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UNA PRIMA CHIAVE INTERPRETATIVA DELLA LEGGENDA DI HIRAM
Tutto il rituale di iniziazione al grado di Maestro ruota
attorno alla leggenda di Hiram Abif, che la bibbia dice
essere stato l’architetto che ha presieduto alla costruzione
del tempio di Re Salomone.
Narra la leggenda massonica che un giorno tre cattivi
Compagni,[1]
invidiosi delle prerogative e del salario spettante ai
Maestri ma non ancora maturi per diventarlo in modo
regolare, non volendo
aspettare decisero di tendere un agguato ad Hiram al
fine di impossessarsi della parola segreta dei Maestri e
potersi così spacciare per tali.[2]
Naturalmente Hiram preferì farsi uccidere piuttosto che
rivelare a degli indegni
Accortosi della sua assenza, Salomone incaricò nove Maestri
di andarlo a cercare. Essi si misero in cerca e dopo
ripetuti tentativi riuscirono a trovare la sua salma grazie
al fatto che sul tumulo sotto cui era stata sepolta, subito
era spuntato un verdeggiante rametto di acacia.
La leggenda narra che recuperata la salma essa fu ricondotta
a Salomone il quale provvide a seppellirla nel luogo più
sacro del tempio e con tutti gli onori. Il rituale massonico
di iniziazione al terzo grado invece, giunto al punto del
rinvenimento della salma, inscena un altro evento.
Il candidato al grado di Maestro, che nel rito di
iniziazione impersona Hiram stesso e che a questo punto del
rituale giace morto avvolto da un nero sudario, viene
resuscitato dal Maestro Venerabile.
Grazie ai misteriosi “cinque punti della Maestria” Hiram può
risorgere. La morte viene così sconfitta,
Che senso ha dal punto di vista iniziatico resuscitare Hiram
anziché procedere a seppellirlo con tutti gli onori? Ha il
senso di far rivivere in prima persona al candidato il
nucleo fondamentale di tutti gli antichi misteri: la morte
del Dio e la sua resurrezione. Non vi è nessun dubbio
riguardo al fatto che il mito fondante di tutti gli antichi
misteri che a partire dall’Egitto si irradiarono nel bacino
del Mediterraneo fosse la morte del Dio e la sua
resurrezione, sia che si chiamasse Osiride, Attis, Dioniso,
Bacco o in qualunque altro modo.[3]
Vi è sempre un dio che viene ucciso ma che alla fine
risorge.
Il senso profondo di tutto questo è che quando è un uomo a
morire, non può tornare in vita se non reincarnandosi,
viceversa se si uccide un Dio, egli è in grado di
sconfiggere la morte e di risorgere. È come dire che la
reincarnazione non è l’unico modo per vincere la morte, c’è
anche la possibilità della resurrezione, a rappresentare la
pratica della palingenesi che però è offerta solo agli
iniziati ai misteri.
La morte: ecco il problema. L’iniziazione: ecco la
soluzione, e la strada che un tempo indicavano i misteri e
che oggi indica la massoneria a chi sa comprendere il suo
simbolismo è riassumibile in una parola sola:
indiarsi, come ha detto Dante.
Orbene, il Rito Egiziano commentava così il rituale ai suoi
affiliati: osservate bene, e vedrete che in realtà Hiram
nella prima parte del rito non rappresenta altri che
Osiride, mentre nella seconda parte rappresenta Horus, che
di Osiride è il figlio. Dunque il mito della morte di Hiram
non fa altro che riproporre quello della morte di Osiride ad
opera di suo fratello Seth, il cattivo principio, mentre la
sua resurrezione altro non è che il mito egizio della
generazione di Horus, il figlio nato dal cadavere ricomposto
di Osiride, ad opera e per virtù di Iside. Come a dire:
senza l’ausilio di Iside non ci può essere resurrezione o
conquista dell’immortalità, poiché è lei che detiene le
chiavi della vita eterna.
È Plutarco a narrarci quasi tutto il mito nel suo “De Iside
et Osiride”, e a dirci che è Iside a resuscitare Osiride. In
massoneria invece è il Maestro Venerabile a farlo. Se il
mito è lo stesso la domanda è d’obbligo: che rapporto c’è
tra Iside e il Maestro Venerabile? Il rapporto c’è eccome e
più profondo di quanto i moderni massoni cinguettanti
sospettino.
