Elementi della Magia

Naturale e Divina

 

Parte II I Misteri della Taumaturgia

 

 

Il moderno spiritismo, tanto il kardechiano quanto il preteso sperimentale, non fa opera né più perfetta né più avanzata della pratica spirituale dei discepoli di S. Ignazio e dei Barnabiti. Anzi segna una deviazione dell'ago della bussola mentale dei pretesi scienziati che invece di lacere e imparare credono imparare eloquendo per le fauci delle sonnambule, dei medii e degli spi­rituali di ogni sorta—falsando la via dello sperimentalismo in materia di fenomeni occulti e misteriosi fino a creare, per atto incosciente di suggestione, nell'animo dei sensibili quello che naturalmente non si è mai sognato di esservi. Ma la sola via religiosa è qualche cosa (al lume della perfettissima scienza) di superiore le mille leghe alla semplice e vuota polenta che lo spiritismo ammonisce ai semplici che si commuovono innanzi al fenomeno fisico e alla rivelazione di oltretomba.

Se leggete questo prezioso libriccino di Tommaso da Kenipis, che padre Cesari, il classico linguaiuolo della Compagnia Gesuitica, ha in buon italiano tradotto, e capite, cioè intendete bene ciò «che vi vanno a trovare i discepoli di Ignazio, resterete compreso di sacro orrore della negligenza dei moderni scienziati nello stu­diare i metodi che han reso potentissima nel mondo la Compa­gnia dei Santi imitatori di Stanislao Kotska e dottissimi profonda­mente certuni di loro che alle scienze si son dati per riuscirvi eminentissimi.

Qualche cosa di simile, ma un po' più alla mano di tutti, si leggeva alla fine dello scorso secolo nella Conversazione con sé stesso scritta dal Marchese Caraccioli colonnello del Re di Polonia e elettore di Sassonia, dedicata alla ombra illustre di Malebranche!

Tommaso da Kempis questa conversazione  con  l'Io  divino la pone in coda e comincia con una serie di moniti che non sono niente affatto indegni di stare in bocca al più perfetto discepolo di Magia.

Basta enumerare per sommi capi ciò che l'Amore prescrive nel primo libro per capirlo facilmente. Egli predica il disprezzo delle vanità del mondo, prescrive di essere umile per sentimento, di studiare la verità, di essere ordinalo negli affetti mondani e non smodato, fuggire la speranza rana (vedi il mio prologo al secondo libro di Magia, fascicolo Dicembre 1899), di evitare la troppa familiarità[i], dell' amore all'ubbidienza[ii], di evi­tare i discorsi inutili ecc. ecc.

Tutti questi moniti perché?

Per arrivare al primo capitolo del secondo libro, della Conver­sazione Interna che corrisponde alla ricerca di Gesù Cristo nel nostro cuore.

Ma questa parola Gesù-Cristo, se è buona pei discepoli di S. Ignazio, non può essere tollerata da uno scienziato protuberante della sua officiale ignoranza che si mette a sorridere di compassione per questo redentore favoloso che da Renan a Strauss è stato ridotto a poco meno di un Davide Lazzaretti. Se non che, per intendersi, la questione è di nomi: l'umana bestialità, per dirla contro Max Nordau, ha un po' al rovescio le abitudini dei cani da pecora: questi abbaiano al treno e al velocipede, e quella, la bestialità degli uomini, si inchina e si scappella e va in broda di giuggiole per tutti i nomi nuovi.

No, miei cari dottori in iscienze della verità provata, non vi in­chinate a Cagliostro, a san Germain, a Mesmer: sono degli impo­stori; ma fate di cappello al dott. Charcot che vi battezza per ipnotismo officiale quel pò della scienza degli altri che si conosce dai profani; non vi umiliate innanzi a questo metodo dei gesuiti che cerca Gesù Cristo in sé, non vi commovete per le quisquilie del marchese Caraccioli[iii], non vi stordite a ricercare l'Ego superiore della teosofia.., ma   inchinatevi  innanzi   alla filosofia  del domina positivo di Augusto Compte e Pietro Laffitte sulla Reli­gione dell'umanità; ma adorate la Filosofia Zoologica la dottrina di filiazione delle specie e l'evoluzione degli organismi   in   rapporto all'ambiente[iv].

