Una visita a Durville e alla Maison des Spirites

 

Intervista col D.r  Giuliano Kremmerz

 

Il ritardo nella pubblicazione del fascicolo scorso e i lievi errori di stampa da cui era incerato, furono causati da una mia prolungata assenza da Napoli di circa due mesi. Recatomi in Francia per stringere rapporti più intimi di colleganza colle Riviste consorelle francesi e colle personalità più in vista dello spiritualismo, nel passaggio per Torino mi fu presentato un medium a voce diretta, si volle improvvisare una seduta perché potessi assistervi, alla quale invitai anche Baudi di Vesme, colà residente, ma, per ragioni sfavorevoli di ambiente, disgraziatamente, detta seduta risultò negativa. Il Baudi di Vesme ha però potuto assistere con lo stesso medio ad altro esperimento, del quale darò relazione nel prossimo numero.

A Parigi fui ricevuto dal Durville nella sua fondation – 64 Rue Charles Lafitte, nel tranquillo quartiere di Nelly – dove si operano veri miracoli: la maggior parte degli ammalati che i medici hanno dichiarato inguaribili, in quest’ambiente pieno di luce e di conforto, mercé le amorevoli cure magnetiche del Durville – col suo metodo naturista di rieducazione psichica – sono messi in condizione di tornare a godere la vita. Conclusione della visita: ottenni dall’illustre uomo il permesso di pubblicare in  italiano il suo importantissimo volume Vers la Sagesse – nella traduzione della nobil donna Pia Marchesini – del quale miei lettori avranno in questo fascicolo le prime cartelle. Tutti coloro a cui la vita non ha risparmiato i suoi disinganni e che hanno il cuore alterato dall’egoismo umano, troveranno in queste pagine entusiaste le più dolci consolazioni. Penetreranno nei mondi ignorati da quelli che non hanno a lungo meditato o pianto. Il Durville li trasporta in alto, sulle più elevate ed eterne vette, scoprendo ai loro occhi orizzonti meravigliosi e facendo penetrare nella loro anima addolorata un soffio di poesia e di purezza che li ritemprerà. Essi ritroveranno, come per magica virtù, ciò che credevano perduto per sempre: le Gioie pure dello Spirito, la pace profonda del Cuore. E’ allo stesso tempo un’opera di alta iniziazione mistica, e siamo sicuri che i nostri lettori si uniranno a noi per ringraziare il chiarissimo scienziato francese che, con tanta amabilità, ce ne ha permesso graziosamente la pubblicazione alla Maison des Spirites, 8, Rue Copernic – nell’elegantissimo quartiere dell’Etoile: sereno ed artistico ambiente nel quale gli spiritualisti della Capitale e quelli che vengono da tutte le parti del mondo, trovano fraterna accoglienza e guida sapiente ed illuminata pel progresso dei nostri studii – in assenza del fondatore Jean Meyer, mi fece l’onere di casa il segretario Sig. Ripert, cortesissimo gentiluomo e colto spiritualista, che in una non breve causerei, espose con parola facile ed affascinante il suo modo di vedere in rapporto ai fenomeni spiritici, sunto della sua dotta conferenza la Congresso Spiritico di Londra, riportata integralmente nell’ultimo numero della Revue Spirite.


 

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A Bordeaux entro in una Brasserie.

Fuori piove. In un angolo in fondo vedo una figura che mi pare di conoscere. Bel barbone bianco. Il viso un po’ chiaro e le gote un po’ arrossate.

L’espressione di tutto l’insieme mi ricorda il Dottor Kremmerz. Mi avvicino – E’ lui.

- Caro Rocco, come mai qui? A Bordeaux? Vi è scarsezza di vino a Napoli, emporio antico di tutti i vini più grati e inebrianti?

Gli spiego che viaggio e perché sono a Bordeaux. Mi meraviglio che lo trovi a quel posto e con due bottiglie vuote, una St Emilion e una Medoc.

