IL   LIBRO  DEGLI   ARCANI MAGGIORI[i]

 

IL  PAZZO  PRELUDIA  ALLA  PIROMAGIA

  

 Confessa una donna:

 

— Sono imperfetta. Ho amato. Mi sono pentita. Genuflessa in­nanzi al Crocifisso ho gridato perdono. Dalla corona di spine del re­dentore degli umili, una candida aureola mi ha portato il perdono. O sublime visione della bontà nazarena, grazie, grazie, mille volte gra­zie, le lagrime di gioia scorrono sulla mia carne, mai più peccherò di amore, mai più. E non poteva aver presa su di me la seduzione; l'alito indefinito dell'Incarnato aveva perdonato e redento. Ma non so come, non so perché, una sera di primavera, tiepida come un bagno profu­mato, dimenticai tutto, promesse, pianto, perdono. Nell'aria il demo­ne aveva, in invisibile polvere, cosparso un filtro; appena ricordo il paradiso di un sogno breve; ricaddi nel peccato e la notte ai piedi della stessa croce pregai e piansi. O sublime volontario martire, che la bar­barie distruggesti con la parola Carità, abbi pietà di me, la mia carne ha peccato non io, io era assente, io non vedevo, non ricordavo, non sentivo più che tu eri là. Chi mi perdonerà ora che ho violato la pro­messa, che ho spergiurato a te, al tuo sangue, al tuo martirio?

La faccia del Cristo rimaneva immobile, solo sulla sua bocca pa­reva errasse un sorriso di penoso disprezzo. E' vero, mio Dio, sono vile, sono stata la più vile delle femmine, io ho disubbidito a te che sei il giusto…

Ma mi venne una parola sul labbro: ma perché ci hai tu create così imperfette, se l'amore è un peccato? Perdono! Perdono! ho bestemmiato, ho trovato la tua opera imperfetta, che i tuoi fulmini mi distruggano, io ho osato ai piedi tuoi riversare su di te la causa del mio peccato, della mia debolezza, della mia colpa... e lo guardai una seconda volta, mi pareva che qualche cosa stesse per ani­mare quelle gote scolpite nel legno massiccio. Oh! il miracolo! La faccia giallognola si colorisce, la pupilla scintillante è molta a me, le labbra si schiudono, una parola esce calla sua bocca, leggiera, co­me un batter d'ala di farfalla, una parola mi colpisce. Sono pazza. Sono ubriaca di dolore? il fulmine del castigo ha squassato il mio cervello? ...egli ha detto ama? Ma allora tu non sei il Cristo, tu non sei il figlio della Vergine, io adoro una apparizione di menzogna, è il demone del male che ha preso la forma del cruciato? Ma,o ho pec­cato prima di amare, poi ho bestemmiato la opera del padre tuo, ho detto che ci hai fatti imperfetti.... e tu dici ama? Stupita, perplessa, come un'anima sull'orlo di un precipizio im­mane, caddi come svenuta ed Egli mi apparve e parlò. Le sue parole mi suonano ancora all'orecchio, una per una, scandite, lentamente pronunciate, solenni e gentili: O anima dolce di candida tortora, tu mi fai pena, sento per te la più grande carità. Tu non mi riconosci, io ho sempre detto agli uomini, amate. Perché ti avvilisci e ti disperi? Ama, io non perdono a coloro che non amarono. E svanì... o dub­bio, svanì il sogno, il Crocefisso era là, inchiodato, giallo   impolverato, quello del sogno, della visione rapida era il Cristo o i1 Nemico?

 

***

 

Ricordo a te, lettore, caustico spettatore di questa commedia filosofica, che pochi secoli fa fui monaco a Gubbio.... l'epoca della rinascenza, v'è un libro che stampai allora con su la mia arma gentilizia, un sole…

(Un lettore). — Anche monaco! bravo il matto... ma monaco di messa e stola?

— Non ridere, fui monaco di penna e se non m'avesse seccato un priore a quest'ora darei, di stucco o di legno, bella mostra del mio capo pelato convertito in un santo miracoloso. Ricordo tutto e alla bella creatura che mi parla cosi parlo come un monaco di grande penitenza:

 

— Devota e pia signora, tu meriti di essere arrostita viva, sulla divina graticola di Lorenzo. Ogni parola tua, ogni pensier tuo è im­mondo: basta dire che tu non riconosci la persona che ti apparve. Sei nel dubbio? Era il Cristo o il Lucifero?