Ai miei discepoli di Magia io insegno  una  verità  immutabile in tutti i tempi, in tutti i paesi, la verità al di sopra di tutti i nomi:

NON ILLUDETEVI, LE PAROLE MUTANO COME L'UMORE DEGLI UOMINI, NON INCHINATEVI CHE INNANZI ALLA VERITÀ COMUNQUE SI CHIAMI, CO­MUNQUE si appelli, la Verità è Una. Gesù Cristo, la coscienza filo-sofica, l'Io superiore, il Budda non è che il principio divino in noi. Parlate a voi stesso, come prescrive il marchese Caraccioli, discorrete con Gesù Cristo come vuole Tommaso di Kempis, cer­cate l'angelo rinserrato nel vostro corpo, come dicono i mistici, per voi tutto è lo stesso, perché non il nome forma la verità ma la verità è tradita dalle parole degli uomini, i quali dopo che l'hanno tradita, non sanno chiamarla con lo stesso nome! Rileggiamo il primo aforisma.

Uno è il mondo, uno è l'uomo e uno è l'uovo: il mondo l'uovo e l'uomo fanno tre.

Che è il mondo? Che è l'uomo? che cosa è l'uovo? Un distinto ingegnere mi ha scritto una lettera per dirmi che sommando il mondo, l'uomo e l'uovo tre unità tra di loro dif­ferenti per specie e caratteri, non si poteva ottenere il 3. Ma questo signore ha studiata la sola aritmetica volgare non l'abbaco della ragione cabalistica o sfingetica in cui non si riconoscono unità di specie differente perché tutti gli unitarii della occulta filosofia non ammettono che le specie planetarie.

Abbaco viene da Abba  padre, ed è la moltiplicazione del seme; e species è bellezza illusoria di sola forma.

In fatti, per spiegarla più maccaronicamente, di quale mondo, di quale uomo di quale uovo intende parlare l'aforisma primo?

E facile rispondere, rispondendo con una seconda domanda: Chi è che vede il mondo, l'uomo e l'uovo? Chi parla? Chi insegna? — Il mago.

Dunque il mago deve vedere in sé i tre componenti il suo individuo:

Il Mondo corrisponde all'insieme della sensibilità umana che sta in contatto con la società esterna o profana.

Dice Tommaso da Kempis: Ista est stimma sapientia per contemptum mundi tendere ad regna coelestia.

Cioè disprezza il Mondo e arrivi al Cielo.

Che cosa è questo mondo che si deve disprezzare?

I sensi; vanità delle vanità, vanitas vanitatum dice il monaco officiante. Il mondo è la materia , le sensazioni della materia, illusione dell' effluvio della materia, la società umana irredenta spiritualmente, l'orgoglio, l'ambizione, il seguire i desiderii della carne, — Questo mondo del sacerdozio egizio il medioèvo lo chia­mava mondo sublunare, cioè variabile o mutabile sì come la luna: non vi può essere immacolata concezione senza mettersi il mondo sublunare o la luna sotto i piedi. Dunque il mondo è in noi: è la parte di noi stessi che più senta degli effluvii ter­restri, è la parte più terrestre, più socialmente bruta dell' homo sapiente.

l'uomo corrisponde alla sensibilità di secondo grado dell'indi­viduo pensante. Dopo la sensibilità fisica negli individui svi­luppati— così detti civili — prende vigore in lui una sen­sualità iperfisica. Nell' individuo pensante l'uomo non si ma­nifesta che nella mentalità umana o efficiente nella società.

