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LA GRANDE MISTIFICAZIONE
Su questo perfido equivoco si gioca tutta la
grande mistificazione che è stata perpetrata da Parascandolo in poi,
non sappiamo se in buona o in malafede, ma ci si consenta di avere
alquanti dubbi sull’onestà di costui. Esiste tuttavia, anche se
remota, la possibilità che il grado di ignavia di coloro che
circondavano Lombardi li abbia spinti a credere di aver ricevuto con
la loro sigillazione non la semplice pseudo-iscrizione al G.O.E ma
una vera e propria iniziazione alla pratica ammonia, e dunque che
essi si siano sentiti anziché dei semplici candidati all’iniziazione
dei veri e propri iniziati alla pratica della Grande Opera e abbiano
pensato di essere addirittura legittimati ad iniziare a loro volta. È molto difficile ammettere che Parascandolo non
abbia distinto la radicale diversità fra l’iscrizione e
l’iniziazione effettiva, l’unica che consente un reale passaggio dal
cammino isiaco al cammino osirideo, ed è invece molto più verosimile
ritenere che pur essendo bene al corrente della differenza cruciale
fra questi due aspetti, in mancanza di meglio abbia pensato bene di
farla bastare e di mettere in piedi una sorta di imitazione del
G.O.E., che con alquanta umiltà lui e i suoi collaboratori della
A.N.K.H. chiamarono Ordine Egizio, e che in meno di un secolo
avrebbe visto
Ciò che invece risulta totalmente inammissibile è
la mistificazione attuata da Parascandolo nel trasmettere le
pratiche osiridee ai propri discepoli: avrebbe dovuto dire che le
pratiche che insegnava loro non provenivano da Lombardi ma erano
frutto delle sue elucubrazioni e speculazioni.
Per la verità i vertici della CEUR sapevano
perfettamente che il documento intitolato Istruzioni pratiche
che incomincia con le parole: “Per capire bene, profondamente e
scientificamente la pratica magica …” era stato vergato da
Parascandolo, ma essi ritenevano che lo fosse stato sulla base di
precise indicazioni orali a lui trasmesse da Lombardi. Nulla di più
errato. Il commento al quinto versetto della Tavola di
Smeraldo pubblicato da Hahajah (Parascandolo) nel numero di
settembre-ottobre 1950 della rivista Ibis, mentre Lombardi era
ancora in vita, testimonia in maniera inoppugnabile che egli aveva
ricevuto da Benno (Lombardi) la comunicazione di insegnamenti
alchimici seppur parziali, i quali, come vuole
Ciò però ci deve far dire che se da un lato ha
costituito un evento deprecabile ma non irrimediabile, il fatto che
diverse persone siano state sottoposte ad in rituale di iniziazione
solare totalmente inutile e vuoto perché mancante del “lievito”,
dall’altro si è rivelato invece assai rovinoso l’aver insegnato e
fatto praticare a costoro pratiche sbagliate, non solo perché
differenti nella forma da quelle insegnate da Kremmerz, ma
soprattutto perché differenti nella sostanza dalla Regola su cui si
fondano, che viceversa Lombardi ben conosceva. Se dalla lettera a Moggia apprendiamo che
Lombardi ad insegnare il “resto” (le pratiche osiridee) non ci
pensava nemmeno, dalle pratiche insegnate da Parascandalo ai suoi
discepoli ne abbiamo la totale conferma: Lombardi non ha mai
iniziato alla magia trasmutatoria costoro ma si è limitato ad
“iscriverli” e non gli ha mai dato istruzioni in merito; altrimenti
bisognerebbe pensare che Parascandolo li ha sì ricevuti ma li ha poi
tenuti per sé insegnando ai suoi discepoli delle pratiche errate. Delle istruzioni pratiche della CEUR e del loro
fondamento vi è stato occasione di discuterne con Pietro Suglia
prima e poi più volte sia con Vinci Verginelli che, soprattutto, con
Gino Muciaccia; tutti e tre hanno dato ampia prova del fatto che
le pratiche osiridee insegnate da Parascandolo e successivamente
trasmesse all’interno della CEUR non corrispondono assolutamente a
quelle insegnate da Kremmerz. Qui non si tratta più di trasmettere una
iniziazione che non ha alcun valore, qui si tratta della gravissima
responsabilità di far eseguire a delle persone delle pratiche
sbagliate!
