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PRIMO DIALOGO
La Scuola Ermetica - Nosce
te ipsum - In che consiste l'Ermetismo - Le concezioni
della scienza sperimentale - La nostra Scuola è materialista
- Il pensiero è materia - L'anima - Spirito è soffio
- Il morire e il rinascere - L'unità cabalistica -
L'umanità è UNA e UNO è l'Universo - La concezione
mistica neoplatonica - Magia e spiritismo - Il perispirito e
la sua funzione secondo gli spiritisti - L'uomo e gli
animali - La filosofia sottile e il problema dell'anima
umana - Il Grande Arcano degli Iniziati Orfici - L'orgoglio
umano - Le realizzazioni dell'uomo e le possibili sue
conquiste - Il centro ignoto delle idee Universali - La
possibilità della creazione di un secondo corpo - La
continuazione della vita - Esistono esseri invisibili? Gli
Eoni - La falce di Saturno.
Discepolo. In tempo di
tanto progresso il pubblico erario spende somme
ingentissime per istruire il popolo in tutti i rami della
scienza umana nelle sue applicazioni alle necessità della
nostra vita. Ma non ho mai sentito parlare di una Scuola
Ermetica.
Giuliano. Non ne avete
sentito parlare perché questa scuola non è cosa nuova,
necessaria ad un immediato godimento della vita, né serve a
raggiungere un posto retribuito. Questa scuola è un completo
insegnamento che ha per programma nosce te ipsum, cioè il
conosci te stesso degli antichissimi, da un punto di vista
non religioso, né mistico, ma intensamente introspettivo. Si
propone lo studio dell'organismo umano nel suo complesso di
mente e corpo fisico con tutti i poteri fisici palesi e
poteri nascosti, affinché lo studioso, buon osservatore,
possa integrarsi in completo.
Discepolo. Perché allora
questa scuola si chiama Ermetica? Nel vocabolario della
nostra lingua non vi é che la parola Erma, che si riferisce
alle antiche colonnette, sormontate da una testa di
Mercurio, come se ne vedono in tutti i musei italiani e che
servivano ad usi diversi, e poi l'avverbio ermeticamente per
definire una chiusura, un tappo, un suggello che impedisca
il passaggio dell'aria. Questo fu detto e scritto dagli
alchimisti che dovevano coprire non so quali materie, per
arrivare alla pietra dei filosofi, in maniera da non farle
putrefare. Allora ho creduto che questa scuola fosse
costituita da un gruppo di studiosi che ha da tenere ben
conservati certi secreti che non si dicono a tutti, cioè
arcani ermeticamente nascosti.
Giuliano. Che idee!
Dovete comprendere invece che noi siamo Italiani, Italici
della Magna Grecia e Latini e Romani - che il nostro antico
dio, fattore e creatore di tutta la nostra antica civiltà,
fu il messaggero della Luce degli dei, Ermete il quale, con
o senza la santità, corrispondeva un po' allo Spirito Santo
che per i cristiani porta la divina ispirazione, e per
quanto nella favola questo nostro Mercurio lo vedete e lo
leggete in poche posizioni sacre e in molte libertine, fu
chiamato Trismegisto, tre volte sommo in santità. Ermete
quindi, greco ed egizio, è il Mercurio latino e il Thot del
Grande Nilo. L'antica mitologia, ritenuta finora come un
grande ammasso di favole senza significato alcuno, imbastite
come i racconti pei bambini, è una enorme enciclopedia
teologica in cui le divinità rispecchiano forze ed energie
della natura, intorno alla quale si addensavano tutte le
splendide personificazioni della sua potenza. Mercurio o
Ermete, ambasciatore tra le divinità e l'uomo, rappresenta
il vero legame tra il finito e l'infinito, tra il mistero
della Natura e la comprensione Umana a cui l'Idea nuova
arriva come un messaggio della intelligenza universale. La
nostra scuola si chiama dal suo nome, come se portasse il
discepolo in contatto delle forze divine dei cieli dove
risiedono gli Dei. Quindi niente di secreto, niente da
nascondere.