Dice Tommaso da Kempis: studiati dunque di staccare il tuo cuore dalle cose visibili per volgere tutto V affetto alle invisi­bili. L' uomo in noi non si manifesta che quando la mentalità. è progredita, cioè quando la sensibilità bassa è sparita. Quelli che la società contemporanea riconosce come genii e luminari suoi non sono che uomini, cioè mentali, cioè progrediti. L'intel­letto ha la sua umana esplicazione nella società in cui corporal­mente vive, società che si disse humanitas da humus terra, ma­dre dell' homo. Il secondo termine del primo aforisma magico è composto di tre termini, dei quali il più alto che ai mortali sembra divino, non cessa di essere fiumano, cioè terrestre.

Questi tre termini della mentalità sono:

 

—  Ragione

Uomo  Volontà

Ispirazione

 

L'ispirazione che comunemente si ritiene come un principio «la manifestazione divina del mentale umano, non è tale , come ho detto, che solo apparentemente; — si potrebbe dire inspira­zione, quasi ritorcimento dello spirito in sé, e più che rappre­sentare il termine divino nella incarnazione umana rappresenta la ultima evoluzione del mentale.

Questa ispirazione umana nella magia è messa nel simbolismo lunare, perché attribuendo alla luna il potere di riflettere sulla terra i raggi del maschio Osi ride, e governando per tale rifles­sione il mondo nostro, ogni ispirazione umana viene come irrag­giamento riflesso della verità divina.

Chi studiando filosoficamente questo secreto della fonte imma­ginativa umana può fare della sottilissima applicazione dei fasci di luce riproiettati da uno specchio su noi è nel vero significato della potenzialità lunare.

Che cosa fa una superficie cristallina su cui si riflette il rag­gio di sole? rimanda lo stesso raggio indebolito o incerto o vago in una direzione differente per rischiarare di sua luce indebolita, o incerta o vaga oggetti invisibili. Così la Luna, cui appartiene l'umana ispirazione che è la visione terranea delle cose con una luce che pare divina ed è umana.

Rispetto all'uomo, la donna è lunare; rispetto al maestro, il discepolo è lunare: rispetto alla verità assoluta ogni verità rela­tiva è lunare.

Dice Tommaso da Kempis:

« Ogni uomo, naturalmente, brama di sapere; ma che vale la scienza senza il timore di Dio? L'umile contadino che serve a Dio è migliore del filosofo superbo, il quale trascura la propria salvezza contemplando il corso delle stelle.

I mistici — quelli esclusivamente religiosi — non riguardano l'umana scienza che come una falsa proiezione della scienza di­vina, come lunare cioè, come illusoria di fronte alla realtà della sapienza eterna.

I medii dello spiritismo che costantemente si danno in balia delle pretese comunicazioni col regno dei morti non attingono che alla sola fonte della ispirazione umana, immaginando (così come fa il mago) tal quale come l'artista l'idea o la persona evocata.

Cosi essi entrano nella zona astrale delle immagini e assor-bono l'immagine astrale degli esseri che pretendono di evocare con tanta facilità e continuità, fino a far parlare nello stesso modo un uomo esistito realmente e i personaggi anche realmente esi­stiti nella mente dei romanzieri.

I pazzi sono lunari per molteplici ragioni, e lunatici sono gli ispirati e gli antichi dei pazzi avevano opinione che dicessero la verità divina per commercio con le divinità dell' Olimpo, e certe volte non s'ingannavano!

 

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L'uovo o germe va inteso come la radice più profonda dell'a­nima nota dell' uomo — in altri termini e parole è il Gesù Cristo di Tommaso da Kempis, cioè il principio più alto ve­ramente divino esistente nell'individuo uomo. Il Kempis nel Libro Terzo comincia il primo capitolo così: Beata l'anima che ascolta la parola del Signora dentro di sé. L'anima è l'uomo, mentre il Signore, cioè lo spirito divino che ha sola comunicazione con l'anima è il Gesù Cristo, cioè il germe divino incarnato, rappresentalo nel simbolismo magico come della forma dell' uovo. Tutta la parte   importante di questi esercizii spirituali della Imitazione è racchiusa nella serie dei dialoghi tra l'anima del fedele e la voce di Gesù Cristo.  Uno spiritista molto filosofo, vi potrebbe leggere un dialogo medianico, tra lo spirito   dell' uomo   e lo   spirito di Dio — e coloro che sentendo parlare di occultismo si spaventano che noi predichiamo  niente meno  che   il completo annullamento della   individualità   umana pensino   leggendo questo libriccino che i cattolici apostolici   ro­mani danno dei punti a tutto il più vago intuito del Nirvana. Porto degli esempii: Cap. VI, libro III: « Il Signore dice al Fedele:

