Una ossessa a Torino nel 1850

Le infermità prodotte dai diavoli

e la magia demoniaca negli scrittori

di cose mediche

 

 

Il medico Forni, a questo punto, comincia a riferire le opinioni dei migliori sui caratteri per definire l'opera dei diavoli nelle infermità fisiche e psichiche.

Andrea Cesalpino, sommo medico e filosofo italiano, il quale verso la fine del secolo XVI ebbe occasione di approfondire alquanto particolarmente quest’argomento, all’occorrenza di un’ossessione manifestatasi in gran parte delle suore di un Monastero di Pisa, esponendo a tutte le facoltà riunite di quel celebre Studio il risultato delle sue osservazioni e indagini in proposito, dopo avere dimostrato che ogni generazione di malattia puossi dai demoni indurre, osserva che, per quel che riguarda il modo di descernerle dallo altro, in alcuni casi è certamente assai facile, e in altri difficile il determinarlo[i].

E nel capo 22 della sua investigazione sopra, i demoni facendosi di proposito ad esporre queste ragioni distintive, dice essere segno di malattie demoniache l’aver luogo nelle medesime di effetti sovra natura, l'essere nel sogno la persona contro volere tormentata da ree e malvagio fantasie: la commozione, che prova l'infermo pei sacri esorcismi, obbedendo lo spirito d’ordinario al sacro ministro (plerumque dicto sacerdotis est obsdiens): il parlare e intendere lingue straniere. Segno certissimo poi e immanchevole dell’invasamento dice essere l'impedimento, che prova il paziente alle azioni sacre; imperciocché questi miseri nè possono profferire, nè ascoltare tranquillamente le cose divine, essendo allora maggiormente travagliati quando sono o costretti ad assistere al divin sacrifìcio, o a celebrare altre divozioni. E questi sono, dice egli, i segni degli ossessi.

Termina poi con quest’avvertenza, che tanto a manifestare, quanto a scacciare i demoni, ossia che ossi abitino nei corpi, come avviene negli ossessi, ovvero che operino e travaglino dal di fuori, come nei malefizi, unico mezzo sono quelle cose che comunicano colla loro natura; imperciocché da queste sole ciascun ordine può essere impressionato e mosso. Ad daemones igitur manifestandos, aut ejiciendos unica ratio est, seu corpora inhabitent, ut in obsessis, seu extrinsecus affligant, ut in coeteris maleficiis. per ea quae communicant cum eorum natura; ab iis enim solis affici unaquaque possunt.

Ne guarì diversamente Giovanni Fernelio, lume splendidissimo della medicina francese, nei libri che egli intitolò Delle occulte cagioni delle cose, ove nel libro 2 al capo decimosesto dopo aver detto, che

« al di sopra di questo mondo visibile noi ne comprendiamo coll’intelligenza un altro ai sensi non accessibile, divino e spirituale, di questo caduco e mortale movente e governatore, dal quale eziandio molte cose agli  uomini quando salutari, e quando nocive, e pestifere derivano» si fa poi a discorrere delle malattie, che da quello derivano in questa sentenza.

«Tutte le malattie che muovono da sopra natura appajono in qualche guisa somiglianti alle naturali, ma perché hanno cagione superiore, e che non piega alle arti del medicare, a ragione oltre naturali sembrano da chiamarsi.... Quelli poi che sono dal demone travagliati per fermo da una specie di furore pajono agitati, in questo tuttavia dal semplice furoro dissomiglianti, che di cose elevatissime discorrono, le passate, e le occulte annunziano, le cose arcane dei circostanti fanno palesi, e questi con molte villanie assaliscono, e per la potestà delle divine parole si atterriscono, tremano, e danno in ismanie».

Riferisce poi due casi di ossessione da esso osservati, de’ quali l'uno per accostarsi assai a quello che forma l’oggetto della presente disquisizione, stimo di qui riferire.

