ó  ó   Recensione al testo:                 

        Piero Di Vona, “Giuliano Kremmerz”,

Edizione di AR, Padova, 2005.

 parte .IV.

 

Con questa quarta puntata è nostra intenzione concludere la recensione del testo del prof. Di Vona. Gli abbiamo dedicato sufficiente spazio e se dovessimo controbattere tutte le inesattezze presenti tra le pagine del libro saremmo costretti a scrivere un altro testo atto allo scopo.

 

 

Le idee che si fece Kremmerz sull’uomo includono contrasti insanabili. L’homo sapiens è un “grosso insetto presuntuoso della terra”, e un “vilissimo e orgoglioso verme della terra, homo da humus”. D’altro canto, l’uomo è “la profondità, l’abisso insondabile” nella profondità oscura della sua coscienza. Ne segue che l’uomo è il dio vivente. L’uomo vivente è l’ “arca santa dell’Ineffabile Onnipotente, il Niente”. Dio prima della creazione ebbe la potestà dell’atto creativo. Dopo la creazione Dio fu incarnato ed individuato nell’uomo, e perciò deve conservare il potere della sua essenziale potenza creativa. In conclusione, l’uomo è della razza degli dèi, è un re in esilio che prepara il suo ritorno al trono, è un dio che ha per fine di ritornare al suo soggiorno.”

(p.37)

 

Che dire… per l’ennesima volta il professore sembra ravvedere presunte contraddizioni in affermazioni che vogliono semplicemente mettere in luce una incoerenza che non è di chi scrive, ma è propria della natura umana.

Questi “contrasti”, per usare un termine del Di Vona, non sono affatto “insanabili”. Tutta la teoria e la pratica magica, infatti, si reggono proprio sulla possibilità concreta di sanare questi apparenti contrari.

L’uomo è un ponte tra Cielo e Terra, unico essere senziente che partecipa nel contempo a due realtà distinte: il mondo materiale e quello spirituale. Ed è proprio questo suo modo esclusivo di essere, che anche gli angeli gli invidiano, a determinare la sua particolare natura, bestiale e divina al contempo.

 

 

Sul miracolo il nostro autore manifesta opinioni divergenti. Da un lato per lui il miracolo è nell’ordine della natura, e non al di là o al di sopra della natura. […] Dall’altro lato, Kremmerz ammette che la fede opera il miracolo nelle masse mediante la formazione di un’immagine ben definita, grazie alla quale l’immagine ritratta viva ed attiva nell’animo dell’orante compie il miracolo.”

(pag.52)

 

 

Divergenza? Quando?!?! Dove?!?!

Il “miracolo”, per il mago, non è altro che l’effetto positivamente controllato di una legge ignorata da chi l’osserva ed è quindi un fenomeno che rientra nell’ordine della natura. Kremmerz lo descrive appunto come un’operazione di Magia Naturale, ovvero come “la formazione di un’immagine ben definita, [in astrale] grazie alla quale l’immagine ritratta viva ed attiva nell’animo dell’orante compie il miracolo.”

 

 

Possiamo concludere che anche Kremmerz fu tra coloro che, senza negare la possibilità della trasmutazione metallica, nel secolo scorso ebbero una visione spiritualistica dell’alchimia. Anche per lui i metalli vili erano gli uomini comuni. L’oro era l’integrazione dell’uomo in uno stato di perfezione. La peculiarità della concezione che Kremmerz ebbe dell’alchimia fu che per lui l’arcano degli arcani è nel sacrificio della messa, tramandato dalla Chiesa senza capirlo. Sarebbe, dunque, questo sacrificio che rende possibile la trasmutazione alchemica e la realizza.”

(pag.67)

 

 

“Possiamo concludere che anche Kremmerz fu tra coloro che, senza negare la possibilità della trasmutazione metallica, nel secolo scorso ebbero una visione spiritualistica dell’alchimia.”

 

 

L’Alchimia Spirituale è soltanto una delle molteplici sfaccettature della Via Alchimica. La Grande Opera può realizzarsi attraverso percorsi apparentemente diversi nei metodi ma identici nei principi. La tradizione alchimica del Grande Oriente Egizio, tramandataci da Kremmerz, tuttavia, non propone metodi propri dell’Alchimia Spirituale. Kremmerz, del resto, non si stancò mai di ripetere che il piccolo arcano è un segreto fisico di cui anche un fanciullo potrebbe servirsi. Si legga al riguardo questo piccolo estratto dalla “Lettera ai discepoli della Grande Arte”, del 1917:

 

Il lettore comprenda, leggendo il mio libro, che io ho voluto indicare agli studiosi non la via unica per arrivare, ma una via per intuire l’esistenza di un Secreto (arcano), un secreto fisico (cioè naturale), che pochissimi uomini hanno conosciuto, un numero ristrettissimo conosce, e che, pur essendo tale da rendere l’uomo potente più di qualunque semidio, non si trova chi lo venda, ne fa apparentemente felice chi lo possiede.”

(La lettera completa è disponibile sul nostro sito a questo link)

 

 

Proseguiamo col testo del Di Vona:

 

“Anche per lui i metalli vili erano gli uomini comuni. L’oro era l’integrazione dell’uomo in uno stato di perfezione.”

 

 

Questo concetto di Alchimia non è proprio di Kremmerz, ma della Scienza Sacra. L’Alchimia è stata così concepita fino dalle sue origini. L’obbiettivo principe di quest’arte-scienza è da sempre quello di trasmutare il piombo in oro, cioè di mutare l’uomo da humus a deus. Indipendentemente dal metodo scelto, che può spaziare dall’alchimia di laboratorio a quella spirituale, lo scopo finale resta sempre e comunque identico.