 « — Figliuolo tu non sei ancora forte e prudente amatore. « Il Fedele risponde:

« — E perché, o Signore ?

« E il Signore:

« — Perché ad ogni breve contrarietà tu abbandoni le imprese

« e domandi di esser consolato. Il forte amatore sta saldo, non si 

« lascia tentare, né dà fede alle scaltre insinuazioni del nemico

« (il mondo). Come io ti piaccio nelle prospere così nelle avversità io ti debbo piacere.

Questo amore divino deve essere superiore, secondo il da Kem­pis, a tutte le umane tentazioni e deve essere, malgrado tutto, incondizionato.

Al Capitolo LVI si predica che noi dobbiamo rinnegare noi stessi per imitare il Cristo e il Signore parla al fedele così:

« — Figliuolo, quanto più ti dimentichi , tanto più potrai en­trare in me. Io voglio che tu impari la perfetta abnegazione di te stesso per rassegnarti al mio volere senza lamento.

Su questa abnegazione esagerata all'occhio del profano è ba­sata la falsa supposizione della distruzione dell' uomo predicata dalla magia e dall'occultismo indiano. Non si arriva al seme se non prima si è distrutto nell'individuo il mondo e si è volonta­riamente compiuto il sagrificio di amore dell'anima (uomo) al principio divino. Compreso questo principio, si comprenderà facil­mente il perché del sagramento della Comunione secondo il ri­tuale cristiano cattolico e ortodosso. Il fedele dovrebbe arrivare alla conoscenza del Cristo: cioè dovrebbe, secondo il principio primo essere in contatto col Io divino comune, come Verità e Luce assoluta, a tutti gli uomini credenti nel Cristo[v]. Mi in pra­tica, con l'Io divino o Gesù Cristo non ci stanno , mio ca­ro discepolo, che rarissimi uomini superiori a tutti i sacerdozii umani, perché già vicini al Nirvana che tanto spaventa gli individualisti; per cui il culto si è dovuto servire magica­mente della comunione col pane azimo o con l'ostia santificata per fare che lo stesso Cristo (di cui l'ostia o il pane rappre­senta la sua realizzazione) consacrato in un simbolo sia attinto da tutti i fedeli che stanno in realtà ancora molti chilometri lontani dal Cristo vero.

 

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Riepilogando: la forma trinitaria è il fondamento dogmatico della religione del Cristo nella sua espressione simbolico-magica del cattolicesimo: tutto questo è magia come dottrina e come pratica.

Il cattolicismo divide l'uomo in tre elementi:

 

1.° Il corpo

2.° l'anima

3.° lo spirito divino o Cristo.

 

Il corpo è il mondo ed è raffigurato nel diavolo o governo dei sensi e delle passioni, o inferno.

L' anima è la mentalità ed è raffigurata nella graduale puri­ficazione dell'essere pensante fino al suo massimo sviluppo, e che risponde al purgatorio.

Lo Spirito o Cristo che è l'Io divino o figliuolo del Dio fatto uomo la cui visione è il paradiso.

Da ciò risulta che Inferno, Purgatorio e Paradiso stanno in noi e che noi eterni siamo in materia come nello spirito umano e come nel regno del Cristo.

Gli spiritisti questi tre coefficienti dell'individuo ragionante li chiamano:

 

1.° Corpo

2.° Perispirito o anima

3.° Lo spirito puro.

