MEDICINA  DEI

   

.I.

 

La forza animica guaritiva. — La fratellanza di Miriam. — L'uo­mo non vuole soffrire. — Le diverse teorie: gli spiritisti, i religiosi, i dottrinari. — L'autosuggestione del dott. Couè. — Si può avere a piacere un figlio maschio? — Un superuomo Cinese. — La trasplantazione, l'assorbimento e il riversamen­to. — L'aura guaritiva dell'uomo e di catene di uomini. — I guaritori popolari. — Non fatevi prendere dall'orgoglio. — La «Scienza Cristiana». — La fede dei guaritori. — Magne­tismo. — L'Amore. — Il Verbum.

 

Per mezzo del « Mondo Occulto », mi sono arrivate in questi primi sei mesi dell’anno (1921) parecchio lettere di ammalati che, attratti dalla singolarità delle spiega­zioni che qui e là, in libri e riviste, da trent'anni vado propinando, ai lettori che mi seguono, sulla potenzialità guaritiva della forza animica, che ogni uomo possiede la­tente nel proprio organismo, mi rivolgono domande sulla possibilità di guarire mali, che inutilmente i medici hanno cercato di sanare.

Affinché non sia frainteso, da quelli che non hanno se­guito il mio quasi assiduo lavoro di propaganda , credo utile di riassumere in poche righe le idee fondamentali di quel che ho sempre detto intorno a questo argomento.

 

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L'uomo, apparentemente costituito di un organismo fi­sico e di uno spirito o anima che pensa, soffre, gode e vegeta, ha in sé delle grandi virtù non sviluppate, per mezzo delle quali, saltuariamente, compie dei piccoli o grandi prodigi, quando, in condizioni eccezionali di ne­cessità, che determinano uno sforzo, queste virtù si mani­festano. Se l'uomo metodicamente coltiva lo sviluppo di queste forze interiori, può l'eliderle utili alla quotidiana esistenza. L'educazione magica o ermetica o animica rende più facile la manifestazione di queste forze attive ed ignote che, non ancora nel dominio della scienza officialmente nota, possono produrre una serie di realizzazioni miracolose in tutti i campi dell'attività umana.

Al 1898, escludendo tutte le adattazioni di questa po­tenzialità occulta dell'uomo a fini precarii e di utilità egoistica, ricostituii la «Fratellanza di Miriam », che, at­traverso differenti vicende, oggi conta discepoli in tutte le regioni d'Italia e parecchi fuori d'Italia. Scopo: adat­tamento delle forze occulte di ognun di noi e di catene di uomini convergenti a questa finalità sanatrice, a sollevare, curare e guarire, nei limiti del possibile, i dolori e le infermità dogli umani.

Non per sostituire, intendiamoci bene, alla scienza spe­rimentale una compagnia di facitori di miracoli per professione; ma per contribuire, gratuitamente, alle manchevolezze pratiche della medicina ordinaria e coadiuvare l'opera del medico ordinario in mille occasioni, in cui, i metodi universitari e terapeutici noti, sono insufficienti.

Esperimenti gratuiti, fatti nel doppio senso di aiuto agli uomini sofferenti e per fornire alla scienza medica dell'avvenire un materiale nuovo di esperienze di terapeu­tica fuori la falsariga del razionalismo esperimentale or­dinario.

 

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Ora tutti gli uomini, seriissimi, increduli o di natura mistica, quando soffrono o sono afflitti da un qualunque male, tendono a credere all'incredibile, pur di non soffri­re e nella speranza di guarire. Facondo a meno di ogni pro­paganda dottrinaria in questo senso logico che ho esposto in poche parole, tutti i mezzi che promettono il miracolo attirano l'uomo dolorante ad un esperimento. Così si ri­corre a domandare una ricetta agli spiriti dei morti, così alle fattucchiere nelle campagne, così ai santuarii più accreditati, alle madonne più miracolose e agli uomini che si credono investiti di poteri guaritivi di ogni ge­nere, per la loro vita di santità o per le loro conoscenze eccezionali.

L'esperienza, pur ignorando la causa di questi fattori nuovi che i malati provocano, dimostra che una percen­tuale sensibilissima delle cure di questa specie riesce trion­fante. Allora — il vizio costituzionale dell'uomo è di darsi una immediata spiegazione di ogni avvenimento por co­stituire una teoria generale — le spiegazioni sono state diverse e le teorie si sono moltiplicate — cose ottime per­ché tutto concorre ad arricchire la scienza dell'avvenire di ideo concreto o di adattabilità metodica.

Gli spiritisti, cioè i credenti nella continuazione pro­gressiva dello spirito dei defunti e alla possibilità di co­municazione tra viventi e morti, hanno tendenza a credere che lo spirito dell'uomo, diventando più libero e chiaro­veggente dopo che si è liberato dal suo corpo, possa ve­dere con precisione il male che ci affligge nelle sue cause, e suggerirci il rimedio, che, toccando e correggendo la causa, sani l'ammalato.

I religiosi, i mistici, più ligi al loro presupposto che la divinità può infrangere o mutare le leggi della natura a volontà, per grazia o por misericordia, domandano il miracolo puro e semplice, il miracolo classico. Dio creò il cielo e la terra, e Dio può ridurre il corpo di un am­malato in organismo sano. Il tipo classico del miracolo del Cristo.

I dottrinari invece, mettendo a profitto l'unica con­quista officiale della scienza, l'ipnotismo, credono che il potere suggestivo sugli ammalati ha tale efficace preponderanza nella guarigione di un male che tutto ai può at­tendere da esso.

Nella prima quindicina dello scorso luglio il dott. Couè di Nancy ha pubblicato sul «Matin» di Parigi una lunga relazione sui casi più difficili da lui curati con la suggestione. Egli cambia gli ammalati in medici di sé stes­si, e quindi li mette in grado di guarire « autosuggestionandosi ».

Il lettore che segue le pubblicazioni intorno all'occul­tismo non deve dimenticare che ci è stato un periodo, dopo Charcot, in cui la spiegazione di tutti i più difficili problemi dell'animo e del corpo si voleva trovare nella suggestione. Ci fu persino chi credette di dimostrare che i maghi non sono che degli autosuggestionati.

Un giornale così riepiloga l'articolo del dott. Couè:

« L'autosuggestione, che io pratico da venti anni, — ha dotto il dott. Couè — è un elemento docile di una potenza enorme. Qualunque cosa si dica non è la volontà che ci fa agire, ma l'immaginazione. Esistono in noi due esseri, uno cosciente, che è padrone della nostra volontà, e un es­sere incosciente, che dirige la nostra immaginazione. Ebbene, se vi è antagonismo fra le due forze, è sempre l'im­maginazione che vince. Si parla sempre di educare la vo­lontà mentre appare più importante di saper ben condurre la immaginazione. Pensate che è il nostro incosciente che dirige tutti i nostri organi. Se noi ci forziamo di ritenere che il nostro fegato o il nostro stomaco funzionano bene, essi funzioneranno bene ». Ecco in che cosa consiste que­sta autosuggestione: « Tutto le mattine e tutte le sere, mentre siete a letto, chiudete gli occhi per concentrare meglio la vostra attenzione e ripetete venti volte di seguito questa frase: «Tutti i giorni, da tutti i punti di vista io vado di bene in meglio! ». Secondo il dott. Couè questo metodo ha dato risultati prodigiosi: ammalati guarirono dal cancro; due giovani signorino videro rispuntare i loro capelli; tutti i casi di insonnia vennero guariti... Ma tutto ciò non basta: a tutti i benefizi dell'autosuggestione si aggiunge la creazione del sesso a volontà. « Una donna — dice il dott. Couè — può avere secondo il suo desiderio un figlio od una figlia e questo bambino può essere dotato di tutte le qualità fisiche e morali che essa vuole che ab­bia. Conosco un caso di questo genere verificatosi a Bor­deaux. Solo non bisogna dire io voglio tentare di riuscire. Bisogna dire: il nascituro deve avere queste qualità! ». Che più? il dottore dei « miracoli » non lo dice, ma l' « elisir » di lunga vita riposa probabilmente in grembo all'autosuggestione. Basta destarla ed alimentarla.

 

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Veramente questo di fare il figlio maschio o femmina a volontà non è proprietà letteraria del dott. Couè. La « Revue Mondiale » del 1° giugno ci presenta un super­uomo cinese «Tu-Se-Ka-Ki» il quale sarebbe un compe­titore di Alberto Eistein, perché nel 1886 pubblicò un'opera sull' « Identità dello spazio e del tempo ». Ora questo grande uomo giallo stabilisce che tutte le donne che si sentono incinte, se pensano fin dai primi giorni che vogliono partorire un maschio o una femmina, ottengono nei loro visceri la formazione della creatura secondo il sesso desiderato. L'autosuggestione finirà per rendere madri le donne che non hanno mai conosciuto un uomo e col prolungare la vita dell'uomo in concorrenza con Metusalemme che compì centotrenta anni e del re di Numidia che generò un grazioso marmocchio nero a ottantotto.

Ma, pur lasciando piena libertà all'occidentale Couè e al cinese Tarekari, non v'è da faticar molto per capire che volontà e immaginazione sono due fattori che agiscono in medicina come duo forze altamente ricostituenti l'or­ganismo, e che il limite della loro azione sull'alterazione del corpo fisico, in bene o in male, non è definibile, di­pendente ogni fenomeno del genere della potenza del suggestionatore o dalla impressionabilità del suggestionato. Però le antiche superstizioni e gli antichi metodi strego­nici per guarire gli ammalati, non sono affatto tutta una enciclopedia di metodi suggestionanti por guarire malattie, che, coi mezzi comuni della farmacopea officiale, non sono mai guarite.

Esistono fenomeni, in genero di guarigioni di ammalati, che tutti i medici hanno più o meno riccamente osservato nel corso della loro pratica e che non si sono spiegati con nessuna delle ragioni note.

 

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Tra i metodi curiosi adoperati in Magia, superstiti ri­cordi di altre epoche, v'è per esempio la « trasplantazione[i] » delle malattie e il liberarsi di un male e di un dolore riversandolo o lasciandoselo assorbire da un ani­male qualsiasi.

La « trasplantazione » è il modo di liberarsi di una ma­lattia trasmettendola ad un albero o un arbusto qualunque. L'individuo ammalato di gotta, taglia particelle delle un­ghie dei piedi e dei peli della gamba, pratica un buco nel tronco di una quercia annosa, vi mette nel fondo le « sue parti di corpo ammalato », e l'ammalato guarisce mentre l'albero intristisce o muore per aver assorbito la gotta. Il colonnello de Rochas, in uno dei suoi aurei libri, diceva appunto di questa pratica come esempio: un Ungherese volle saggiare, fece quanto sopra ho detto, e guarì. Que­sto è noto e documentato.

L' « assorbimento » o il « riversamento » si compiva in altro modo. Un ammalato di febbre, p.e., dormiva con un cane nel letto e il cane ne usciva con la febbre dell'ammalato guarito.

Di questi generi la letteratura speciale è ricca di esem­pii tanto numerosi e varii, che è facile immaginare come riesca amena, la lettura di cose così contrarie alla consuetudine medica contemporanea.

 

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Ma la concezione strettamente ermetica o magica di una medicina superpotenziale che dona la sanità o diversa.

Il fondamento è questo:

L'uomo esteriorizza un'aura malata se l'uomo è malato e sana e guaritiva se l'uomo è in perfetto equilibrio delle sue funzioni organiche o animiche.

