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LE RAGIONI DELLA DEGENERAZIONE
Ovviamente la scelta non potè che essere negativa e ai
motivi cui abbiamo già accennato nella parte precedente di
questa appendice, vanno aggiunte nuove deprecabili
circostanze che si vennero a realizzare negli anni che
seguirono immediatamente la presa di Roma e la caduta del
potere temporale della chiesa. Inviperito contro la
massoneria poiché essa aveva concorso a togliergli il trono
(non la cattedra), Leone XIII il 20 aprile 1884 emanò
l’enciclica Humanus genum. De secta massonum, nella
quale, neanche a dirlo, rinnovò con ferocia la scomunica che
già alcuni suoi predecessori avevano comminato al nostro
venerabile Ordine. Le reazioni da parte della massoneria di
fronte a tale cieco oscurantismo non si fecero attendere e
purtroppo, sull’onda dello sdegno, il Grande Oriente di
Francia giunse persino ad abolire per i suoi aderenti
l’obbligatorietà della credenza nel Grande Architetto
dell’Universo, la forma sotto cui i massoni venerano
l’Essere Supremo inteso come
Ad aggravare le cose nel 1885 alcuni ambienti clericali
pensarono bene di sferrare un attacco decisivo alla
massoneria sguinzagliando un lestofante che rispondeva al
nome di Leo Taxil, il quale per dodici anni scrisse libri
indecenti e tenne pubbliche conferenze in cui sostenne
facezie come l’adorazione di Satana da parte dei massoni,
giungendo fino ad affermare che il Gran Maestro possedeva un
“telefono infernale” per mezzo del quale ogni mattina
riceveva gli ordini da Lucifero in persona, oltre ad avere
la mania di svolazzare per i cieli d’Europa “sulle ali di
Satana”.[1]
Tutto questo cessò solo quando si riuscì a dimostrare la
falsità di alcune sue asserzioni e Taxil messo alle strette
crollò, confessando pubblicamente di essersi sempre
inventato tutto.
Sarebbe però ingiusto attribuire solo a Taxil e alla chiesa
la responsabilità per la piega ultrapositivista che presero
in quegli anni le Logge massoniche di mezza Europa. È
altresì vero che sempre in quel periodo imperava una visione
scientifico-filosofica ultrapositivista che non di rado
sfociava in un materialismo radicale ed ottuso, il quale si
faceva forte degli importanti progressi scientifici
conseguiti in quel periodo, in verità fecondissimo di
ricerche e di scoperte. Sta di fatto che molte Logge, molti
organismi massonici nazionali e internazionali si fecero
contagiare dalla febbre del momento, cioè dalla visione
materialistica che pretendeva di negare allo spirito ogni
diritto di cittadinanza.
Di sicuro non fu un caso se Kremmerz decise di cominciare il
fascicolo unico uscito nel 1897, con uno scritto intitolato
Lo spirito del secolo, dedicato alla mentalità
profana che allora imperversava e che ancora oggi impera in
tutti coloro che ci tengono a restare ciò che sono.
Quindi, un po’ per reazione all’oscurantismo bigotto del
cattolicesimo più retrivo e un po’ in ossequio alla
ideologia positivista vigente in quel momento, la massoneria
– sarebbe più giusto dire la maggior parte di essa – si
orientò verso lo spirito scientifico, adottando una forma di
materialismo di fatto anche se non sempre dichiarato
esplicitamente, in virtù del quale tutto ciò che era
simbolismo, ritualità sapiente, scienze occulte, divenne
fortemente inviso se non addirittura bandito.
Quale segno palese di questa tendenza generale della
massoneria, nel 1875 si tenne a Losanna un convegno
internazionale del Rito Scozzese Antico ed Accettato, il
sistema massonico che contava più aderenti al mondo, nel
quale vennero riscritti i rituali dando loro un taglio più
“attuale”, eliminando tutti quegli inutili orpelli simbolici
che ai supremi dignitari di quel rito ormai non dicevano più
nulla, per la semplice ragione che essi non li comprendevano
più; i rituali furono così radicalmente trasformati.[2]
La cosa più grave fu tuttavia che da allora si smise di
conferire ritualmente tutti e trentatrè i gradi e ci si
limitò a conferirne solo alcuni, finendo così con il
trascurare rituali di somma importanza.
Così andò perduto o abbandonato un patrimonio sapienziale
immenso, se è vero come è vero che un 33 od un 90 dovrebbero
tenere in saccoccia tutta la scienza occulta dell’universo.[3]
Queste furono le ragioni principali per le quali nel giro di
alcuni decenni la massoneria si ritrovò, secondo Kremmerz,
ad essere ignorantissima, vale a dire inconsapevole
dell’enorme patrimonio sapienziale che aveva fino ad allora
custodito e che in parte ancora continuava a custodire.[4]
A ciò si aggiunse un altro aspetto che fu oltremodo
problematico per il Rito di Misraim: la creazione del Grande
Oriente d’Italia e il fatto che esso in breve tempo
inevitabilmente assumesse una discreta rinomanza. Ciò fece
sì che la maggior parte di coloro che andavano cercando
l’iniziazione massonica si rivolgessero verso l’istituzione
più conosciuta, anche perché essendo quella più consistente
dal punto di vista numerico, era quella più facile da
trovare. Accadde dunque che quanto più si accrebbero le fila
del Grande Oriente d’Italia, tanto più si ridussero quelle
del Rito di Misraim, che furono così
private del loro
indispensabile apporto vitale, pur essendo state fino a
pochi anni prima l’asse portante della vita massonica di
quel territorio.
