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IL PERIODO 1914 - 1930
Il
28 giugno 1914 uno studente irredentista bosniaco uccise a Sarajevo
l’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, evento che portò allo
scoppio della prima guerra mondiale. Esattamente il giorno dopo, il
29 giugno, Kremmerz emanò una Circolare che deve a tutti gli effetti
essere considerata come suo l’ultimo documento ufficiale; essa aveva
come oggetto: “Perché
“Essendomi per ragioni momentanee ritirato dalla Direzione Generale
della Scuola Ermetica per lasciare a voi la indipendente direzione
di gruppi e circoli, desidero in alcune parole farvi note alcune
cose inerenti alla costituzione generale della “Myriam” affinché un
giorno vicino o lontano noi possiamo definitivamente ricostruire
l’edificio della piccola sapienza, per il bene esclusivo del popolo
spirituale che ci accompagna.”
La
contiguità delle due giornate è casuale ma di sicuro non sono
casuali le parole “affinché un giorno vicino o lontano…”, poiché,
presumibilmente, qui Kremmerz non aveva in mente solo gli
incresciosi risvolti dell’affare Carreras, quanto le dense nubi che
si stavano ammassando sul mondo intero e in particolare sulla
vecchia Europa. Non solo l’andamento incerto delle Accademie di
recente create e chiuse il 31 dicembre 1912, ma anche la situazione
politica generale davvero non consentivano di dire quando e come
sarebbe stato possibile “definitivamente ricostruire l’edificio
della piccola sapienza”, secondo le finalità insite nella sua
“Origine”, se ciò sarebbe stato raggiunto in un giorno vicino oppure
in uno più lontano e soprattutto quanto più lontano.
Né
la preoccupazione riguardava solo Giuliano Kremmerz e la sua Miriam,
poiché, anche se la notizia non è mai stata di pubblico dominio,
come diversi discepoli osiridei del Kremmerz hanno ripetutamente
asserito, l’Ordine già da tempo paventava quanto stava per accadere,
cioè lo scoppio della prima guerra mondiale, la quale non
rappresentò solo una catastrofe di proporzioni immani, ma anche un
chiaro segno dei tempi, uno dei più temuti, che si fece di tutto per
scongiurare.
Fin
dal trattato di Sedan[1]
(1870) infatti, diversi Maestri del Rito Egizio avevano agito a
livello europeo, anche da opposti schieramenti nazionali, affinché
le diplomazie dei paesi più influenti riuscissero a creare le
migliori condizioni politiche atte a scongiurare future guerre, e
questo poiché era del tutto evidente che sarebbero state di
proporzioni enormi.[2]
Nonostante quei tentativi però, ogni cosa alla fine è comunque e
sempre sottoposta al volere della Legge Universa, e i suoi disegni,
in ordine ai destini complessivi dell’umanità, sono conoscibili solo
in parte anche dagli iniziati più elevati.[3]
L’imperscrutabilità della Legge è tale che Kremmerz a volte la
definisce con linguaggio schiettamente cabalistico “l’ineffabile
Niente”.[4]
Per
tutto il periodo bellico l’attività miriamica proseguì in modo
incerto ed alterno, soprattutto per la chiamata alle armi di molti
Fratelli, per la salvezza dei quali Kremmerz trasmise il rito del
Pretium, forse di origine romana, comunque antichissimo ed assai
complesso.
Il
rito funzionò perfettamente: ai Fratelli che furono chiamati in
guerra fu consegnata la scheggia rituale e grazie al suo potere
tornarono tutti illesi, ad eccezione di un fratello che comunque fu
soltanto ferito.
In
positivo invece è da segnalare il fatto che sul finire della guerra
alcuni “discepoli fedeli” di Bari vollero curare la stampa fuori
commercio dell’Avviamento
della Scienza dei Magi,[5]
testo in cui furono raccolti gli scritti più importanti dal Maestro
apparsi sui vari numeri del Mondo Secreto, divenuti ormai
introvabili.
Per
quell’occasione Kremmerz scrisse la bellissima lettera prefatoria
intitolata Ai Discepoli della
Grande Arte, datata Nizza - 1 giugno 1917, dalla quale possiamo
apprendere in maniera chiarissima cosa implicasse per lui lo scoppio
della prima guerra mondiale.