— Non so....

— La sua parola ti seduceva?

— M'irradiava,

— Il suo sorriso era un invito al peccato?

— Una promessa dolce come una carezza....

— Sciagurata!

— Era il diavolo, padre?

Non rispondo. Chi deve affermarlo? io? ma se la domanda io non la facessi ad una povera donna che le alterazioni del mensile isterismo mette nell'incertezza della sensibilità visiva, e l'avessi rivolta allo stesso Cristo, si sarebbe riconosciuto Egli che a furia di ragionamenti di preti e filosofi, di vescovi e di miscredenti, ha fatte le più tipiche comparse sulla faccia dell'Occidente civile?

— Allora parliamo sul serio, carina mia.

L'amore, nella sua integrità, è una iniziatura sublime. Basta amare per affacciarsi sull'abisso dell'infinito. Tu non mi capisci. Per capire bisogna che tu ti senta di fronte a questo sublime ignoto, tre­pidante, trascinata in una zona che è l'inverosimile nella materia vi­vente, in cui tutta te stessa e tutto il creato in te, vibrate di un moto che nessun meccanismo che non sia l'animo dell'uomo può dare. L'hai provato? puoi provarlo?

- Ed ho provato così.... così ha peccato la mia carne...

Spirito o carne? ma se tu in quel momento hai saputo distin­guere dove comincia lo spirito e finisce la carne, tu non sai che sia amore. Spirito e carne non esistono. Lo spirito lo troverai in ciò che diceva Pasquino ai Papi, e la carne di vitella nelle rosticcerie. Noi siamo materia: carne, sangue, nervi, cervello, midollo allungato sono materia. Il pensiero è materia. L'anima è materia. La luce è materia: è uno stato di essere del combustibile, chiamalo olio, petrolio, appa­recchio elettrico, la luce è uno stato di essere della materia. Esaurito il combustibile, niente luce. Perché ti sei ficcato nelle meningi questo stupido paradosso che l'amore è dello spirito se tu non hai per spi­rito che la materia, una sublimazione della carne? non mi hai dettò tu che quella sera profumata tu non ricordavi più niente? In quel­l'istante, scommetto che tu amasti, perché non facevi la differenza tra il basso e l'alto. Dov'è il basso? dov'è l'alto? Se il mondo universo, infinito, non è che un circolo in perpetuo moto, dov'è il basso e dove l'alto? il drago è ai piedi del Mikael oppure gravita sulla figura ca­povolta del divino arcangelo giustiziere?

 

Povera e gentile donna, tu mi guardi stupita! ti stupisce il modo col quale io vede le cose: bisogna, se vuoi vedere il sole, che tu com­peri un paio di lenti affumicate, se no, sarai costretta ad abbassare le palpebre. Non credere che io sia matto....

(Un lettore). — E' due volte matto.

— ... io non ho visitato che un sol manicomio e per tanti secoli e sempre lo stesso mondo della fede e della credulità umana — e ti garantisco che non manco di nessuna ruota del meccanismo cerebrale secondo le prescrizioni regolamentari della psichiatria contemporanea.

Tutto l'occidente è impestato di paolottismo cristiano.... e il cri­stianesimo finge di credere che l'uomo vada a scuola fino a venticinque anni, viva di stenti, di disillusioni, di amori insoddisfatti, di politica e di reumatismi altri trent'anni, e poi se ne vada ad aspettare che quelle tali trombe della pazzia apocalittica suonino il finis mundi. Quasi que­sto non bastasse, Budda si affaccia all'orizzonte: rinunzia alla vita, non desiderare, non amare, non volere, non essere. L'uomo fra tanto nasce, cresce, declina, muore, rinasce, ricresce e continua e migliora: migliora per la propria esperienza, in edizione perpetuamente rinno­vata. Il fondamento astrologico caldeo concepisce il ciclo visibile co­me legge della vita universale. Come il sole sorge e tramonta, cosi le piante, gli animali, l'uomo, ogni forma terrestre — perfino i microbi che i caldei dovettero conoscere, perché i diviahi sono demoni imper­cettibili di malattie innumerevoli che si allontanano (e non si distrug­gono) coi vapori di zolfo e pece.

