La Magia divinatoria[i]

 

I Tarocchi

 

(Portici-Febbraio del 1905)

 

.I.

 

Nello studiare le Scienze Occulte procedete da idee semplici e chiare. Se lasciate briglia sciolta alla fantasia, all'immaginazione, troverete nella esagerata tensione del vostro orgoglio di aver raccolto un risultato nullo.

La Magia Naturale mette a profitto lo sviluppo della forze occulte che si trovano nascoste in ogni organismo umano. Senza esagerare, sviluppa quel che può e come può meglio le manifestazioni che le forze non coltivate in noi possono produrre.

Quando dico forze dico vibrazioni sottili, potenti e intelligenti del corpo umano preso in sé stesso come unità e nei rapporti con la natura universale. Il misterioso, il maraviglioso, il miracoloso è nell'orbita della natura e non di là o sopra la natura. Sono le pratiche di leggi ignorate dalla conoscenza umana che presentano risultati non spiegabili e prodigiosi nell'insieme delle tante manifestazioni sempre varie e sempre inaspettate.

L'ignoranza e la superstizione dei volgari sono disorientate innanzi a fenomeni che l'uomo stesso produce in condizioni eccezionali di cui non è facile darsi ragione.

Un mondo di là è frutto e creazione di tutti gli uomini primitivi che non possono spiegare fenomeni che sono non normali, cioè non facilmente produci­bili da tutti. Così furono creati i primi dii rudimen­tali dei selvaggi, così le religioni personificatrici di forze e leggi naturali. L'errore di attribuire alle anime dei morti i miracoli dei vivi, è antica e sempre gio­vane testimonianza della ingenuità dei volghi. L'uomo, che vola in un areoplano è un dio per le persone che ignorano gli studii progressivi che hanno formato dell'areonautica una scienza ed un'arte.

L'uomo inferiore, come spirito vivente, è stato preda delle istituzioni religiose in tutti i tempi e sotto tutte le latitudini. E' solamente da qualche secolo che la scienza officialmente riconosciuta liberamente inve­stiga gli stati speciali di rapporto tra il pensiero umano e la materia e le risultanze di questi studii sono an­cora piccole di fronte al grandioso intreccio di po­teri dormienti nel nostro organismo; prima di cono­scere le leggi del risveglio passeranno molti secoli.

I ciarlatani profittano dell'ignoranza delle plebi in­tellettuali e ne sfruttano la credulità - il misticismo che è la parte più fragile del nostro meccanismo psichico, per educazione, tradizione e storia, aiuta ed alimenta lo stato di soggezione a divinità vecchie e nuove. Dove non son creati dii astrusi o sanguinarii come in oriente, si creano gli spiriti dei morti, come in occidente. La Magia Naturale resta nella orbita della Natura contro le debolezze, in buona fede, di nuove rivelazioni a base di spiriti disincarnati che tutti salu­tano come la religione dell'avvenire. E sarà sempre una religione - cioè una confessione dell'ignoranza umana delle leggi naturali che regolano gli spiriti dell'uomo vivente.

Rispettiamo le onorevoli opinioni dei credenti per­ché le scuole cristiane ci hanno inoculata la strabiliante concezione che la Fede è nobiltà di espres­sione di anime pure e rette. La storia moderna co­mincerà quando una chimica nuova analizzerà e svelerà gli elementi animici che costituiscono individuo uomo e segnerà la fine di una lunga notte in cui l'uomo ha ignorato sé stesso.

 

 

.II.

 

Negli Elementi di Magia Naturale e Divina esposi e analizzai il quadro grandioso della concezione ma­gica come filosofia dei sacerdoti di tutti i templi ini­ziatici e come illustrazione delle forme mistiche e religiose di ogni epoca.

Ora, nei miei scritti e nelle modeste conversazioni sulla magia, mi limito, nella forma più chiara e concreta, a far comprendere in quale proporzione queste teorie sono applicabili alla contingenza della vita ordinaria.

