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LE VICISSITUDINI ITALIANE DEL RITO DI MISRAIM
Sarebbe molto interessante poter seguire gli sviluppi che
ebbero soprattutto in Francia, in Inghilterra e in Germania
i rami legittimi del Rito di Misraim ma i limiti della
nostra storia, volta ad individuare le circostanze che
portarono alla genesi della Fratellanza Terapeutico-Magica
di Miriam, ci impongono di occuparci solamente dei rami
italici.
Usiamo il plurale poiché, come abbiamo visto, due furono i
nuclei fondamentali da cui si sviluppò tutta la storia del
Rito: Venezia e Napoli. Due erano e due rimasero fino
all’indomani dell’unità d’Italia poiché gli statuti del
Misraim, conformemente a quelli di tutti i riti massonici,
prevedevano che ogni nazione potesse avere il proprio
Sovrano Santuario ma che in ogni nazione non ve ne dovesse
essere che uno ed uno soltanto. Fu del tutto normale
pertanto che Napoli e Venezia, appartenendo prima dell’unità
d’Italia a due stati differenti, avessero ciascuna una
propria suprema potenza autonoma ed indipendente, ma dopo
l’unificazione ciò non potesse più essere.
Il riconoscimento implicito del primato iniziatico se non
temporale del nucleo napoletano,[1]
indusse come vedremo quello veneto ad assonnarsi subito dopo
la realizzazione dell’unità d’Italia per far sì che, nel
pieno rispetto degli statuti, nella nostra nazione
finalmente unificata, non restasse operante che un solo
Sovrano Santuario.
Giacché quest’anno ricorre il 150 anniversario
dell’unificazione della nostra nazione, e giacché essa fu
fortemente voluta anche dai Maestri del Rito di Misraim, i
quali furono non di rado protagonisti importanti dei moti
risorgimentali, ci sia consentito di spendere alcune parole
per testimoniare i rapporti che vi furono fra rito di
Misraim e la carboneria.
[2]
È un dato ormai acquisito dagli storici che il movimento
carbonaro in Italia prese il via da Napoli. Si legga ad
esempio quanto scrive lo storico Armando Saitta: “Nel mondo
della Restaurazione, due sono le grandi centrali settarie:
la carboneria e l’organizzazione segreta fondata e diretta
da Filippo Buonarroti (
Quello che agli storici non è ancora stato dato di appurare
è quanto a dare origine al movimento carbonaro concorsero
figure di primo piano del Rito Egiziano, alcune delle quali
giunsero fino a sacrificare la loro vita agli ideali di
libertà che il Rito andava propugnando come valore supremo.
Emblematico il caso di Nicola Palomba di Avigliano,
insignito del 90° ed ultimo grado del Rito di Misraim[4],
che il 14 ottobre 1799 fu
impiccato dalla polizia borbonica per aver promosso e
partecipato al movimento rivoluzionario che portò fino alla
proclamazione del Governo provvisorio della Repubblica
Napoletana.
D’altro canto nella
circolare datata 26 dicembre 1898 Kremmerz non specifica
forse: “A che giova una teoria inapplicabile alla vita
quotidiana? Che vale una dottrina sterile di risultati nella
realtà quotidiana dei bisogni umani? A questo posso
rispondere che 1°. Nella religione (governo delle coscienze collettive).[5] 2°. Nella politica (governo degli interessi delle nazioni). 3°. Nella famiglia (fondamento etico-morale dello stato).
4°. Nell’uomo (la sfinge enigmatica del sapiente volgare).
Non deve dunque stupire che i Maestri del Rito Egiziano
abbiano concorso a creare
“
Quindi nella sua
essenza il Grande
Oriente Egiziano non
si occupa, come
non si è
occupato mai, delle questioni transitorie
della politica e
della religione
dei popoli,
restando come
sorgente della sola perpetuazione
della verità
immutabile
o Scienza Pura.
D’altronde la
forma relativamente moderna
di
ogni massoneria è
templaria, vale a dire
che i fratelli massoni o costruttori
non esisterebbero
se non avessero
un tempio
da edificare
con pietre e
cemento, tempii politici o tempii
religiosi
caduchi, perché
il cemento e
le
pietre ritornano
polvere alla
terra, cui sono
stati sottratti. Mentre
che
il
Grande Oriente
Egizio
senza
elementi terrigeni,
senza pietre e
senza cementi
materiali mira a
mantenere l’Arca
Sacra in
ogni spirito umano, nella
sua
mentalità perfettibile,
non deperibile e non mutabile
perché
di
origine divina e
non terrena.”
La soluzione della apparente contraddizione è data dal fatto
che la magia è, come dicevano gli antichi
panfila, cioè
amica di tutti, nel senso che si presta a qualunque
applicazione possibile nei quattro ambiti esplicitati dal
Kremmerz nella sua circolare. Ciò premesso, gli Statuti del
G.O.E. chiariscono che esso era in possesso delle chiavi che
consentivano di applicare la magia ad ogni ambito della vita
individuale e collettiva, ma prima ancora esso aveva come
fine precipuo la custodia di dette chiavi e la loro
trasmissione ab
aeternum.[6]
Ciò non gli impedì tuttavia di emanare dal proprio corpo dei
rami collaterali aventi finalità secondarie rispondenti alle
circostanze, che potevano di volta in volta applicarsi ad
uno qualunque dei quattro ambiti citati da Kremmerz nel
brano della circolare sopra citata, come fu ad esempio il
caso della Miriam.
