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L'ASSETTO "DEFINITIVO" - 1909
Il 22 dicembre 1909, preceduta da una toccante
relazione ai Dodici Supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante, in
una riunione tenutasi presso il Grande Ordine Egiziano, venne
promulgata
Con questo atto solenne Gli aspetti organizzativi e i contenuti
dottrinali vennero ora presentati e consegnati in tre nuovi distinti
fascicoli:
1) il
Fascicolo A o
Pragmatica
fondamentale, che riporta le regole
generali della nuova organizzazione, i gradi che la compongono, le
rispettive mansioni e responsabilità, il rapporto tra i singoli
aderenti, sempre in relazione al fine unico dell’evoluzione
individuale;
2) il
Fascicolo B o
Preliminari di
Pace, che in 22 punti illustra dal punto
di vista dottrinario i principi ermetici della
Schola;
3) il
Fascicolo C, che contiene
la regola e la rituaria di base.
Kremmerz assunse la direzione della Scuola quale Delegato Generale e
Segretario del Collegio Operante, mentre come “segretario del
Maestro per gli affari inerenti alla Fratellanza”, fu designato
Domenico Lombardi.
Di freschissima nomina, quest’ultimo inviò il 30 dicembre del
medesimo anno una circolare
nella quale venivano richiamati e ribaditi alcuni punti cardine
della nuova organizzazione, volta a “dare un assetto definitivo alla
Fratellanza”. Si trattava ancora una volta di questioni di
principio: scrupolosa osservanza delle regole, disciplina come
fondamento di successo, di propaganda, di esempio e concordia, di
“proselitismo”, ovvero impegno da parte di ogni nuovo Fratello nella
ricerca di almeno dodici nuovi aderenti. Agli iscritti fu consegnata una pagella con cui
il novizio veniva nuovamente vincolato alla più assoluta
riservatezza in merito alle istruzioni ricevute. La pagella recava a
piè di pagina due diciture: quella di Segretario del Capitolo
Operante e quella di Maestro Presidente del Capitolo Operante.
Kremmerz apponeva la propria firma sotto la prima dicitura mentre
sotto la seconda veniva posta la cifra geniale, da usare per la
chiamata del proprio genio complementare. Tale segno avrebbe perso
ogni valore evocatorio se comunicato ad altra persona, fosse anche
appartenuta alla Scuola. Alla pagella venivano accluse a parte
alcune note aggiuntive stilate direttamente dal Maestro ed inerenti
alla natura ed alla situazione animica di ciascun iscritto,
indirizzate al Preside della Accademia di appartenenza, affinché
egli lo potesse guidare con maggior cognizione di causa.
Quest’ultima parte si spingeva talvolta così in profondità da
contenere addirittura indicazioni su fatti delle vite precedenti del
Fratello in questione che giustificavano le sue attuali tendenze
palesi o le sue latenze, nonché previsioni sull’epoca della sua
morte in questa vita e sulle sue probabili cause. Nel periodo che stiamo analizzando, dopo che il
Maestro aveva preparato la pagella e il cordone, li inviava al
Segretario Generale (Domenico Lombardi) il quale provvedeva ad
aggiornare l’archivio della Scuola e subito dopo li inviava al
Preside preposto affinché costui li consegnasse al nuovo Fratello
assieme ai fascicoli. Da quanto abbiamo detto dovrebbe risultare del
tutto evidente che il Kremmerz nel redigere le pagelle si serviva
dei suoi poteri magistrali e non era tenuto a ricorrere a documenti
cartacei, “tabelle e sestanti”, o cifrari di qualsiasi sorta. Per
ragioni che dovremo affrontare in seguito, in tempi recenti è invece
invalsa l’errata convinzione che basti possedere qualche fascicolo o
cifrario per preparare la “pagella” di un Fratello o Sorella di
Miriam. In realtà senza un Ibi magistrale perfettamente sviluppato è
impossibile anche solo individuare l’esatta astralità della persona,
tanto è vero che dopo la morte del Kremmerz né Borracci né
Bonabitacola, i Presidi preposti alla guida delle uniche due
Accademie rimaste, hanno mai pensato di scimmiottare l’operato del
Kremmerz attingendo ad esempio alle numerose cifre dei Fratelli
defunti, di cui conservavano copia nei loro archivi, o peggio ancora
presumendo di avere la capacità di percepirle direttamente
dall’astrale. Ma di ciò ci occuperemo nel proseguo.
Apertura delle prime accademie
L’impulso conferito dalla nuova organizzazione non
tardò a dare i primi risultati. In breve tempo nacquero altri centri
e quelli già esistenti si consolidarono. Ne dà notizia Pietro Bornia
in una serie di schede relative alla storia delle tradizioni
religiose, contenute nel
vi
raccoglitore dei suoi appunti personali ed intitolato: “Le società
iniziatiche”.