La Magia Divinatoria, per esempio, io credo utile di far conoscere nei suoi principii naturali fuori ogni illusione e ogni ciurmeria. Farò il possibile di essere limpidamente chiaro — se non riesco a tanto, i più intelligenti tra i lettori potranno supplire alla mia man­chevolezza o far meglio di me questa volgarizzazione. Credo di compiere atto di civiltà e di scienza in mo­menti in cui le indovine fanno gran richiamo di pro­seliti dalle colonne dei giornali e tutte vantano facoltà profetiche e poteri chiaroveggenti, innanzi ai quali i sette savi degli antichi e gli Ezechieli della Bibbia, giudea arrossirebbero di vergogna.

 

 

.III.

 

La Cabbala, per chi non lo sa, è la filosofia delle leggi assolute e degli elementi immutabili della natura fisica, intelligente e mentale, della natura nella sua espressione concreta.

La Cabbala è formola ebraizzata della stessa filo­sofia orfica, egizia e pitagorica. La pitagorica è la più completa ma è più difficile per intelletti non esercitati. Dunque, in questa matematica di principii attivi e attivanti, il mondo Universo è concepito come una unita; è la unità più grande e la più assoluta, il ma­crocosmo. Visibile o invisibile nelle sue parti lontane, a cui l'occhio e il telescopio non arrivano, tutto ciò che è l’Essere immensurabile infinito della Unità più grande.

L'uomo (ricordate l'enimma di Edipo) è l'unità immensurabile ed infinita più piccola — è l'universo in piccolo, Essere breve, ma indeterminatamente profondo. E' il microcosmo nella vita della realtà concreta, finita ed infinita.

L'Essere unitario immenso è globale — l'Universo grande è il pieno, il riempito, il gonfio. Etereo o pe­sante, è complesso di materia: superbamente evapo­rante e determinante correnti di sottili intelligentissime forme e forze, moto, vibrazione, armonia. Dove ogni spostamento di molecole planetarie e stellari hanno un riflesso è una reazione sui limiti più infinitamente lontani del grande corpo.

Pitagora scriverebbe α (alfa), l'uno e il mille, il milione e l'infinito: il numero cioè, il valore per nes­suna forza o concezione precisabile e limitata e pure limitato nella precisione del numero che è grafico e per necessità finito.

Bisogna intendere questo immenso che diventa finito, cioè determinato e delineato, per semplice virtù dell'espressione. Il numero che tutto contiene in sé è l'1, ma l'espressione grafica o orale è già concretazione dell'Infinito nel finito.

Di qui l'unità microcosmica, l'uomo.

Come la concezione del grande Universo è globale — cioè pieno — il piccolo Universo, l'uomo, è la pro­fondità. L'abisso. L'abisso insondabile. Il quale non è l'Universo infinito nella unità collettiva planetaria e stellare, ma nell'universo piccolo, nell’uomo, nell'abisso immenso infinitamente piccolo della coscienza e della sua profondità, oscura a cui non si assegnano limiti.

Subcosciente, coscienza, incosciente, coscienza subliminale, individuo storico, personalità occulta, demonio socratico, passioni, angeli, medianità, follia, intelligenza, mentalità superiore, bestialità, istinti, memoria, sogni, visioni, glossalia, volontà divinizzante, virtù di ogni specie, vizi di tutte le categorie, ragione, sofferenze, gioia, amori, affetti, paure... in questo abisso vi tro­verete tutta la grande enciclopedia del Larousse.

Il microcosmo diventa nella sua profondità piccola e insondabile più sbalorditivo del macrocosmo, il quale non è nell'universo nostro piccolo così tangibile alla percezione nostra come il pensiero che in momento di buio lampeggia nella nostra psiche, e ci sbalordisce per la sua luminosità. Sondate nell'abisso e vi trove­rete la chiave delle religioni vecchie e nuove. Ne estraete gli spiriti dei morti di oggi e le tavole gi­ranti; il diavolo delle chiese, gli elementi di tutte le umane follie, la mutabilità delle opinioni, l'ondeggiare delle fedi, il mistico evangelo del divenire, S. Ignazio di Lojola e le teorie della schiavitù o dell'anarchia. Procedete ora per esempii. La sintesi del microcosmo è il corpo umano. Oli organi interiori del corpo umano sono termini fissi, non mobili — non sono cioè capaci di sposta­mento nell'organismo sintetico. Il cuore, i polmoni, il fegato stanno nelle regioni ove compiono le loro funzioni particolari né si spostano: il fegato di un uomo non se ne va mai nella cavità cranica, né il cuore nella vescica, né il polmone al posto degli in­testini. Ogni sintesi mobile è organismo a fattori o coefficienti fissi. Il macrocosmo, cioè il Mondo Uni­verso, unità sintetica immensa, deve considerarsi come mobile (sinteticamente spostabile) nel contenente in­finito, ad organi e fattori fissi, di mobilità apparente o limitata ad un'orbita fissa e determinata.

