiarono molte cose; soprattutto fu impresso un
evidente giro di vite per ciò che concerneva la segretezza e
la sicurezza dei Maestri che formavano il Sinedrio.
Difficile pensare che il nuovo Gran Jerofante, chiunque
fosse, non fiutasse i venti di guerra che già cominciavano a
spirare. Oltre a ciò i vecchi Maestri del Rito stavano
trapassando e i numeri dei nuovi aderenti al Rito Egiziano
erano calati fortemente. I discepoli osiridei creati dal
Krememrz stentavano a raggiungere il Maestrato effettivo e
oltre a ciò diversi Maestri del Rito Egizio, fortemente
legati al sistema iniziatico in cui si erano formati, erano
assai guardinghi nei confronti di coloro che erano cresciuti
nella Miriam.
Essendosi formati fuori del rigorosissimo sistema massonico,
secondo costoro troppo veloce era stata la loro crescita,
troppo debole le loro formazione teorica avvenuta lontano
dai regolari lavori delle Logge Ammonee, svolgentisi sotto
l’occhio vigile e attento dei Maestri, nel volgere di lunghi
anni. E anche se Kremmerz aveva provveduto a dare ai suoi
discepoli più pronti uno scritto che secondo lui doveva
compendiare i lavori che si tenevano nelle Logge egiziane,
il risultato secondo loro non era affatto il medesimo.
Secondo costoro Kremmerz era troppo lontano dai suoi
discepoli per poterne sorvegliare e guidare attentamente la
crescita, e una delle conseguenze più incresciose di questo
fatto era che a loro dire nella Miriam si parlava troppo.
Lontani dagli sguardi severi dei Maestri, cresciuti troppo a
lungo senza il rigore inflessibile delle Logge del Rito
Egiziano, i miriamici non offrivano secondo loro la maturità
necessaria e le garanzie indispensabili alla custodia
inviolabile del segreto iniziatico.[8]
I misfatti del 1912 (affare Carreras) e quelli del 1916 (il
Corpus venduto ai gesuiti), parvero purtroppo dare ragione
ai loro timori; da qui gli ostacoli e i veti che sempre
opposero al Kremmerz coloro che ritenevano non idonea
Questi fatti oltremodo incresciosi, nonché lo scoppio della
prima guerra mondiale, non solo imposero a Kremmerz per
ragioni di sicurezza di allontanarsi dall’Italia, ma per un
certo periodo lo indussero a riflettere sull’opportunità di
ritrasformare le accademie in logge.
Leggiamo infatti negli appunti di Luciano Galleani relativi
a quegli anni, una stralcio di una lettera a lui indirizzata
in cui il Maestro gli scrive:
“La mia speranza peraltro era di far in avvenire diventare
la fratellanza una vera massoneria[10]
ricorretta ed emendata, quindi quel Tm+ avrebbe potuto in
avvenire [essere] inteso per Templaria, invece che per
Terapeutico-Magica”.
Non solo Kremmerz lasciò l’Italia ma è verosimile presumere
che anche altri Maestri della Loggia N lo abbiano fatto,
magari seguendo le orme del Segretario Generale. Non
sappiamo se l’intera Loggia abbia seguito lo stesso destino
e se sia stata trapiantata in toto in terre decisamente più
tranquille e sicure, quel che è certo è che i membri di essa
sopravissuti o rimasti, dovettero ormai essere molto pochi.
Comunque nulla sappiamo della sua sorte effettiva e lo
stesso Kremmerz fu volutamente ambiguo quando velatamente
accennò ad essa nel corso della conferenza agli anziani
tenuta presso la sede del Circolo Virgiliano di Roma il 21
aprile
“Anche nel rito di Misraim, rito massonico di origine
napoletana, che credo non esista più, la scala era simbolo
di secondo grado”.
Come dobbiamo intendere quel “credo che non esista più”?
Come una testimonianza certa della avvenuta estinzione della
Loggia N o come l’ennesima dissimulazione?
Difficile dirlo, in ogni caso una volta scomparsa ogni
evidenza della Loggia N, in Italia non si ebbe più alcuna
traccia dell’attività massonica originale svolta dal Rito di
Misraim di matrice napoletana, ovvero del Grande Oriente
Egiziano.
