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LE DUE DOMANDE FONDAMENTALI
Ora che abbiamo analizzato gli aspetti principali
delle due circolari e i punti salienti del triennio di attività di
Domenico Lombardi, prima di trarre le debite conclusioni non
possiamo non porci due interrogativi fondamentali:
La risposta più banale di tutte potrebbe anche essere la più
veritiera: era assai vecchio, la sua lucidità nel fare le scelte era
per questo motivo alquanto affievolita[1]
e fu sopraffatto da ricordi appannati, amplificati dalla vicinanza
di discepoli non disinteressati e probabilmente dalla sua stessa
volontà di fare del bene. Ma poiché dai documenti che ci ha lasciato
dobbiamo desumere un diverso andamento dei fatti, passiamo ad
analizzare le ipotesi più probanti che possono dar conto dei due
interrogativi appena citati. La problematica del primo interrogativo nasce
dalle contraddizioni insanabili che vi sono fra quanto Lombardi ha
fatto e quanto ha detto e scritto. Nella prima circolare egli esordisce come a
riprendere il filo di un discorso mai interrotto in sostanza e ci
dice: io ero segretario generale, la mia carica non è mai stata
revocata, la segreteria non è mai stata chiusa, quindi ora che sono
morti i due maestri preposti alle uniche due Accademie lasciate da
Kremmerz, ci devo pensare per forza io. Questo discorso potrebbe avere una sorta di
coerenza interna se non avessimo già appurato che la carica di
Segretario generale era venuta meno col ritiro del Kremmerz da
Delegato Generale, che automaticamente era cessata Quindi, a parte la dicitura “per J. M. Kremmerz”
sotto la quale appone la propria firma, Lombardi nel dicembre del
’47 fa appello solamente alla sua antica carica e non altro quale
fondamento della propria circolare. La cosa, già ardua di per sé, è resa totalmente
assurda dall’affermazione scritta che Lombardi fa il 7 ottobre 1949
nel documento protocollato col n° 123 nel quale afferma
testualmente: “con i poteri inerenti alla Del+ Gen+ a me oralmente
trasmessi da J. M. Kremmerz”. Se vogliamo tenere i piedi ben saldi per terra,
per non diventare tutti matti, dobbiamo supporre che Kremmerz glieli
abbia trasmessi da vivo, cioè prima del 1930, ma questo dà luogo ad
una serie di contraddizioni assolutamente insanabili:
-
abbiamo già visto che a norma dell’articolo 48 della Pragmatica il
Delegato Generale non poteva per statuto nominare il proprio
successore;
-
se avesse ricevuto un qualche mandato particolare avrebbe dovuto
renderlo noto quando vi fu la riunione del consiglio magistrale
ed assumere pienamente l’incarico che gli era stato affidato, anche
perché la riunione fu indetta appositamente per verificare se
Kremmerz avesse dato ad alcuno delle indicazioni particolari da
rendere note solo alla sua morte; viceversa disse – come tutti gli
altri del resto – di non aver ricevuto alcuna indicazione specifica;
-
se avesse ricevuto un mandato in tal senso dal Kremmerz, riunione o
non riunione del consiglio magistrale, perché aspettò 19 anni prima
di dire di aver ricevuto oralmente i poteri inerenti alla
Delegazione Generale? E nel momento stesso in cui decise di venire
allo scoperto, non avrebbe dovuto renderlo noto immediatamente
firmandosi come Del+ Gen+ già nella prima circolare?
-
Se infine avesse ristabilito i contatti con l’Ordine e fosse stato
nominato Del+ Gen+ nel tempo intercorso fra la prima e la seconda
circolare, avrebbe dovuto comunque darne immediata notizia prima di
tutto ai suoi confratelli osiridei in via riservata e in tal modo
ricevere il loro aiuto alla nuova attività voluta dall’Ordine, cui
evidentemente anche loro avrebbero dovuto collaborare essendo legati
da un inscindibile giuramento, e non pretendere di scrivere loro
come aveva scritto a tutti i normali miriamici, reclamando la loro
obbedienza.