Che cosa è quest'aura o irraggiamento? materia sotti­le; vibrante se è animata da un magnetismo di amore; guaritiva se diventa, in contatto coll'aura di un ammalato compensatrice degli squilibri che l'infermo porta con le cause del suo male.

Una « catena » di uomini sani può determinare una cor­rente della materia di cui è composta l'aura di ognuno dei componenti o dirigerla a sollevare le pone o i dolori di colui che volontariamente se n'è fatto recipiendario.

Per essere guaritore ermetico occorre dunque:

1.            Di possedere quest'aura vibrante, molto sviluppata.

2.            Di essere in completo equilibrio dello proprie forze attive, organiche o animiche.

3.                 Di avere innanzi a se un ammalato che accolga con amore questo sforzo di emissione che il medico im­provvisato manda a lui.

Questo in parole povere e senza lunghe elocubrazioni sul come e sul perché si possa guarire cosi, sulla forma­zione dell'aura o irraggiamento magnetico e equilibrante del curatore, sullo stato di accipienza dell'uomo amma­lato che vuoi guarire. Tanto per intenderci con chiarez­za ho ridotto l'esplicazione al minor numero di vocaboli possibile.

 

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Esistono degli uomini che per « natura », precedenti sto­rici del proprio spirito, o per vita di grande equilibrio mentale, fisico, mistico portano in sé molto sensibile e svi­luppato questo potere, che si riduce al possesso di un'aura riccamente compensatrice. Tra gli uomini di grande reli­giosità, di immensa fede o di elevatezza morale se no tro­vano copiosamente: solamente molti ignorano di posse­dere una virtù che può guarire un sofferente.

Non v'è paese che non conosca un guaritore, qui v'è un monacello ignorante che prega S.Pasquale, là una be­ghina che dice rosarii alla Madonna, là un villico solita­rio che parla con l'angelo. Di tanto in tanto spuntano dei grandi guaritori a cui sembra che sia tutto facile e che meravigliano pei loro prodigi compiuti con semplicità me­ravigliosa, con una pianta non contemplata dalla officina farmaceutica o con dei rimedi strani.

Per questo i guaritori si trovano in tutte le religioni, tra i maomettani, i cristiani cattolici, i protestanti, gli scisma­tici, gli ortodossi, nelle tribù selvagge e nei neri che si conservano ancora al primo gradino dell'umanità.

E' lo « Spiritus Dei » che sorvola e si manifesta nell'umanità, valle di miserie e di lagrime, e che non diventa proprietà di nessuna chiesa, di nessuna moschea, o di nessun tempio.

E' dovere di ogni uomo di accorrere, coll'aiuto delle sue forze, a tentare la guarigione di chi ne lo richiede, senza diventare orgogliosi o bestie da disprezzare medici o medicine officiali, per il solo entusiasmo di intravedere un uovo di Colombo, che può guarire, senza i corsi uni­versitari, malattie dichiarato dalla scienza incurabili o mortali a breve scadenza. La scienza, officialmente rico­nosciuta è il frutto di esperienze controllate nelle cliniche e noi laboratori delle facoltà di medicina; il medico dia­gnostica e suggerisce il rimedio riconosciuto efficace. E quest'opera non può essere dispregevole pel solo fatto che non raggiunge il suo fine guaritivo; qualunque persona che animicamente ha un'aura sanatrice sviluppala atta a far bene a un infermo, non è affatto un dottore ma un terapeuta, un « sanatore » che vivifica ed equilibra un degente. Inorgoglirsi di questa virtù occulta che è di tutti gli organismi umani, per sostituirsi al valore dottorale dei pratici e studiosi per esperienza, è semplicemente stolto. L'esaltazione dei mistici e la sufficienza di chi vede mi fenomeno di guarigione, ottenuto per il concorso della propria individualità occulta, preparano il discredito del medico ufficialmente riconosciuto, che serve anche di ga­ranzia pubblica contro l'ignoranza dei più e la ciarlata­neria degli impostori. In questo errore di discreditare la missione del medico ordinario non si deve cadere. La grande dote della nostra vecchia razza italica, è di non esagerare, ma il nostro gran vizio è di cominciare, in­nanzi ad ogni volgarizzazione nuova, con l'essere diffidenti e tardi a tentare la prova: riluttanti all'esperimento sem­plice, se si arriva ad avere una prima prova pratica della cosa annunziata, ci lasceremo guidare dal buon senso senza esagerare.

Altrove è diverso. In America la società terapeutica della « Scienza Cristiana », fondata dalla mistica Maria Eddy nella seconda metà del secolo XIX, conta più di 150 mila affiliati. Quando uno degli ascritti si trova in presenza di un ammalato, per primo atto gitta dalla finestra tutte le fiale e i vasetti di farmaci, dichiarando personaggi inu­tili i medici e farmacisti , e le droghe e i preparati al­trettanti veleni.

Noi crediamo biasimevole una esasperazione di entusia­smo settario, che esclude « a priori » qualunque collabo­razione coi praticanti officiali, cioè riconosciuti.

 

 

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Poiché il lettore intelligente, di stile italico, cioè non fanatico, deve capire che un po' tutti i credenti in qualche cosa, spiritisti, mistici, religiosi, ispirati, streghe, tutti hanno un po' di ragione addebitando a cause del loro co­lore immaginativo i risultati di guarigioni quando si ot­tengono. Chi fa delle prove di questo genere ha bisogno di « aver fede in qualche cosa fuori di lui » quando non ha la certezza, la sicurezza e quindi l'altra fede che ogni uomo ha un organismo nascosto che irradia il male e il bene secondo la sua elevatezza morale o il suo equilibrio nella legge equilibrante della Natura, la cui intelligenza è il principio creativo, il Dio personificato e antropo­morfo dei volghi religiosi.

L'ipnotismo ufficialmente accolto nelle cliniche non è il « magnetismo ». « Magnete » è calamita, cioè attrazione per simpatia, è un potere che non si vende a cinque lire il chilogrammo, perché è una espressione o esteriorizzazione di uno stato interiore dell'essere umano vivente, che secondo l'elevazione morale dell'individuo, diventa benefico o malefico agli altri uomini.

Volendo formarsi un'idea pratica di questo « magneti­smo » come proprietà di tutti gli uomini basta guardare intorno a noi, in qualunque classe sociale noi viviamo. Tutti gli individui che nulla società umana compiono azio­ne preponderante ed hanno un seguito sono dei soggetti magnetici attivi, che assoggettano la volontà altrui o le­gano le concupiscenti volontà degli altri alla propria. Tutti i caporioni politici, i condottieri di masse, i grandi rivolu­zionari, i duci di eserciti vittoriosi, gli eroi della malavita sono organicamente individui ricchi di magnetismo; la facondia, l'eloquenza, l'audacia negli atti, o l'eleganza delle movenze sono fattori e spesso espressioni di questo stesso magnetismo. Un artista eccezionale, che, ridendo o piangendo da un palcoscenico, fa ridere o piangere tutta la platea, è un soggetto magnetico attivo. La suggestionante attività di un gesto, di un suono, di una vibrazione di ac­cento, di una musica di parole che determinano nell'udi­torio il risveglio di idee concrete, sintesi di desideri e di appetiti comuni, non è che un esponente, un fattore, un mezzo di magnetizzazione.

V'è qualche momento in cui il potere suggestionante si confonde col magnetismo: è un'apparenza, perché nessun atto suggestionante diventa veramente effettivo se il po­tere magnetico di colui che lo compie non è vibrante.

Il carattere o la fisionomia del magnetismo più alto è l'amore. Amate e farete bene. Amate e il vostro magnetismo assopito si risveglia e genera il miracolo del bene. Odiate e sarete respinto inesorabilmente come un animale immondo. La purità nella splendente figura del Cristo è l'amore tra gli uomini; il suo trionfo o il regno simbolico del Dio Umano avverrà, sarà reale, vivo, vero, quando tutti gli uomini si ameranno e il magnetismo malefico che separa gli uomini sarà impossibile, perché l'amore non avrà notte. La pietà cristiana di Dante è l'amore, e l'ultimo verso del poeta è amore. Perciò è poeta divino.

Il medico — per ritornare al nostro argomento — è uno scienziato, uno studioso investito di una missione di amore. La parola « medicus » viene da « meder », che in latino vuol dire « curare, portar rimedio »; ora non si porta rime­dio a qualche cosa se non si ama la cosa; e meno i me­dici ciarlatani, egoisti, mestieranti, bottegai, una grande maggioranza di medici sono pionieri di amore.

Il « terapeuta », cioè qualunque uomo che ama un suo simile, è un medico amoroso per sola virtù del suo ma­gnetismo d'amore. I rimedii, le medele, le pillole, i bal­sami, i succhi di erbe, le decozioni acquistano potere se dati con amore; diventano tossici se dati e presi senza amore.

 

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La « Medicina Dei » è la panacea universale, un po' ricetta magistrale per i farmacisti della fine dei secoli: fede nella Grande Intelligenza Ignota, manifestazione della potestà creativa di Dio. Magnetismo d'amore a grande dose, e grande umiltà. Mercurio, Ermete, Serapide, Kons, lo Spirito Santo o gli spiriti dei nostri antenati pronun­ziano il «Verbum», il paziente lo accoglie e la resurre­zione della gioventù nella carne mortificata s'inizia e il portento è visibile.

Tutto il resto è accompagnamento orchestrale: dove il « Verbum » è accolto non occorre opera terrestre, né piante, né minerali, né estratti glandolari, niente. E' il Dio, il Grande, che viene nella corrente d'amore e sana.

Ritornerò sull'argomento; ma che il lettore intelligente mi comprenda o mi segua, perché per umile che sia il mio dire, non è bene che il vento lo porti via per dissi­parlo nell'infinito oblio.

 

 .II.

 

Il magnetismo fisico. — L'organismo umano è magnetico. — Piante e pietre. — La vita è nodulo o circuito magnetico. — L'aura è magnetica. — Amore e compassione. — La miscela delle aure nei contatti: simpatia, antipatia, malocchio, jettatura. — L'ipnotismo definito da Bernheim. — Il dott. Frumusan e la Psicoterapia. — La suggestione curativa per noi è onnipoten­te. — Vanterie e presunzioni mediche. — L'esperimento dell'Antifimosi. — Giudici incompetenti e pareri incompetentissimi. — La Psicoanalisi e la teoria di Freud: un metodo investigativo dell'incosciente e le cure psicoanalitiche.

  

Il benevolo lettore dei miei scritti è pregato di non commentarli come dei canti di poeti simbolisti. Faccio del mio meglio per esser chiaro e piano, se non vi riesco, la colpa è involontaria. Nella procedente breve chiacchierata sulla « Medicina Dei » ciò che non mi o parso sufficiente­mente compreso è il Magnetismo dei guaritori.

Il Magnetismo si studia in fisica, nelle scuole medie e nelle università.

Come il calore, il suono, l'elettricità si manifesta pei suoi effetti constatabili ed appartiene alla Terra, al siste­ma solare nostro o all'universo. Potrebbe quello che si chiama Magnetismo essere il prototipo della forza che in­clude tutte le energie della natura.

L'organismo umano, che è terrestre (humus è terra) ne possiede, in ordine alla sua struttura, come tutti i corpi viventi animali, vegetali e minerali[ii]. L'uomo ne possiede in proporzione all'armonia o alla discordanza fra i due fattori principali della ma piccola unità; lo spirito intel­ligente cioè e la sua carcassa di carne, ossa e pelle.