“Con un senso
di amarezza profonda, dopo quasi vent’anni, scrivo due parole
d’introduzione alla lettura di questa edizione degli ELEMENTI DI
MAGIA NATURALE E DIVINA che editori a me carissimi hanno creduto di
presentare agli amici e discepoli della Grande Arte.
Allora desideravo
d’iniziare in Italia un periodo nuovo nella vita intellettuale dei
migliori che mi leggessero strappandoli ai vaniloqui del misticismo
cristiano o buddista che ci ha dato i sanguinosi risultati
dell’ora presente,…
…Volevo tentare
una applicazione su vasta scala di queste forze alla medicina intesa
come arte di guarire o alleggerire le pene. Volevo… andare più in
là, che Dio me lo perdoni, innalzare un monumento al pitagorismo
italico, seme del templarismo posteriore, e iniziare la piccola
riforma mentale e morale della virtù nella sua essenza pratica della
vita sociale.
Avevo dimenticato il calendario…
Credevo l’umanità molti secoli più
innanzi,…”
A
ben riflettere, non solo per la sua estensione ma soprattutto per
l’efferatezza di certe armi di sterminio di massa usate allora per
la prima volta, come i gas urticanti ed asfissianti per esempio, la
prima guerra mondiale dimostrò che l’umanità covava ancora in sé una
capacità distruttiva e una tendenza al male di proporzioni così
grandi da impedirle ancora, di fatto, di poter aspirare a più alte
mete di civiltà umana e di progresso spirituale.
Se
a questo aggiungiamo che gli orrori del primo conflitto si sono poi
dimostrati poca cosa di fronte alla mostruosità della seconda guerra
mondiale, rispetto alla quale non riusciamo davvero a immaginare
cosa il Maestro avrebbe potuto dire, non è difficile comprendere
perché i Maestri abbiano deciso di ritirarsi e abbiano cessato di
lavorare apertamente alla diffusione degli ideali di sviluppo
iniziatico su ampia scala.
Ecco quindi la ragione principale, anche se non l’unica, che spiega
come mai quel ripiegamento “intimista” che per motivi cautelativi fu
dato alla Miriam all’indomani del caso Carreras, verrà reso
definitivo dopo la prima guerra mondiale, puntando più a recuperare
l’essenza della “cosa” e insistendo sui principi fondanti piuttosto
che lavorare all’applicazione pedissequa della Pragmatica.
Va
anche detto che i pochi anni durante i quali essa era stata
applicata avevano già fatto emergere come la sua natura volutamente
“paramassonica”, fatta di timbri a secco e di documenti debitamente
protocollati, ancora una volta non si fosse rivelata idonea a
supportare una reale crescita iniziatica ma, proprio come nel caso
della massoneria, avesse facilitato e prestato il fianco alla
formazione di mentalità burocratiche e quasi catastali
dell’iniziazione. Questa non vuole assolutamente essere una critica
alla massoneria in sé ma semmai al fatto che essendo cambiati i
tempi, così com’era stata strutturata nei secoli XVIII e XIX essa
aveva fatto il suo tempo.
Per
altro leggiamo nelle note manoscritte di Luciano Galleani in data
28/7/1912, che lo stesso Kremmerz aveva ipotizzato di far diventare
in futuro il circolo interno della Miriam “una
vera massoneria ricorretta ed emendata, quindi quel Tm+ avrebbe
potuto in avvenire (essere) inteso per Templaria invece che per
Terapeutico-Magica. Ma era una semplice speranza”.
Resta il fatto che non si diventa Maestri perché si possiede un
diploma con tanto di timbro; il documento, semmai, dovrebbe
comprovare a posteriori l’avvenuto raggiungimento del maestrato.
Finché ci saranno di mezzo documenti e timbri, ci sarà però sempre
il rischio che qualcuno miri di più alle carte protocollate, e di
quelle si accontenti, piuttosto che tendere al reale conseguimento
del maestrato.