Nel microcosmo (uomo) la vita è il prodotto delle funzioni equilibrate dei suoi organi.

Nel macrocosmo (Universo) la vita è nell'attività dei suoi elementi, di cui ognuno è una sintesi orga­nica (pianeti, gruppi stellari, sistemi solari).

Nell'uomo la lacerazione di una cellula epiteliale, la puntura di uno spillo, una pressione di qualunque punto periferico, determina una sensazione tattile, che può trasmutarsi in dolore, che fa vibrare anormal­mente i centri sensibili e agire sugli organi e le fun­zioni — determinare uno squilibrio tenue o forte o fortissimo—le sensazioni non sarebbero che risultati di questi squilibrii, stati brevissimi e rapidissimi che rompono la quiete funzionale della sintesi più piccola.

Nell'Universo qualunque alterazione, anche nor­male, della funzionalità dei suoi grandi organi, qua­lunque stato nuovo di condizioni di essere di un pia­neta o di un sole lontanissimo miliardi di chilometri determina sul resto del grande corpo sintetico una, riflessione sensazionale.

Se la pressione prolungata su di un'arteria bra­chiale arresta la circolazione nell'arto e si riflette sull'organismo umano più o meno tenuemente — l'inter­posizione di un pianeta tra un sole e il resto del sistema deve modificare l'economia generale della vita planetaria, in quel sistema ove avviene e oltre il sistema per riflessione.

Così nella tradizione egizia presero origine l'astrologia e le influenze astrali nelle ipotesi del tolöm, il col­legio sacerdotale che osservava le influenze degli astri.

Così nel microcosmo il mondo esteriore visibile determina le impressioni animiche e dall'abisso ignoto, fondo astrale[ii] dell'uomo, emergono forze, movi­menti e vibrazioni insospettate. Così si stabiliscono le leggi della magia divinatoria.

 

 

.IV.

 

Ho detto, cominciando, che lo studio dell'occulto deve procedere da idee chiare, chi mi legge deve com­prendere che io insisto sulla disamina del semplice, che è fondamento del sistema nostro, per non gene­rare confusioni e commenti devianti.

Molti scrittori moderni, specialmente francesi e in­glesi, hanno scritto dei capolavori che hanno sedotto il mondo letterario, solleticando il desiderio latente in tutti di credere al meraviglioso. Maghi della penna, seguendo le volute fantasiose di immaginazioni bellissime, hanno ottenuto il successo di incantare i let­tori in una esagerazione psichica che li allontana da noi. La magia della parola scritta o parlata trascina lettori o ascoltatori dove non sanno: il valore della cosa è mascherato dalla species dell'allettamento musicale della verbosità elegante. Se questi maestri dell'arte non avessero scritto e predicato dei grandi er­rori, includendo nella filosofia magica osiridea e ma­schia tutta la bacheca sfolgorante del misticismo di chiese, le idee elementari di una filosofia concreta come la nostra sarebbero intese con facilità grande.

La Cabbala è uscita dalle parole di questi grandi artefici del libro denaturata e complicata e lo studioso, dopo tanto leggere, per ritornare col mio invito alla semplicità di origine delle interpetrazioni elementari deve demolire metà delle idee fatte e pasciute di belle parole.

La Cabbala è la filosofia dei sistemi religiosi filo­sofici e scientifici. La matrice delle potenziali. Mate­matica perché procede dal pitagorismo. Dal relativo monta all'assoluto per ridiscendere al finito e al tem­poraneo. L'uomo che ha l'abitudine alle idee com­plesse fatica a regredire al meccanismo mentale della visione delle idee semplici, non la capisce e, colpito nella sua boria evoluta, ne sorride come di uno scherzo incomprensibile.