La faccia più vibrante e maravigliosa di Dio, del gran principio misterioso della vita universale, è il magnetismo, l'attrazione rinnovante l'avvicendarsi degli atomi infiniti, per la quale tutto è amore, creazione, vita e morte, trasformazione e rinascita. L'influsso tradizionale attribuito alle pietre preziose è magnetismo terrestre in ordine alla costituzione molecolare di esse. La virtù tradizionale attribuita alle piante dagli empirici primitivi alla materia medica attuale è magnetismo terrestre in ordine alle cel­lule vegetali, alla struttura della farina esteriore e della colorazione di essa. Il fascino del serpente è un saggio del magnetismo terrestre turbinante nell'organismo ani­male, e si riallaccia alla esteriorizzazione del magnetismo umano nell'uomo che può dirigerlo.

Ora il magnetismo di cui dispongono tutti gli uomini non ha niente a vedere con l'atto di addormentare un soggetto e farlo chiacchierare o suggestionarlo. Quando io ac­cenno a questo grande potere, che, in proporzione diversa, tutti possediamo, io mi riferisco alla sua manifestazione incosciente nel bene come nel male. Diventa un formida­bile agente terapeutico solamente che lo si voglia tale, so­lamente che ci decidiamo ad amare una persona, che soffra moralmente a fisicamente. Se alla ricerca indefinita della sorgente madre di tutte le manifestazioni di forze ed energie fisiche si vuole raggiungere l'unità, io non credo che si possa immaginare una cosa più sintetica del magnetismo in natura, che è magicamente sempre considerato come energia, forza, calore, suono, elettricità, tempo, spazio, di­mensione, movimento, vita: espressione di tutto ciò che si risolve in tante manifestazioni, a faccia diversa, della natura fisica e intelligente del mondo sensibile.

Ciò che di occulto in noi scaturisce la varietà delle forze che si riassumono nella, parola vita, dalla sensazione ani­male al pensiero, all'idea, all'immagine pensata, è magne­tismo conservatore, organico o trasformatore e creatore. I disordini magnetici sono determinazioni di infermità orga­niche e le deviazioni magnetiche per infrazioni manife­stano lo stato di morte, poiché il nodulo magnetico umano che definisce l'unità vegetativa e intelligente del corpo umano, dissolto nella sua concentrazione e continuità, ces­sa dalle condizioni di sintesi personale per rifugiarsi nelle parti costituenti l'unità disfatta. Potete voi deviare una corrente elettrica o interromperla o farla esaurire in un apparato di condutture che alimentano motori o lampade illuminanti? La morte è interruzione o cessazione o de­viazione magnetica che rompe o esaurisce il centro o no­dulo di una unità umana. Quando il corpo giace inerte, morto come unità pensante o vivente, la corruzione o pu­trefazione e fermentazione delle parti rappresentano la reazione magnetica che restituisce alla natura i residui materiali o i residui delle cellule e tessuti agglomerati per una sintesi distrutta.

Dunque Magnetismo è sintesi di energia e vita costi­tuente una unità umana — indefinibile il magnetismo, indefinibile la vita — il primo di sorgente universale, pa­dre e centro supremo di tutte le forze in natura sensibile;

la seconda procreata dal primo e si evolve o si arresta per ragioni inafferrabili, si interrompe come una corrente elettrica e svanisce nella dissoluzione della materia cor­porea che la manifestava.

Perciò ho detto al principio che tutti possediamo un potere magnetico ma in proporzione diversa, secondo la no­stra costituzione naturale. Questo potere costitutivo si este­riorizza con una irradiazione del corpo vivente, senza la coscienza del singolo soggetto, senza volontà palese, senza determinazione di bene o di male, eppure inesorabilmente tutti gli uomini portano ed espandono questa aura magne­tica, povera o ricca, che ci avvolge come un invisibile tes­suto di materia, vibrante la nota armonica o disarmonica che è il tono della nostra individualità magnetica. Questo io accennai in modo differente anche nel precedente scritto quando accennai che tutti i condottieri di popolo, i caporioni politici, i capi di eserciti vittoriosi, sono nature ricche di magnetismo, radianti un'aura pregna di vibrazioni, quindi attrattiva. Magnete è attrazione, calamita.

Vi prego ora, se sono stato felice espositore di una idea semplice del magnetismo, di guardare in che modo si può magneticamente influire su di un ammalato e rendere, nelle proporzioni del possibile, un contributo alla sua sanità.

Lo dissi: amandolo.

Non v'è bisogno di addormentarlo con passi e gesti da forsennato, basta volergli bene, compatirlo nel significato etimologico della parola. Compatire non significa fare all'ammalato un predicozzo per dimostrargli che voi siete dolente di vederlo alle prese coi prodotti farmaceutici e che gli augurato la pronta guarigione — compatire o patire insieme — path è la radicale di pati Latino, che vuol dire soffrire; ed è lo stesso patire di passione, sofferenza. Par­lare o non parlare, se lo stato dell'anima vostra è com­passionevole, la irradiazione magnetica diventa sanatrice. Due anime che all'unisono convergono in un solo pati­mento, si penetrano e si amano. Amore è passione, cioè sofferenza, disordine dell'anima in travaglio per compe­netrazione[iii].

Nella vita di tutti i giorni, nelle strade, nelle chiese, negli uffici, nelle officine, nei laboratori, nei ritrovi pub­blici, nelle famiglie, il bene e il male si produce per reazione o armonia magnetica tra le aure delle diverse persone che contrattano, contrastano, si odiano o si amano. Amare il prossimo è formola religiosa e morale — gli uomini di sentimenti religiosi praticano il precetto non amando ma tollerando la noia del prossimo, lasciando all'esteriore la impressione pia dell'uomo caritatevole che senza scomodo della propria persona può guardare un vi­cino di casa senza tirargli un calcio — ma amare il proprio simile magicamente[iv] è penetrarlo e compatirlo. Magi­camente questo amore è premio immediato — perché è ricambiato con un'onda di aure benefiche che danno sa­lute e ogni specie di bene.

Chi vive nella vita quotidiana in relazione con gli altri nomini e non è un'oca, deve esaminare gli effetti dei con­tatti, effetti non addebitabili alla volontà delle persone coscienti: — gioie, felicità, piaceri, infermità, sanità, dolori, disgrazie, sono causate per contatti — l'antipatia e la sim­patia sono indizio premonitore di una influenza personale magnetica per il bene o il male. Il volgo crede al molocchio che è sempre accompagnato dalla coscienza invidiosa o sottrattiva di colui che lo possiede. La iettatura è più vicina alla idea di aure umane che vampiricamente fanno male e producono il male inconscientemente.

Il guaritore è sempre circondato da un'aura magnetica che, equilibrata, influenza beneficamente un infermo. Senza passi magnetici sbalorditivi o roteanti, la semplice presenza di una persona ricca di magnetismo benefico compie tanto bene quanto non potrebbero mille fiale della farmacopea.

L'ipnotismo, la suggestione, l'auto suggestione non hanno a vederci con questo magnetismo che molto relativamente. L'ipnotismo è definito da Bernheim « stato psichico par­ticolare suscettibile di essere provocato che mette in at­tività o esalta a gradi diversi la suggestibilità, cioè l'attitudine ad essere influenzato da un'idea accettata dal cervello per realizzarla ». La definizione è un po' trampolina, ma è citata in tutti i manuali. Il sonno è provo­cato con effetti fisici, un disco girante, un globo luminoso, e il sensibile si addormenta — il suo ipnotizzatore in un certo punto voluto lo suggestiona, vale a dire gli presenta un'idea concreta e gliela fa credere e da sveglio gli fa realizzare questa idea imposta.

Per esempio: « il fumare sigarette, o signori, avvelena

lo stomaco. Tu devi sempre ricordarti, vedendo dei sigari, che il tabacco contiene la nicotina, la quale ti avvelena se fumi. Dunque tu ricordandoti di questo devi cessare di fumare e sentire un'avversione pel tabacco sempre ».

Così si opera per casi speciali e per infermità diverse.

Noi crediamo che l'azione della suggestione tanto ip­notica quanto magnetica, secondo la sensibilità del sug­gestionato e la potenzialità volitiva del suggestionante, o la suggestione allo stato di veglia debba e possa agire su tutte le infermità, niuna eccettuata — purché l'ambiente in cui il soggetto vive non agisca su di lui in senso con­trario alla suggestione accettata.

I medici delle università contemporanee non sono di questo avviso.

In un recente scritto il Dr. Prumusan[v] passa a ras­segna gli elementi della Psicoterapia attraverso i tempi, il periodo mistico delle religioni, pensiero mistico e reli­gioso svegliato nell'uomo debole ed inerme in faccia alla natura implacabile, nel quale la suggestione era l'appannaggio dei sacerdoti e degli stregoni. Poi: « la suggestione non è più religiosa. In tutti i rami della attività umana essa assume una parte insospettata ma potente... Opera a mezzo dell'insegnamento delle arti e, fra le scienze, la medicina eleva alla forza suggestiva del pensiero un culto che dopo i primi balbettamenti e fino ai nostri giorni non ha cessato di svilupparsi ». Nota che i vecchi medici agivano suggestionando, specialmente quando erano dotati di un talento speciale di persuasione che li rendeva pa­droni della volontà del malato; — che di medici di tal genere se ne trovano dovunque e in tutte le epoche, dei quali la storia ce ne racconta i trionfi dovuti certamente alla potenza di suggestione del loro cervello, mentre che parallela all'opera loro, taumaturgi, stregoni, indovini hanno esercitato sulla folla un potere irresistibile: ricorda Cagliostro, Mesmer, e i quasi nostri contemporanei. Ma­dame de Thèbes, Raspoutine, Philippe che hanno esercitato attraverso i loro illustri clienti una azione decisiva sugli avvenimenti storici dei nostri tempi... e poi tutto sommato rivendica il diritto di esercitare la psicoterapia per sug­gestione come appartenente solo ai medici a cui fa dovere di esercitarla nei limiti dei casi in cui è applicabile. E conchiude volendo determinare la zona delle sue realiz­zazioni certe:

« Non è vero che la suggestione possa guarire i disor­dini consecutivi a una modificazione organica delle nostre funzioni. Non può guarire un cancro, un'ulcera, un calcolo biliare o della vescica. Non può guarire nessuna malattia del sistema nervoso provocata da una modificazione anatomo-palologica, né la gotta, il diabete, l'obesità, l'arte­riosclerosi , alcuna malattia infettiva, nessun disordine causato da modificazione patologica dei nostri organi. Il suo dominio è ristretto, nettamente limitato e solo il me­dico può stabilire questo limite e determinare la modalità della sua azione ».

Così finisce l'autore col raccomandare ai medici di ser­virsi di quest'arma potente contro certi disturbi psichici e coadiuvante nella patologia generale, e fa voti che « se ne interdica l'utilizzazione a tutti gli illuminati o missionari di un'idea incompresa ».

Chi mi ha letto da trent'anni in tutto quello che ho pubblicato e detto, sa che io ho sempre inculcato il mas­simo rispetto pel medico esercente, che unisce alla bontà del cuore il patrimonio scientifico della dottrina medica riconosciuta. Ma le esagerazioni lasciamole nel calamaio o alla reclame degli specifici infallibili sui giornali dell'industria medica, coi certificati dei più noti pratici.