La situazione è talmente contraddittoria che persino chi pretende di
derivare da Lombardi cade in palese contraddizione,[2]
sostenendo prima:
“stabilito
il “Contatto”[3]
col Cap+ Op+ Occ+ rientrato in Sede, ricevette il Mandato per
riorganizzare e regolarizzare tutti gli iscritti alla Fr+ Tm+ di
Miriam”, e solo poche righe dopo, citando il passo del
Protocollo n° 123 di Lombardi:
“coi
poteri inerenti alla Del+ Gen+ a me oralmente trasmessi dal Maestro
J.M. Kremmerz”.[4] Da chi lo ha avuto questo benedetto mandato, da
Kremmerz o dal Capitolo Operante? Né serve a qualcosa rispondere
da entrambi, perché il dilemma resta comunque. Forse che quello
del Kremmerz non bastava? Se bastava, allora doveva rivendicarlo nel 1930,
fosse stato anche solo per timbrare e convalidare le pagelle redatte
dai due Presidi; e se non bastava, bisogna proprio chiedersi che
razza di “poteri inerenti alla Del+ Gen+” presumeva di aver ricevuto
dal Kremmerz. Comunque la si rigiri c’è qualcosa che non torna.
Il sostenere poi che la sua iniziativa sia stata promossa
soprattutto in virtù di un recente contatto stabilito col Cap+ Op+
rientrato in sede nel ’47 o poco dopo, pone Lombardi di fronte ad
un’altra contraddizione irrisolvibile, quella del famoso plico
consegnato da Bonabitacola a Suglia affinché lo rimettesse nelle
mani[5]
delle Alte Gerarchie dell’O.E.. Fino a che Lombardi si firma con la
sua antica qualifica di Segretario punto e basta, può dire che la
cosa non lo riguarda, ma quando invece si firma come Del+ Gen+, o
perché quel potere glielo ha dato Kremmerz o perché glielo ha dato
direttamente il Cap+ Op+, allora non può più scrivere:
“Suglia
– La questione del plico in suo possesso, gravido di onerose
responsabilità, si distingue nettamente circa l’invito rivoltogli
circa l’opportunità di far capo, per quanto riguarda il suo circolo,
a questa Delegazione. Continui pure le ricerche per la consegna del
plico a chi meglio crederà, non rientrando questo nei miei scopi
attuali che si restringono in quanto ripetutamente dichiarato:
ricostruzione dei Circoli esterni di Myriam sotto un’unica Del+
Gen+, secondo i dettami della Pragmatica Fondamentale.” Dopo averci detto all’inizio della seconda
circolare che senza il contatto con le superiori gerarchie Di aggettivi per qualificare tale asserzione come
meriterebbe ve ne sarebbero diversi, preferiamo usarne uno solo:
inqualificabile! E proprio nell’apprendere che lui da un lato si
dichiara l’unico possibile contatto con l’Ordine ma dall’altro non è
affatto compito suo preoccuparsi delle mani in cui va a finire il
materiale dell’Ordine di cui è così sublime garante, passiamo al
secondo interrogativo: quali furono le sue reali finalità nel fare
ciò che fece. Ce lo ha appena detto e lo ribadirà sempre, salvo
agire nei fatti in modo diverso:
il suo compito riguarda unicamente la ricostruzione dei circoli esterni
della Miriam. Qui siamo al paradosso, poiché questa fu
esattamente la decisione presa nel corso dell’ultima riunione del
consiglio magistrale: tutti convennero che date le circostanze non
ci si poteva che limitare all’attuazione del solo circolo esterno
della Miriam, con un’unica clausola per la consegna della ulteriore
pratica rituale eonica solo a Fratelli di provatissima fede, sotto
stretta responsabilità personale del Preside, il quale l’avrebbe
concessa per forza di cose senza le formalità previste ai tempi del
Kremmerz. E questo era esattamente ciò che avevano fatto Borracci e
Bonabitacola prima, e ciò che stava facendo Suglia ora; dunque tanto
rumore per cosa? Per seguire il filo logico del discorso, qui è
d’uopo richiamare finalmente la lettera che Lombardi scrisse a
Girolamo Moggia in risposta ad una sua, inviatagli come abbiamo
detto per il piacere umanissimo di risentire dopo tanto tempo quel
Fratello del G.O.E., non meno umana e accorata è la risposta di
Lombardi, la quale dice molto più di quanto potrebbe apparire ad una
lettura superficiale, per questo abbiamo deciso di riportarla
integralmente.