Se in ogni primavera un albero si riveste di foglie in ogni rina­scita lo scheletro più sublimato della materia umana si riveste di nuova carne, ed ognuno di noi è uno dei tanti ignoti che attraversa i secoli da che mondo è mondo. Vero trionfo del carnevale, il mercato umano si scappella innanzi al giudice di oggi che fu il delinquente di ieri e si sprofonda a commentare l'oratore della facile parola che trincia poli­tica, lo stesso che ieri fu ciarlatano alla fiera.

E' un gran bene la perdita della memoria con la rinascenza: il fiume dell'oblio se non l'avessero inventato i pagani, lo dovremmo in­ventar noi. Lo chiamarono Lete, da cui letizia che è oblio delle pene. Tutte le religioni ebbero origini sacerdotali. I sacerdoti in casta non ebbero che un unico nemico, ritorno; e il cave canem aristocratico e sacerdotale romano, insegnava che bisognava guardarsi dal cane-volgo, cane-popolo, cane-plebe, e contribuiva ad avvelenargli quel po' di esistenza che gli restava. Il Cristianesimo paolotto rappresentò la rivoluzione dei poverelli contro le antiche teocrazie, ma non tardò a prendersi una rivincita infernale sui poverelli stessi quando intossicò la loro vita con tutti i demonii e le pazzie che scrittori da manicomio, volgarmente chiamati Santi Padri, vomitarono sul popolo più cane che prima[ii].

 

(Un lettore). — Ma sei tre volte matto.... e Francesco d'Assisi?

— Lo conobbi, lettore amico e ipercritico, brava persona, un anormale psichiatricamente, fu uno dei tanti che volevano realizzare il tipo paradossale del Cristo per quella malattia epidemica dell'imi­tazione che è caratteristica dell'uomo e della scimmia — e fu il meno santo padre degli altri perché subì il mondo che gli avevano fatto trovare concreto[iii].

La storia scritta e documentata delle pazzie umane si legge nei tempii di tutto il mondo civile e incivile. L'uomo ha avuto sempre un nemico implacabile, il Dio che gli hanno apprestato i suoi sacerdoti. Un dio sempre che ha protetto i re e i preti — fino al cristianesimo che non seppe far di meglio. L'uomo che ha vissuto, comprende in sé l'uomo storico, e va alla ricerca di un dio più logico, più umano, più vero, starei per dire più cristiano, se non avessi paura di preparare un nuovo vaticano. Dice l'uomo storico che è in noi, l'uomo antico che in ognuno di noi è reincarnato, io sono, fui, sarò, forma cabalistica anteriore e posteriore al Cagliostro; ed è bene che me lo conosca io questo dio che porto con me come l'anima del mio guscio di lumaca terrigena.

La storia della vita passata è incisa sillaba a sillaba nel disco del fonografo umano, dell'uomo vivente. Non è il Karma, secondo la con­cezione buddica, è la memoria istintiva di tutti i dolori, di tutte le pene, di tutti gli spasimi, che ripudia ogni rifiorire di vecchie litanie di privazioni e immolazioni dell'essere e aspira alla concezione della vita di uomini associati, dopo che si sono integrati nei loro poteri naturali e satannici.

I ricorsi storici del Vico vanno spiegati con l'identità storica oc­culta e costante degli uomini che fecero la storia anteriore a noi. I dolori umani e sociali hanno profonda radice nella coercizione del­l'anima storica di ogni individuo. Le manifestazioni incoscienti dei fanciulli sono i caratteri generali della loro opera antica. Il fabbro di tante vite si fa obbedire dal ferro; gente che non ha visto il mare, si sente nelle vene il diritto di dominare le onde; donne poverissime han­no il senso della eleganza più raffinata. E' impossibile che un mercante che abbia un'anima storica di mercante più o meno fenicio non sia un mezzo ladro. Come mai la gente non si domanda perché alcuni giovani che hanno in questa vita studiato molto poco, diventano subito dei giureconsulti o dei medici, o degli architetti famosi… quando l’hanno appresa tutta la roba che spiattellano ai venti?