 

 

“La peculiarità della concezione che Kremmerz ebbe dell’alchimia fu che per lui l’arcano degli arcani è nel sacrificio della messa, tramandato dalla Chiesa senza capirlo.”

 

 

Vale quanto già detto sopra. La concezione che Kremmerz ha dell’Alchimia è la concezione classica. Che l’arcano alchimico sia rappresentato simbolicamente nel rituale della messa cattolica è una realtà di fatto, non è una idea peculiare del Maestro. Ancora una volta il prof. Di Vona si mostra alquanto confuso circa i temi fondamentali dell’Ermetismo e dell’Alchimia.

 

 

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Passiamo ora all’ultimo capitolo del libro, nel quale il professore esprime le sue “considerazioni finali”. Le analizzeremo insieme e poi esprimeremo le nostre valutazioni.

 

 

[…] dobbiamo osservare che i segni dati da Kremmerz per i due riti prescritti al discepolo non sono quelli veramente operativi, ma solo quelli che permettono di intuirli a chi ne ha il diritto. E tuttavia Kremmerz afferma di aver fatto “- il massimo che un adepto di magia possa fare -

 

 

In base a quale competenza il prof. Di Vona afferma che i segni dati da  Kremmerz non sono quelli veramente operativi? E’ forse un teurgo?

La nostra impressione è che ancora una volta il professore confonda il significato delle parole di Kremmerz. Scrive il Maestro:

 

 

Per rendere accessibile l’occultismo io non posso ridurlo a pratiche religiose. Con i due riti dati (sagittario e ariete) ridotti a tanta semplice pratica io credo di aver fatto pubblicamente il massimo che un adepto di magia possa fare, se no sarei costretto a sostituire alla religione una nuova religione, mentre che la Magia è per l’aristocrazia del cuore e della mente, e la Religione è per tutti i preganti.

(pag.71)

 

 

Più di così, che cosa doveva fare?!?!

 

Pur lasciando una certa libertà al discepolo, Kremmerz dà uno scongiuro magico di Pietro d’Abano per il giorno di domenica. Ora, questo scongiuro non è isolato e non sta da solo, ma appartiene ad una serie di scongiuri dati per ogni giorno della settimana, come risulta dal rituale per l’alta magia di Cornelio Agrippa. Perché Kremmerz ha riportato il solo scongiuro per la domenica, omettendo quelli per il resto della settimana? Ed è lecito fare tale omissione da parte di chi opera in magia? Perché ha omesso le ultime parole dello scongiuro, cavandosela con un – etc. etc - ?

(pag.71)

 

 

Proprio perché Kremmerz lascia libero il discepolo di adattare il rito alle proprie caratteristiche personali e culturali, si limita a citare, a mo d’esempio, alcune possibili fonti da cui trarre materiale utile al rito. Nel fare questo, riporta parte dello scongiuro pubblicato nel testo di Pietro d’Abano, “Heptameron”, e cita le opere di Cornelio Agrippa. Che cosa avrebbe dovuto fare? Riportare come citazione l’intero testo del d’Abano?!?! Oppure l’opera colossale di Agrippa?!?!

Facciamo un esempio: se in un’opera letteraria citiamo un canto della Divina Commedia, lo dobbiamo riportare per intero? …e soprattutto, dobbiamo trascrivere l’intera opera dell’Alighieri?

 

 

Se l’abbiamo ben capito, per Kremmerz la magia non si può fare senza il concorso del maschio e della femmina in una stessa persona. Per operare in magia il maschio deve sviluppare le proprie facoltà femminili, e la femmina le proprie facoltà maschili. Senza ermafroditismo o androgenia spirituale, la magia non è possibile. Quest’ardua condizione fino a che punto è realizzabile? E basta essere spiritualmente androgino, o bisogna esserlo anche fisicamente?

(pag.71)

 

 

Vogliamo concludere la nostra recensione mettendo in evidenza una frase estratta dal breve periodo sopra trascritto. Il quesito espresso dal professore non necessita commenti, ma merita senza dubbio attenzione per la sua singolarità!

 

 

“E basta essere spiritualmente androgino, o bisogna esserlo anche fisicamente?”

 

 

…NO COMMENT !

 

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Ringraziamo il prof. Piero Di Vona per averci offerto l’opportunità di rivedere alcuni aspetti della dottrina kremmerziana, chiarendoli ed esplicitandoli.

Il nostro giudizio sul suo lavoro, tuttavia, non può certo essere positivo. Il testo è mal strutturato, confusionario e pieno di inesattezze, e soprattutto manca di una solida bibliografia. Giuliano Kremmerz non è certo un argomento facile da trattare e chiunque si accinga a scrivere un saggio critico su questo autore dovrebbe come minimo possedere una conoscenza approfondita delle opere originali del Maestro, aver letto e compreso i principali testi di Magia, Ermetismo, Alchimia e Cabala, nonché le opere degli autori classici (Porfirio, Giamblico, Plutarco, ecc.).

Per il futuro, invitiamo il professore a ricorrere ad una bibliografia più ampia che comprenda, oltre al IV volume de “La Scienza dei Magi” (“Dizionario dei termini ermetici”), apparentemente riadattato con un modesto lavoro di “taglia e cuci”, anche le opere originali di Giuliano Kremmerz.

Ci rendiamo ogni modo disponibili ad ospitare un’eventuale replica del professore all’interno della nostra Rubrica.