Chi è meno tagliato e preparato fra tutti a comprendere la psicoterapia nella sua pratica sperimentale è il medico, professore e maestro rinomato nelle università dove il misticismo scientifico (che è misticismo come tutti i mi­sticismi) spesso desta pietà ed ilarità. L'educazione del medico, con la continuità della tradizione dell'insegna­mento della medicina, si forma a base di dogmi assoluti vomitati dalla cattedra da illustri capiscuola che limitano l'universo alla conoscenza unilaterale dei loro studii con opinioni stereotipate. Peggio che andar di notte quando l'aridità tedesca ha avuto imitatori bigotti pei quali scienza vuol dire materia o fenomeni della più bassa materialità constatabili coi sensi più ottusi dell'organismo nostro, considerato come un apparecchio meccanico con labora­torio chimico interiore[vi]. Usciti dalle università i gio­vani negli ospedali fanno la seconda scuola della vita, imitando gli anziani, s'abituano alla consuetudine del ricettario, e pensano che devono vivere e, ad imitazione dei maestri, arrivare alla notorietà e alle grasse agiatezze, — ed è il momento in cui si diventa o umile cultore delle scienze mediche, con volontà assoluta di rendersi utile, con entusiasmo schietto di operare modestamente il bene — o si continua a fare il mestiere del medico e l'industria della medicina. Gli altri che continuano a predicare dalle cattedre perpetuano i dommi o pronunziano la parola scienza gonfiando la bocca come per mettere fuori un aero­stato libero e mastodontico. Ma altro è parlare e altro è morire; altro è scrivere libri pieni di parole cabalistiche e altro è guarire veramente un ammalato. Si predica contro il ciarlatanismo dei mistici e dei magnetizzatori, tra i quali abbondano persone piene di fede e di carità, capaci di sacrificare tempo, agi e pecunia per l'ideale di una missione, perché tra questi dei ciarlatani e impostori sono spesso mescolati; ma tra i medici di animo buono, capaci di dedicarsi con amore all'ammalato che li invita, quanti sacerdoti di Esculapio a tariffa di speculatori vi fanno pietà? quanti specialisti da reclame vivono certi­ficando che le pillole Palibrok e lo sciroppo Bum salvano i tisici dal sepolcro e ricostruiscono gli organismi ava­riati? E poi si è sicuri, se veramente la suggestione non li guarisce, che un cancro, un'ulcera maligna, la calcolosi epatica o renale son guariti dalla medicina anco chia­mando in aiuto la chirurgia? e la gotta, il diabete, l'arterosclerosi, le malattie nervose e la follia li guarirete voi che volete monopolizzare la suggestione disereditandola « a priori » come insufficiente a guarire questi morbi che a conti fatti non avete alcun modo di guarire sicu­ramente?

Noi non siamo di parere che la suggestione sia impo­tente a curare molti di questi mali, specialmente quando non v'entrano di mezzo i guastafeste sotto forma di me­dici scettici e beccamorti per indole che pronunziano la loro sentenza di morte o di insuccesso e vi mettono l'ammalato in un circolo di famiglia, dove tutti, per averlo detto il medico curante determinano una volontà collettiva che neutralizza ogni opera contraria, Jean Finot, scrivendo degli strumenti ignoti della felicità nel suo ul­timo libro « L'Atelier des Gens Houreux » scrive questi preziosi paragrafi:

« I medicamenti più fantastici, purché siano sostenuti da una reclame impressionante, producono sempre il loro effetto. E' inutile constatare il loro contenuto insignifi­cante e spesso controindicato. Essi agiscono lo stesso a causa dei sentimenti favorevoli acquistati ».

« Il Dr. A. Mathieu ci appresta, sull'argomento, un esempio tipico. A una serie di tubercolosi in un ospedale s'iniettò un siero qualunque battezzato col pomposo nome «l'antifimosi». I risultati furono prodigiosi. La tosse e le espettorazioni diminuirono sensibilmente e il peso dei malati aumentò di tre chilogrammi dopo alcune settimane. Lo stesso siero che non conteneva nessun elemento atti­vo, iniettato senza preparazione mentale dei malati, non dette alcun risultato.

« Si può così per semplice suggestione, provocare dei disturbi funzionali e delle lesioni all'organismo e anche una costruzione curativa dei vasi. Lo guarigioni ottenute con lo stesso mezzo, dell'espettorato sanguigno e princi­palmente quelle delle emorragie nasali (epistassi) sono le più frequenti,

« Uno spavento molto forte può uccidere, per sincope. Noi provochiamo lo stesso il rallentamento o l’accelera­mento dei battiti del cuore con la paura o la collera ».

La costatazione stupefacente che da cinquant'anni non è stato possibile far controllare dai superuomini inappel­labili delle grandi università fenomeni (spiritici o non spiritici) che tutti abbiamo costatati di certe nature spe­ciali di sensibili istero-epilettici, dimostra che tutta la caterva di sperimentatori che hanno visto, hanno fotografato, hanno mostrato impronte digitali o modelli di organi, per anni, deve essere votata ai manicomii se in buona fede e al bando se in cattiva fede. L'ultimo capolavoro del genere è la Sorbonne che smentisce l'ectoplasma pel quale il Geley tanto ha lavorato o scritto. Salamanca rinnova a Colombo la possibilità di raggiungere le Indie per una via non battuta. Ma che preparazione avevano i giudici per provocare e giudicare un fenomeno che ri­chiede un qualunque genere di fede per propiziarlo, quando i giudici assistono in guardia e sospettosi di essere presi per cetriuoli in aceto dai prestigi di un ciurmatore? E le inchieste dei giornali? S'intervista una celebrità che per tutta la vita non ha conversato che coi metalli, sali, provette, reagenti e alcali e acidi e si va a domandare: ma che ne dite voi? è possibile che gli spiriti possono far l'uovo con un pulcino vivo? E l'altra che seriamente risponde, che veramente essa non ha niente costatato mai e che le uova gliele preparava la domestica ma che patatì patatà le persone che hanno visto il pulcino nell'uovo dovevano essere certamente degli emorroidarii o dei ven­ditori di nottole!

Mi dicono che Marconi ha scoperto il telegrafo senza fili, e ora esperimenta il telefono dello stesso stampo; io non posso credere a una fandonia così monumentale, e siccome tra le mie conoscenze v'è il celebre fabbricante di mortadelle di Bologna senza carne di animali di nessun genere, lo intervisto su la possibilità che un Marconi possa fare uno sproposito di tale dimensione; e l'amico salcicciaio emerito, a cui i due emisferi hanno decretato onore, mi risponde sorridente; ma deve esserci il trucco, senza filo non si legano neanche le budelle dei sanguinacci. Vi garantisco che certe situazioni hanno del co­mico, perché non so per quale ragione si deve pretendere che professoroni che non si sono mai occupati dell'anima e dei poteri animici personali debbono avallare o respingere le cose testimoniate da un migliaio di persone, a dir poco, o non provenienti dai manicomii dei paesi civili!

Ma un'altra cometa è all'orizzonte. La «Psicoanalisi» di Freud.

Freud è professore all'università di Vienna, professore di neuropatologia e fondatore della « Psicoanalisi » tera­peutica delle nevrosi. Tutto a stile tedesco.

Freud definisce la Psicoanalisi come « un metodo di cura di alcune malattia nervose ». Ha preoccupazioni di terapia pratica e segue un metodo nuovo, va alla ricerca delle cause incoscienti delle psicopatie, e queste investigazioni le compie nella coscienza occulta del malato at traverso le manifestazioni dell' « Incosciente » Dalla se­conda metà del secolo XIX, coscienza, incoscienza, sub­cosciente, psichismo superiore e inferiore hanno turbato i sonni tranquilli dei psicologi; fior di lavori scientifici originali sono stati pubblicati in tutte le nazioni da spe­rimentatori in un senso o null'altro delle due scuole di Charcot e di Bernheim, sempre a base di suggestione e di ipnotismo. Con Freud cominciano ad essere studiate le manifestazioni autonome dell'incosciente senza ricorrere ai vecchi metodi. Il Freud cominciò con l'assistere alle esperienze del Dr. Breuer, viennese come lui, che ipnotizzava un'isterica o rimontava al ricordo delle cause che le facevano pronunziare frasi sconnesse e, apparen­temente, prive di senso. I risultati di queste ricerche decisero della vita del Freud. Trovò che la scuola di Nancy con l'ipnotismo e la suggestione ipnotica o allo stato di veglia non attaccava il disordine nervoso nelle sue cause occulte e remote, ma si limitava a dire all'ammalato: tu non hai più tale infermità, il tale fastidio, non devi più provare il tale o il tale altro malessere. Si procurava l'illusione della guarigione, non la guarigione. Si ricordò delle esperienze compiute dal Breuer e stabili la talking cure (cura per mezzo della conversazioni[vii]) che aveva dato sorprendenti risultati nelle prime esperienze. Quindi una maniera di psicologia nuova nell'esame dei fenomeni interiori delle manifestazioni esteriori, insospettate. Dall'incosciente, finora espressione un po' molto astratta e vuota, ha ricavato le manifestazioni ingenue dello sue idee conservate e nascoste, che provano un contenuto reale.

« Questo contenuto si forma di tutte le esperienze della vita anteriore, di tutti i ricordi, di tutte le tracce di av­venimenti vissuti, dei sentimenti provati in seguito o in occasione di questi avvenimenti, di tutti i sentimenti che non hanno soddisfazione. Queste esperienze, ricordi, tracce, sentimenti e desideri sono eliminati dalla vita cosciente, sia perché, avendo compiuta la loro parte nella vita dell'individuo, hanno perduto ogni necessità o utilità, sia perché incompatibili con le convenzioni della vita sociale, essi esporrebbero l'individuo che li facesse valere nella vita reale a pene e castighi che la società riserva a quelli che non si conformano alle sue prescrizioni ed esigenze. Respinti, ma non soppressi, questi sentimenti e desiderii acquistano in certe circostanze tutti i caratteri di germi morbosi e creano gli stati patologici conosciuti sotto il nome di nevrosi. Ciò che caratterizza questi stati è che i sentimenti e i desideri in questione, non potendo farsi palesi, a causa della repressione che non cessano di subire, sotto la loro vera luce autentica, si creano una uscita per vie indirette, sotto apparenze che nascondono la loro verace natura e conosciute sotto il nome di sintomi. Sma­scherare questi sintomi, spogliarli dalle apparenze ingannevoli, riattaccarli alla loro sorgente, rendere le loro cause e origini coscienti al malato — questo è lo scopo della psicoanalisi[viii] ».

Ma ingolfandoci in questo profondo pelago della nuova pratica psicologica, non potrei ricapitolare l’argomento interessantissimo in due righe, e lo spazio manca. Esaurirò in appresso l'esame di questo metodo pieno di sorprendenti meraviglie, esponendo il singolare processo di investigazione dell'incosciente adoperato dal Freud con gli atti mancati, l'analisi dei sogni (o ombre di Sinesio e Artemidoro gioite!) o la eccezione del « sessualismo infan­tile », idea sconcertante della psicoanalisi.

   

.III.