Di
natura completamente diversa, anche se imputabile anch’esso alle
forze che tentarono e ancora tentano in ogni modo di ostacolare la
diffusione della Grande Opera, fu l’evento che accadde sempre in
quegli anni, di cui ancora una volta troviamo traccia negli appunti
di Galleani. Sempre nella parte relativa a quel periodo sono
riportate alcune frasi tratte da una lettera di Kremmerz e
indirizzata a lui stesso. In data 12 ottobre 1916 il Maestro gli
scrive quanto segue:
“L’8 giugno 1916 sono stato
esonerato d’ufficio dalla direzione degli studi dei miei iscritti
all’Or. Eg. perché l’Ordine di Gesù (Gesuiti) è in possesso di una
copia del Corpus, vendutagli per una somma ingente. Si cerca il
fedifrago. Intanto gli studenti eg.(izi) passano in blocco alla
dipendenza dell’Or. Eg. per gli studi di antichità sacerdotale e
alchimia tradizionale; tutti i loro rapporti devono avere la
forma voluta di incisi e la corrispondenza deve essere intestata al
Maestro R. P. Ottaviano; e la corrispondenza deve essere diretta a
uno della terna da me
proposta, Jesboama, Cajetel e Benno; sapranno poi chi è il
prescelto”
Poiché sappiamo che l’Iniziatore risponde sempre in
solido degli errori commessi da coloro che ha iniziato, se è logico
presumere che il Sinedrio dell’Ordine avesse gradito veramente molto
poco i risvolti dell’affare Carreras, non possiamo stupirci nel
vedere che furono presi così rigidi provvedimenti nei confronti di
Kremmerz, a fronte di un evento di tale gravità.
È bene chiarire fin da subito, tuttavia, che tale
provvedimento riguardò l’ambito prettamente osirideo dell’attività
iniziatica del Kremmerz e non
“Il
Maestro R.P. Ottaviano coll’ottobre 1916 è incaricato di ricevere
tutta la corrispondenza scientifica per incisi degli allievi già del
M. Kr. e ciò per mezzo (durante la guerra) di un fratello che verrà
scelto nella terna proposta dal K. stesso.”
Il fatto che non esista alcun accenno alla Miriam,
lascia dedurre che per quanto la concerne le cose siano rimaste
immutate. Inoltre, dal momento che sappiamo che in seguito Kremmerz
ha provveduto ad iscrivere e iniziare all’Ordine[6]
altri Fratelli di Miriam, possiamo dedurne che anche questo
provvedimento restrittivo sia rientrato con la fine della prima
guerra mondiale.
Al di là dell’evento in sé però, in magia le cose
non vengono mai considerate solo come fatti punto e basta ma anche
come segni denunziatori dello stato occulto delle cose o di ciò che
sta per accadere. Per questo, quand’anche in un secondo momento si
sia riusciti ad appurare che quanto accaduto non doveva
assolutamente essere imputato ad una negligenza del Kremmerz nel
seguire in maniera sufficientemente rigorosa e severa i suoi
discepoli osiridei, il fatto stesso che un testo come il Corpus
fosse finito nelle mani dei Gesuiti non poteva non suonare come
l’ennesimo ed inequivocabile campanello d’allarme, e indurre a
correre ai ripari in maniera ancor più radicale di quanto non fosse
stato fatto per il caso Carreras.
L’Ordine non è mai uscito dall’oscurità e
nell’oscurità deve rimanere, e se parte dei suoi Maestri non fu mai
d’accordo con l’operato del Kremmerz lo si deve proprio
all’eccessiva esposizione che a causa di ciò gliene è venuta. Le
gracchianti pubblicazioni sull’Ordine apparse di recente, mostrano
in modo emblematico quali prostituzioni dell’Ideale avvengano quando
si vuole sbirciare “nella stanza nera del tempio, dove l’occhio dei
neofiti non deve penetrare MAI”.
Alla luce di ciò non ci stupiamo affatto nel leggere l’ulteriore
annotazione che compare negli appunti di Galleani:
“Nel 1919 l’Ottaviano fu nominato Seg. Gen. dell’O. E.: e portò
tutto l’archivio dell’O. prima a Malta e poi a New York dove ora
egli abita.”
Come più volte ebbe a ripetere il Prof. Verginelli “l’Ordine non
resta mai dove vi è eccessivo pericolo per i Maestri e per
l’archivio”. Non stupisce, dunque, che nel 1919 Ottaviano abbia
abbandonato il nostro continente, seguito nel 1926 da Leone Caetani.
Non è infatti neanche lontanamente pensabile che i Maestri
dell’Ordine non prevedessero che di lì a poco sarebbe scoppiato un
nuovo conflitto mondiale.[7]
Se
a queste condizioni storiche si aggiunge il fatto che il nuovo
impulso organizzativo rappresentato dalla Pragmatica ancora una
volta non stava dando i risultati auspicati poiché i Fratelli
anziché impegnarsi con tutta la loro volontà al raggiungimento di
una effettiva crescita ermetica si limitavano a desiderare la
conquista formale dei nuovi gradi, si comprende facilmente la
decisione del Kremmerz di non ripristinare mai più il funzionamento
della Miriam nel modo previsto dalla Pragmatica, bensì di rendere
tutto più semplice ed essenziale affinché la forma non andasse a
scapito del contenuto.
