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LE CONTRADDIZIONI E LE INCONGRUENZE DI DOMENICO LOMBARDI
Nel dicembre del 1947 molti Fratelli di Miriam[1]
ricevettero la prima di due circolari scritte da Domenico Lombardi.
Con essa egli ripristinava sotto la propria egida l’intero
funzionamento della Schola, riesumando per l’occasione la sua antica
carica di Segretario Generale e firmandosi in tal guisa sotto la
dicitura per J. M. Kremm – Erz, cosa quantomeno singolare dal
momento che Kremmerz era morto diciassette anni prima. Quasi tutti i discepoli osiridei del Maestro
erano morti subito prima o durante la Seconda Guerra Mondiale
(Clemente nel 1939, Borracci e Catinella nel 1943, Bonabitacola nel
1945, e così via), ma, giacché ne sopravvivevano ancora almeno
cinque oltre a lui (Suglia, Manzi, Moggia, Verginelli e Muciaccia),
è facile immaginare lo stupore – e il disappunto – che provarono
coloro fra di essi cui fu recapitata la missiva, essendo stati tutti
presenti alla riunione tenutasi dopo la morte del Kremmerz, ed
avendo preso assieme a Lombardi delle decisioni che non
giustificavano in alcun modo l’invio di quelle circolari. Formalmente, alla morte del Maestro, l’unità
della Scuola non esisteva più se non sul piano ideale, esistevano
invece due Accademie completamente autonome e l’unico organo che
avrebbe potuto parlare in qualche modo a titolo della Scuola tutta,
sarebbe stato il consiglio magistrale, il quale si era espresso per
l’ultima volta nel 1930 e dopo di allora non era più stato
convocato. Il disappunto
fu quindi dovuto al fatto che questa circolare, e l’iniziativa che
con essa veniva avviata, andava completamente contro alle decisioni
unanimemente concordate nel corso della riunione del consiglio
magistrale tenutasi dopo la morte del Kremmerz, in virtù delle quali
ogni novità di rilievo doveva venire tempestivamente e prima di ogni
altra cosa notificata agli altri confratelli del Grande Oriente
Egiziano.
Gerolamo Moggia fu l’unico osirideo che, venuto a conoscenza delle
circolari, rispose a Lombardi, non per aderire alla sua iniziativa
ma per il piacere umanissimo di risentire l’antico Fratello dopo le
vicissitudini della guerra. All’epoca risiedeva da poco a Lucerna
San Giovanni (To), dove morirà nel 1952. Trasferitosi durante la
guerra a Zara, presso il figlio, finito il conflitto subì le tristi
vicissitudini ormai ben note che coinvolsero gli italiani là
residenti. Sfollato quindi in gravose circostanze a Fiume,[2]
fu per questo motivo tagliato fuori da ogni comunicazione per
diverso tempo. Avremo modo di vedere come proprio lo scambio
epistolare occorso fra Lombardi e Moggia servirà a chiarire un
aspetto assolutamente fondamentale di tutta la faccenda e sinora non
rilevato da nessuno benché noto.
Da parte sua, ormai molto avanti negli anni essendo nato nel 1861,
Lombardi viveva accudito e circondato da alcuni intimi che, come
vedremo, non sono per nulla estranei a tutta la faccenda: Mario
Parascandolo, Arduino Anglisani, Augusto Dorucci, Carlo Coraggia.
Fra di essi Parascandolo e Coraggia erano già transitati per il
Circolo Virgiliano di Roma[3]
all’interno del quale avevano cercato nozioni e pratiche osiridee;
di fronte al diniego ricevuto avevano ritenuto bene di andare a
cercare altrove ciò che lì gli era stato negato, non per cattiva
volontà ma per impossibilità della cosa stessa, mancando un Maestro
Iniziatore.
Circondato e forse consigliato da costoro, con un gesto che gli
osiridei ancora viventi ritennero chi frutto delle sue precarie
condizioni di salute dovuta all’età, chi orgoglio occulto e chi
tradimento, Lombardi emanò nel giro di pochi mesi due circolari che
comporteranno una grave degenerazione di ciò che rimaneva della
Schola voluta da Kremmerz, firmando la prima in qualità di
Segretario Generale e la seconda addirittura come Delegato Generale.[4]
[1]
Tutti quelli di cui Domenico Lombardi possedeva l’indirizzo
e che nonostante le vicissitudini della guerra erano
reperibili grazie al vecchio recapito. [2] Nel deposito bagagli di quella città dovette oltretutto lasciare un baule pieno di libri e sue traduzioni di testi alchimici, che ovviamente andò perduto. Dobbiamo queste notizie al figlio Elio che ha fatto parte del Circolo Virgiliano di Roma fino alla fine dei suoi giorni.
[3]
Anglisani era stato seguito personalmente da Pietro Suglia
nella fase iniziale della sua formazione. [4] Ridicolaggini in confronto alla scelleratezza che avrebbero dimostrato i suoi epigoni, i quali si faranno chiamare addirittura “Grande Jerofante dell’Ordine” o “Vecchio Maestro”, con evidente riferimento ai “Dodici Supremi Vecchi Maestri” cui è indirizzato il prologo della Pragmatica Fondamentale. |