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LA MIRIAM E l'INSEGNAMENTO ERMETICO
Giunti a questo punto della nostra trattazione ci sia
concessa una brevissima digressione su un tema importante ma
mai affrontato direttamente. In che modo secondo Kremmerz
l’ermetismo doveva venire insegnato all’interno della
Fratellanza di Miriam?
“Quaggiù mi diranno: perché una scuola che non insegna?[2]non
definisce, non polemizza e non predica e non converte? – E
mi troverò di nuovo alle prese con la relatività terrestre
per fare intendere che la parola pronunziata impedisce lo
sviluppo della penetrazione intellettiva per la quale anche
gli ideogrammi più semplici sono un lusso prevaricante? E mi
crederanno se confermo che una biblioteca di mille volumi
non vale un atomo della Vostra luce?”.
E ancora, come conciliare tutto ciò con quanto dice più
avanti all’articolo 2 sempre della Pragmatica che recita:
“Questa Scuola segue un doppio metodo di cultura, uno di
letture, conferenze, pubblicazioni intese a dare un corredo
di cognizioni di tutto ciò che è argomento di ermetismo e
magia antica e di psichismo moderno – l’altro di pratiche
tradizionali per provocare la propria educazione
ascensionale e dirigerne in senso utile ai dolori umani
l’esplicazione.”
La coerenza intima che lega tra di loro tutti questi
passaggi non può essere colta senza tenere presente la netta
distinzione che vigeva tra cerchio esterno e cerchio
interno.
I membri del cerchio esterno ricevevano una istruzione
volutamente non sistematica ma per così dire panoramica,
generica, fatta di input relativi ad argomenti esoterici
molto diversi tra di loro. L’intento era di vedere se e a
quali di essi il Fratello rispondeva, e che tipo di reazione
provocavano in lui le idee seminate ad arte. Si faceva una
esposizione ampia ma non sistematica, per cercare di capire
prima di tutto se il terreno era fertile o no e quali semi
attecchivano. A ciò si aggiungeva naturalmente la
valutazione dell’effetto dei riti che poteva esserci o non
esserci, essere modesto o significativo.
In ultima analisi, tutto ciò che il Fratello ricavava da
questa semina generale dipendeva da ciò che era e dall’uomo
storico che portava in sè; in ogni caso nel cerchio esterno
della Miriam volutamente non veniva data una formazione
sistematica sull’ermetismo che andasse progressivamente
dalle nozioni più semplici fino a quelle più complesse.
La cosa cambiava radicalmente quando il Fratello entrava nel
cerchio interno e gli veniva conferito il grado di Discepolo
Integrale. Allora egli veniva progressivamente preparato
secondo un piano propedeutico ben preciso ed avviato
gradualmente alla conquista teorica e pratica delle verità
fondamentali dell’ermetismo magico mediante l’esercizio
mirato della terapeutica o del magnetismo magico. Raggiunto
questo livello di preparazione, cosa che richiedeva almeno
un anno di studio e di pratica, il Discepolo poteva
presentare domanda di ammissione effettiva al G.O.E. in
qualità di Neofita e non più di Dipendente. Solo se e quando
questa domanda veniva accolta[3]
egli poteva accedere al grado di Terapeuta di Miriam,
divenendo nel contempo Apprendista (o Neofita) di una Loggia
del Rito Egizio, cosa rappresentata dal conferimento
dell’anello d’oro, simboleggiante il suo passaggio ad una
nuova fase del suo cammino iniziatici, una fase solare.[4]
Da allora in poi, a norma dell’art. 43 della Pragmatica, al
terapeuta venivano impartite solo comunicazioni orali a
periodo fissi; in tal modo la formazione diventava
strettamente individuale, e seguiva i tempi e i modi della
secolare tradizione ermetica.
È infine d’uopo una precisazione di grande importanza.
Taluni hanno pensato e altri ancora oggi pensano che
venire iscritti al G.O.E. significasse ipso facto poter
cominciare a praticare la magia trasmutatoria; viceversa
le due cose non andavano affatto di pari passo, e
l’iscrizione all’Ordine era solo la conditio sine qua
non per poter sperare un giorno, dopo aver compiuto
un ben preciso cammino e aver raggiunto in seno alla
Miriam il grado di Maestro Isiaco, di riuscire ad
ottenere la specifica iniziazione ammonia che solo
Kremmerz poteva conferire, senza la quale e senza le
istruzioni individuali che Kremmerz in quella
circostanza impartiva oralmente, non era possibile
cominciare le pratiche trasmutatorie.
[1]
Questo era esattamente ciò che avevano cercato di
fare Papus col Martinismo in Francia e soprattutto
Mathers con
[2]
La sottolineatura è nostra.
[3]
Non sempre la presentazione della domanda di
iscrizione presentata da Kremmerz, veniva accolta
dalle alte gerarchie del G.O.E. Sono noti ben due
casi in cui la domanda che era stata regolarmente
presentata con tanto di pagamento della dote, fu
respinta. Naturalmente la dote fu prontamente
restituita, ma ciò ci deve far riflettere sul fatto
che nemmeno il Kremmerz in persona era in grado di
garantire ipso facto l’iscrizione.
Noi abbiamo la certezza di tutto ciò perché ci è
stato trasmesso da chi dell’Ordine aveva fatto
parte. Prova ne siano peraltro le parole che
Kremmerz scrisse il 28 giugno Sappiamo che in seguito Moggia fu ammesso, ma sulle ragioni occulte di questa prassi occorrerebbe meditare a lungo.
[4]
Argutamente Marco Daffi qualifica questa fase come
“pre-solare”, appellativo strano ma azzeccatissimo. |