Questo era doveroso precisare per quanto concerne il discorso
“osirideo” della CEUR, ma anche per la parte miriamica quella
filiazione non stava messa meglio poiché molto del materiale in suo
possesso (cifre, riti, ecc.) era incompleto e/o completamente errato
ma soprattutto perché mancava ad essa la formula lasciata da
Kremmerz per consacrare i cordoni. Per la verità questo aspetto
riguarda anche la filiazione di De Cristo, poiché provenendo lui
pure da Lombardi non poteva che condividere la stessa sorte.[1] Se facciamo una affermazione così perentoria è
perché siamo ben certi del fatto che in due distinte occasioni
furono mostrate a Verginelli la formula per consacrare i cordoni in
uso alla CEUR e quella lasciata da De Cristo, e Verginelli ogni
volta disse che la formula mostratagli nulla aveva a che fare con
quella lasciata da Kremmerz la quale è essa stessa gravida di
onerose responsabilità. Va detto che attualmente gli eredi di De Cristo
sostengono di aver rinnovato il legame col Cap+ Op+ rientrato in
sede e dunque dovremmo presumere che se ciò fosse vero tale
deprecabile lacuna sia stata emendata, la perplessità resta però
totale per quanto riguarda il cammino osirideo che tale filiazione
offrirebbe, poiché nel sito internet che fa capo a quella
associazione sono state di recente pubblicate delle affermazioni che
ancora una volta vanno decisamente contro all’insegnamento riservato
che Kremmerz e il G.O.E. trasmettevano in sede osiridea. Com’è
dunque possibile prestar fede a chi dice di essere in contatto col
Delegato Generale se poi contestualmente fa delle affermazioni
incompatibili con una conoscenza effettiva della via alchimica?
Questo è il motivo, per noi più che fondato, per cui non proviamo
alcun interesse di conoscere questo fantomatico delegato generale:
ciò che insegnano i suoi rappresentati ufficiali non è conforme
all’insegnamento riservato di Kremmerz e dell’Ordine. A ben guardare, la situazione che si presenta
oggi è simile a quella che si venne a creare dopo le circolari di
Lombardi; i suoi confratelli osiridei non gli credettero per due
validi motivi: 1°
perché egli non aveva agito nel rispetto della Regola;
2° perché quando
Manzi (che abitava a Napoli) si recò da lui per chiedergli di dar
conto di quanto asseriva, Lombardi non fu in grado di dimostrarlo e
questo segnò la fine definitiva della sua credibilità, buona fede o
no.[2] Morale: oggi non è possibile credere a chi ancora
una volta sostiene di essere in contatto col Delegato Generale
perché anch’esso non solo non fornisce prove probanti, ma fa anzi
esattamente il contrario.
[1]
A noi fu detto a chiare lettere che a Borracci e
Bonabitacola fu espressamente lasciata la formula perché
essi erano chiamati in futuro ad usarla. Ad onor del vero
non ci fu mai detto che Lombardi non la possedeva ma poiché
non la possedevano i suoi eredi, dobbiamo dedurne o che
Lombardi non l’abbia mai ricevuta perché non era stato
preposto a dirigere una Accademia, oppure che l’avesse
ricevuta ma che avendo consegnato la propria copia della
formula nella mani di Del Guercio, non gli sia stata mai più
restituita. Certo che se fosse così, ciò rivelerebbe da
parte di Lombardi una superficialità imperdonabile.
[2]
Anche Coraggia si recò per ben due volte in visita da Vinci
Verginelli nel tentativo, a suo dire, di regolarizzarlo. In
entrambe le occasioni Verginelli si limitò a dirgli: “Io
sono dell’Ordine, se lo sei anche tu fatti riconoscere,
poiché io so perfettamente come riconoscere un membro
dell’Ordine”. Coraggia non fu in grado di farlo ed anche
questo certifica che Lombardi non aveva trasmesso loro se
non rudimenti elementarissimi della parte osiridea
dell’insegnamento. Certo, una volta morto Lombardi, avranno
potuto mettere le mani su quel che rimaneva delle sue carte,
ma chi sa di cosa stiamo parlando sa anche che certe cose
non si mettono per iscritto. |