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ó ó Usi e abusi subiti dalle opere di Giuliano Kremmerz
"INNO AL SOLE"
Questa puntata abbiamo deciso di occuparci di uno scritto, comparso nel primo fascicolo de "Il Mondo Secreto", del gennaio 1898, con cui Giuliano Kremmerz inaugurava i suoi "Elementi della magia Naturale e Divina", un'opera colossale, unica nel suo genere per forma e contenuti, apparsa a puntate nei fascicoli della rivista. Circa il significato e lo scopo di questo "inno" proponiamo ai lettori alcune riflessioni: lo scritto compare sul primo fascicolo dell'anno, nella prima pagina, all'inizio degli "Elementi della magia Naturale e Divina" e nel suo insieme ricorda molto una preghiera.
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Lo scritto, forse anche per la sua brevità, non venne dilaniato selvaggiamente dalle "forbici" della C.E.U.R., come è accaduto per "Medicina Dei". Abbiamo deciso di proporvelo, tuttavia, non solo per la sua pregevolezza ma anche perché costituisce un classico esempio di come la C.E.U.R operasse sugli scritti del Kremmerz, rimuovendone o alterandone i contenuti, con lo scopo manifesto di rendere il pensiero del Maestro coerente con quanto promulgato dalla loro organizzazione. La C.E.U.R. si costituì a partire da una loggia massonica, la A.N.K.H., e nel corso della sua storia gran parte dei suoi aderenti furono iscritti alla massoneria (gli iscritti ai Circoli Interni erano pressoché tutti massoni). E' evidente, quindi, che le pesanti critiche mosse da Kremmerz alla Massoneria e il divieto imposto ai suoi aderenti di iscriversi alla Fratellanza di Miriam, sancito dalla Pragmatica Fondamentale, non potevano essere resi noti e furono quindi rimossi dagli scritti del Maestro che la C.E.U.R. decise di inserire nell'Opera Omnia.
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Riportiamo di seguito il testo integrale dell’opera, evidenziando le frasi e le parole omesse nell’edizione C.E.U.R.
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Unus, pollentissimus omnium!
O SOLE, radiante Iddio, padre nostro, tu, che crei le forme e dai con l’ombra rilievo a alle cose visibili nell’onda del tuo splendore eterno, illumina della tua Luce Divina colui che, puro di mente e di cuore, leggerà in questo libro le leggi e le pratiche per assorgere alla potestà dei Numi: fa che egli intenda e non fraintenda: dagli l’umiltà di sapersi ignorante e la virtù di prescindere dalla sorda sensitività della vita terrena, affinché, dove la voce della Bestia non lo seduca, senta l’alito del tuo Spirito fecondo. O SOLE, tu, che spazzi le tenebre della grande notte dei fantasmi passionali, degli spettri delle concupiscenze più sfrenate, delle superbe creazioni dell’orgoglio umano, illumina l’ignoranza di colui che, mondo dai fremiti della voluttà delle cose temporanee, ha sete di verità eterne, e fa che l’idolatra della Bestia, incatenato alla vanagloria dell’ignoranza, senta il tuo raggio divino e si prepari all’avvento del Cristo. O SOLE, sfolgorante Iddio, perdona a chi mi leggerà in mala fede, ai massoni ignoranti, ai preti mestieranti o ciechi, ai dottori di teologia che non intendono la parola del tuo Spirito, ai sapienti adoratori dell’acido fenico, dei microbi e dei sieri, ai critici che non sanno e ai pinzocheri che hanno paura; fa che i tuoi Messaggeri di Luce, angeli alati e demoni cornuti, li convertano alla intelligenza della verità delle cose visibili. Ma tu che solo ai ciechi nascondi la tua luce, o SOLE, non negare il tuo raggio e la tua provvidenza a colui che, leggendo senza la virtù dell’anima e del cuore, voglia una prova sola per convertirsi alla verità – Ma se la prova non basta e il tentatore degli Dei, ostinato, ritenta ancora una prova senza la fede, sii clemente come sei magnifico. Perdona alla fragilità dei presuntuosi. Fa che il tuo demonio rosso non gli avvampi il sangue nelle vene e che il suo cervello non bolla per la pazzia innanzi alle vaganti e fuggevoli immagini della lussuria dell’inesistente. Perdona, o SOLE, e risparmia la tua collera terribile ai ciechi conduttori della cieca turba ai Sofi maligni e ai giullari della sapienza umana. Mentre essi negano, il Gallo canta, e l’alba della luce, delle anime, delle intelligenze si annunzia all’oriente, di sopra alla catena serrata dei monti altissimi che precludono all’occhio umano la città di Dio. Mentre essi deridono ciò che non veggono, accarezzano le pecore da tondere, e i tordi grassi da pelare, cercano le carte monetate e il paradiso della suburra – fra tanto il Gallo ripete il canto, l’alba diviene aurora, il mondo si risveglia alla luce e lascia i gufi, padroni della lunga notte, nelle tane a divorare il cadavere della grande menzogna che li ha nutricati alla vigilia. A chi crede, a chi ama, a chi spera il senso vero della mia parola, che è la tua legge. Giuliano Kremmerz |