Domenica 23 gennaio 1910 venne fondata a Bari l’Accademia Pitagora,
con sede in via Putignani 257; le funzioni formali di preside furono
assolte dall’avvocato Carlo Vignali, ma la guida iniziatica dei
singoli Fratelli fu sempre di stretta competenza dell’avvocato
Giacomo Borracci, considerato negli anni a venire se non già allora
il discepolo più progredito del Maestro.
Il 4 novembre 1910 sorse a Napoli l’Accademia
Sebezia:
“Anche a Napoli, amata patria del Kremmerz, durante secoli
ininterrottamente centro attivo di studi ermetici, sorse, fondazione
Kremmerziana, l’Accademia Sebezia, cui il Maestro prepose Domenico
Lombardi”[1].
Nel marzo
Il 5 maggio
Il 3 maggio 1911 venne fondata a Roma, da nove
soci attivi e con sede in via Montoro 19, l’Accademia Vergiliana,
posta sotto la direzione centrale della Miriam ovvero di Kremmerz;
Pietro Bornia, entrato nella Fratellanza nel 1899, fu nominato
Preside.
Il simbolo dell’accademia, riportato in un timbro per gli atti ufficiali, era un aratro con la scritta Uncique puer monstrator aratri.
L’aratro voleva simboleggiare l’indirizzo al Nume perché fosse
“propizio in tutta l’opera di dissodamento” che gli aderenti si
accingevano a compiere, mentre la scritta significava nelle
intenzioni dei fondatori “E tu fanciullo inventore dell’adunco
aratro [siimi propizio].” Il fanciullo o
puer
è l’iniziato Trittolemo che da Demetra fu educato
e istruito nell’agricoltura[2].
Quale segno e coronamento del fervore che animava la vita miriamica
di quel periodo restano
l’istituzione, per tutti i Fratelli iscritti, del rito primaverile
di Ariete da compiersi individualmente o collettivamente, e due
iniziative editoriali di più larga risonanza.
Nel 1910, per i tipi della casa editrice Luce e
Ombra, viene pubblicata
Nel medesimo anno inizia altresì la pubblicazione
della rivista
Commentarium, la cui
redazione fu affidata a Giacomo Borracci. Oltre a Kremmerz vi
scrissero figure di grande valore come lo stesso Borracci, Pietro
Clemente, Jesboama (nome iniziatico di Luciano Galleani), Giacomo
Catinella, Pietro Bornia e, certo non ultimo, Ottaviano[3],
il quale tuttavia, dopo aver pubblicato alcuni articoli magistrali –
valga per tutti quello sulla divinazione pantèa
– declinò l’invito alla collaborazione dissentendo con l’eccessiva
apertura al dialogo voluta dal Maestro.
Il
10 novembre 1910 morì Giustiniano Lebano. Non ci è dato sapere chi
gli sia succeduto quale Jerofante del Grande Oriente Egiziano[4].
[1]
Vinci Verginelli,
Bibliotheca Hermetica, Nardini editore, Firenze 1986,
p.12. Questo libro è “un catalogo alquanto ragionato della
raccolta Verginelli-Rota di antichi testi ermetici (secoli
xv-xviii)”. È
infatti il catalogo della donazione, fatta da Verginelli
all’Accademia Nazionale dei Lincei, dei libri antichi
raccolti da lui e da Nino Rota in un quarantennio di
amicizia e di ricerca. Si tratta di un’opera di grandissimo
valore, utile a tutti gli studiosi,
ut quaerant et
inveniant et lux fiat in eis. Come specifica
nell’introduzione, l’Autore aveva ricevuto il suggerimento
di redigere un catalogo delle opere ermetiche presenti nelle
biblioteche italiane da Kremmerz stesso nel dicembre del
1929, dopo che sulle pagine del
Commentarium già
Ottaviano aveva sottolineato la deprecabile mancanza di un
simile sussidio. Certo “il catalogo” costituisce solo
l’avvio di tale lavoro, ma il fondo Verginelli-Rota, per la
quantità ed ancor più per la qualità e per la rarità dei
testi raccolti, costituisce oggi uno dei più importanti e
prestigiosi fondi alchimici del mondo.
[2]
Il detto in latino è tratto da Virgilio,
Georgiche, 1,19.
La notizia si ricava dal
Bollettino del
Circolo Vergiliano nel numero del 15 ottobre 1914.
[3]
Nome iniziatico di personaggio non perfettamente
individuato: i più lo riferiscono a Leone Caetani, mentre
altri vogliono che sia da riferire all’ingegner Ottaviano
Koch.
Abbiamo la nostra idea al riguardo, fondata su testimonianze
orali di iscritti all'Ordine, ma non essendo in possesso di
documenti che possano attestarne inequivocabilmente
l'identità, soprassediamo dall'esprimerla.
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