 

Si perpetuano perfino i tratti singolari di certe fisionomie. Vedili nelle case regnanti. Il naso borbonico per esempio è certi baffi che spunteranno fra poco[iv]...

Ma, cara signora, buona sorella, ritorno a te.

Se sai che cosa è l'amore, non fai peccato.

Se il cristianesimo l'ha svisato e Cristo fosse davvero quello che idealmente s'immagina, Cristo sarebbe contro la chiesa — la quale chiesa per secoli ha assunto le funzioni di un istituto sociale e nello stato cristiano ne regolò i costumi.

Quindi sagramento l'amore. Lo sagramentò perché doveva creare la famiglia cristiana, la quale noi non sappiamo concepire neanche per un momento come cosa capace di essere abolita, senza vederci in­nanzi lo spettro dell'anarchia[v].

Ora lascio ad altri matti che se la sbrighino con la società costi­tuita e studio e spiego pedestramente a te se vuoi iniziarti agli arcani della grande magia dei miracoli nella Legge della Natura, come una delle maestose porte dell'Arca è l'amore. Ma devi intenderlo come io lo intendo.

L'uomo normale, nella normalità delle sue manifestazioni, non ama nel senso divino. Soddisfa alle necessità dell'appetito mangiando e digerendo. Costui è tutto di materia ponderabile. E' tutto ventricolo e accessorii. Se desidera una donna o una cotoletta alla milanese, vuoi dire che ha appetito dell'una e dell'altra. Digerisce tutte e due le cose egualmente. Se gli mettete innanzi agli occhi l'obbligo dì man­giare una sola cotoletta per tutta la vita, si adatterà. Ogni volta che avrà fame ricorrerà alla pietanza che gli è permessa.

Quando ne sarà stufo, aborrirà la bistecca per raspare nella immondizia e nei detriti della via un qualunque rifiuto delle mense altrui.

Facciamo di costui un iniziato all'amore! E' lavare la testa al­l'asino.

L'amore comincia ad acquistare il carattere, sacro, quando mette l'animo umano nello stato di mag o di trance.

Materia più grave è materia più sottile sono prese nell'uomo da uno stato dì magnetismo così profondo che comincia prima la intui­zione e poi la sensazione di un mondo che non è umano, ma che nel­l' ipersensibilità di uno stato di essere speciale attinge ad una fonte umana.

 

(Un lettore). — Qui sei astruso... fuori i lampioncini, spiegati più chiaro.

— Ecco qua: parlo come un libro stampato.

Per conoscere ciò che è la cosa, bisogna essere la cosa stessa. Se tu in magia vuoi conoscere che cosa sia il cavallo, bisogna che tu ti senta cavallo. Se invece resti bue e io ti parlo del cavallo, tu non capirai. Bisogna pregare la mamma Venere che ordini al suo divino Cupido di scoccarti nel torace uno straletto avvelenato del dolce veleno. E non deve scoccarlo solo su di te ma anche su una di quelle creature che abbiamo il dovere di adorare e proteggere perché sono più sen­sibili e più deboli di noi, una donna.

Io premetto che tu non sei un uomo normale[vi]. Me lo immagino, e lo spero perché se fossi tale non leggeresti la prosa di un pazzo. Ora lo strale dì Cupido non farebbe rivolgere la tua prima intenzione alla bistecca e messo in presenza di Lei (o quel pronome fatale...) rimar­resti in uno stato speciale di estasi come santa Chiara e le altre non hanno avuto mai.

Rendile più intense quelle estasi, muto, senza desiderio, e tu ti al­lontani da te per afferrare l'anima dell'amica che si trova nello stesso stato.

 

Bada bene, inchioda il tuo corpo su di una seggiola e fa che l'al­tra, Lei, sia inchiodata alla sua.

In un senso infinito di trance se è passiva, di mag se è attiva, voi vi direte un mondo di cose belle, vi farete un racconto delle mille ed una notte e... siete in completa zona astrale, nella zona dove vivono le anime, cioè, in lingua povera, in un campo mentale dove la materia pensante sottilissima e meno grave tua, entra in contatto non solamen­te con la materia pensante e sottilissima e meno grave di Lei, ma con tutti i corpi, entità, angeli, eoni, costituiti dalla stessa materia che pos­sono logicamente entrare in contatto coi vostri tentacoli.