Certo è che Kremmerz continuò anche dopo tale data a
iscrivere dei Fratelli al cerchio interno e al G.O.E.
dunque è verosimile presumere che si sia trattato più di
uno spostamento di sede che di altro. Come che sia,
Kremmerz era e rimase fino alla fine dei suoi giorni
l’unico contatto regolare fra i suoi discepoli e
l’Ordine Egizio, e questo non perché non si sapesse dove
e come raggiungere Ottaviano o Caetani ma perché questa
era
[1]
Ci sia concesso rimarcare l’importanza di questo
passaggio: uno dei limiti più incresciosi della
massoneria è stato il fatto che essa non ammette le
donne fra le sue file. Lungi dal rappresentare una
ottusa forma di maschilismo, come ancora oggi
ritengono studiosi e studiose alquanto limitati, è
dovuto al fatto che nel corso dei secoli XVII e
XVIII, per ragioni storiche che aspettano ancora di
essere analizzate, le corporazioni di mestiere
femminili che prima di allora esistevano ancora,
come quello delle tessitrici e delle ricamatrici ad
esempio, scomparvero del tutto trascinando nel loro
oblio i rituali iniziatici appropriati che li
accompagnavano.
Scomparse tali corporazioni femminili, sarebbe stato
perfettamente inutile, oltre che assurdo, iniziare
le donne usando rituali maschili; inutile e
controproducente per le donne stesse. Per questo la
donna rimase tagliata fuori da quel poco di
iniziazione di mestiere che ancora restava in
occidente. Fu questo un evento assai gravoso, ma che
sarebbe perfettamente inutile cercare di compensare
conferendo alla donna, come alcuni stolti pensarono
di fare e ancora oggi fanno, iniziazioni muratorie
di natura prettamente maschile.
Naturalmente fecero eccezione a tutto ciò fulgidi
esempi come quelli di Cagliostro e di Martinez de
Pasqually, i quali si guardarono bene dall’iniziare
le donne usando rituali maschili ma crearono,
dall’alto della loro sapienza, specifici e splendidi
rituali di iniziazione femminile. Si badi bene però
che qui non si tratta più di iniziazione di
mestiere, cioè virtuale, come è per la quasi
totalità dei sistemi massonici, ma di vera e propria
iniziazione effettiva. Tutt’altra cosa!.
In Europa si dovettero attendere Papus in Francia,
[2]
“Mettersi in sonno” è l’espressione simbolica usata
dalla massoneria per indicare la cessazione della
frequentazione dei lavori rituali in Loggia, cosa
che normalmente si direbbe “uscire dalla
massoneria”. Non essendo essa una setta, se ne può
uscire in qualunque momento, ma non si può fare come
se non ci si fosse mai entrati, poiché l’iniziazione
ricevuta è incancellabile.
[3]
Come invece avveniva regolarmente prima
dell’istituzione della Miriam.
[4]
Cioè ai membri del cerchio interno.
[5]
Qui il riferimento è alle Logge del “Rito Riformato”
di Giovanbattista Pessina il quale, a dispetto di
quanto sostiene Gastone Ventura, era una filiazione
legittima del Misraim, voluta per fini particolari.
Il Rito di Misraim del Pessina forniva a chi
giungeva agli alti gradi un fascicolo dedicato alle
pratiche magiche intitolato “Rituale cabalistico” e
contenente alcuni estratti del sistema
dell’Arcana Arcanorum. Su Pessina si veda
quanto scrivono Ventura e Galtier, op. cit.
[6]
Da ciò apprendiamo con certezza che nel 1909 le
Logge del Rito Egiziano erano ancora operanti in
quel di Napoli.
[7]
Ciò si evince in maniera inoppugnabile dalla natura
degli scritti che Lombardi inviò a Kremmerz affinché
fossero pubblicati sul Mondo Secreto. Egli non fu
l’unico membro del Rito Egiziano ad aderire alla
iniziativa del Kremmerz e questo fu uno dei problemi
più gravosi che Kremmerz ebbe con la parte più
conservatrice del Sinedrio, che non vedeva di buon
occhio il fatto che dei Fratelli massoni del G.O.E.
venissero coinvolti nel nuovo tentativo non
massonico voluto dal Maestro.
[8]
Col senno di poi e alla luce di tutto quanto è
successo, pur essendo infinitamente grati a
Kremmerz, non possiamo non convenire almeno in parte
con le loro riserve.
[9]
In buona sostanza di questo Ottaviano accusa il
Kremmerz nel suo ultimo intervento pubblicato sul
Commentarium, intitolato guarda-caso Il diritto
di non dare.
[10]
La sottolineatura è nostra.
[11]
I fati di Roma sono strettamente legati alla
missione del Kremmerz che comprende non una ma un
lungo ciclo di vite. Sia detto per inciso: della
Roma Aeterna che è sia al di qua che al di là del
Tevere. Si veda in proposito quanto scrive Kremmerz
nei Dialoghi e nella Porta Ermetica. |