Il passaggio dalla pura custodia della tradizione ermetica
nella sua forma intatta e completa a qualsivoglia
applicazione pratica di essa, era affidato dal Sinedrio a
coloro che al suo interno avevano raggiunto il Maestrato, e
laddove si trattasse di realizzazioni di Scuole Iniziatiche,
solo a coloro che avevano raggiunto il grado di Maestro
Iniziatore, non
prima.
Né tali iniziative individuali dovevano necessariamente
limitarsi ad una sola ma potevano anche essere molteplici,
pur essendo affidate ad una stessa persona; ovviamente non
potevano in alcun modo essere in contrasto con gli ideali
del G.O.E., anche perché, per poter essere poste sotto la
sua alta protezione, dovevano comunque venire approvate dal
Sinedrio.[7]
Tutto ciò risulta chiarissimamente dall’articolo 19 degli
Statuti Generali, il quale specifica altresì
l’obbligatorietà della compartimentazione di tali iniziative
e dei rispettivi dipendenti che entravano a farne parte.
Valga per tutti il già citato caso della esecuzione capitale
che toccò a Nicola Palomba di Avigliano: quando una di
queste “compagnie di operazioni” aveva finalità politiche,[8]
i suoi membri rischiavano la vita aderendovi, e naturalmente
sotto tortura avrebbero potuto fornire anche i nomi dei loro
confratelli qualora ne fossero stati a conoscenza. La
compartimentazione, cioè la separazione assoluta fra ogni
singola compagnia di operazione, garantiva invece la totale
incolumità di tutti i membri delle altre compagnie poiché i
catturati, anche se sottoposti a tortura, non avrebbe potuto
fornire nominativi che non conoscevano.
Ecco perché, volutamente, sia le iniziative politiche che
quelle iniziatiche che facevano capo in qualche modo a
Napoli furono molteplici, e nessuno degli storici o degli
studiosi profani che le hanno analizzate ha mai potuto
dimostrare, pur avendolo talvolta subodorato, che esse
fossero riconducibili ad un unico “centro”, dal momento che
esse apparivano di fatto come totalmente distinte le une
dalle altre.
Solo i Maestri Iniziatori del G.O.E., in quanto membri
del Sinedrio, erano a conoscenza di tutte le operazioni
in atto e delle loro occulte connessioni, erano quindi
gli unici che potevano “rincappiare il nodo napoletano”
cioè seguire e comprendere l’andamento assolutamente
inestricabile dell’unico filo comune che le univa tutte,
dal momento che in realtà tutte miravano ad un’unica
finalità: la liberazione dell’uomo[9]
dalle catene che lo opprimono affinché egli possa
giungere al più presto alla sua reintegrazione totale.
[1]
La dizione “nodo napoletano”, che abbiamo utilizzato
precedentemente, sarebbe più corretta. Essa ha una
grandissima valenza simbolica cui accennano più
volte sia Bocchini che Lebano quando utilizzano il
verbo “rincappiare”. Ad uno dei suoi significati
dovremo accennare più avanti.
[2]
Armando Saitta, Il cammino umano, ed. Calderini,
vol. 3. Inutile dire che “Sublimi Maestri Perfetti”
era il titolo anche di un importante grado
massonico, a testimonianza del fatto che entrambe le
sette furono una emanazione diretta della massoneria
e più specificamente della massoneria di rito
egizio. D’altro canto sui documenti del Grande
Oriente Egiziano compare spesso anche il timbro
della carboneria napoletana, riportante la dicitura
“Sinetrio Generale”.
[3]
Auspichiamo che veda presto la luce un lavoro che è
al momento è ancora in via di stesura per mano non
nostra a dimostrazione, documenti alla mano, che la
carboneria, i moti risorgimentali e l’unità d’Italia
sono stati fortemente voluti e sostenuti dalla
massoneria del Rito Egiziano. Il fatto che sul
documento della massoneria egiziana che conferisce a
Giustiniano Lebano il mandato di Gran Maestro,
datato 1862, sia riportata la dicitura: “Italia una
ed indivisibile”, Vittorio Emanuele Regnante in
Campidoglio”, testimonia inoltre che il nemico non
era tanto l’istituto monarchico in sé, quanto ogni
forma deviata di esso, assieme ad ogni forma di
tirannide religiosa e ideologica, di qualunque
matrice essa fosse.
[4]
Costui fu tra l’altro l’iniziatore di Gad Bedarride,
il padre dei tre fratelli Bedarride, coloro che
pochi anni dopo furono destinati a portare il Rito
in Francia.
[5]
Non sarebbe forse inutile chiedersi come
[6]
“ …pro Supremo Magistero Aeterni Ordinis
Hermetici…”. [7] Come fu il caso della Miriam voluta dal Kremmerz, regolarmente approvata dal G.O.E. in due sessioni (nel 1896 e nel 1909) e posta fino al 31/12/1912, sotto la sua alta protezione. Il ritiro del Delegato Generale, che venne “ordinato dall’alto”, come scrisse Bornia sui suoi diari quando ancora era Preside del Circolo Vergiliano di Roma, fu un atto dovuto al ritiro della Delega?
[8]
Nel 1700, finché durò la “santa” inquisizione tale
ragionamento era valido anche per quelle compagnie
di operazione che avevano finalità iniziatica o
religiosa. Molti studiosi hanno notato la
straordinaria somiglianza che vi è fra il simbolo
personale di Martin Lutero e uno dei sigilli della
primitiva Rosa-Croce, ma nessuno ha ancora saputo
esplicitarne le ragioni. [9] Alludendo all’iniziato Dante dice: “libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” (Div. Com. Pur, I 71,72) |