Come libro misterioso è comprensibile, se si trova la chiave che la esplica, anzi le molte chiavi che la aprono a gradi; al secolo XV appare sul mercato li­brario e forma l'attrazione della gente studiosa che prevedeva e presentiva il Rinascimento nella letteratura, nella arti, nelle scienze, con quel soffio vivificatore e caldo di neoplatonismo che si avviava alla libertà filosofica oppressa fino allora dalle discussioni teolo­giche e sacramentali.

Dicono che gli ebrei e gli ebraizzanti l'avessero manufatta o ereditata nell'oscuro medioevo, e tenuta per un tempo secreta, sia accidentalmente passata nel pubblico. Ma quale l'origine sua vera e il suo autore? Chi la offerse in pasto agli intellettuali d'allora? Ebbe la forza di sedurre quanti ingegni eletti vantava l'occidente e la sua popolarità non ebbe confini; se ne occuparono flebotomi ed ecclesiastici, facitori di alma­nacchi e uomini che segnavano l'esponente più alto della cultura del tempo. Si trovò in essa la più sot­tile e sublime speculazione dei problemi insoluti, e l'influenza della superstizione più antica mista a quel tanto di aura alessandrina che rappresentò l'ultimo alito della civiltà seppellita dal cristianesimo trionfante. Le idee di Portino e di Giamblico si trovavano fuse e confuse con le meno antiche e le novità recenti pareva che avessero trovato il loro libro sibillino che l'avesse preparate e profetate.

Nella Cabbala, in quel periodo febbrile, vigilia di rinnovamento, parve che si trovasse la parola nuova. In Italia, in Francia, in Germania furono tutti d'ac­cordo a magnificare quel nome. I procedimenti di magia, l'astrologia, le gerarchie delle potenze ange­liche, le legioni dei demoni, l'evoluzione degli spi­riti, le leggi delle idee e delle intuizioni, si cercavano e si ritrovavano là. Oggi non se ne parla più. Se non fossero gli scrittori di curiosità spiritiche e quelli che vogliono rinnovare la magia, in Italia i cabbalisti sarebbero i cercatori dei numeri al lotto e la Cabbala significherebbe imbroglio[iii]. Oggi ogni persona colta di questo enciclopedismo superficiale che è base della cultura moderna non sa neanche per indizio quale influenza la Cabbala esercitò sul pensiero filosofico dell'epoca, sulla medicina e sui criterii sperimentali. Se ne occupò e ne scrisse Pico della Mirandola, emerse fuor Italia il Reuclino salvato dalla Inquisi­zione di Colonia dalla liberalità di Leone X, e il me­dico milanese, traduttore del Sinesuis, Girolamo Cardano volle dimostrare, dai principii della Cabbala, co­me l'intuizione dovesse preferirsi ai procedimenti lo­gici per la ricerca della verità.

Bisogna riflettere che fino al Rinascimento, fino a Galileo, la Filosofia era lo scibile umano. Parole, assiomi e preconcetti dommatici di scuole. La me­dicina un seguito di diatribe velenose tra i medici fi­losofi. L'Alchimia non si manifestò al pubblico grosso che dopo la propaganda cabalistica — essa pur vo­lendo ricercare ed ottenere cosa differente dalla chi­mica di oggi, ne diventò la madre. I primi sgambetti ai preparati galenici furono dati dal Liber experimentorum attribuito a Raimondo Lulli e dalle pozioni dell'oro potabile del veneziano Bratti, confermate dal Gerhard, dal Reinesuis, dal Lauremberg, per arrivare a quel punto culminante della rivoluzione medico­alchimista influenzata dalla Cabbala, in cui comparvero il Paracelso e i Von Helmont.

La Cabbala dunque contenne una vitalità filosofica che fu sorgente di indirizzi nuovi, e credo che an­cora contenga un tesoro inesplorato alla cui sorgente bisognerebbe ricercare e attingere qualche cosa di nuovo e di utile. Certo per l'orientamento delle mo­derne ricerche, il suo studio contribuirebbe con un valore di grande efficacia a quel gruppo di dottrine in formazione che hanno per compito lo spirito dell'uomo e la materia, e non trovano il punto equili­brante in cui i due valori si compensano e si fondono[iv].