Si osservi bene e si vedrà che il segno del geroglifico
egizio che rappresenta
Si noti che Pietro detiene le chiavi del paradiso cristiano
come Iside detiene l’Ankh,
Come il Papa può pontificare quando parla ex cathedra,
così il Maestro Venerabile è tale, ciò è atto ad adempiere
alle proprie funzioni iniziatiche, solo quando siede sul
proprio Trono, che rappresenta
Egli siede sul Trono-Iside esattamente come Horus siede in
grembo a sua madre; quindi il Maestro Venerabile quando
siede sul suo trono non è altri che Horus in grembo a Iside:
è il figlio della vedova e l’analogia è perfetta al punto
che così come i testi egizi chiamano Horus “il Figlio della
Vedova”, lo stesso fa la bibbia con Hiram.[4]
La soluzione dell’enigma non è tuttavia ancora completa se
non si aggiunge che Iside, divinità muliebre, non
rappresenta soltanto l’individuo ma anche le moltitudini, il
gregge, la classe.[5]
Infatti, così come nel mito egizio per poter generare Horus,
Iside deve dapprima riunire le membra sparse di Osiride
andandole a cercare una ad una, così in massoneria è
necessaria la presenza ed il concorso rituale di un certo
numero di Maestri, vere e proprie disjecta membra che
devono essere riunite affinché si possano svolgere i lavori
in Loggia. Quindi solo se è presente un preciso numero di
Maestri riuniti insieme e insieme essi svolgono un lavorano
rituale,
È solo in virtù di un lavoro collettivo che i poteri
rappresentati del trono vengono attivati, ed è solo “in
Loggia aperta”[6]
che chi è seduto sul trono è rivestito delle funzioni
iniziatiche che sono proprie della sua carica
e le può espletare
iniziando un profano per trasformarlo in un massone.
Senza il concorso degli altri Maestri resta morto, inerme,
prigioniero nel sarcofago come Osiride, o sepolto sotto il
tumolo come Hiram. Senza la riunione rituale di un numero
sufficiente di Maestri[7]
i lavori non possono venire aperti ritualmente, il
Venerabile non può sedere sul suo trono; vale a dire che
non può venire
generato da Iside come un novello Horus.
Morale della favola: Iside, rappresentata dal Trono del
Venerabile, è il simbolo di un Collegio di Maestri riuniti
insieme, perchè solo insieme essi possono richiamare le
forze e le intelligenze che guidano l’eggregore massonico.
Una volta aperti i lavori il Maestro Venerabile, seduto sul
suo trono, può trasmetterne l’influsso spirituale. Vale a
dire che i poteri iniziatici non sono suoi personali ma sono
della Loggia riunita ed egli li può esercitare solo in
Loggia aperta.
Quando
Per questo quando Kremmerz nel Mondo Secreto parla dell’iniziazione per conferimento,
che è esattamente il caso dell’iniziazione massonica,
scrive: “gerarchia
di gradi e potere di iniziazione conferito da un Maestro
a seggi di praticanti”, cioè non ad una singola
persona ma ad un consesso.
Come si vede lo schema è semplice: un Maestro Iniziatore, un
Osirideo realizzato e non un semplice praticante, può
conferire ad un seggio di praticanti, cioè a Maestri di
grado inferiore, il potere di conferire ritualmente
l’iniziazione isiaca, potere che essi massonicamente possono
esercitare solo quando sono riuniti insieme sotto la
direzione di un Maestro Venerabile, che in questo caso è
solo un primus inter pares.
L’Iniziatore Osirideo invece ha poteri iniziatici che sono
suoi, personali e sufficienti per iniziare da solo chiunque
e in qualunque momento, purché il Tribunale Sovrano
dell’Ordine, o
Questa distinzione è fondamentale per poter discernere la
differenza fra l’azione di Osiride, il caprone solitario, e
quella di Iside, il gregge o la classe, e per poter capire
l’illegittimità di quanto fece Lombardi
(che Iniziatore
Osirideo non fu mai) negli ultimi anni della sua vita,
pretendendo di esercitare da solo un potere massonico[9]
che da solo non aveva.
[1] Compagno d’Arte è il titolo distintivo del secondo grado della Massoneria universale.
[2]
Sull’importanza fondamentale della Parola in magia e
sul fatto di poterla o meno rubare ad un Maestro
effettivo dell’Arte, si veda quanto in proposito
scrive Kremmerz sul Mondo Secreto.
[3]
Il cristianesimo non fece altro che riproporre lo
stesso Mistero nella persona di Gesù Cristo.
[4]
Iside ovviamente rimase vedova quando Osiride fu
ucciso, e Hiram secondo la bibbia era figlio di una
vedova della tribù di Neftali. (I Re, 7. 13)
[5]
Scrive Kremmerz nella lettera a Quadrelli datata 17.
3. 29: “L’Osirideo è il separato e l’Isiaco è la
classe, nel senso latino di armata di pareri, di
idee, di contraddizioni, di stuolo, di
flotta, di schiera”. Miriam da
miriadi?
[6]
Locuzione massonica che indica un
consesso di Maestri riunito e lavorante ritualmente.
[7]
Quelli che in Massoneria formano il “Consiglio delle
Luci” e che nella Miriam si chiamano più
semplicemente “le Luci”.
[8]
Un discorso analogo si potrebbe fare per il simbolo
della Corona: ciò che rappresenta è chiaro, ma che
valore ha quando non c’è nessuno a cingersene la
fronte?
[9]
Vedremo nella terza e ultima parte dell’appendice il
perché di questo “massonico”. |