 

La riserva delle impressioni dell'incosciente. — Differenza del no­stro modo di vedere. — Il piccolo dio è in noi, nell'uomo storico. — Il Ka degli Egiziani. — L'animalità impura e la ra­gione pura di Cartesio. — La simbologia dei triangoli. — La Sfinge. — Freud e gli atti mancati o «lapsus». — Gli atti sintomatici. — La doppia personalità. — I sogni svelano la personalità occulta. — Per Freud i sogni sono soddisfazioni di desiderii sensuali. — Comincia l'oniromanzia medicale. — Freud la giustifica.

 

Perché il lettore possa seguire quanto dirò sulla Psicoanalisi del Freud, bisogna che io ricordi alcune condizioni speciali della filosofia magica — per non generare con­fusione tra quello che diciamo noi o le investigazioni del medico viennese.

L'incosciente, il subcosciente e la coscienza occulta dei psicologi del secolo passato, in gran buona parte vengono accettati dai nostri del secolo che corre. L'uomo ha in sé un fondo inesplorato dove (seguendo il ragionamento ma­terialista) da quando l'uomo nasce, vengono registrate tutte le impressioni, tutte le forme, tutte le idee che la nostra coscienza dimentica ed a cui non pensa più né l'uomo sveglio né il ragionante. Da questo fondo di riserve im­pressionato nella continuità dell'esistenza, di tanto in tanto sono riversate nella coscienza esteriore idee che ci sem­brano nuove, solamente perché noi, coscientemente, le abbiamo dimenticate al punto di non poterne più evocare il momento in cui ci hanno colpito. Di qui una serie di classifiche e di studii sulla memoria e i lobi cerebrali, meccanismi di queste registrazioni. Ora quando i psicologi (e il Freud e i psicoanalisti in ispecie) vogliono raggiungere l'incosciente di un malato psicopatico qualunque, intendono rimescolare, nell'ignoto profondo delle idee re­gistrate, tutto ciò che è stato dimenticato dall'individuo, ma di cui questi conserva l'impronta tesaurizzata dall'e­poca della sua nascita fino al momento in cui diventa oggetto di un'investigazione.

In altri termini: nel nostro incosciente non possono esservi registrate che impressioni posteriori alla nascita nostra. Ed è giusto, altrimenti la scienza dovrebbe am­mettere che, prima della nascita, noi avevamo il potere di percepire sensazioni ed idee e che quindi, dopo morti, noi possiamo, con eguale metodo tesaurizzante, continuare il rifornimento, ciò che varrebbe a sanzionare l'esistenza di un'anima eterna in noi.

Viceversa, la nostra filosofia ieratica o semplicemente pitagorica ammette come fondamentale l'idea che in noi una parte è antica e una seconda è recentissima. Questa parte antica (l'uomo storico) è il midollo, il centro, la fava dell'uomo esteriormente visibile, ragionante, non una co­scienza formata dalle sensazioni e dall'adattamento della sua mentalità all'ambiente in cui opera. L'incosciente, il subcosciente e il subliminale appartengono a quel campo astrale che è in noi[ix] da cui stillano di tanto in tanto tutte le meraviglie o i disordini più inconcepibili: la fa­villa del genio o l'esagerazione della follia. Individuate come nucleo, come entità, come persona questo campo e vi vedrete una unità storica dello spirito nostro attraverso tutte le esistenze trascorse.

La parola scientifica rappresentante questo individuo storico che è la nostra anima solare involuta in un nembo di nera nebbia, non è ancora fabbricata perché le parole devono fonicamente comunicare un'idea o ricordarla o evocarla; ma neanche nelle religioni contemporanee vi è una concezione della personalità storica in noi che non è anima sola o spirito o efflato puro, ma un insieme di materia, di spirito, di tradizione, tendenza e ricordo in una attività speciale che arriva alla nostra coscienza di uomini viventi e vegetanti come il mentore pei personaggi da com­media nei momenti più critici di oblio o di impotenza.

Il famoso « Ka » di Maspero e degli egittologi che gli egizii staccavano dal corpo umano morto per avviarlo alla conquista degli Elisi, fino alla ricomparsa di Osiride verdeggiante, è stato tradotto per doppio, vale a dire il du­plicato del morto, traduzione che per quanto imperfetta non è l'anima dei filosofi cristiani, perché il Ka è vita che sopravvive alla vita, se mi è permesso un bisticcio di parole. Il Ka è materiale in quanto sopravvive nel desiderio dei ricordi terreni, terra, casa, amore, passioni, comodi, lusso, divertimenti per evolversi e scalare gli Elisi o corbellando gli dii infischiandosene o incantandoli o vincendoli per ritornare alla vita terrena, compendiata nella tomba, per ricominciare nella lotta per il piacere o l'orgoglio, la resurrezione, dopo aver vinto o domati gli elementi ostacolanti o fatali rappresentati dalla divinità a teste di animali del cielo egizio.

Ed è tanta diversa questa concezione del doppio umano, sopravvivente al corpo morto, dall'idea dell'anima e del perispirito dei Kardechiani, che non è possibile concepirlo immateriale. Lucrezio, ironico, si contenta di osservare: il centro del tempio non è un dio, ma un gatto, un coc­codrillo, un becco, un toro, un cane. Clemente di Alessandria che non è un empio come Luciano, ne ripete pa­rola e idee[x]. Di qui i riti della bestialità sacra nei rituali secreti del tempio, la donna si univa col dio che prendeva la parvenza di animale, l'Ariete diventa l'anima vivente di Amon-ra o di Osiride, feconda le vergini ed è la sorgente della virilità degli dei e degli uomini. « Noi siamo fuggiti dall'Egitto impuro di animalità verso il de­serto della ragione pura dove ancora oggi erriamo con Isdraele[xi] ».

Ora l'Io occulto, pel quale molti ettolitri di inchiostro si sono versati dai filosofi, non è cominciato a far capo­lino nelle psicologie esperimentali più recenti che attra­verso i più arditi innovatori dei metodi antichi o netta­mente negativi o troppo metafisici e dommatici.

Io preferisco chiamare storico l'uomo interiore e vi ac­cludo tutto il lungo tragitto di vite sperimentali compiute, tutta la ricchezza di esperienza che la nostra coscienza sensuale non capisce o non ricorda. Quindi il nostro in­cosciente, per noi, è ricco di idee antiche, precedenti alla nostra reincarnazione ed, in più, delle idee immesse dalla nascita più recente.

Nella simbologia lineare dei cabbalisti, il triangolo col vertice in su è la vita palese, cosciente, visibile, sensibi­le. L'uomo che vive nella piena coscienza della ragione esteriore: l'uomo con la testa eretta al cielo, di sopra al livello del suolo. Se il triangolo è capovolto, come un cuneo infisso nella profondità della terra, inferiore al li­vello, è la vita occulta, misteriosa, nel buio non sondabile della morte dall'uomo, l'uomo vitale nel suo incoscien­te, l'astrale nebbioso, oscuro, profondo che non appartiene più alla vita esteriore e visibile. Il doppio triangolo, cioè penetrazione dei due in modo che il livello terreno si ferma all'intersecazione media dei lati, è il tipo del mago, uomo integrato tra l'apparente coscienza esteriore (trian­golo in alto) e l'occulto della sua coscienza (triangolo in­feriore) che tien luogo del dio occulto con tutto il suo ap­pannaggio di poteri[xii].

 

 

Bisogna capire il vero valore di tutto ciò per poter giudicare le conoscenze psichiche degli antichi centri se­rafici. L'umanità di oggi, prodigiosamente ricca e innovatrice nelle applicazioni meccaniche, fisiche e chimiche, è ancora balbettante nella conoscenza delle potestà intel­lettuali, animiche, psichiche della natura umana, le funzioni della quale si pretende in medicina di valutare con la stessa sonda meccanica e fisio-chimica delle tinture all'anilina o degli apparecchi per volare o per distruggere gli uomini in nome della civiltà e della prepotenza. Per svalutare le ricerche scientifiche di questi poteri dell'uo­mo, di specchiarsi interiormente nella sua storia, cioè in quello che ora si chiama incosciente, le dottrine profane non ammettono che controprove materiali, cioè materialmente controllabili — e sei lettori e gli studiosi persuasi della inutilità di questi procedimenti vogliono ricercare una via giusta, cadono dalla padella del materialismo scientifico sui carboni ardenti del misticismo religioso o spirituale che è il senso opposto e illogico del materiali­smo che si vuole evitare — poiché animalità e spirito, materia e santità, forze meccaniche e poteri animici non sono che elementi della unità vera dell'Esistente, che è la verità. Perché non comprendere la Sfinge: materia e poteri materiali, testa di donna e ali di aquila, spirito, immaginazione, arte, bellezza e artigli uncinati di leone?

Dunque per ritornare al nostro argomento, il Freud è il primo che sperimentalmente vuol sondare l'incosciente, consultare senza preamboli il «dio nero» che dorme nella profondità dell'essere umano, colui che fodera la coscienza del nevropatico di certe nevrosi leggere. E' un inizio. Io non dirò che il procedimento usato dal medico è sofistico, come qualcuno dei suoi critici[xiii] lo pretende; lascia­mo fare e esaminiamo il valore del metodo dell'opera che compie.

Come ho detto nel mio precedente capitolo, il Freud invece di sostituire nello stato ipnotico il nostro comando alla manifestazione disordinata e oscura dell'individuo occulto che si agita in un ammalato di nevrosi o di psi­cosi (senza lesioni); invece di dire: « io ti comando di cre­dere e sentire come io ti dico », il Freud vuol esperimentare un metodo opposto, scendere alla conoscenza delle cause, vuol sapere, svelare, denudare ciò che nell'interiore più profondo dell'animo si nasconde, e attaccare la causa della psicosi[xiv] originata da idee quasi sempre inconfessabili — inconfessabili non solo agli altri, ma allo stesso soggetto attinto dal disordine.

In che modo la nostra entità incosciente, armata di una volontà a parte (e volontà imperiosa, dico io, nei momenti di alte crisi) si manifesta alla coscienza esteriore, violan­done il controllo inibitorio?

Per due vie: per gli « atti mancati » (o lapsus) o pei « sogni ».

Gli atti mancati[xv] che cosa sono? Scrivere o pronun­ziare una parola che non è realmente quella che si vuol scrivere e dire — leggere una parola per un'altra, sentire una parola invece di un'altra realmente pronunziata — l'oblio momentaneo di un nome o di una qualunque pa­rola, di un progetto fatto e dimenticato — perdere o meglio non ritrovare un oggetto che si è conservato con cura speciale. Sono tutti una classe di fenomeni spiccioli, dice il Freud, che difficilmente hanno importanza e passano inosservati nella vita quotidiana, ma tutti questi fenomeni hanno un senso proprio. Cosi conchiude dopo due lunghi capitoli su questi atti mancati l'autore. Arrivano i lapsus per l'interferenza di due volontà, la cosciente e l'inco­sciente. Più il controllo della coscienza sull'incosciente è severo, più alla minima disattenzione la volontà incosciente sfugge come il fumo per la più piccola fessura del coper­chio. «Voi vorrete ben tener presente al vostro spirito queste limitazioni, perché da ora il nostro punto di par­tenza che gli atti mancati sono atti psichici derivanti dell'interferenza di due intenzioni, è il primo risultato della psicoanalisi. La psicologia non aveva mai supposto queste interferenze né i fenomeni che ne derivano. Noi abbiamo considerevolmente esteso il campo del mondo psichico e conquistato alla psicologia dei fenomeni che prima, non ne facevano parte », questo dice il Freud verso la conclu­sione dell'esame degli atti mancati[xvi] ed aggiunge che esistono molti altri fenomeni che si avvicinano agli atti mancati (o lapsus), ma che non possono chiamarsi alla stessa maniera; egli li chiama atti accidentali o sintoma­tici « essi hanno egualmente tutto il carattere di atto non motivato, insignificante, sprovvisto d'importanza e sopra­tutto superfluo. Ma ciò che lo distingue dall'atto mancato (o lapsus) è l'assenza di una intenzione ostile e perturbatrice che contraria una intenzione primitiva. Si confon­dono coi gesti o movimenti che servono ad esprimere le emozioni. Fanno parte di questa categoria di fenomeni tutte le manipolazioni, di apparenza inutile, come scher­zando, ai nostri abiti, a tali o tali altre parti del nostro corpo, a oggetti a portata di mano; le melodie che noi cantiamo appartengono alla stessa categoria di atti, che sono, in generale caratterizzati dal fatto che noi li so­spendiamo come li abbiamo cominciati, senza apparente motivo. Ora io non esito a dire che tutti questi fenome­ni sono significativi e si lasciano interpretare alla stessa maniera degli atti mancati o lapsus, e che costituiscono i piccoli segni rivelatori di altri processi psichici più im­portanti che sono atti psichici nel senso completo della parola ».