 

 

.V.

 

La successione storica delle idee è imprecisabile. Nella umanità le idee generali si rincorrono e si rinnovano a cicli.

Quali siano i fochi di queste curve paraboliche per valutare i cicli, non si sa. Sono ritorni a gruppi di creature sparite con la morte e rinate a continuare l'opera iniziale di altri tempi? Sono palpiti o pulsa­zioni della zona colloidale dell'universo che espel­lono idee e immagini scomparse e non distrutte? Oggi, dopo un lungo periodo di discredito, reazionario, la vibrazione di un ritorno alla idea screditata della cabbala si risente; avverrà come al magnetismo, un nuo­vo battesimo alle idee perdute e alle ricerche future?

L'uomo ha sempre cercato il libro sintetico, poco voluminoso, capace d'integrare i problemi insoluti. Non una teoria, ma una chiave. La chiave della Cabbala è a ricercarsi come quella della Alchimia degli alchimisti e lassici, padri involontarii e insospettati dei dottori in chimica delle università moderne.

Il premio al rintracciatore della chiave è meravi­gliosamente cospicuo.

Il cofanetto in ferro, contenente la verità, è chiuso. Chi sa dove sia riposta la chiave? Ad un chiodo della dispensa? In fondo ad un pozzo? Nel ciottolaio di Calandrino? Chi trova, apra e rinchiuda, con­servi la chiave con cura, perché non è lui che per­derebbe il tesoro, è che il tesoro sarebbe perduto per tutti.

Il concetto cabalistico del secreto, il silenzio dei pitagorici che non svelarono.

Ieri si premoniva: nascondi la chiave.

Oggi s'invita il ricercatore fortunato, a porgerla come omaggio al Presidente della Grande Accademia delle Scienze dell'Universo, affinché tutti gli oziosi potessero imprestarla per conoscere la verità faccia a faccia e prostituirla.

Il diritto di proprietà è di ieri. Il possesso con un obbligo di servitù: conservarlo per sé, nasconderlo per sé, non farselo rubare. Come della lampada vec­chia di Aladino. E fu logico; la magia era Ars Regia; l'Alchimia Ars Magna: su l'una e l'altra pesava la concessione divina. Il Filalete scrive il suo trattato magistrale di alchimia indicando l'entrata per accedere al palazzo del rè (Introitus apertus ad occlusum regis palatium). Far bene all'umanità è dei Rosacroce, ma scrigno chiuso e chiave in tasca. V'era una seconda ragione: la profanazione. Colui che pos­sederà il secreto non lo donerà alle plebi: il tesoro del bene e del male si muta in un inferno di male elargito agli immeritevoli e la corona è perduta. Per arrivare al possesso, era necessario un merito. La fi­losofia della cabbala era realizzatrice di potere: Ariel e Mizrael li ho presentati nei loro caratteri di pro­tezione e di lotta, con sincerità nella seconda parte degli Elementi di Magia naturale e divina.

Certamente l'orientazione nuova della scienza umana verso la ricerca e la investigazione dei poteri psichici è evidente; si tratta di un ritorno ciclico verso il campo inesplorato dei poteri dell'animo, non riuscendo i principii mistici delle religioni a soddisfare gli as­setati di verità? Ma ricerche con criterii esperimen­tali, coi metodi stessi impiegati per lo studio di forze e fenomeni che non toccano il problema dell'animo umano, sono erronee e non arriveranno a svelare al pubblico curioso l'essenza dei prodigi che lo spirito vivente del uomo e della Natura manifesta alle per­sone dotate di occhi limpidi.