Gli
eventi occorsi a Roma alla fine del 1919 sono un tipico esempio di
quanto stiamo dicendo.
Il
23 giugno 1920 Kremmerz scrisse a Galleani:
“Verrò
presto; devo parlarti delle cose nostre e di ciò che si fa a Roma
dai nostri amici. Se te ne incarichi
tu va benissimo, se non ti senti a ciò disposto sciolgo tutto,
perché non mi sento di fare il geronta responsabile della musica
strampalata che colà si suona”.
In
breve, i Fratelli romani avevano deciso di dare un’immagine di
facciata, una sorta di “copertura” al Circolo, facendone un centro
culturale di studi filosofici e per questo il 31 dicembre 1920 fu
decisa la trasformazione del Circolo da “privato” a “pubblico”, con
relativo statuto. Seguirono dieci mesi di divergenze sulle cariche
da assegnare, mesi durante i quali Pietro Bornia si incaricò
motu proprio di reggere il
Circolo, come lui stesso scrive nei suoi quaderni. I problemi
interni che si vennero a creare in questa circostanza raggiunsero
dimensioni tali da costringere il Maestro ad intervenire d’autorità
nominando, il 15 gennaio 1921, un nuovo preside nella persona del
dottor Giovanni Bonabitacola, medico di San Severo, e membro
progredito dell’Ordine Egizio.
Naturalmente tra i Fratelli anziani la giovane età di Bonabitacola,
che allora aveva solo trentun anni, non mancò di generare qualche
malumore, che tuttavia rientrò rapidamente grazie alla sua indubbia
levatura iniziatica e alle conferenze che il Maestro volutamente
tenne a Roma in quel periodo, per aver modo, tra l’altro,
di insediare carismaticamente il nuovo preside.
La
nuova struttura venne formalizzata il 21 marzo 1921, data in cui fu
redatto e approvato il nuovo statuto del Circolo. La sede venne
mantenuta in via Quattro Fontane 159, la presidenza per l’appunto fu
affidata all’unanimità a Bonabitacola e la segreteria a Pietro
Bornia, il quale però diede le dimissioni l’anno successivo[8].
Il
Maestro tornò quindi in Italia nel 1921, ricorrendo a forti
protezioni magiche, e in quell’occasione tenne delle importantissime
conferenze non solo a Roma ma anche a Bari.
Da
segnalare soprattutto un passaggio della “conferenza agli anziani”
che fu tenuta nella sede del Circolo Virgiliano il 21 aprile
Questa annotazione risulta particolarmente interessante se la si
confronta con i contenuti della lettera che Domenico Lombardi spedì
il 30 dicembre 1909, subito dopo essere stato nominato Segretario
Generale. Nella missiva scrisse esplicitamente di questo rito usando
parole che lo indicavano come vivo e vegeto. Parlando della
incompatibilità fra l’appartenenza alla Fratellanza e l’adesione a
talune forme massoniche, previsto dall’articolo 26 della Pragmatica,[9]
Lombardi scriveva quanto segue:
“Vengono esclusi da questa incompatibilità tutti i discepoli
iscritti con qualunque grado al Gr.: O.: Eg.:, sotto la cui alta
dipendenza la scuola isiaca è posta, e quei fratelli che siano
iscritti a logge di rito Mizraim di Napoli, qualora ne facciano
domanda, possono continuare a partecipare ai lavori massonici e
operatorii magici che sono propri di quel rito, anzi quelli che in
dette logge hanno conseguito gradi elevati, possono essere tenuti
nella considerazione che loro compete per le potenzialità raggiunte.
… Si fa, come per gli uomini, eccezione per le donne, signore o
signorine di maggiore età, che siano iscritte al Maestrato Isiaco
dell’Ordine Egizio o siano servite per i riti verginali, anche senza
aiuto di autorizzazione speciale.”
Poiché non è credibile che Kremmerz non fosse perfettamente al
corrente delle vicissitudini della Loggia
A
questo quadro poco confortante va aggiunto,
dulcis in fundo, che nel
1922 vi fu l’avvento del fascismo, nei confronti del quale Kremmerz
non espresse mai giudizi lusinghieri e che di certo non facilitò la
vita della Fratellanza.