Scrive dunque Lombardi a Moggia il 16 luglio 1949:[6]
Carissimo amico e fratello, la tua lettera risveglia in me, coi ricordi di un
passato che sembra un sogno, un caldissimo e fraterno sentimento di
affetto, misto alla nostalgia di rivederti e riabbracciarti con
rinnovato trasporto. Nostalgia destinata a rimanere tale, perché i
miei ottantasei anni, più dei tuoi settantasette, molto di più,
deludono coteste chimere. Sì, mi devo occupare della ricostruzione dei
Circoli esterni di Miriam, malgrado la mia età e le mie minorazioni
penose. Non so per ora se dovrò rivolgerti qualche
preghiera al riguardo, ma, se necessario, ne riceverai in mio nome
dallo stesso Arduino. Quanto al resto non saprei che dirti … e tu ben
m’intendi. Tiriamo avanti, vogliamoci bene ed aiutiamoci per
quel che è possibile, affinché l’epilogo, coerente con gli inizi,
riaffermi i nostri vincoli di fratellanza e di amore.
Domenico Lombardi
Il 9 dicembre 1949 Parascandolo scrive per conto della Delegazione
Generale ai membri della terna dirigente allora in vigore per
chiedere loro se la lettera di costui “dev’essere considerata
soltanto uno squisito gesto di solidarietà nella ricostruzione” o se
invece bisogna preparare la pagella e cordone per iscriverlo
ex novo alla Miriam o se
non vi abbia già fatto parte in passato, dimostrando di non avere la
più pallida idea di chi fosse questo Moggia.[7]
Non solo non sa che sta parlando di un Fratello osirideo
estremamente caro a Kremmerz, quello a cui il Maestro chiese
personalmente di tradurre Ma a parte le lacune di Parascandolo, dalla
lettera di Lombardi apprendiamo due cose ben precise, una delle
quali l’abbiamo già vista ma l’altra è assolutamente inedita: egli
dice chiaramente che con la propria iniziativa aveva un’unica
finalità, cioè ripristinare il circolo esterno della Miriam e di
fermarsi lì, ben sapendo che in mancanza di un Maestro Iniziatore
non si poteva fare altrimenti. Infatti dopo aver parlato della sua intenzione di
ricostruire i circoli esterni delle erigende Accademie ed aver detto
che ritiene che
Ma se queste erano le intenzioni di fondo di Lombardi come mai si è
giunti alla situazione attuale? Perché, a dispetto di quanto ribadì
numerose volte per iscritto, Lombardi non si limitò affatto a dare
ai suoi discepoli le pratiche del circolo esterno della Miriam ma ad
un certo punto, o perché cedette alle loro insistenze[9]
o perché li ritenne degni di averle, decise di trasmettere[10]
loro anche alcune pratiche del cerchio interno. E proprio qui nasce
tutto il problema e la grande mistificazione. Tutti sapevano che ai tempi di Kremmerz non si
potevano ricevere quelle pratiche del cerchio interno senza venire
preventivamente iscritti al G.O.E come dipendenti, cosa che
prevedeva anche il prestare un giuramento di segretezza assoluta in
ordine a tutto ciò che si sarebbe ricevuto ed appreso di lì in poi.
Per ragioni oggettive che chiariremo nell’appendice della nostra
storia, morto Kremmerz non vi fu più la possibilità di concretizzare
tale iscrizione, tuttavia Borracci e Bonabitacola decisero che
avrebbero ugualmente concesso alcune di queste pratiche ai Fratelli
più progrediti e solo dopo lunghi anni di appartenenza alla Miriam,
e che lo avrebbero fatto sotto la loro esclusiva responsabilità
personale e senza alcuna prassi di formale iscrizione al G.O.E. non
essendo ciò oggettivamente possibile.