«Un giovane di gran casato fu pochi anni addietro travagliato da uno sbattimento, o convulsione di corpo secondo certi intervalli, perciò ora il solo braccio sinistro, ora il destro, ora un sol dito, ora un. solo ed ora entrambi i femori, ora il tronco con tanta forza, e prestezza agitava, che appena poteva contenersi a letto da quattro aiutanti. Solo il capo stava immune da questi scotimenti: lingua, e favella libera, la mente sana, e tutti i sensi franchi anche nella ferocia delle convulsioni. Dieci volte per lo meno, il giorno n’era preso; negli intervalli sano, se non perché era affranto dalla fatica. Avrebbe potuto giudicarsi vera epilessia, se non tessevi mancata la lesione dei sensi e della mente. Chiamati tutti i medici più esperti la credettero convulsione epilettiforme prodotta da fluido maligno, che movesse dalla spini del dorso, da cui sopra quei nervi si spargesse, che in ogni verso si disseminano per le membra, salvo per il cervello, con avviso, a quel che pareva savio, e giustissimo. A rimuovere questa creduta cagione si prescrivono clisteri frequenti, purgazioni d'ogni maniera, e gagliarde, coppette ai principii dei nervi, fomenti, unzioni, empiastri prima a smuovere, poi a corroborare, e altri a togliere la venefica malignità. Nè giovando queste cose, promuovonsi sudori con bagni, stufe, legno santo: che nulla più profittano, sebbene attivissimi rimedii. Eravamo in fatti assai lungi dal vero, imperciocché al terzo mese si scopri il demone cagione di tutto il male, svelatesi alla voce, e a non più intese parole e sentenze greche, e latine (essendo il resto perfettamente ignaro di greco il paziente). Questi molte cose secrete de’ circostanti, e massime de’ medici manifestava, beffandoli per essersi lasciati condurre in grande pericolo, ed avere con inutilissimi farmaci tratto l’uomo quasi alla tomba. Quantunque volte il padre del giovane venisse a visitarlo, egli prima assai che fosse al suo cospetto mettevasi a gridare: allontanate l’uomo, che s’avvicina, impeditegli di entrare, o traetegli il monile: imperciocché questi, come usano in Francia i Cavalieri degli Ordini, portava al collare l'immagine di S. Michele. Se gli si leggevano cose sacre o divine, dava in furie al tutto orrende e feroci. Negli intervalli quieti d’ogni cosa si ricordava, che avvenuta fossegli negli assalti, di quanto avea detto si doleva, e confessava di averlo fatto contro volontà. Dai riti sacri, e dalle preghiere costretto il demonio molte altre cose scopriva, e diceva non dissimili a quelle che sogliono udirei dagli altri miseri, che dal medesimo sono oppressi».

«Nè queste cose, conchinde Fernelio, come nuove io intendo narrare, ma perché viemeglio si conosca, che i demoni altre volte entrando nel corpo il tormentano con varie ed inaudite guise, altre volte dal di fuori operando o con agitare gli umori utili del corpo, o i cattivi spingendo alle parti più nobili, o con questi vene, e altri vasi ostruendo, o la struttura degli organi alterando a infiniti malori danno origine. E di tatti questi morbi sono i demoni autori, e al tutto sopra natura ne è l'indole e la cagione».