Questo accenno brevissimo sulla prima parte degli ele­menti della psicoanalisi bastano a dare una concezione approssimativa dell'investigazione alla maniera di Freud. Per mezzo degli atti spontanei, guizzanti, al di fuori del controllo cosciente e volitivo, l'incosciente e le sue inten­zioni si manifestano. Ma il Freud adopera le due parole interferenza e intenzioni[xvii], dunque egli attribuisce a que­sta zona interiore che si svela con lapsus e sorprese, delle intenzioni che sono atti volitivi, e definendo gli atti man­cati a certi oblii come il risultato delle interferenze, cioè incontro di due manifestazioni di volontà, una occulta e l'altra inibitoria palese e cosciente, dà all'incosciente (astrale), non il solo potere di ritenere immagini o im­pressioni, ma una potestà eonica, cioè una personalità capace di compiere gli stessi atti della personalità nostra cosciente. Questa non è la conclusione di Freud, ma la nostra, dal nostro punto di vista della filosofia magica — esame dei poteri impressionanti di una seconda persona­lità completa che rappresenta lo scoglio di tutte le filosofie. — L'uomo interiore è il papà (qui es, eris, fuisti) — l'uomo cosciente, inibitore per educazione, per idee in­culcate, per ambiente nel quale si vive, per rispetto alle leggi morali, alle civili, alle penali, alle religiose reprime ogni manifestazione della personalità storica appena que­sta (ed è il maggior numero dei casi) non vive consen­ziente alla direzione del personaggio interiore, ma esterno e cosciente.

Il Freud è persuaso che il controllo della volontà esteriore quando si è svegli non si fa né violentare né sor­prendere a lungo, da poter dare argomenti sufficienti ad un esame dei desideri o della volontà incosciente che l'educazione ci ha abituati a tenere suggellata nel più profondo del nostro essere. Il pescatore delle « Mille e una notte », tira nella rete una marmitta e la scoperchia; n'esce un gran fumo spesso, il fumo si manifesta e con­densa in una figura grande di un genio prepotente. Se aprite la pentola e mettete in libertà il personaggio miste­rioso che nel profondo del vostro essere si agita e si com­muove, ce ne vorrà prima che lo obblighiate di nuovo a rientrare nella pignatta. Alfonso Cahagnet, un bel tipo mistico di magnetizzatore, volle esperimentare una pomata a ricetta magica, un unguento con non ricordo quali stu­pefacenti; se ne unse la sera e aspettò; dopo alcuni mo­menti di sonno, un rumore secco di un coltello che si apre e una testa umana, orrida, insanguinata, rotola spa­simante sul letto. Che spavento! — del diavolo? dell'astra­le? degli spiriti? — si sarebbe dovuto persuadere che l'impressione demoniaca l'aveva realizzata un « tour de force » della sua personalità occulta che concretava una immagine se non meditata, per lo meno temuta. Ed il Freud per aver più largo argomento all'analisi, si attacca ai sogni come manifestazioni più complesse e concrete della natura della entità nascosta — il Saturno latente[xviii]. Se da svegli la coscienza esteriore ha bisogno di essere sorpresa in un istante in cui la sua attenzione di controllo severo si rallenta — dormendo, la coscienza non cessa il suo controllo, ma lo rallenta per abitudine. Allora il sogno si presenta a svelare i segreti desiderii di questo demone prigioniero soffocato dalla sorveglianza del proprio essere esteriore. Secondo il Freud (e non secondo noi e la nostra filosofia) il sogno è sempre la satisfazione simbolica di un desiderio, generalmente di un desiderio sensuale[xix]. Partendo dalle esperienze del Breuer[xx], si osservò che i sintomi morbosi di certi nervosi hanno un senso, un significato,  un valore  — e che questi malati hanno l'abitud­ine, come sintomi delle loro sofferenze, di raccontare i loro sogni. Allora si domandarono se i sogni non avessero anche essi un senso, un significato che dovesse studiarsi con attenzione — così Freud scrive: « lo studio dei sogni costituisce la migliore preparazione a quello delle nevrosi... il sogno per sé stesso è un sintomo nervoso e che ci presenta il vantaggio preziosissimo di poter essere stu­diato in tutte le persone che sognano, anche persone sane... E' così che il sogno diventa l'oggetto di ricerche psicoanalitiche; fenomeno ordinario al qual si attacca poca importanza, sprovvisto in apparenza di ogni valore pratico, il sogno si offre alle nostre investigazioni nelle condizioni più sfavorevoli... perché occuparsi dei sogni è un passatempo dispregevole e vi si vedeva in questa oc­cupazione un insieme di pratiche antiscientifiche indi­ziando di misticismo chi se ne occupava[xxi].

Eccoci in piena « oniromanzia medicale[xxii] ». Il Freud ha avuto il coraggio di richiamare l'attenzione dei neu­ropatologi e dei psichiatri sull'arte ritenuta per vilissima o sciocca di interpretare i sogni, roba da femminucce e buona pei numeri alla lotteria. All'epoca dei Medici a Firenze e di Carlo IX in Francia, la medicina sentiva ancora di filosofia e di scolastica — quando si curava un ammalato grave con due medici che si prendevano a pu­gni nella camera del moribondo, dopo una controversia filosofica per sapere se gli umori scendevano o salivano, se freddi o caldi, se acidi o neutri — la medicina conser­vava i secreti onirici, dovuti certamente a qualche praticone che ne aveva fatto incetta. Ma occuparsi di sogni oggi è una novità sbalorditiva[xxiii]. Freud riconosce che gli uomini di tre o quattromila anni fa sognavano come noi, e attaccavano ai sogni un'importanza che noi non am­mettiamo, e li consideravano come utilizzabili per indi­cazioni relative all'avvenire e da ricavarne auguri e pre­sagi. All'epoca dei greci una guerra non si iniziava che dopo aver preso conto dei sogni; una campagna militare, dice l'autore, senza interpreti di sogni era come ai nostri giorni una campagna militare senza mezzi di ricognizioni di aeroplani. Le spedizioni di Alessandro Magno erano accompagnate dai migliori interpreti. All'assedio di Tiro, Alessandro prese d'assalto la città e l'assoggettò dopo un sogno fatto alla vigilia di levar l'assedio, Il Freud osserva che tutti gli autori della scienza «esatta» (?) dei nostri giorni hanno studiato i sogni dal punto di vista di im­pressioni corporee per togliere loro ogni valore reale; cita il Bina, il Macry, il Wundt, l'Jold e il Morly-Wold che non approdano a nessuna conclusione incoraggiante, e si domanda « che cosa direbbe la scienza se apprendesse che noi vogliamo provare di scoprire il senso dei sogni? ».

Ma, caro lettore, non potendo esaurire l'argomento, come speravo e m'ero promesso, che lo spazio e misurato, con chiuderò nel capitolo prossimo questo colpo d'occhio, ra­pido sulla psicoanalisi rispetto alla nostra pratica magi­ca alla sua applicazione ai disordini psichici delle crea­ture umane.

 

 

.IV.

 

La memoria. — Diventiamo idioti alla presenza di S. Pietro? — Perché Freud ha fatto breccia? — Il sonno ricordo della vita intrauterina — I sogni. — Perché il sonno è parziale. — La «censura» nei sogni. — Osservazioni sull'impero censorio. — Il demonio della carne: Libido. — Ciò che non coincide con le nostre idee. — Il sonno ripara le dispersioni magnetiche. — Unità Centrale. — La grandiosità della visione degli illuminati. — La folgore visione di Zeus. — Il sonno nei malati.

 

Bisogna persuadersi che il professore titolare di psi­chiatria all'Università di Vienna non ha fatto opera inu­tile e poco coraggiosa iniziando un procedimento analitico dei sogni come espressione dell'incosciente astrale umano e riserva della memoria nascosta della personalità viva. La memoria, secondo i filosofi, pare che sia una proprietà dell'organismo vivente e ragionante. Se l'organismo mo­rendo si disgrega, se ne va in elementi o ceneri, la me­moria cessa con la vita organica. Questo, se fosse vero, dovrebbe far concepire l'essenza immortale dell'uomo (anima, spirito, jod) come sprovvista di ricordo di qualunque esistenza. Se ne dorrebbero sopratutto gli spiritisti, gli occul­tisti, i cristiani. Quando l'anima di un defunto si presenta al cospetto di S. Pietro, alle porte del Paradiso, la sua personalità è diventata quella di un idiota, non ricorde­rebbe quindi neanche se ha rubato, assassinato o fatto opere buone; ed a meno che non gli siano al defunto restato appiccicato le colpe come tanti cerotti, non ne ca­pirebbe gran che neanche il santo più virtuoso. La psichiatria, che vorrebbe dire «medicina della psiche o mente» è ancora, come gran parte della medicina generale, nello stadio investigativo, è arrivata a delle conchiusioni dot­trinarie e sperimentali importantissime, ma in quanto a terapeutica è meglio chiamare S. Giorgio che aspettare la guarigione di un demente puro e semplice con l'arte e le droghe scientifiche.

Certamente siamo lontani dalle epoche in cui tra ner­vosi, nevrastenici, nevrotici, malinconici e furiosi non si faceva differenza e l'unico e più importante rimedio era lo scudiscio; ora asili pieni di comodi, rispettosi della più accurata igiene, con docce, bagni, vasche, apparecchi elettrici e grandi provviste di calmanti eroici, sono non rari in Europa ed in America, ove si è arrivato con pro­cessi di rieducazione, a rimettere in una approssimativa normalità i meno bacati dei soggetti chiusi negli asili. Nella nostra Italia bella, non sono mancati ne mancano medici alienisti di grande valore, animati da una carità veramente sovrumana, che dedicano la loro intelligenza alla cura dei disordinati mentalmente e dei pazzi della forma più grave, con tare ereditarie che la povera sa­pienza umana non può cancellare e far disparire. Ecco perché il Freud è riuscito, con una breccia fatta nella cinta della psichiatria classica, che è sempre inattesa del rimedio o del metodo infallibile per raddrizzare i cervelli a molle e a sorprese; per avere un successo che nessuno avrebbe sperato, di vedere accolto i sogni nel bagagliaio scientifico. Fa ricordare Lombroso quando si ispirò alla fisiognomia di Giovanni Battista Della Porta!