 

Ma la magia nella sua teosofia, rispondendo sempre all'inse­gnamento della occulta verità nell'uomo, stabilisce che ogni pre­dominio di uno di queste parti dell' uomo può essere di grada­zioni diverse e dice così:

1.° Il mondo o corpo materiale corrispondente all'indivi­duo meno sviluppato è istintivo, più avanzato è discernente il bene dal male per le sue conseguenze sensuali impressionanti, e più avanzato ancora è ragionante.

Tutti i moderni studii sulla criminalità, dovrebbero essere il campo delle esperienze dei tre elementi più materiali nel corpo dell' individuo dediti alla sensualità brutale. Tutti i sette peccati che la chiesa cattolica chiama mortali conducono alla enumera­zione delle diverse forme istintive della brutalità del corpo umano.

L'unione sessuale non diventa possibile che come sacramento, cioè come santificazione dell'atto infernale che ha per scusante la unione tra due anime. Badate che non è l'unione tra due spiriti perché per i cristiani uno è lo spirito di Dio, cioè lo Spi­rito Santo e l'incarnazione dello Spirito Santo è il Cristo. La comunione di due anime in un' anima sola da amore cementate è concreta nella comune ispirazione e godimento del Paradiso.

I Maomettani col loro Paradiso di amore non sono neanche bene intesi nella definizione della concupiscenza della felicità delle Uri — ma, se posso , discorrerò di questo mistero inesplorato della unione carnale tra l'uomo e la donna, l'uomo e i demoni e l'uomo e le idee nel simbolismo mistico presso tutte le classi­che religioni del mondo nel pianeta di Venere — in cui discor­rerò della santità e della divinità dell'amore purissimo o divino, che è immedesimazione della creatura nel suo creatore e nella Luce Eterna.

Ora

 

—  1 Istinto

I.  Il mondo                              —  2 giudizio

—  3 ragione sensista

—  4 ragione pura

II.  L' uomo o anima                 —  5 volontà

—  6 ispirazione

—  7 il Logos, il verbo involuto

III.  L' uovo o Cristo                 —  8 lo Spirito universale

—  9 Dio Uomo.

 

In questa brevissima esposizione sintetica si veggono espressi i tre numeri 3 del primo aforisma magico e ognuno comprenderà questi nove scalini della via che divinizza l'uomo, divinizzazione che si compie non in un corso liceale o universitario di nove anni, ma in una lunga serie di anni, passando di sopra alla mon­danità e alla umanità

 

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Riepilogando ancora: molti medii spiritici che si credono in comunione con spiriti di disincarnati non sono spesse volte in relazione come massimo sviluppo che con l'ispirazione (n.° 6) dello stato animista, e molte altre volte non parlano che con la loro volontà agente inconscientemente sulla ispirazione.

Ho detto questo non perché tutti i medii scriventi raggiun­gano il grado ispirativo: volesse il cielo che tal dono fosse di­stribuito a larga mano su tutti i medii che parlano imperfetta­mente della mia opera di realizzazione scientifica divina — ordi­nariamente gli scritti medianici sono risvegli delle passale esi­stenze in noi latenti nella vita ordinaria e altra volte sono meri atti da onanisti del senso comune che menano i soggetti all'an­ticamera delle case da mentecatti.

Nei sogni: tutti i sogni ordinarii di origine sensoria apparten­gono al mondo: i simbolici appartengono alla zona lunare o ispirativa e debbono essere interpetrati bene perché dicano la ve­rità — specialmente nelle infermità del corpo in cui parla , noi sonno febbrile il principio più alto dell'uomo.

E' riserbato solo agli iniziati superiori e a certi santi (non a tutti) di poter parlare il linguaggio della verità col principio superiore dell' Io divino e sapere quello che è.