Lombardi invece non volle limitarsi a fare altrettanto ma pretese
anche di iscrivere i suoi discepoli al G.O.E. come suoi dipendenti,
pur non avendone né la potestà né l’autorità.[11]
Quando si trattò quindi di trasmettergli queste pratiche egli li
“sigillò”, cioè li dotò di una pergamena su cui era apposto uno dei
sigilli del G.O.E. e gli fece prestare il rituale giuramento di
fedeltà e di segretezza.[12] Tale iscrizione, che Verginelli ad esempio ebbe
nel 1926, cioè quattro anni prima di conoscere personalmente
Kremmerz, avveniva finché fu in vigore Così come nel cerchio esterno della Miriam dopo
un periodo di noviziato in cui veniva messa alla prova la propria
fedeltà all’ideale miriamico, si diventava anziani e si riceveva un
anello d’argento che era il segno tangibile del legame indissolubile
stabilito col corteo eonico della Miriam, così nel cerchio interno,
dopo almeno un anno di discepolato era possibile stringere un patto
preventivo di fedeltà alle gerarchie dell’G.O.E., quale pegno ed
impegno di futuri e più profondi insegnamenti qualora si fosse
dimostrato di assolvere positivamente agli impegni solenni presi in
quel momento e non appena le pratiche eoniche ricevute avessero dato
il debito frutto; mai, in nessun caso, prima di allora. E l’anello
d’oro era il simbolo infrangibile di tale vincolo con il corteo
eonico solare e non più lunare. Bisogna però avere ben chiaro che più di questo
Lombardi non intendeva fare e non fece mai, ovvero non diede mai ad
alcuno dei suoi discepoli né l’iniziazione effettiva all’Ordine, né
trasmise a nessuno di loro, Parascandolo compreso, le relative
pratiche osiridee che aveva ricevuto direttamente da Kremmerz, cosa
che spiega come mai nessuno di coloro che discendono da Domenico
Lombardi le conosca. Qui è necessario richiamare, ancorché brevemente,
la differenza fondamentale che vi era e vi è tra sigillazione
ed iniziazione. La prima è la normale iscrizione al G.O.E che dà il via ad un periodo di studio e di importantissime pratiche di completamento e conclusione del cammino isiaco e ad un periodo di probazione che può o meno sfociare nella iniziazione rituale osiridea, ma può anche non giungervi mai. Kremmerz stesso, avendo ovviamente conseguito il
livello di Maestro Iniziatore, poteva garantire la prima ma non la
seconda, poiché la sua intenzione di iniziare ritualmente all’Ordine
una persona necessitava imprescindibilmente dell’approvazione del
Sinedrio. È noto il caso di una persona che Kremmerz aveva proposto
e che aveva pertanto già versato la “dote” prevista. Il Sinedrio non
approvò tale iniziazione, la dote fu restituita e non se ne fece
nulla. Quel Fratello rimase regolarmente iscritto al G.O.E. ma gli
fu impedito l’accesso alle pratiche trasmutatorie.
Al momento della semplice iscrizione veniva quindi conferita la
pergamena recante il timbro del G.O.E., mentre al momento della
iniziazione rituale alla pratica ammonia veniva invece
consegnato un “talismano di patto” fatto appositamente a mano da
Kremmerz che nulla aveva a che fare col primo, e men che mai con
ciò che stoltamente i discepoli di Lombardi hanno dato ai loro
ignari discepoli da Parascandolo in poi.
[1]
Quando incontrò Anglisani non gli mostrò forse la bozza
della prima circolare che giaceva da tempo in un cassetto,
indeciso sul da farsi? [2] Non sappiamo se accorgendosene o meno.
[3]
Non si capisce perché mettere “contatto” tra virgolette, a
meno che non sia stato un “contatto” astrale.
[4]
Entrambi i passi sono riportati a pag. 36 de “
[5]
Anche qui l’autore de
[6]
La lettera è riprodotta nel testo L’Ordine Egizio e la
Miriam di Giuliano Kremmerz, di Ugo Cisaria, ed Rebis, a
pag. 315.
[7]
Il documento è parzialmente riprodotto da Cisaria (op. cit.
pag. 316).
[8]
Questo potrebbe giustificare in parte l’ignoranza dimostrata
da chi ultimamente ha posto in dubbio la regolarità e la
completezza dell’iniziazione osiridea di Verginelli e di
Muciaccia, dimostrando invece in tal modo solo la
aleatorietà della propria. Se non altro Coraggia ebbe almeno
il buon gusto, quando scrisse a Veginelli per chiedergli un
incontro, di intestare la lettera “Al Sacerdote Osirideo
Vincenzo Verginelli”. Altri tempi: non ci sono più nemmeno i
detrattori di una volta!
[9]
A volte l’eccessivo amore per i discepoli può indurre a
commettere degli errori, con cui si fa il loro male proprio
quando si è convinti di fare il loro bene, soprattutto se a
ciò si aggiunge quel pizzico di orgoglio che deriva dal
sentirsi delle guide se non addirittura dei maestri.
[10]
Dal verbo trasmettere, in latino tradere, viene tutto
il senso e l’importanza della Tradizione (ciò che
viene debitamente ricevuto e trasmesso secondo
[11]
La potestà spetta di diritto ai Maestri Iniziatori perché se
la sono conquistata col loro cammino, ma l’autorità era solo
delle Alte Gerarchie del Rito Egiziano.
[12]
Prassi indubbiamente suggestiva ma, come vedremo, priva di
fondamento, e fu proprio di questo tradimento (andar
fuori dalla Regola) di Lombardi che i suoi confratelli
osiridei non riuscirono a capacitarsi, pur dovendone
prendere atto. |