« Il sonno, dice l'autore, è uno stato nel quale il dor­miente non vuol niente sapere del mondo esteriore[xxiv] ». Definizione originale che non rassomiglia punto alle vec­chie, non è uno stato patologico né fisiologico; è secondo il Freud un atto volitivo incosciente o cosciente, la vo­lontà di isolarsi, di uscire dalla corrente delle sensazioni per contatto o per ragionamento; ed egli aggiunge: « noi ci immergiamo nello stato in cui ci trovammo prima di venire alla luce. Qualcuno tra noi si accartoccia e dà al suo corpo, durante il sonno, un'attitudine analoga a quella che il feto ha nel ventre materno ».

Uomo di scienza ed osservatore, il Freud, tendente in­volontariamente a proclamare un'individualità occulta, non rimonta che allo stato fetale come origine prima delle sensazioni dell'essere. Non riconoscendo una personalità storica nell'organismo in fabbricazione nella matrice, non ammettendo nell'elaborazione di un corpo di nucleo centrale come embrione di uno spirito già vissuto, carico di ricordi di esperienze buone o pessime, egli nella posizione del dormire nel letto con le gambe e le ginocchia pie­gate, come se volessero toccare il mento, vede il ricordo cosciente di una volta e poi passata all'incosciente, la memoria di mia posizione protettiva e magneticamente isolante, come si volesse costituire un contatto di estre­mità[xxv] per rigenerazione; poiché il mistero del sonno non è nello stato di essere addormentato, ma nella rina­scita delle forze esaurite, quando ci si risveglia: enigma a cui nessuno ha risposto esattamente.

« Non riuscendo, dice l'autore, a determinare lo stato di riposo completo, il dormiente sogna e questi sogni hanno o un senso troppo chiaro o sono incoerenti o non ne hanno nessuno. Allora bisogna interrogare il sognatore e domandargli ciò che il sogno significhi.... Io vi assicuro che è possibilissimo o anche verosimile che il sognatore sappia malgrado tutto, ciò che il sogno vuol dire, ma non sapendo di sapere, crede d'ignorarlo ».

Allora bisogna interrogare, l'interrogatorio investigativo, analitico che rimonta alle origini delle idee immagazzi­nate, non confessabili, che l'uomo non arriva neanche a confessare a sé. Ma i sogni molte volto sono interrotti, presentano delle larghe interruzioni, lacune inesplicabili e il Freud dice assolutamente: « bisogna incriminare di queste interruzioni l'intervento della censura dei sogni ». La censura è un elemento importante perché esistente e reale. Freud non ne determina la psicologia, ma il solo valore psicologico, attivo. Della censura, voglio dire, non ne conosce il freudismo che l'atto.

Completo l'idea da un punto particolare di origine, perché a quelli che fanno pratiche magiche e a coloro che studiano i così detti medii, le mie poche osservazioni possono aprire lo spiraglio di maggiori o più ricche riflessioni. Quindi lasciamo per poco il Freud.

Se nell'embrione che si sviluppa in una donna e per­corre il suo cammino da infante ad adolescente, si am­mette che sia inclusa un'anima vecchia, una che ritorna sulla scena della vita dalla rappresentazione di una commedia umana precedente e chiusa; se si ammette insomma la reincarnazione degli umani, bisogna convenire che l'adattamento al gruppo familiare o sociale nuovo o al ria­dattamento al vecchio rappresentano due fatiche di intensità differente.

Nel primo caso, se la famiglia o il gruppo sono nuovi per il bambino, è solo l'educazione o l'abitudine alle nuove forme ed idee che agisce, inverniciando con uno strato nuovo la personalità anteriore che è posta non solo a tacere, ma a sonnecchiare e poi a dormire. La libertà in natura è limitata dalle condizioni fisiche e dall'ostaco­lo, pur tutte le creature di ordine inferiore. Ma la libertà psichica, la libertà di espansione di tutti i valori positivi della psiche umana e della esplicazione di realtà viva dei poteri mentali, trova una limitazione completa e complessa nell'atmosfera della società in cui l'uomo deve vivere.

Fatto il paragone di una famiglia operaia e di una so­cietà aristocratica; di una semplice famigliuola religiosa, puritana, bigotta e di un'altra di scapigliati e zingareschi. Per quanto i valori mentali di ognuna di queste tante persone in origine sieno identici, le idee praticate da ognuna sono talmente differenti che la concezione della vita è tanto varia, tanto difforme da un elemento all'altro, che se non esistesse un livellatoio apparente e violento e minaccioso nella sanzione dei costumi e delle leggi, la vita sociale sarebbe impossibile.

Né basta. Quello che noi vediamo del nostro vicino è la maschera, ciò che sta dentro è un mistero, un ignoto insondabile. Se questo misterioso e sconosciuto animale interiore non diventa un continuo pericolo è per ragione della educazione e dell'esempio e delle abitudini che co­stituiscono un imperio sensorio su tutti noi. Generalmente assume una forma sentimentale, di origine religiosa non violenta — spesso sentimentale per pudicizia e per orgo­glio — nei momenti terribili delle convulsioni sociali l'im­pero censorio si affievolisce, rallenta, si arresta e gli esseri selvaggi che hanno fatto i galantuomini fino ad allora diventano feroci, violenti, immorali, e gente da forca.

Questo ostacolo censorio, preesistente o recente, è un enorme ponte che divide l'uomo ordinario dai tentativi delle esperienze di magia — perché l'ostacolo non è sola­mente spirituale nel senso ordinario della parola, ma ha potestà su tutta la vita fisica e mentale — influenza la riuscita nella vita pratica come un potere inibitorio ra­gionante — altre volte istintivo, più sovente per sentimen­talità — ha cento facce diverse ed è di origine imitativa. L'atto censorio odierno come esempio diffuso: moltissimi che hanno sete d'istruirsi per poi praticare, e non trovano mai il momento di farlo. Come esempio tra coloro che vogliono diventare reintegrabili nei loro poteri, che fanno un mondo di studii, che finiscono per saper tutto, e tutto saper fare, e finiscono col non far mai niente. In quelli che si danno alla medianità del tanto laudato spiritismo, l'impero consono si manifesta nel medio con le proibi­zioni che lo spirito guida impone; l'unico spirito vero del medio è quello che rappresenta il suo incosciente in lotta con un ostacolo inibitorio che a volta appartiene alla en­tità storica del medio stesso e a volta alla sua coscienza immaginativa. Ne racconterei di curiose, ma ritornando al Freud, la censura per lui è di un significato limitato allo svolgimento dei sogni nella loro rappresentazione sce­neggiata o immaginosa. La censura del Freud è un potere autonomo che « prova sempre di attenuare nel sogno pro­prio ciò che più particolarmente ci interessa. Vale a dire la «libido», cioè il nostro desiderio più nascosto, più in­timo[xxvi]. La pratica della psicoanalisi in queste lacune censurate ricerca per causa e trova l'istinto del sesso o la libido interpretando « dopo esperienze ripetute un numero assai considerevole di traduzioni costanti degli elementi simbolici del pensiero incosciente del sogno ».

Questa esposizione che io compio nella maniera più breve e chiara, assume una mole che non mi era proposta di raggiungere; perché io non considero questa teoria del Freud che nei rapporti alla psicologia degli studiosi di magia e dei praticanti di ordini o fratellanze isiache — e devo, pur convenendo che la psicoanalisi invado il campo della nostra filosofia e trasporta elementi di questa in quello scientifico — separare le concezioni del dottore vien­nese dalla maniera concreta, con altri elementi di pratica nostra. E questo, in un argomento in cui pseudo scienziati hanno scritto bubbole da prendere con la forcina, diventa di capitale importanza quando il sonno, il sogno, l'interpretazione dei sogni vanno a diventare parte di una ap­plicazione terapeutica che domani avrà numerosi cultori e aderenti, specialmente nelle cure delle malattie nervose e dei disordini mentali di eccezione, per desideri nascosti determinanti, psicopatie gravi, vite di anormali in avvia­mento a suicidi o ad asili di mentecatti.

Già ho detto dell'originale definizione del sonno, nella teoria psicoanalista; prettamente guardando alla forma sintomatica che ci invita a dormire, la nuova scuola si arresta alla considerazione che la tendenza biologica al riposo sembra consistere nella stanchezza fisica. Quel sembra e del Freud. Il carattere psicologico del riposo, nel disinte­resse o nell'estinzione dell'interesse del mondo esteriore[xxvii].

Questo è il punto controverso del sonno naturale (non credo che vi sia bisogno degli aggettivi biologico e fisio­logico) e del sonno magnetico e del sonno ipnotico.

Sonno naturale e le altre due modalità per chi fa quello che noi ci proponiamo di compiere in noi, nella nostra educazione magica, devono essere esaminati con elementi di critica diversa: mi propongo da tempo di scriverne ampiamente, come, e dal punto di vista nostra speciale, nessuno ne ha ancora parlato.

Si dorme per rifarsi dello sciupo delle energie vitali, fisiche e psichiche. Il disinteresse del mondo esteriore che concilia il sonno, secondo la definizione del Freud, è conseguenza dell'esaurimento delle energie, esaurimento con preponderanza psichica o fisica, secondo i casi, di­spersione sempre di quella irradiazione magnetica che esaurisce il nucleo che è dotazione di ogni uomo. Dissi in altra parte di queste conversazioni che cosa deve in­tendersi per nodulo magnetico, e come questa quantità di energia specifica sia in rapporto col magnetismo dell'uni­verso. Esaurita la riserva di magnetismo col dispendio di ogni forma di forza e di azione che il nostro corpo com­pie ed esteriorizza, nasce il bisogno di rifornimento. L'arcano della ripresa delle forze è, nella sua meccanica di autonutrizione, concepibile perché spiega il risultato di rivificazione delle forze umane, dopo un sonno anche brevissimo e leggero; ma non è dimostrabile coi metodi ordinari di dimostrazione scientifica delle università e dei laboratori.

Nessuna teoria vitalista anteriore e posteriore a Claude Bernard, si è mai approssimata alla concezione della vi­talità sintetica di un uomo ad un centro, nodulo o cellula magnetica, costituente l'essere, e in relazione di ripercussione e rifornimento con un centro magnetico terrestre, che a sua volta si rapporta al centro magnetico dei mondi planetarii e stellari e dell'universo intero. Questa teoria fa parte della dottrina illuminista delle logge ora scomparse dall'Europa, ma da queste apprese dall'insegnamento delle scuole magiche osiridee, propriamente di origine italiche, e passate insospettate, fino alla seconda metà del secolo XVIII, e ritornate poi nell'ombra della storia tanto che ora non si sa dove stiano e se ancora esistano. Una teo­sofia illuminista occidentale con una teoria come questa che per la prima volta io sorvolo in maniera più chiara, non farebbe desiderare le mistiche metafisiche dell'oriente — e porgerebbe alla concezione scientifica dell'universo il contributo di una intuizione o visione di un magnetismo universale in cui elettricità, calore, suoni, correnti ed onde, movimenti molecolari o di masse atomiche, la vita dell'u­niverso nell'universo infinito, nell'uomo, nelle piante, ne­gli animali di qualunque ordine e sottospecie, nei cristalli, nei minerali, nella formazione dei cangiamenti del sottosuolo, degli elementi costituenti le gomme rare, il radio, le condensazioni di luce, di energie trasformate in riserba di vitalità inesplorate dalla medicina umana — sarebbero concepite come modalità di una legge unica e immensa che la manifestazione di Zeus, la cui espressione è la fol­gore, luce, calore, suono, moto, distruzione e dissolvimento, nelle greche mitologie sintetizza.