A
Bari l’Accademia Pitagora dovette chiudere la propria sede dopo che
nel marzo del 1925 i suoi locali furono devastati dalle squadracce
che ne dettero alle fiamme la mobilia. Ciò non significò tuttavia la
cessazione di ogni attività iniziatica, che poté continuare a
livello individuale grazie al sostegno dall’avvocato Borracci.
Costui, vero esempio di terapeuta
pro salute populi, oltre a
prendersi cura dei singoli Fratelli non smise mai di praticare la
medicina ermetica in favore di chiunque ne avesse bisogno. Fu sotto
la sua guida vigile e rigorosa che, pur in quegli anni difficili, la
terapeutica magica mise solide radici nell’Accademia Pitagora. Fu
sollecitato in questo senso dal Maestro che non smise mai di
raccomandargliene l’esercizio e l’insegnamento in tutte le forme,
non ultima la composizione dei rimedi descritti nelle lunazioni. Non
era del resto infrequente che i rimedi più importanti li
preparassero assieme a Beausoleil, dove Borracci si recava spesso su
invito del Maestro, soggiornandovi anche per intere settimane, cosa
che non era concessa a nessun altro.
Anche a Roma la situazione non era delle migliori; nel 1927 su
richiesta degli organi di polizia Bonabitacola dovette consegnare
alla Questura della capitale un elenco di tutti gli iscritti. Ciò
non impedì che il 15 marzo 1928 il Circolo ricevesse l’ordine di
chiudere venendo confuso con le logge massoniche per comunanza di
simboli, come del resto accadde a quasi tutti i circoli esoterici in
Italia. Ciò nonostante, nel 1929 vi furono numerose iscrizioni di
nuovi Fratelli, e così come avvenne a Bari con Borracci, anche a
Roma l’attività iniziatica continuò indefessa sotto la guida
personale e rigorosa di Bonabitacola.
Nel
1926, in seguito all’avvento del fascismo, anche Leone Caetani
abbandonò l’Italia alla volta del Canada. Era ormai chiaro che si
stava andando verso una perversa intesa fra regime fascista e chiesa
cattolica, intesa che sfociò nei patti lateranensi del 1929, così
gravidi di conseguenze spirituali per l’Italia.
Con
la partenza di Caetani e la lontananza forzosa di Kremmerz, ogni
residuo di attività di Loggia del Grande Oriente Egiziano sul patrio
suolo deve a tutti gli effetti considerarsi estinta.
Ciò
non significa che l’attività individuale dei singoli Maestri
iniziatori sia venuta meno, sappiamo infatti che il Kremmerz,
reintegrato evidentemente nelle sue funzioni, provvide negli anni
’20 ad iniziare ancora diversi Fratelli all’Ordine Osirideo Egizio;
fra di essi certamente Pietro Suglia, Gerolamo Moggia, Giacinto
Muciaccia e Vincenzo Verginelli che, a dispetto di quanto asserito
da male informati, risulta iscritto all’Ordine fin dal 1926.
Kremmerz continuò altresì fino alla fine a seguire le sorti delle
due Accademie esistenti, consacrando personalmente i cordoni e
redigendo tutte le pagelle dei nuovi iscritti, come già abbiamo
esposto. Seguiva inoltre personalmente, oltre ai suoi discepoli
osiridei, anche alcuni Fratelli di Miriam per la loro particolare
posizione.
Fra
di essi va annoverato Ercole Quadrelli che, con lo pseudonimo di
Abraxa, collaborò per alcuni anni alla rivista pubblicata sotto
l’egida del Gruppo di Ur. Questa rivista chiese ripetutamente anche
a Kremmerz di collaborare ma egli, pur avendo in un primo momento
aderito ad essa e accettato che il suo nome comparisse fra quelli
dei collaboratori, decise poi di non farne nulla a causa dei
dissapori nel frattempo intervenuti fra Julius Evola e Arturo
Reghini. Quest’ultimo, da sempre allievo di Amedeo Rocco Armentano,
poco prima di morire chiese ed ottenne di entrare a far parte del
Circolo Virgiliano.
Tornando a Quadrelli, molti leggendo le monografie firmate Abraxa
pubblicate su UR e KRUR[12],
si sono fatti l’idea di un iniziato particolarmente
progredito. In realtà, seppur estremamente colto, quella esposta da
Quadrelli in tali scritti non era farina del suo sacco ma materiale
attinto in gran parte da scuole differenti da quella kremmerziana.