Nonpertanto nel sogno certi uomini che non ancora sono ar­rivati a grado altissimo di sviluppo possono avere par vera grazia o virtù efficiente della volontà divina l'avviso ispirativo, senza simbolo, della verità: ma anche questi sogni e questi uomini sono rari e profetici nella loro essenza. Di questa rarità ne dovettero essere ben persuasi i padri della Chiesa Cattolica, quando si riscontra che nel concilio di Parigi del 829 e in quello di Milano del 1565 i vescovi condannarono il credere e interpetrare i sogni, come barbara superstizione del paganesimo e contraria all'ordine della Provvidenza! — Senonchè contro i santi vescovi dei due concilii resta sempre il fatto che il più semplice dei ciabattini ha profetato un numero al lotto per mezzo dei sogni !

 

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Riepilogando ancora: per praticare la vita magica mettiti in­nanzi agli occhi un obbiettivo determinato. Di' a te stesso io vo­glio la scienza oppure io voglio la virtù oppure io voglio la ricchezza e cerca di riferire il tuo  ideale  a uno dei tre elementi magici del primo aforisma.

La scienza appartiene al principio divino.

La virtù alla mentalità.

La ricchezza al mondo.

Otterrai la scienza evolvendo verso il tuo principio divino più alto, la virtù praticandola e la ricchezza .. dominandola.

Qui una parentesi.

Molti vogliono studiare magia per acquistare la ricchezza. In­fatti di tutti i secreti il più facile è questo di diventar ricchi.

La ricchezza è la provvisione superante i bisogni individuali: tra un filosofo che si pasce di un tozzo di pane e vive in una botte e un milionario che lavora e ruba il prossimo suo per au­mentare la sua possidenza, il più ricco è il filosofo.

Prima di desiderare la ricchezza bisogna ben precisare quel che si vuole. La si intende per soddisfazione alle necessità della vita? Questa non è rifiutata che solo a chi deve espiare errori e colpe non ancora lavate. La Provvidenza, ad onta del houmur di G. D. Guerrazzi nel Secolo che muore, è una verità che tutti gli uomini giusti,  pazienti, e fedeli hanno sperimentato.

Il Signore governa i suoi figli con due angeli: l'uno porta il pane e l'altra il miele. L'uomo giusto che resta senza pane in mezzo ad un campo in cui bagordano epuloni e ricchi, non dica mai la bestemmia: Dio mi ha dimenticato. Egli preghi ed avrà. Se ritarda v'è una ragione provvidenziale che gli fa saggiare i tormenti della fame. Dio non dimentica, perché lo spirito di Dio in noi è sordo solo quando noi lo seppelliamo con le nostre menzogne.

Il discepolo di magia non deve pregare desiderando, il desiderio è contro ogni realizzazione magica. Così muoiono disperati i falsi adepti di magia, senza grazia e senza virtù, perché ebbero il de­siderio prima di ottenere la grazia.

Il discepolo di magia, espone a Dio il suo bisogno e ne implora l'esaudimento se è giusto l'ottenerlo. Tu non hai pane, tu non hai tetto, forse è nel principio di giustizia assoluta che devi sof­frire la fame per redimerti.

Tu rinnegherai la provvidenza per un tozzo di pane o per uno strapunto? Forse è una prova, forse è un castigo. Dio che è legge, è inesorabile e giusto come tutte le leggi; ma se tu sei un mago sei anche un uomo giusto e la legge di Dio non dimentica: allora chiamerai l'angelo del pane e quello del miele che il signore porrà ai tuoi ordini e tu ti satollerai e satollerai i tuoi cari e sarai ricco perché hai ai tuoi ordini sempre il pane e il miele e gli angeli del tuo dio.

Eliphas Levi in un libro che non è più in commercio Fables et simboles racconta e annota una vecchia favola, la cicala e la formica. La cicala è il simbolo dell'iniziato , che canta spensie­rata quando il fico matura e aspetta o gloriosamente muore can­tando; ma la formica è il simbolo della mondanità, accumulante diffidente i doni di Dio, quasi come una bestemmia contro la prov­videnza di lui.

L'iniziato dice: io quando ho bisogno mi rivolgo a Dio. Il pro­fano che dubita di Dio provvede ai suoi bisogni avvenire... senza sapere se le parche un'ora dopo non gli taglino il refe  della  vita.