Direbbe un santo padre: il diavolo ha messo fuori le corna. Pro­prio così. Sembra la cosa più semplice del mondo e lo è. Tutti gli amo­ri raffinati hanno istanti di magia amorosa.

Ma il difficile sta in due cose: nella bistecca e nel far durare in­tensamente e indefinitamente questo stato.

Qui, caro il mio lettore arguto, ti voglio far bene aprire gli occhi su di una burletta fatta ai papi e agli scienziati; l'alchimia, che è sta­ta presa come la madre della chimica moderna quando invece fu un pe­sce d'aprile preparato e digerito dalla chiesa.

La quale si è assunta l'esclusività della scienza dell'anima Quindi nessuno poteva invadere il campo religioso.

Ma mentre i roghi bruciavano gli stregoni e i magherelli da stra­pazzo, quelli che veramente facevano la magia presentavano la vivan­da adulterata sotto una forma metallica. Dissero:

La cristianità è povera — vi è un secreto per cambiare tutti i me­talli grezzi e vili in oro.

I primi erano uomini ordinarii (metalli); l'oro era l'integrazione dell'uomo.

Chi prese alla lettera accese i fornelli e preparò la chimica mo­derna.

Chi intuì la maschera trovò in quei libri due grandi secreti, quel­lo semplice della magia conica e l'arcano degli arcani che nel sacrificio della messa, senza capirlo, è stato tramandato a noi dalla chiesa; cioè come mutare il pane senza lievito, con due liquidi della terra in. un dio visibile[vii].

Parliamo della maggiormente facile delle due magie. La eonica ci deve trasportare in pieno Conte di Cabalis. Eone è essere. Eone o ente deve essere materia come è materia tutto il mon­do universo. Eoni o enti devono essere intelligenti e quindi in perfet­ta analogia con l'umanità pensante e intelligente. Sono spiriti? — se per spiriti vuoi intendere creature analoghe agli uomini, ma viventi di materia più sottile della nostra umana, e forse più sensibili di noi, chiamiamoli pure spiriti. Ma se con questa parola vuoi intendere le anime dei morti, ti inganni. Quello là è regno vivo e non ha niente di lugubre. E' il regno della favola. Vi sono fate, orchi, divinità, genii, elfi... ondine, salamandre, silfidi, gnomi..., ninfe, satiri[viii]

 

 (Un lettore) — Anche satiri?!

— ... pei quali è bene aborrire dalle bistecche. Se non che aven­doti io svelato il come, ed il quando tu puoi entrare in questo mondo dell'inverosimile per la porta del divino Cupido, io non so come farti capire che corri un gran rischio all'inizio di questa magia. Il rischio di uscir matto davvero se non sei savio. Poiché la magia per questa porta dell'amore comincia veramente quando lo stato di essere del tuo individuo, permanendo nella intensità più inverosimile delle vi­brazioni animiche del Pir o fuoco magico, separa l'amante che si vede con gli occhi fisici dalle entità astrali che si ammirano col senso delle corna allungate, con le fate e gli orchi della stessa zona a cui tu e lei siete arrivati.

 

O sapiente orecchiuto critico, lettore impaziente, che tutto vuoi sapere, che non batti mai le mani, in questo preludio credi che io ti abbia detto poca cosa e te ne ho detto molte di cose grandi, che nes­suno prima di me ha scritto e che nessuno scriverà prima del disseccamento del sacro Nilo, dove i coccodrilli non meno sacri piangono i rospi mangiati vivi.

Con questo libro io aspiro al premio Nobel...

 

(Un lettore) come Marconi...