Di tale materiale egli aveva sì una buona conoscenza teorica ma non
la corrispondente realizzazione effettiva. Riguardo ad essa invece,
Quadrelli continuava a chiedere lumi a Giuliano Kremmerz, il quale
fece il possibile per aiutarlo, ma poiché il suo livello evolutivo
non lo consentiva, non lo poté iniziare alle pratiche solari.[13] Restano diverse lettere a testimonianza del loro scambio epistolare, e dopo la relativa divulgazione che ne fece Verginelli[14], è divenuta celebre quella cosiddetta delle “fettuccine da sora Felicetta”.
Quadrelli, assieme a pochi altri fratelli, auspicava
assiduamente il ritorno ad una puntuale applicazione della
Pragmatica, e ripetutamente sollecitò Kremmerz in questo senso, fino
a che ricevette una risposta assai indicativa nella lettera del 26
febbraio 1929[15]
(invitiamo gli utenti - e non solo! - a
leggere, rileggere e rileggere ancora, molto attentamente, il
seguente documento che oggi, più che mai, risulta essere di estrema
attualità - nota della redazione):
“La
vostra idea del circolo e dei circoli e delle accademie come erano
organizzati prima, ha dato risultati molto negativi, che è inutile
analizzare. Alla maniera antichissima dei filosofi greci ci
vorrebbero il caposcuola a Roma, circondato da amici ed in luogo
comodo; o peripateticamente conversare delle nostre cose senza pose
magistrali e senza gesti autoritari; discorrere, ridere, sorridere,
magari mangiando tagliatelle da sora Felicetta”.
Quanti, estranei allo spirito della cosa, hanno voluto fare di
questa lettera il vessillo di una crociata contro ogni forma di
gerarchia ed ogni pretesa di regolarità, dimostrano di non capire
che le fettuccine di sora Felicetta erano un esplicito richiamo, e
lo sono ancora per chi ha orecchie per intendere, a quelle che
Petronilla ancheggiando impastava per Nicolas Flamel, per le quali
gerarchia e regolarità sono tassative e imprescindibili.
È
comunque facendo tesoro di questa e di altre similari indicazioni
date oralmente da Kremmerz, che Borracci a Bari, Bonabitacola a Roma
e i presidi che negli anni gli sono succeduti alla guida del Circolo
Virgiliano, hanno gradualmente abolito ogni traccia di gerarchia
formale, instillando tra tutti gli iscritti un concetto di fraterna
collaborazione in quanto anelli della stessa catena ed animati dal
medesimo anelito ideale. Ciò facendo, essi non hanno certo inteso
abolire il principio gerarchico su cui inevitabilmente e per sua
stessa natura si fonda ogni organizzazione iniziatica, hanno solo
lasciato che, alla maniera antichissima e sulla base del principio
nemo dat quod non habet,
la differenza tra i Fratelli fosse il risultato tanto spontaneo
quanto inesorabile di un unico assioma:
Da
ultimo, prima di affrontare il capitolo relativo alla morte del
Maestro è opportuno riportare un aneddoto che ci servirà per
ulteriori considerazioni nel proseguo della storia. Vinci
Verginelli, ultimo nella catena dei discepoli osiridei del Maestro,
raccontandoci le giornate che aveva trascorso col Kremmerz a
Beausoleil, parlando della sua seconda visita, quella che gli fece
nel febbraio del 1930 assieme a Gino Muciaccia[16]
ci disse che quando si recò a casa del Maestro vide che
effettivamente aveva alcuni ospiti, “persone serissime, in abito
scuro, che parlavano con uno spiccato accento straniero”.
L’improvvisata non piacque al Kremmerz che si arrabbiò visibilmente
e li invitò senza mezze misure ad andarsene, salvo poi richiamarli
indietro e dir loro di tornare verso sera. Quando tornarono videro
che quelle persone se ne stavano andando cariche di pesanti valige.
Sul momento né Verginelli né Muciaccia dettero particolarmente peso
all’accaduto, ma quando dopo pochi mesi Kremmerz venne a mancare,
realizzarono immediatamente che ciò a cui avevano involontariamente
assistito era stata la consegna del materiale osirideo del Maestro
nelle mani di membri dell’Ordine venuti appositamente per prenderlo
in consegna e portarlo probabilmente oltreoceano.