Fortunato Fedele, padre della medicina legale, nella sua grande opera dei Rapporti Medico-legali, al capo secondo del II libro, ricercando in qual maniera coloro, che sono travagliati dal demone, o da malefizii infestati si possono distinguere dagli altri ammalati: (imperciocché, dice egli, io sono intieramente convinto esservi alcune malattie dalle altre assai distinte, eccitate dall’azione dei demoni) addotti in proposito alcuni luoghi di Platone, e di S. Tommaso, cosi si fa a svolgere il suo pensiero. « Essendo adunque verissimo che il demonio può con morbi travagliare i corpi degli uomini, tengo pure per certo, non esservi alcuna generazione di malattie, che non possa dai medesimi prodursi. Le ma-lattie poi che si osservano nei demoniaci hanno affatto del maraviglioso. e ogni uso, e possanza di natura soverchiano. E ciò eziandio hanno di proprio, che s'inaspriscano, e incrudeliscano, secondo certi intervalli di tempi, nè tormentino le persone di continuo. Così osserverai certe singolari, e maravigliose forme di epilessia, nelle quali venendo scosso tutto il corpo, o certe determinate parti, resta integra, e senza offesa la mente[ii]; osserverai pure certe insolite convulsioni di parti, che durano poco, e non lasciano alcun nocumento. Vomitarono altri pietre, gusci di nova, aghi, fiocchi, gomitoli di lana, e altre molte simili cose dai medesimi non mai inghiottite. Sovente, che così stando affetti, annunziano, quasi fatidici, l’avvenire. Molti parlano greco e latino, e discorrono di scienze, non avendone mai appreso nè i primissimi elementi. Ne sentirai alcuni orribilmente latrar come cani, altri muggire come buoi, altri a guisa di lupi urlare. Vidi io stesso ad un indemoniato gonfiarsi a un tratto enormemente il collo; il quale tra breve sminuendo, poco dopo trasse fuori la lingua, la quale talmente in poco a nostra veduta si intumidiva da riempiere intieramente la bocca. E queste sono le strane, e maravighose fogge di malattie che producono i demoni, e che facilmente per ciò stesso si riconoscono[iii]».

Continua poi dicendo, che nei casi meno piani a chiarirsi, seguasi la via indicata da Madre Chiesa, cosicché se per le avvertite congetture non resti ancora manifesta la cosa, si ricorra a’ sacerdoti, ed esperti di queste cose, i quali non solo discendano l'indole della malattia, ma vi adoperino eziandio i propri salutari rimedii. Ut jam nisi praedictis a nobis conjecturis remomnem assequaris, sacerdotes, ac peritos ejus doctrinae viros adeas moneo, qui non solum morbi genus agnoscant, sed profutura etiam adhibeant morborum remedia.

Paolo Zacchia, il grande maestro della medicina legale, facendosi a trattare dell’ossessione, e dei corporali tormenti, che per azione del demonio alcuni soffrono, dopo aver combattuto con apposite ragioni coloro, che anche del suo tempo negavano l'influenza del demonio sul corpo umano, e addotta, con Ippocrate e Platone, l’autorità dei più insigni medici, quali il Settala, il Bustamantino, il Codronchi, il Fornello, quanto ai segni da riconoscerle se ne riferisce[iv] intieramente a quanto ne hanno scritto il Codronchi stesso, il Cesalpino, e Fortunato Fedele.

Per ultimo Federico Hofmann non diversamente assegna i caratteri delle malattie sovra natura al n.° 24 del suo trattato Dell'efficacia dei demoni sovra i corpi. Affinchè, dic’egli, in negozio cosi arduo, e di tanto riguardo non andiamo errati, e rottamente distinguansi le malattie naturali da pure ragioni meccaniche e fisiche da quelle che da più alte, e sovra natura dipendono, è d’uopo porre sotto gli occhi alcuni caratteri e giudicatorii da cui queste ultime possansi riconoscere. Al che non bastano solo orrende strida, e vociferazioni, gesti deformi, insoliti, e maravigliosi contorcimenti di corpo, essendo si fatti sintomi comuni a molte spasmodice malattie; ma generasi sospetto di cagiono sovra natura, quando persona sana, e bene attuate, di botti, senza malattia precedente, venga presa da gravissime convulsioni da maravigliose agitazioni di membra, e acutissimi dolori. Secondo, se vi si aggiungono bestemmie di Dio, e delle cose sante, e frapponimento di cose oscene. Terzo, la cognizione e la manifestazione di cose secrete, e sconosciute, massime avvenire, o in luoghi remotissimi avvenute. Quarto, la notizia e l’uso di lingue straniere giammai prima nè apprese, nè udite. Quinto, se spieghino un vigore superiore alle forze umane. Sesto, se per vomito, secesso, o altre guise di escrezioni, mandino fuori per varie parti del corpo mostruose, ed eterogenee sostanze, crini, legna, cera, vetro, spine, chiodi, selci, carte, aghi, ghiande, globi di stagno, pezzi di panno, lane aggomitolate, ovvero dagli occhi granelli di miglio, stoppa, piume, o altrimenti aghi, crini, carte dal pene, dall’utero, dagli orecchi».

