Profilo biografico di Asclepius

 

Profanamente parlando, dopo aver fatto studi scientifici ho svolto per tutta la vita un lavoro amministrativo presso una importante società, non gravoso ma noioso, da cui la pensione mi ha felicemente liberato.

Iniziaticamente invece, ho cominciato ad interessarmi all’esoterismo fin dalla prima giovinezza.

Il primo incontro col Kremmerz è avvenuto semplicemente attraverso i libri in commercio ma durante la loro lettura l’attrazione è stata immediata. Una serie di eventi apparentemente banali, forse determinati dall’aver eseguito il rito di Sagittario, mi ha consentito di conoscere “casualmente” un Fratello del Circolo Virgiliano di Roma, nel quale sono entrato ancora giovanissimo dopo essere stato presentato a Pietro Suglia.

Solo alcuni anni più tardi conobbi e cominciai a frequentare anche Vinci Verginelli e Gino Muciaccia. Questi furono e sono i miei Maestri.

Una bramosa sete di sapere unita alla giovanile curiosità mi indussero tuttavia a studiare avidamente anche le altre forme dell’esoterismo occidentale e non solo.

Tra l’altro, l’opportunità di frequentare alcuni esponenti di primo piano di altri ordini iniziatici operanti in Italia, mi dettero modo di conoscere da vicino anche strade diverse rispetto a quella schiettamente kremmerziana, pur avvertendo sempre interiormente un primato assoluto dell’insegnamento di Giuliano Kremmerz su quello di tutti gli altri moderni divulgatori di ermetismo.

Oggi, dopo tanti anni di studio e di pratica, le idee del Kremmerz e persino il modo di esporle, le sue indicazioni operative e il modo giusto di metterle in pratica, apprese sia oralmente che assorbite per induzione grazie alla vicinanza con i miei Maestri, mi ha dato la piena consapevolezza che la via kremmerziana, oltre ad essere la mia via, di fatto possiede un prius, un primato, rispetto a tutte le altre.

Oltre ad essa, un legame fortissimo mi vincola alla massoneria egiziana, in particolare ai Riti di Cagliostro e a quello Misraim, la cui rituaria massonica e magica oltre ad aver fatto parte in passato della mia storia personale, costituiscono la chiave fondamentale di tutta la tradizione occidentale. 

Pur essendomi allontanato dal Circolo Virgiliano di Roma ormai da diversi anni, ed essendo ora a tutti gli effetti uno studioso pressoché isolato, non ho assolutamente cessato di lavorare al mio ascenso.

Asclepius

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Estratto da un post inviato da Asclepius
sul forum del nostro sito

Da qualche tempo alcuni membri del forum quando si rivolgono a me o parlano di me usano le maiuscole nei pronomi personali o possessivi.

Ringrazio davvero costoro per la loro stima ma li prego cordialmente di tornare ai modi usuali ed informali. E' vero che si tratta di forme di rispetto che talvolta si usano anche nel mondo profano, ma è ancor più vero che, per il fatto stesso di dedicarci a questi studi (magari non essendo necessariamente dei kremmerziani) siamo tutti Fratelli sulla via di Ermete. Né vale l'ipotesi che io sia più progredito dei partecipanti al forum e che quindi meriti una particolare forma di rispetto. In ordine alla mia persona vale ciò che ho detto nel mio profilo e nella intestazione del forum, e colgo qui l'occasione per ribadire il fatto che non ho scritto la storia né per mettere in mostra la mia persona o per dire a tutti gli altri "io ho ragione e voi no", né, come alcuni erroneamente suppongono, per tirare acqua al mulino del Circolo Virgiliano, di cui non faccio più parte da tempo.

L'ho scritta solo per mettere nero su bianco delle testimonianze orali degli ultimi osiridei viventi, che altrimenti sarebbero morte con me.

In fede io so che quanto ho scritto risponde a verità ed ho cercato, fin dove mi è stato possibile di portare a sostegno della mia esposizione quei documenti che ancora non sono stati volutamente distrutti. Certo, se avessi avuto a disposizione atri documenti (lettere autografe del Kremmerz, di Borracci e di Bonabitacola che Suglia, Verginelli e Muciaccia mi fecero leggere) tutto sarebbe stato molto più semplice, ma Verginelli nella sua (con la s minuscola) saggezza ha ritenuto opportuno distruggerle: un tempo me ne rammaricavo, oggi penso che abbia fatto bene, perché come dice magistralmente il Kremmerz nella Sua (con la s maiuscola) opera "fatica sprecata insegnare l'alfabeto all'asino, cui bastano soltanto tre vocali", mentre chi deve arrivare arriverà comunque.

Nello scrivere la storia non mi sono mai aspettato di venire creduto e di apportare una rivoluzione epocale nel mondo kremmerziano: sapevo bene che troppi interessi personali sono in gioco, troppe bugie e troppo grosse sono state dette in passato, troppi documenti artatamente falsi o scritti di sana pianta in perfetta buona fede, convinti di scrivere il vero, sono stati redatti in passato, per poter gettare ora la maschera dicendo semplicemente "scusate, ci siamo sbagliati". Dunque la farsa non può che continuare, ma poiché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, io non solo ho voluto lasciare una testimonianza scritta, a futura memoria, di come realmente sono andate le cose, ma ho anche voluto offrire all'hermes dei più svegli, un appiglio per evitare di farsi infinocchiare dai mestatori di turno.

Tornando al primo motivo di questa mia, se talvolta ho polemizzato con qualcuno, non è stato per la vanità di dimostrare di avere ragione ma perché, se qualcosa ho imparato, è stato che ciò che conta davvero e che ci aiuta a progredire sul cammino, non sono le "nostre idee" bensì le verità che i Maestri ci hanno trasmesso, e siccome io ho avuto la fortuna di poter conoscere chi aveva appreso il vero dalla bocca del Kremmerz, e aveva potuto praticare la retta via sotto la sua guida diretta, ho ritenuto di fare cosa utile correggendo certe idee errate che sono state talvolta esposte. Errate non secondo il mio punto di vista, che vale quel che vale, ma secondo la tradizione ermetica.

Per concludere, se non riservo la S maiuscola nemmeno a Verginelli non è per ingratitudine, anzi, è proprio in ossequio al suo insegnamento: egli non ha mai voluto essere chiamato "maestro" sostenendo che di Maestri nella Miriam ce n'è stato soltanto uno, il Kremmerz, e quando gli fu chiesto come avremmo potuto riconoscere un futuro Maestro (giacché anche l'ultimo dei babbei capirebbe che non lo si può riconoscere dal possesso di un timbro) ci disse: "lo riconoscerete facilmente non pensando a me ma tenendo a mente le parole del Kremmerz".

Ragion per cui, quando leggo che l'aureo appellativo viene usato per figure come Anglisani, come Coraggia o come Procesi, non so mai se devo ridere o piangere. Forse, tutto sommato, è meglio ridere.

So bene invece che nel mio caso ogni maiuscola è fuor di luogo, ancorché come semplice segno di rispetto o di stima. Non dico di preferire gli insulti, ma almeno quelli mi aiutano a restare con i piedi per terra, cosa di cui tutti abbiamo bisogno. Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno fra tanto aleggiare di Maestri, di Maestre, di Vecchi Maestri, di riconoscimenti di tribunali profani, di festeggiamenti di documenti non più in vigore dal 31/12/1912, di Delegati Generali, di centri Cumani, di Senatori del senato occulto di Roma, di Sibille, di Sigillatori autorizzati e naturalmente di Draghi.

Asclepius