Unico Centro di energia.— Unico Magnetismo.

Non unità delle forze, ma unica forza centrale di vita di cui tutte le espressioni non sono che stati di essere. L'Intelligenza Pimandria dell'Ermete, parte predominante della distribuzione, causa degli adattamenti e delle varia­bili rapide forme delle unità specifiche.

Il sonno è la condizione indispensabile per rifornirci delle energie sciupate. Tutte le dispersioni delle nostre energie sono correnti accumulate di magnetismo vitale, che si esteriorizzano per entrare nel grande invisibile fiume delle vibrazioni terrestri ed universali per risalire al centro universale della vita. Se l'integrazione dei poteri umani può condurre alla formazione del mago, riserva vivente di forze attinte a sorgenti più ricche di energie; una semplice progressione delle ricchezze magnetiche accumulate in noi, con una provocazione di atti e attra­zione di entità non umane, può rendere possibile la medi­cina divina o l'ermetica, e renderci utili a tutti i soffe­renti che ricorrono a noi.

Preghiere, invocazione di santi, di spiriti, di madonne, a volte di demoni e di entità astrali sono ferri vecchi inutilissimi a tutte le persone che ignorano, che non escono dalla cerchia religiosa della loro religione o dall'ambito superstizioso della loro tribù. Ma sapere che noi siamo centri di vita, irraggianti, attingenti nella vitalità intelligen­te e pimandria del centro inesauribile del mondo universo, ci fa concepire il valore del Signore delle cause come il dispensatore più largo, più nobile, più incommensurabile che mai immaginazione religiosa e mistica ha sentito.

Nei malati ogni crisi che risana si compie nel sonno — un dolore non sparisce che nel sonno, lo stato di coma è uno stato di sonno in cui i centri nucleari magnetici lot­tano per un rifornimento che non arriva, — quando i mezzi costituenti l'organismo umano, come centro di ma­gnetismo, diventano incontinenti, il dissolvimento è pronto.

 

 

 

 

[i] Vedi nel «Commentarium» (1910) gli scritti di M. G. Paolucci su tutte le varietà di queste pratiche.

[ii] Non a torto, né fantasticamente il creato universo fu chiamato « macrocosmo » e l'uomo «microcosmo». L'uomo rispetto al mondo si può considerare come contenente tutti gli elementi e le energie universali, più l'uomo ha in se la « mente » (mens) e lo « spirito » (spiritus); in alto, il cranio è il « cielo » (coelare) ove si nasconde il piccolo dio (iod, Geova, Giove) nella relatività della temporanea sua incarnazione (il cristo o l'astaroth o il de­mone). Gli uomini differiscono fra loro per il differente dosaggio di combinazione tra il principio spirituale e l'elemento materiale grave, a questo dosaggio concorrono la storia dell'unità spirito che lo rende più o meno potente, perfetto o assonnato; l'eredità fisica e morale dei genitori e degli antenati di essi, l'ambiente in cui l'educazione spirituale e fisica si compie. Il magnetismo di­sponibile in un uomo è sempre in rapporto di quantità e potenza con la proporzione di dosaggio tra spirito e involucro. Il conce­pimento e fin dal suo inizio magnetismo folgorante e fissante un nodulo magnetico che è una « vita ».

[iii] L'egoismo è la negazione dell'amore. L'egoista come più alta manifestazione di amore non riconosce che il possesso, e se esagera questo amore divora o distrugge l'oggetto amato. Le na­ture di povero magnetismo, come certi organismi passivi che hanno bisogno di un padrone, sono asservite per necessità dalle nature più vampiriche e restano schiave per peso specifico del proprio metallo. Ciò dimostrerebbe che gli uomini non possono considerarsi eguali tra loro, ne possedere le stesse facoltà.

[iv] Non dimenticare che magia è sapienza. Amare magicamente vuol dire sapientemente perché si ama sapendone il perché. Amare religiosamente è stato di tolleranza per paura che un dio forte ci tiri uno scapaccione. Amare l'utile e il diletto fino a quando non si esauriscono entrambi per poi passare ad amore novello è proprio della natura umana nella sua espressione più genuina, di egoismo da animale intelligente! Le rivoluzioni, le guerre, le in­vasioni, i periodi convulsionanti dell' umanità mettono alla luce spudoratamente tutti gli egoismi della bestia umana, la quale non è mutata che alla superficie per tanti secoli di avviamento alla civiltà. L'uomo in società retta da leggi morali e severe ha ver­gogna perfino di confessare a se stesso quel che di dentro punge, ma appena può trovare il pretesto della violazione o può com­piere senza paura di tradirsi, ridiventa selvaggio secondo natura. In questo le osservazioni di Freud, di cui parlerò più innanzi hanno senso di realtà.

[v] « Revue Mondial », n. 20 anno 1921.

[vi] Il tipo dello scienziato illustre, ragno di laboratorio, fama indiscussa e serenità olimpica perché si sente parente a Giove, è un personaggio supremamente interessante per la sua psicolo­gia, a volta bambinesca, a volta sacerdotale. Non vive coi tempi, non si occupa che poco degli altri che lavorano, non è al cor­rente di niente, e certe volte facendogli un qualche discorso in cui credete di interessarlo vi trovate di fronte ad un ignorante che fuori l'orbita dei suoi clisteri quotidiani non capisce niente, perché fuor di lui e del suo piccolo mondo accademico, egli non vede sole.

[vii] Notizie prese dalla prefazione del Dr. S. Iankelevitch alla « Introduction a la Psychanalyse » du Dr. Sigm. Freud.

[viii] idem, vedi S. Freud: « La Psichanalyse », 1921.

[ix] Ricordarsi Astrale = senza luce, oscuro.

[x] Dimitri Mèrejkowsky: « La joie celeste de la terre » trad. di M. de Grammont.

[xi] Idem.

[xii] Nel « Dogme et Rituel de l'Haute Magie », Eliphas Levi ricostruì in disegno personificando le immagini, la superiore e l'inferiore, per esplicare la doppia testa del «Sohar», che in so­stanza nella simbologia lineare corrisponde ai due triangoli in­trecciati, che si trovano come ornamento al posto della croce su alcune edizioni di bibbie stampate dal 500 all'800, e che forma­no dall'altro lato il pentacolo della Massoneria. Nei volume del « Mondo Secreto » del 1898 (pagg. 80 e 81) riprodussi i due di­segni e li annotai. I tre punti massonici sono i tre angoli del triangolo esterno.

[xiii] Dubujadouz lo chiama prettamente sofistico, ma se vogliamo delle novità non ci creiamo ostacoli con preoccupazioni filosofiche e di metodo. Il Kostyleff, il Delage, il Regis e Hesnard mi sem­brano preoccupati.

[xiv] Non dimenticare che per questi psicologi non esistono nel nostro incosciente impressioni o idee anteriori alla data di na­scita. Io farò vedere in seguito la differenza degli apprezzamenti dei due modi diversi di definire l'incosciente.

[xv] Il traduttore francese il «Die Fehlleinstungen» tedesco tra­duce, per mancanza di una parola corrispondente, per atti man­cati. Io credo che si possono comprendere, con un poco di buona volontà, tutti gli atti mancati nella parola «lapsus»: errore per inavvertenza. Lapsus in latino è propriamente il cadere; lo sdruc­ciolare, il guizzo dei pesci, delle anguille, del lampo, che sor­prende perché non avvertiti a tempo; infatti gli « atti mancati » del traduttore francese, non sono che errori che ci sorprendono, all'improvviso, nella nostra attenzione cosciente, il « lapsus ca­lami » e il « lapsus linguae » delle nostre antiche classi di latino erano mancamenti di attenzione.

[xvi] Cap. IV. — L'A. usa la parola « interferenza » come meta­foricamente presa dal fenomeno ottico in cui l'incontro dei raggi luminosi distrugge gli effetti di luce. «Interficere» in latino è uccidere, per met. annullamento, indebolimento.

[xvii] Vedi nota (15).      

[xviii] Il « Lazio da latendo »: perciò nel secreto linguaggio del­l'Urbe, il «Latium» è il nascondiglio del nume.    

[xix] Dubujadoux  l. c.

[xx] 1880-1882 Come accennai nel capitolo precedente dal Breuer il Freud iniziò il sistema (che lui presenta come il grande siste­ma) di psicoanalisi.

[xxi] Introd. cap. V. e le cinque conferenze sulla Psicoanalisi fatte in America nel 1909.

[xxii] « Oneiros  » gr. sogno, quindi oniromanzia e onirocritica arte di spiegare i sogni. (15) Di quell'epoca per es. è il seguente; Sognate di fare un bagno? è arrivato un raffreddore di testa e di petto. — Uscite dall'acqua asciutto? sarete subito guarito. — Affogate? il flusso catarrale vi uccide.

[xxiii] Di quell’epoca per es. è il seguente: Sognate di fare un bagno? è arrivato un raffreddore di testa e di petto. – Uscite dall’acqua asciutto? Sarete subito guarito. – Affogate? Il flusso catarrale vi uccide.

[xxiv]  « Introduction a psycanalise » pag. 88. Gli altri brani che cito più innanzi sono presi da questa opera.

[xxv] Il bambino che ha freddo e va a letto, si raggomitola nella posizione del feto, e non disperde né magnetismo né calore, — quando un essere debole cade mentre un altro più forte colpisce o tenta di colpire, l'atto di nascondere il capo, come nella posi­zione fetale, istintivamente è la ricerca della difesa nel circuito magnetico umano.—I bambini poveri, abbandonati, nelle grandi città moderne, costretti a dormire in luoghi appena riparati dalle intemperie e dal gelo, si raggruppano come massa di lombrichi; andateli a sorprendere nel cuore della notte più densa e resterete sorpresi come involontariamente i gruppi di due e di tre tendo­no a formare circoli chiusi che li proteggono con una circola­zione più intensa di magnetismo a corrente protettrice.

[xxvi] Op, e. pag. 154-155. In un'opera più recente: «Tre saggi sulla teoria della sessualità», definisce la parola «libido» come di pretto linguaggio scientifico. Un uomo che ha bisogno di nu­trirsi ha fame, che ha bisogno di bere ha sete; che sente il bi­sogno della propria natura sessuale si trova nello stato suddetto. L'ipotesi biologica della fame, della sete, dell'amore è di accet­tare l'istinto per ciascuna forma del bisogno corporale. Nella dottrina psicoanalista le concezioni biologiche assumono un'altra fisonomia, che, per la sua originalità, stupisce colui che non è abituato alla osservazione meno o più possibilmente materialista o intelligente. Più innanzi dirò meglio.

[xxvii] Nella « Introduction a la Psychanalyse » trovo a pagina 100 un periodo curioso del Freud: « Nei rapporti con questo mondo nel quale siamo venuti senza volerlo, ci troviamo in tale situa­zione che noi non possiamo sopportarlo in maniera ininterrotta, così noi ci immergiamo di tanto in tanto nello stato nel quale eravamo prima di venire al mondo, nella nostra esistenza intra­uterina ». In questo periodo, se dovessi psicoanalizzare il fondatore della psicoanalisi, troverei gli elementi incoscienti di una certa fede in una esistenza preuterina.