— Più che Marconi. Il telegrafo senza fili è una particolarità della vita sociale, abbrevia le distanze alla parola scritta. Io invece supero di mille e ottocento cubiti Cristoforo Colombo, un mezzo mat­to che scoprì un mondo nuovo alla vecchia terra; e quantunque io ti debba parlare in seguito dell'uovo di Colombo che mantiene ritti i pinnacoli delle antenne quando la navigazione è in piena acqua inte­roceanica, io scopro a tutta l'umanità che si dibatte in vane teosofie; tutte le porte di un mondo che, tenuto nelle grinfie delle teocrazie iniziatiche antiche, non si lascia visitare da quelli che fanno parole o pro­fessione di visionari mistici, o filosofi trascendentali che non menano che a vaniloqui. E questo mondo arcinuovo io lo apro a tutti gli Amerigo Vespucci e i navigatori portoghesi che si affannano ora a girare le coste di una terra ignota, per la quale non trovano l'accesso na­vigabile[ix].

Io spiattello tutto con sincerità e con ingenuità.

Lo faccio perché il popolo sottratto ai preti di tutte le religioni, possa dire e cantare che il giorno della gloria è arrivato.

Non nascondo niente. Non faccio misteri. Lasciamo i misteri alle vecchie e consunte carcasse sociali.

Io dico, vivete, godete, gioite, integratevi, abbiate la forza di capire che i monologhi vani sono parole che imbrogliano le matasse.

Chi è il citrullo che non capisce queste cose semplicissime che spiattello per la maggior gloria del Dio vivo e vero che è l'uomo vi­vente, arca santa dell' Ineffabile Onnipotente, il Niente?

E dici che quei mattacchioni che assegnano il premio Nobel, non penseranno a me, che all’umanità apro il porto della salvezza dell’invisibile?

 

Oggi è di moda parlare dell'al di là: parola intraducibile del gallico idioma. L'al di là potrei tradurlo: il mondo che sta di là. Ma l'avverbio non è concepibile come un luogo topograficamente ac­certato senza aver definito un mondo che sta di qua. La scienza dei savii, caro lettore, non riconosce che un solo centro di vita, che non sta né là né qua, ma nel giusto mezzo, tra passato e futuro. L'uni­verso è uno.

L'utopia del cielo, nascondiglio degli dei e delle anime, è una favola.

Le cose stanno qui, tutte qui, tutte in questo bellissimo e simpa­tico pianeta che se sorride ti manda un terremoto e se piange una ne­vicata orrenda.

L'invisibile sta alla portata dei nostri occhi. V'è molta gente che non ha perfezionato la vista e non vede. Io apro gli occhi ai ciechi e dico: vedete, eccovi tutte le settantadue porte della sapienza, ve le apro ad una ad una. Vedrete, apprenderete con l'esercizio pratico che potrete veder meglio. La teosofia la farete dopo, quando non avrete nessun bisogno di farla.

Tu credi che io sia davvero cosi, poco matto di non averti dato nelle mani una chiavetta per tentare la scalata al castello degli spiriti?

Ti ho preludiato dell'amore.

Tutte le scuole neoplatoniche italiane e provenzali dei secoli scorsi in Italia, in base a tutto quello che ti ho accennato, tentavano la ma­gia eonica[x]. Il romanzo della Rosa, le corti di amore, i cavalieri er­ranti, Guerino detto il Meschino, i Paladini di Francia... scava dentro a queste cose che tutti i barbieri sanno e vi troverai il nespolo occulto. Gli eroi greci avevano in corpo l'Eros, un animaletto molto somiglian­te a Cupido. I cavalieri di Carlo Magno erravano per selve e monta­gne e subivano l'incanto di amore combattendo contro l'Infedele — il maomettano era il tipo dell'infedeltà in amore perché sì personifi­cava in lui l'essere incapace della iniziatura dell'amore, perché man­giava solo bistecche, eternamente bistecche.

 

Più filosoficamente si chiamò neoplatonismo appena dalla caval­leria eroica l'iniziatura passò alla poesia.

Amor platonico

Evvi o non v'è?

Fuvvi ahimè!

Morì Platone

E si perdè...