[1] Atto
conclusivo della guerra tra
[2] Ciò
non deve stupire poiché dalla Circolare del 26 dicembre 1898
apprendiamo:
“Che vale una dottrina sterile di risultati nella realtà quotidiana dei
bisogni umani?
A questo posso rispondere che
1°. Nella religione (governo delle coscienze collettive).
3°. Nella famiglia (fondamento etico-morale dello stato).
4°. Nell’uomo (la sfinge enigmatica del sapiente volgare).
In religione ed in politica agiscono gli ordini costituiti
con fini ampii di realizzazione attraverso la storia dei
popoli e di razza, combattenti l’idra nemea del bosco
volgare, nemico tenebroso di ogni divinità divina.”
Se
Per la precisione il G. O. E. nacque il 10 dicembre 1747 ed
i nomi dei suoi fondatori sono sotto gli occhi di tutti.
[3] Vuolsi
così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non
dimandare. Divina commedia, Inf. III, 95.
[4] L’Ayn
dei cabalisti, che non va assolutamente confuso con il
“niente” dei nichilisti di cui è l’esatto opposto.
[5] Da
segnalare il fatto che questa edizione riporta negli
Elementi di magia naturale e divina le preziosissime
diciture che nel Mondo Secreto il Maestro appose in testa ad
ogni pagina. L’Avviamento
è stato oggetto nel tempo di alcune ristampe per conto
di diversi editori. La prima di queste fu nel
[6] Venire
iscritti all’Ordine non significava affatto venire iniziati
ipso facto alla disciplina arcani, e non si deve
quindi mai confondere l’una cosa con l’altra.
[7] Potremmo
aggiungere una riflessione ulteriore: il destino vuole che
durante il secondo conflitto mondiale un reparto speciale
delle SS fosse stato incaricato esclusivamente della ricerca
e del sequestro di ogni sorta di documento esoterico,
destinato a rimpinguare l’archivio personale di Himmler;
quest’ultimo era estremamente interessato all’argomento
nella speranza di poterne fare l’uso peggiore al servizio
del Terzo Reich. Quel che resta di questo ingentissimo
archivio è oggi conservato nella città di Postdam.
[8] Bornia
rimase sempre un fedele discepolo del Maestro, avendo
ricoperto anche ruoli di responsabilità e di fiducia, senza
tuttavia riuscire mai, per sua capacità, a raggiungere il
“traguardo” del maestrato.
[9] Art.
26 - Non diventa regolare l’investitura del Discepolo se non
dal giorno in cui riceve
[10] Chiariremo
similitudini e differenze tra il rito di Mizraim e il Grande
Oriente Egiziano (che ne è un sapienziale adattamento) nel
proseguo della storia. Idem per la Loggia
[11] Negli
statuti del Grande Oriente Egiziano si asserisce che
nell’anno 1900 esistevano due centri di sapienza egizia, il
primo dei quali sedente a Napoli. Il secondo centro, attivo
anch’esso in una città europea, rimase operante ancora solo
per qualche tempo, poi subì la stessa sorte. Con esso ebbe
sicuramente rapporti Giacomo Borracci.
[12] Queste
riviste furono ristampate negli anni ’70, a cura di J.
Evola, in una raccolta in tre volumi dal titolo
Introduzione alla
Magia quale scienza dell’Io. Sui rapporti fra Julius
Evola e Giuliano Kremmerz si veda l’interessante numero
monografico de
[13] Quadrelli
continuò per tutta la vita ad appartenere al Circolo
Virgiliano e quando, ormai avanti negli anni, riuscì ad
intuire di più, si rese conto della inadeguatezza della
traduzione della
Chymica Vannus che aveva fatto quando ancora non aveva
compreso certe verità occulte. Per questo dette disposizione
scritta che quella traduzione venisse distrutta, cosa che
l’editore nelle cui mani finì, si guardò bene dal fare.
[14] Circolano
ormai da diversi anni degli estratti di alcune lettere
dell’epistolario Kremmerz-Quadrelli, tratti da un
ciclostilato redatto dallo stesso Verginelli.
[15] Le
correzioni a penna sull’originale dattiloscritto di
Kremmerz sono di Quadrelli e danno la misura degli
evidenti limiti umani di quest’ultimo.
[16] Il
Maestro gli aveva espressamente detto di non andare, perché
sarebbe stato molto impegnato e non avrebbe dunque potuto
riceverlo. |