L'occidente a differenza del continente asiatico, è l'erede di tante forme religiose e iniziatiche che in epoche diverse, lontane e recenti, si sono sovrapposte fino a confondersi e ad assumere fisonomie strane. L'Europa è stato il crogiuolo dove si sono fuse que­ste forme diverse e l'analisi di esse, attraverso vi­cende storiche spesso rapide, diventa impossibile. La prima forma caratteristica greco-romana, procede per un ramo dalla origine etrusca e dall'altro dalla or­fica più schietta che dettò all'Ellade le artistiche vi­sioni mistiche della sua religione nazionale. L'assor­bimento posteriore nel mondo romano delle religio­ni e forme iniziatiche dell'Asia fino al cristianesimo trionfante nella contemporanea penetrazione del culto di Mitra, di origine persiana, e della filosofia neoplatonica della costa nord africana, da Alessandria a Ceuta, contribuenti alla deformazione chiesastica e all'avvento del cattolicesimo, diventa in certo modo parte interessantissima della storia delle scuole filosofiche, incluse le eresie dei primi secoli e le fusioni dei scismatici di chiese nazionali. Il periodo arabo ebbe la sua parte di suprema importanza in questa miscela dove molte idee vennero assimilate perché la cultura ebrea, a volta semenza di ribellione ed a volta elemento di cementazione, serpeggia nel sottostrato delle manifestazioni cultuali, trovando il tratto di unio­ne che le univa sotto una apparente divergenza. L'oc­cidente è stato assimilatore eccellente di tutto il ma­teriale che vi affluiva da ogni parte in quel periodo di oscurantismo in cui il potere chiesastico faceva paura. Ecco la ragione della non possibile disamina di tutto ciò che sgorgante dalle sette non arrivò alla superficie visibile che molto dopo e denaturata.

Noi siamo ora gli eredi di questa evoluzione gra­duata e sintetica del prodotto filosofico di tante dif­ferenti origini. In Italia la razza, provata a tutti i fuochi dei ragionamenti di maestri e innovatori del periodo maraviglioso della Magna Grecia, dopo la reazione esperimentale materialista, è allo stato scettico della ricerca di un polo diverso, mentre in Inghilterra, Francia, Germania, a carattere decisamente materia­lista o nettamente mistico, appaiono i primi corag­giosi saggi del nuovo orientamento verso i fenomeni che provenienti da un fattore insondato (psichico) col­piscono l'osservatore intelligente oggi, come in tutti i tempi avevano impressionato le umane creature igno­ranti e paurose guidate dai pastori non meno igno­ranti, credenti in dio e diffidenti del diavolo.

Questi tentativi arditi, direi audaci, saranno sor­passati da altri che correggeranno gli errori dei primi ma si muterà anche nel sentimento di larga conces­sione democratica della scienza di dare in pasto alla folla le cose che devono restare secrete per ragioni di necessità sociali e per difesa della stessa società umana che correrebbe al suicidio con la voluttà dell'inesperienza dei bambini.

La Cabbala ha bisogno di essere riconsultata.

Se la parola arcaica disgusta, datele un nome nuovo, ma studiatela.

 

 

.VI.

 

In Natura esiste, tra le forme, un legame indissoluto come tra tutte le sostanze. Questo concetto unitario del macrocosmo, unità universale, non è un saggio di difficile interpetrazione dell'idea manifestativa della non separazione delle cose. La visione del Universo è relativa, ma dovunque e comunque ar­monica e di immagini legate e mai indipendenti[v].

Prego i lettori intelligenti di seguirmi in questa esposizione delle prime concezioni semplici che con l'artificio e la misura della parola scritta è tanto dif­ficile di concretare, e di tener conto che non io de­sidero di divenire astruso, ma che gli elementi semplici delle concezioni ermetiche son tanto sottili che la materialità verbale ne guasta e altera il tessito — e le idee chiare a cui ho fatto appello dal primo mo­mento possono solo con precisione presiedere alla investigazione, per fare intendere le fondamentali e precise linee della Magia Divinatoria nella sua es­senza primitiva, lontana da quell'oscuro ebraismo che fu origine di errori interpetrativi e di superstizioni dispregevoli.

Questa unità nella Natura esiste per impossibilità di separazione.

Eppure tutte le unità di forma e di sostanza, tutte le specie naturali, sono unità per le stesse solo perché istintivamente tendono alla separazione.

Un esempio: l'uomo. L'egoismo ne conserva l'u­nità. Un istinto rudimentale dell'egoismo deve esistere in ogni specie dei tre regni naturali della convenzionale classifica scolastica. Le forme di cristallizzazione, le torme delle fioriture nei vegetali, le forme somatiche degli animali sono istinti dell'egoismo separatore a cui tendono, senza riuscire, tutti gli individui e tutte le unità.