Tutto ciò io predico agli sgoccioli del secolo XIX, quando la sete del danaro diventa tormentosa, e fa passare di sopra alle più sacre e giuste barriere di onestà e di amore e di carità.

La ricchezza della terra appartiene dopo quanto ho spiegato, al mondo, cioè all'Inferno dei cristiani. In questa regione, i latini posero sovrano Fiuto—il medioevo Astaroth—Pluto è l'oro; Astaroth è la ricchezza del gregge che da lana o latte. Per diventare ricchi secondo le regole della magia e secondo la scienza di­vina bisogna riuscire a dominare Fiuto o Astaroth. Costringerli a ubbidire, dominandoli. Invece in Magia nera si ricorre ai patti, cioè invece di divinizzarsi al punto da dominare Pluto e costrin­gerlo a metter fuori i quattrini, si diventa un cittadino nel suo regno, si riesce al postutto a chiedergli l'elemosina in cambio della propria infelicità spirituale.

La magia divina insegna che la ricchezza non bisogna deside­rarla mai, perché solo il dispregio della ricchezza fa diventar ricco, ma l'uomo che dispregia la ricchezza è ricco per se stesso, non ha bisogno che del solo pane e del solo miele che gli portano gli angeli che egli trova dovunque e in tutti i suoi bisogni. La Magia nera invece idealmente trasporta il suo discepolo nel regno plutonico e gli affida un incarico, dirò così, remunerativo, pel quale egli tira oro e miseria  morale.

Ma il più difficile è di dominare la ricchezza.

Per dominarla bisogna aver completamente rotta ogni relazione col mondo, ora molti uomini che si credono già avanzati in per-

lezione non sono ancora riusciti a dispregiare il danaro — e quel che più  monti a desiderarlo !

Chi legge le opere di Cornelio Agrippa troverà negli aforismi di Arbatel che uno dei sette secreti minimi della Magia è la ricchezza delle cose del mondo. Bisogna intendere che è la cosa che più facilmente un maestro può donare... e può togliere.

Il magistero di tutto ciò è nella creazione della ricchezza che ogni adepto può fare col permesso dell'olimpo o per suo mandato. Ma creare la ricchezza è divino; accumularla sottraendola agli altri è diabolico. La prima cresce come il pane gonfiato dal lie­vito; la seconda invece è un furto e presto o tardi se ne paga il fio.

La ricchezza che ha provenienza da elementi perversi del cosmos porta moneta per moneta le stigmate della sua origine. Bisogna comprendere bene che il danaro rubato porta in sé il germe del gastigo per aver paura in eterno del furto. La pecunia rubata si restituisce ad usura; quella tolta alle vedove, ai pupilli, agli orfani; quella che è venuta in una casa come dono del ciclo dal cielo; quella che nel tempio è rappresentata dal voto e nella carità del mondo dalla limosina; quella pecunia che senza per­messo di dio è divorata dai famelici, non sarà mai una ricchezza felice: ogni volta che Asmaél l'angelo della distruzione dei pec­catori passerà per quella casa in cui quella pecunia è accumulata i chiavistelli dei forzieri strideranno come percossi dalla male­dizione e il maledetto si vedrà colpito, in cambio dell'oro rubato, dei più atroci dolori. All'uno il padre, all'altra la madre, a questo il figliuolo, a quella il suo cuore: Asmaél non passa e guarda invano, né si commuove con le preghiere degli ingiusti.

 

       (continua)

Giuliano Kremmerz

 


 

[i] Familiarità è comunione con l'imperfetto: l'unione si deve cer­care nello spirito.

[ii] L'abbate degli ordini monastici è il padre cui tutti obbediscono. L'obbedienza all'autorità gerarchica del mondo visibile è analogica all'obbedienza incondizionata del Dio in noi.

[iii] La Conversation ecc. Pazzini Carli, Siena 1781.

[iv] Quando dalla analisi si rimonterà alla sintesi si vedrà che il ca­stello è fabbricato col tempo perduto.

[v] Io sono la Via, la Verità e la Vita.