Fu così che nel giro di pochi decenni il Rito di Misraim si
trovò ad affrontare una preoccupante crisi numerica, cosa di
non poco conto per un Rito complesso, articolato in 90
gradi, che come tale prevedeva per poter funzionare in modo
ottimale una pletora di cariche e di funzioni le quali,
ovviamente, dovevano essere espletate da persone differenti.
Inutile avere un Rito in 90 gradi, che prevede almeno un
centinaio di cariche ufficiali, se ci si ritrova a disporre
appena di una cinquantina di persone.
Per ovviare a tale empasse fu concepito un sistema
“riformato”,[5]
strutturato in soli quattro gradi, neanche a dirlo basati su
quelli che formavano l’Arcana Arcanorum, in effetti da
sempre compendio di tutto il Rito. Naturalmente, poiché
ognuno di questi gradi compendiava una intera serie del
Misraim “antico”, il tempo necessario per poter passare
dall’uno all’altro divenne enormemente più lungo, ma se non
altro non era più necessaria tutta quella quantità di
persone e di cariche che erano prima necessari e per poter
far funzionare il Rito.
Ultima ma non meno importante, fu la considerazione che
alcuni Maestri fecero sullo scarso impatto che ormai i
rituali massonici dimostravano di avere su un numero sempre
più grande di persone. Di stampo prettamente settecentesco,
i rituali massonici, seppur bellissimi, furono concepiti in
un’epoca in cui tutto era melodramma e teatro. La
rappresentazione drammaturgica,[6]
presente negli antichi misteri fin dai tempi egizi od
eleusini, e di secolo in secolo giunta sino alla massoneria,
era ormai divenuta una forma esangue di linguaggio, che
sempre più spesso si dimostrava poco efficace per parlare ai
discepoli moderni e per incidere profondamente sulle loro
anime. Il mondo andava cambiando con una rapidità
impressionante e ciò che fino a pochi anni prima era ancora
parso sublime,[7]
ora cominciava ad avere un ché di inadeguato e di ridicolo.
Sta di fatto che il brusco calo numerico verificatosi
nel giro di pochi anni e la sempre più evidente
inadeguatezza rispetto al volgere dei tempi dei rituali
massonici classici, indussero alcuni Maestri a cercare
nuovi modi e nuove forme per trasmettere l’insegnamento.
[1] Difficile oggi pensare che qualcuno possa aver dato credito a simili idiozie, viceversa Taxil ebbe fra i cattolici un discreto numero di seguaci, e fu per loro un grave smacco quando egli ritrattò tutto ciò che aveva sino ad allora sostenuto.
[2]
Ad esempio il rituale del 19° grado, Gran Pontefice
o Sublime Massone, dedicato allo studio delle
funzioni spirituali degli antichi Pontefici, diventò
una celebrazione della immolazione della propria
vita da parte di Orazio Coclite in occasione della
battaglia del ponte Sublicio nel [3] “Il prete dovrebbe essere un iniziato, cioè un partecipante al secreto di Dio, come un massone di ultimo grado dovrebbe tenere nella saccoccia dei pantaloni tutta la sapienza dell'universo.” (La magia ed il mago. Il secreto incomunicabile.)
[4]
Non se ne può dedurre altro che lo studio attento e
meditato dei rituali della massoneria egizia e dei
rituali scozzesi anteriori al 1875 è materia
alquanto raccomandabile ad ogni ermetista. D’altro
canto il tenore di una parte degli articoli comparsi
sul Commentarium, voluti dal Kremmerz, lo attesta
indubitabilmente.
[5]
“Sono ammessi due specie di riti nella Mass.: Egiz.:
- l’antico e il riformato.” (art. 57 degli Statuti
del Grande Oriente Egiziano)
[6]
Ad essa fa esplicito riferimento Bernard nel
fascicolo per i novizi praticanti del 1906. Si veda
il paragrafo “Delle analogie”.
[7]
Si pensi ad esempio ad un uomo vestito di tutto
punto con i paramenti del sommo sacerdote del tempio
di Gerusalemme. È vero che ancora oggi una parte
delle persone prova un brivido arcano nel vedere le
fotografie di Mathers vestito come gli antichi
sacerdoti egizi con tanto di copricapo e di pelle di
leopardo a tracolla, ma altri, e sono la
maggioranza, non riescono a non vederci un ché di
ridicolo e di anacronistico. |