 

Vedere che l'umanità si sprofonda in salamelecchi innanzi ai no­stri grandi poeti senza capire ciò che essi hanno scritto chiaramente è cosa da far rizzare i capelli anche su d'una tazza di porcellana! Tutti ebbero una donna ideale, tutti ebbero l'apparenza di tanti Florindi pazzi per amore, che sarebbero soggetti di psichiatria se non avessero voluto dire quello che gli altri non sanno leggere. Beatrice, Laura, Fiammetta... aprirono la serie che non finisce più. L'infiltrazione di questa iniziatura si estende e circola nelle cortili principi e prelati. Il periodo angioino a Napoli, la Corte Medicea di Firenze, quella di Este, quella dì Leone X. Il Regno dell'amore prende il regno di Dio. Roma alla rovescia è Amor[xi]. Ecco perché Dante prende a maestro e guida l'iniziato che aveva conosciuto e cantato gli eroi che tenevano in corpo quella tale freccia, aculeo che spinge e sprona. E Dante con un maestro siffatto prende le cose dal basso, e comincia il suo viaggio dalle porte inferiori, dalle quali per tante vicende arriva alla presenza del Padre del Figlio e del Santo Spirito, che giocando una partita alle carte in paradiso fanno l'occhiolino alla Beatrice o Bice, B e C... ba­sta così e tiriamo innanzi. Porta Infera o porta magica dantesca che in modo diverso tu vedi raffigurata in certi ruderi nel pubblico giar­dino di Piazza Vittorio Emmanuele a Roma, ruderi di una porta bas­sa, che con segni cabalistici indica in che modo si entra per la porta di Amore, nel magazzino dell'ottico in cui la vista umana può comin­ciare il suo perfezionamento[xii].

Vedi che più pazzo di me tu non trovi.

Io ti dico tutto. Tolgo il velo ad Iside e te la faccio portare a cena dopo il teatro, e, dopo cena, alla camera nuziale.

Come vedi sono un matto di manica larga. Sai tu come nacque Io spiritismo magnetico In Francia con quel burlone di Alfonso Cahagnet? Un processo semplice, dice il maestro: prendi una giovanetta, mettila a sedere dinanzi ad un bicchiere d'acqua limpida, poggia la mano sulla testa di lei, prega il buon angelo che scenda sulla tua giovinetta e le faccia vedere... statti bene a sentire tutto quello che vedrà...

Allora si credeva al buon angelo. Oggi chi ci crede più? Queste veggenti vedono in una trance superficiale, e sognano ad occhi aperti tutto quello che passa nella zona dei pensieri umani.

Io invece ti ho scoperto il pianeta della felicità... e della verità.

Ama. Ama come il cavaliere leggendario quella bella creatura che sta chiusa in un castello di bronzo. Non puoi amare così che per gra­zia... tutte le sonerie del tuo castello devono vibrare come in segno che la tua anima si affaccia sull'abisso immenso infinito delle anime. Sullo stesso abisso si affaccerà l'anima di lei, e si apre il cinema in­visibile al profano mangiatore di pollanche arrostite.

Lucifero (e non può essere il Cristo?) ti aspetta e ti può guidare se sai e non temi. Sei in piena piromagia o magia del fuoco divino. Perdi l'equilibrio? oscilli? tremi? eccoti che sdruccioli nella magia infernale, il fuoco divino perde la limpidezza e i vapori dei tizzoni e della pece ti avvolgono. Lucifero scompare e comincia a cantar lu­singhe la voce dell'Efeba.

Ma a questo punto cessa l'intermezzo piromagico che preludia il maggiore arcano di Venere che dà l'iniziatura eonica: leggi bene, at­tentamente, non ubriacarti di vanagloria, e capirai i tre secreti: 1° come mantenere acceso intensamente il fuoco sacro; 2° come ren­derlo perpetuo e con quali carboni alimentarlo; 3° come col sigillo di Salomone celebrare le tue nozze con una fata, se sei uomo, con un Orco, se sei femmina, perché riviva la fiaba iridescente che gli uomini non conoscono ancora e fingono di non volere credere.

 

Giuliano Kremmerz


 

[i] È un altro capitoletto del libro degli Arcani Maggiori di cui pubblicammo il prologo a pag. 134 e seguenti. Secondo i cabalisti le settantadue parti della verità assoluta sono nascoste nei settantadue nomi divini. Il pazzo illustra gli arcani dai tarocchi accennando alle porte iniziatiche che corri­spondono alle forme cabalistiche. La Piromagia o magia del fuoco, simboleggiata nei misteri con fiamme e pire, è la porta passionale dell'amore. Questo preludio all'Arcano Maggiore di Venere dovrebbe essere il seguito degli Elementi di Magia Naturale e Divina pubblicati nelle annate 1898-1899 del Mondo Secreto, e che l'autore sospese al pianeta di Mercurio.

