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ó ó Recensione al testo: Piero Di Vona, “Giuliano Kremmerz”, Edizione di AR, Padova, 2005.
parte .II.
Passiamo ora ad analizzare i contenuti del testo. A pag.17 leggiamo:
“Riteniamo che debba essere considerato per primo il rapporto di Kremmerz con la tradizione siriana. Al discepolo che intenda passare alla pratica e mettersi sulla via della magia, Kremmerz consiglia di mettere in pratica “i dodici aforismi magici di Iriz-ben Assir”. Quest’ultimo, secondo Kremmerz, fu un sommo sacerdote del periodo di Beroso. I dodici aforismi, mai stampati in Occidente, fanno parte dei quaderni iniziatici del Rito Egizio. Kremmerz afferma di tradurre gli aforismi “dall’originale siriano sacerdotale” adattandoli all’intelligenza dei moderni e commentandoli “fin dove posso”. Non si comprende perché mai scritti in originale siriano, e perciò semitici, possano far parte di un Rito che si dice Egizio. […] A voler essere rigorosi, gli aforismi dovevano essere trasmessi in originale siriano, e poi tradotti ed adattati. Ma c’è dell’altro. Dei dodici aforismi Kremmerz ne dà solamente sei, e parla anche di sei aforismi dei nove annunziati. Il suo commento, per quanto siamo stati capaci di comprenderlo, non va oltre i primi due.”
“Non si comprende perché mai scritti in originale siriano, e perciò semitici, possano far parte di un Rito che si dice Egizio.”
La risposta è molto semplice e risiede nella natura stessa del Grande Oriente Egizio che si ricostituì nel 1861 come espressione di quell’unica Tradizione, somma e sintesi di tutte le altre.
“A voler essere rigorosi, gli aforismi dovevano essere trasmessi in originale siriano, e poi tradotti ed adattati.”
Ed è quello che Kremmerz ha fatto. Ha tradotto in italiano volgare, adattandoli, gli originali in siriano sacerdotale, che venivano trasmessi integralmente ai membri del Grande Oriente Egizio. Aggiungo anche che Kremmerz non avrebbe potuto fare altrimenti, perché gli aforismi sono scritti in un linguaggio sacro, che non può e non deve essere profanato.
“Dei dodici aforismi Kremmerz ne dà solamente sei, e parla anche di sei aforismi dei nove annunziati. Il suo commento, per quanto siamo stati capaci di comprenderlo, non va oltre i primi due.”
Ci sembra di capire che il Di Vona ignori la reale portata degli insegnamenti contenuti negli aforismi. Il commento di Kremmerz è fin troppo eloquente per chi ha orecchi per sentire. Forse il professore si aspettava la ricetta per fare l’oro pronta e spiattellata su di una rivista? Beata ingenuità!
* * *
Nel secondo capitolo “Kremmerz e le religioni” il Di Vona passa in rassegna tutta una serie di presunte contraddizioni o “oscillazioni di giudizio” nelle quali Kremmerz sarebbe caduto nell’esprimere le sue idee circa le religioni.
Vediamone alcune:
“Kremmerz reputa che il rito cristiano dell’eucarestia sia molto più antico per la forma e per la sostanza, ed appartenga a tutte le religioni classiche dell’antichità.”
“Il nostro autore riconosce il carattere solare che hanno la tonsura sacerdotale e l’ostia consacrata”
“La critica di Kremmerz si rivolge anche contro il papato. Questo per il nostro autore ha perduto la chiave dei miracoli, ed è rimasto prigioniero della società volgare e del diritto delle plebi…”
“Kremmerz afferma che il Cristianesimo cattolico romano è il più completo conservatore di simboli e pratiche magiche che perpetuano il grande arcano dei magi”.
“Il Cristianesimo rituale di Roma, contiene in gran misura elementi magici ereditati dall’Urbe antica e dalle radunanze gnostiche”
“Sempre al Cristianesimo egli attribuisce la distruzione barbarica dei ricordi di religioni antichissime che si perpetuarono nella tradizione popolare ed in superstizioni che meritano di essere esaminate.”
ecc., ecc., ecc. (pag. 19-23)
In tutta sincerità non ravvediamo alcuna contraddizione nelle idee di Kremmerz. Molte delle sue affermazioni sono fatti storici comprovati e indiscutibili. Kremmerz, in alcune delle sue opere, compie un’interessantissima analisi storica nella quale mette in luce “pregi” e “difetti” del rituale cristiano, precisando, tra l’altro, l’origine e il significato di molti simboli e rituali. Le eventuali incongruenze riscontrabili non sono di Kremmerz, ma appartengono alla natura fortemente contraddittoria del cristianesimo in generale e del rituale cattolico in particolare.
“Kremmerz esprime riserve sui libri indiani, e vede nel Karma un concetto di persecuzione. Egli è avverso alla teosofia e al Buddismo.” (pag.23)
Kremmerz era avverso alla teosofia e allo spiritismo perché li considerava come un’espressione profana e distorta della Scienza Sacra. Le riserve espresse nei confronti dei testi sacri dell’induismo sono legittime e non riguardano la dottrina in sé (che Kremmerz considerava sacra) quanto il modo in cui essa era stata fraintesa e poi propagandata dal movimento teosofico. Lo stesso vale per il concetto di Karma, filtrato da una coscienza occidentale impregnata di cristianesimo e di misticismo, e interpretato conseguentemente in termini morali e semplicistici (ovvero come la somma dei peccati accumulati nella vita che dovranno poi essere scontati). Questa erronea attribuzione di significato permane tutt’oggi, prevalentemente nel mondo occidentale. Per il Buddismo vale lo stesso discorso. Kremmerz non nutriva alcuna avversione per il messaggio del Budda (ne abbiamo prova, tra l’altro, nei suoi scritti riservati). Criticava, giustamente, il buddismo letto all’occidentale.
“Nonostante la polemica contro la peste orientale, l’influenza dell’Ebraismo sull’opera di Kremmerz fu notevole”. (pag.24)
Non avrebbe potuto essere altrimenti! Del resto le fondamenta su cui poggia lo stesso Grande Oriente Egizio sono la tradizione egizo-caldea, quella pitagorica e la giudaico-cristiana.
“Questi esorta allo studio profondo della Cabala senza precisare bene da chi e come apprenderla.” (pag.25)
Forse il prof. Di Vona si aspettava un indirizzo e un numero di telefono?!?! Mi sembra ovvio che Kremmerz intendesse dire di studiare sui libri.
“Certo il nome Mamo Rosar Amru non sembra egizio, e come lo stesso pseudonimo Kremmerz, ha tutta l’apparenza dell’anagramma o della parola chiave.” (pag.27)
Professore si aggiorni! Legga! Legga! Il nome “Mamo Rosar Amru” è caldeo e lo pseudonimo Kremmerz (o Kremm-Erz) è dato dall’insieme dei nomi di due divinità caldee. Il significato di questi due "pseudonimi" è ormai noto come è risaputo che l’acqua bagna! Lo si trova esplicitato in molti scritti.
CONTINUA...
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