Dai segni fin qui riferiti secondo la mente del Cesalpino, del Fernelio, del Fedele, di Federico Hofmann, cui vanno d'accordo il Settala, il Bustamantino, il Parèo, il Codronchi, il Sennerto, il Zacchia, intorno al distinguere i morbi sovrannaturali, si è potuto facilmente rilevare, che per comune consenso di tutti questi, negli affetti dal demone, gli effetti e l'esterno delle malattie sono in generale similissimi ai naturali, distinguendosene solo per alcune circostanze, che ne mettono in chiaro l'intima causa spirituale, e la loro vera natura. Cosi, a parte i casi in cui vi è rivelazione di cose occulte, uso di lingue straniere, o uscite dal corpo di sostanze impossibili a generarsi nel medesimo, o ad esservi introdotte, che sono i meno frequenti, i segni che manifestano l’operazione demoniaca, sono:

1.° Le cattive e le perverse fantasie che travagliano incessantemente, e contro volontà i pazienti (Cesalpino).

2.° L’impedimento, e l'avversione che questi provano verso le opero del divin culto (Cesalpino, Fernelio, Fedele).

3.° La commozione grandissima, che si osserva aver luogo nei medesimi sotto l'influenza delle preghiere, e dei sacri riti (Cesalpino, Fernelio, Fedele).

Rilevasi eziandio che le malattie convulsive prodotte da spirituali maligne cagioni sogliono mostrarsi per intervalli—che questi attacchi (sogliono offrire sembianza di epilessia, salvochè riman sana la mente, e non offesi i sensi (Fernelio, Fedele) — che in questi si raffigurano spesso distinte voci belluine (Fedeli)—che ragionevolmente deve sospettarsi di causa spirituale, quando simili affezioni si mostrino di botto, senza precedente malattia, in persona sana, o bene aitante (Hofmann).

Ora tutti questi segni, e circostanze essendosi verificate nel caso della giovane Fodrat, egli è evidente, che in esso vi era secondo la mente dei classici fondatissimo sospetto di operazione demoniaci; e che però l’autorità invocata dalla Consulta C'entrale dei medici più illustri, se ha inteso di appoggiarsene nel senso dei caratteri, che, secondo questi, si richiedono a distinguere le malattie demoniache, si trova invece militare contro il suo asserto e giudicato.

 

(continua)

 

 

 


[i] Omne igitur genus morborum ex maleficiis inferri posse superius ostensum est; qua autem arte a coeteris dignoscantur in quibusdam vero facile.

[ii] Il lettore che si occupi di studii medici osservi come tutti coloro che hanno in passato scritto di malattie demoniache abbiano osservati gli eccessi e le forme di epilessia — e conservano bene questo ricordo nelle ricorrenze dei casi di vera e falsa epilessia gli capiti di osservare in cui si producano fenomeni di catalessia spontanea o di convulsioni catalettiformi. Si mettano in raffronto le osservazioni scientifiche e mediche con i casi di epilessia-asmatica in cui si abbia riproduzione del corpo fluidico del paziente in lontananza. Vedi i casi di Lupo-mannaro ecc. Kremmerz.

[iii] Solent enim ita affecti divinis Ecclesiae ceremoniis non ita libenter interesse, sed ab his potius etiam cum a daemone conquiescunt quibusdam stimulis internis removeri.

[iv] Quaestiones Medico-legales. Lib. II. Tit. I, Quaestio XVIII, e tit. II, quaestio XIII.