[ii] Le profonde cognizioni degli antichi ordini sacerdotali sulle miserie dell'anima umana furono un corpo di scienze complete di psichismo, perché le teocrazie non ebbero di mira che il dominio dell'uomo per mezzo della sua anima. Il cristianesimo paolotto nacque e si diffuse come una ribellione e una rivincita — poi la chiesa assorbì senza la scienza dell'anima umana i poteri delle antiche teocrazie e impedì che il problema spirituale fosse discusso e investigato. Ecco perché ai grandi progressi del mondo contemporaneo in tutte le arti e le scienze di investigazione non rispondono ancora eguali progressi degli studii psichici, ancori infantili.

[iii] La mirabile imitazione del tipo Cristo che si riscontra nel Santo di Assisi è tutto un miracolo di sublime fede. L'influenza del Santo e dell'esempio fu grande nella civiltà nuova, è fuor di dubbio; ma come fu dolcemente ignorante quella fede sui destini della società umana.

[iv] Se accertassimo con un' "anagrafe" occulta che noi (cioè collettività) siamo sempre gli stessi sotto maschere diverse, ci potremmo mettere d'accordo per renderci meno aspra la vita.

[v] Il sagramento del matrimonio portò per reazione il sabato osceno delle streghe. Bisognerebbe indagare da dove ci sia venuta in occidente quella pestilenziale utopia di volere l'umanità (consorzio) aspirante alla negazione della società per solo vincolo di amore.

[vi] Noi abbiamo tipi di degenerati e di anormali. Dovremmo avere il tipo generato normale. Lo immagino come il perfetto automa vigente che non compia nessuna funzione animale senza il regolamento. Auguro che nessuna bestia di tal genere sia tra i miei lettori, se no griderei: povera prosa mia....

[vii] Se qualche prete cattolico vuol guadagnare un paio di scomuniche, non ha che ad occuparsi dei sacri riti nel significato originario magico. La gerarchia sacra è una forma di società iniziatica, in cui i gradi più alti dovrebbero saper tutto. Dicono che la messa sia l'ultima cena del Cristo, ma vorrei sapere se il bicchiere adoperato nella cena aveva la forma del calice. E messo in dubbio questo di cui neanche il Renan si è occupato, sì dovrebbe investigare perché il colore di coppe nelle carte da giuoco e certi vasi degli alchimisti classici hanno tutte la forma del calice. E la patèna che serve a coprire il calice e che è il colore dì denaro nel giuoco delle carte e dei tarocchi, è forse il piattello in cui Giuda Scariota mangiò la polenta?

[viii] Il paganesimo in molti miti personificò o, meglio, fotografò le diverse forme dell'anima umana. Satiri, ninfe, nereidi, najadi... sono simboli e realtà. Il cristianesimo ha calunniato troppa il paganesimo e le mitologie sapienti.

[ix] Questi scopritori invece di fare le poesie in prosa arzigogolando sugli scogli della fantasia indiana per vedere quello che non vi è, farebbero meglio a navigare senza parlare e a far la prosa coi lampioncini della ragione sottile occidentale. A furia di cantar frottole finiremo col crederle vere — mentre il vero sta al di là delle frottole.

[x] Che castigo di dio pei mariti e le mamme d'allora la magia del sangue, tipo Barba Bleu, rappresentò parecchi secoli dopo la reazione della forma platonica.

[xi] Roma - Amor - Orma - Maro, furono nomi iniziatici della Urbe, che era il sacrario occulto, dove si faceva il caldo e il freddo. Quando il sacrario degli ascosi mari o labirinti sacri furono svelati, si senti l'odore delle cene di Petronio Arbitro.

[xii] Questa porta bassa ricomposta nei giardini della piazza Vittorio Emanuele a Roma porta i segni cabalistici della magia eonica, completi, per entrare o aprire la porta chiusa ai profani — e porta anche delle iscrizioni che non devi confondere coi segni, perché i primi appartengono alla magia eonica e le seconde alla grande magia trasmutatoria o alchimica.