A UN PADRE CHE HA PERDUTO IL FIGLIO

  

 

Carissimo Amico,

 

So troppo tardi della perdita che vi ha colpito per venire di persona a testimoniarvi la mia partecipazione al vostro dolore.

M'intendete che non vi scrivo una lettera di consuetudine. Siamo abituati a veder morire, indifferenti alla morte che è la conclusione ineluttabile di ogni organismo vivente.

Ma quando questa legge colpisce le persone che ci hanno data la loro parte di sangue e di amore e che per noi hanno trepidato e sofferto e che per noi piangerebbero ancora per qualunque pena nostra, siamo noi stessi lacrime e piaga.

Su questo sentimento profondamente umano, il culto delle anime è sorto vitale e dovunque nei volghi si perpetua - ma la parola che potrebbe dirvi un mistico credente in una vita dell'aldilà io non so dirvi. Non l'ho saputa dire a me stesso la pia menzogna quando solo ho interrata mia madre.

Credete in due cose che sono vere: che lo spirito d'amore dello scomparso aleggia su di voi come lo scudo del Salmista, Egli vivente l'ha creato e a lui sopravvive, che Egli ritornerà a voi come ritorna in Ariete il Sole, come tornano le rose a maggio. Si perpetua il ciclo della Vita nelle vite; dal cadavere rinasce l'angelo, pargolo purificato, in cui un nuovo giorno ricomincia di intelletto rinnovato e risvegliato: ma non nei cieli cristiani, ma semplicemente sulla terra dove sotto forma e nomi obliati ha vissuto, amato e penato. Siate forte e coraggioso, perché fattore della sua vita sarete fattore della sua resurrezione.

Permettete che vi mandi un bacio?

V°. Formisano