Il Caos, nel secreto cabalistico, esclude l'idea della combinazione chimica e accentua l'idea della se­parazione, come istinto, approssimandosi al miscuglio. Se al Caos fosse stato preposto il principio femminile che esiste e presiede alle forme nell'Universo, non vi sarebbero state forme — perché ciò che presiede alla fusione delle sostanze di natura separata è prin­cipio femminile a cui si dette nome Amore negli esseri a forma umana. L'odio è principio separativo, l'egoi­smo nel momento della sua ribellione al mondo. Malgrado ogni ribellione v'è un legame che non si rompe tra la volontà che non cede e il resto della Natura.

La individualità è un'apparenza.

Il separando è l'enigma della magia dei grandi maghi ed è la sola finalità assoluta.

Una pianta in un prato e un cane che corre nella via che confina e si allontana dal prato sono cose separate apparentemente. Nel momento che guardiamo noi dimentichiamo che cane e pianta respirano la stessa aria e toccano la stessa terra. Noi stessi che osserviamo tocchiamo la stessa terra e respiriamo l'aria stessa e dimentichiamo di essere parte congiunta e continua della visione esteriore. Chi ci può dire se la visione stessa non sia un semplice prodotto di queste continuità? E che questa ci da il senso illusivo della separazione nostra dalle cose viste?

 

 


 

[i] Questo studio che volgarizza l'astrusa filosofia della divi­nazione e delle arti divinatorie, comprendendole nella legge generale della natura sintetica, non volli mai pubblicare perché dis­sente in molte parti dagli scritti recenti e più antichi di altri autori non nostri. Dirò alla fine dell'opera perché mi è parso che ora aia utile presentarlo ai cultori italiani così come è.

[ii] L'abisso di cui parlo più sopra, nell'uomo è il fondo astrale, la cui etimologia, come scrissi negli Elementi di Magia Naturali e Divina, è oscurità, quindi l'abisso profondo ed oscu­ro. La zona astrale nell'universo è egualmente zona senza luce, cioè nera. Gli altri significati dati alla parola astrale da spiritisti e dilettanti delle nostre scienze non hanno niente a fare col nostro linguaggio.

[iii] Far le cabbale — è sinonimo di raggiro. Nel Novo dizionario universale della Lingua italiana del Petròcchi, alla parola cabbala è spiegato: l'arte d'indovinare i numeri del giuoco del lotto. Poi — Dottrina tradizionale degli ebrei che interpetrava le Sacre Scritture. Pretesa scienza per indovinare il futuro ed essere in corrispondenza con gli esseri soprannaturali. V. ed. del 1909 (Fratelli Treves).

[iv] Questo io scrivevo nel 1905, dopo sedici anni si accenna a una nuova rivoluzione dello scibile, con le teorie nuovissime di Alberto Eistein a carattere matematico ma.... a contenuto schiet­tamente cabbalistico. La teoria della relatività, nella determinazione di spazio e di tempo, la concezione antieuclidea, le nega­zioni delle verità assiomatiche accettate come assolute, lo sfacelo della dottrina newtoniana e la concezione scientifica di una vi­sione dell’esistente in natura a quattro dimensioni formano un cumolo di percezioni.... cabbalistiche, che se non fosse stato pre­sentato con forma strettamente matematica e dimostrativa ai già convertiti superuomini del Collegio di Londra, da un membro ebreo tedesco dell'accademia imperiale di Prussia, non sarebbe stato neanche preso sul serio e assunto all'onore dell'audizione. Ora la portata di queste teorie nuove sarà immensa sulle scienze biologiche, sulla discussione dei fenomeni fisici e sui valori ca­povolti dei principi di base nei giudizi sulle esperienze scienti­fiche? L'intuizione prende un aspetto nuovo (che sia quella del Cardano che ha fatto sorridere?) e la causalità un carattere di precedenza. Al secolo XVI Eistein in parrucca avrebbe scritto un libro di alta cabbala, e i moderni ne avrebbero parlato come del Lulli e del Reuclerio.

[v] Nella attuale teoria della relatività dell'Eistein, citata in una nota precedente, il concetto visionale è relativo. Universo nella interpetrazione cabbalistica è visione a una sola faccia. La rap­presentazione del cubo e della piramide ne fu in un certo senso l'indicazione.