- Sentite, voi non dovete mai meravigliarvi di alcuna cosa, perché tutto ciò che vedete e vedrete non potete attribuire a miracolo – se le cose sono come le vedete significano che la loro natura permette che siano così. Quindi niente miracolo e meraviglia. Io ritorno dall’Oriente, dal più lontano Oriente. Sono andato a portare personalmente i miei saluti ai Mani della famiglia imperiale del Giappone, la patria antichissima delle prime nespole; poi sono passato per la Cina ed ho visto che i suoi abitanti hanno fatto dei progressi inauditi nella civiltà. Aeroplani, mitragliatrici, operai coscienti, guerre, saccheggi e… anche la croce rossa. In India grande spirito nuovo. La quiete orientale qui alla fine comincia a progredire con cellule bolsceviste. Nell’Afganistan progressi inauditi: la donna coi capelli alla garconne e vesti corte che non arrivano al ginocchio, e forse la monogamia. Nessuno al mondo cammina e la civiltà si avanza. Sbarcando ho trovato che delle bottiglie di buon vino possono sostituire l’oppio e possiamo conoscere anche noi il nirvana col succo amabile di Francesco Ledi che lo chiamava sangue, s’intende sangue delle dette vigne opulenti e come vedete io facevo l’esperienza con questi due vinetti che hanno tutto da inviare al nostro Falerno, che il nostro Duce, con orgoglio italico, vuol giustamente mettere in onore al di sopra di tutte le Champagnes diverse del mondo…, senza parlare del nostro Barbera, del nostro Barolo, dell’universale vino di Chianti che gli abitanti del pianeta di Marte ci invidiano come una cosa unica del creato. Ma così meditando innanzi a queste bottiglie che ho bevuto, i prendevo e suggellavo nel mio animo delle considerazioni, degli appunti e delle note sulla morte…

- Di quella morte n. 13 di cui cominciaste a scrivere cinque anni fa… e che restò sospesa, dissi io sorridendo;

- Proprio così, perché dopo aver bevuto del vino che monta al cervello per mutare le idee nere in rosee, si può pensare alla morte con serenità e allegria, come potete scientificamente controllare evocando gli spiriti (voi che siete uno spiritista patentato alle scuole francesi) di tutti i giustiziati di capestro e di ghigliottina e che hanno demandato del cognac prima dell’ora della festa finale…

- Ma allora, risposi, voi vi fornite di idee e documenti sulla morte, per stampare un volume sulla morte e per…

- …illuminare i vivi che ne hanno paura. Benché Achille eroe della guerra di Troia abbia detto, secondo il poeta, che voleva essere più un umile tonsore di cani barboni che un vittorioso guerriero morto nell’Erebo, io credo che l’esser morto vale molte più che un vivo alle prese col l’agente delle tasse. E la credo veramente un’allegra trovata questa morte che è il modo più breve per ridiventare giovani e aitanti… senza la barba bianca…

- …che vedo vi dà fastidio e vi presenta come un uomo invalido…

- Se accennate alla mia barba fluente, posso dirvi il secreto, che, come i preti dell’Antico Egitto se ne mettevano una di coloro azzurro, io mi sono messa questa che è posticcia per non essere assediato dai curiosi che trovandomi per secoli sempre giovane e gagliardo, vorrebbero sapere - la ricetta dell’elisire di lunga vita, dopo tanti secoli che son sempre lo stesso.

- Insomma sarò io l’editore di questo libro sulla Morte?

- Speratelo – per ora prometto al migliore editore dell’Italia… occulta che se arriva a bere tutte le bottiglie di buon vino che ha preparate, senza che il Nirvana all’estratto di vin buono mi faccia venire il desiderio di raggiungere gli eroi della guerra della Bell’Elena, vi confiderò il manoscritto di un’opera così allegra che tutto il mondo ne prenderà conoscenza per regolarsi nella discesa all’Inferno e per non temere spauracchi inutili…

- Dunque fondo sulla promessa?

- Potete esser sicuro che se si stampa questo libro sarà edito da voi.

E così conchiuse:

- Andatevene con l’animo lieto e lasciatemi alle mie esperienze vinicole – perché se non ve ne andate, la verità che nel vino si nasconde svanisce e sentirete delle menzogne!