Ciò che è secreto è la parte che
l'uomo e lo studioso e il ricercatore ignorano; secreto per
forza maggiore, perché le divinità dell'Olimpo ce lo
nascondono quantunque Mercurio nostro vada e venga per
chiedere spiegazioni agli altolocati degli Elisi che non gli
danno risposta. Un grande secreto che le divinità olimpiche
(intendete la natura) hanno tenuto per migliaia di secoli
nascosto è il telegrafo senza fili; Ermete, ladro divino, ne
ha rubato il secreto poco a poco e lo ha, per pezzi
separati, svelato all'uomo più atto e pronto a comprenderlo,
il nostro connazionale Marconi, e l'umanità se ne giova.
Mercurio portò all'uomo la scoperta
dei secreti più necessari, dalla maniera di accendere il
fuoco al riscaldamento elettrico, al gas per illuminazione e
a tutte le invenzioni meravigliose di oggi. Il metodo di
insegnamento è non altro che un avviamento perché il
discepolo possa entrare nel pieno possesso dei poteri divini
che sono nascosti nell'organismo umano. Dovete comprendere
che l'uomo non è completo come voi lo vedete, e come voi
stesso vi sentite. Egli ha in sé dei poteri e delle facoltà
di cui nella vita quotidiana non si dà alcun conto. Anzi
quando qualcuno viene a dirvi che voi potreste compiere atti
mentali prodigiosi, voi ne ridete come di cosa impossibile.
Discepolo. È giusto. Noi
non possiamo credere a cose che ci hanno insegnato come
assurde. L'essere umano, una volta, era considerato come
l'animale ragionevole, cioè, che, a differenza delle bestie,
parla, opera, considera, discute, edifica case, apre le vie
di comunicazioni, costruisce vascelli, carrozze, automobili,
utensili da lavoro, e quanto gli occorre nella vita. Se
qualche cosa compie che prima non era stata fatta,
gli si dice che è un genio. Ma oggi, preponderando il
concetto materialista, l'uomo è quello che è: uno strumento
di produzione per sé e i suoi simili, un fattore della
ricchezza della sua patria, un numero di matricola se è un
soldato che deve concorrere alla difesa del suolo del suo
paese natale. Se gli si lascia un po' di tempo per
divertirsi, gli si raccomanda con calore e a nome della
scienza che coltivi la ginnastica, diventi un atleta al
salto, ai pesi, al pugilato, alla lotta romana, alle corse a
piedi, al giuoco del pallone e agli altri passatempi
sportivi; ma nessuno gli dice: va a leggere e praticare tali
e tali altri esercizi mentali, perché i tempi sono questi e
parlare di poteri supernormali é cosa da far ridere anche i
gatti.
Giuliano. Non emettete
giudizi su quello che attualmente é la società umana e su
quanto essa prende in considerazione. Voi non potete
pronunziare una sentenza sugli errori e la virtù dei tempi:
gli avvenimenti storici, come i metodi e la moda della vita,
si giudicano serenamente dopo che son passati, e il giudice
é neutro nei suoi apprezzamenti. Noi proveniamo da una
concezione educativa che produceva una schiera immensa di
pallidi intellettuali, capaci di sgobbare lunghe ore sui
libri, anchilosando le giunture e atrofizzando i muscoli, e
di religiosi e mistici nella contemplazione meditativa che
sentiva qualche cosa della immobilità fachirica. Ora,
invece, si trova che bisogna pensare alla valitudine del
corpo disgraziatamente abbandonato alla prevalenza
metafisica. In quanto allo sviluppo di poteri supernormali
nella media degli uomini, non é ancora maturo il tempo da
prenderli in considerazione, perché non ancora le università
degli studi possono presentare conclusioni certe sugli
argomenti dubbi di questa possibile avanzata dello spirito
umano, come classe, come legione, come folla. È vero che
sono più di cinquanta anni che scienziati riconosciuti si
son messi a studiare di proposito tutta la fenomenologia dei
soggetti che vantavano poteri supernormali, per affrontare
la soluzione dell'enigma della mente umana, ma é anche vero
che a conchiusioni inconfutabili non si é ancora arrivati.
Dunque nessuna convenienza pei dirigenti o gli esponenti
dell'umano consorzio di prescrivere anche degli esercizi
psichici. L'insieme del l'essere umano, finché la scienza é
metodo sperimentale puro, non può essere considerato che
come materia, niente altro che materia. Lo spiritualismo è
ideale, è poesia, è profumo che monta alle divinità
modellate sui desideri perfetti o ignobili della umanità. La
scienza invece deve affermare: la cosa è o non è. Il
professore saggio e dotto non può dire:
Io credo che ci possa essere una
facoltà non normale nell'uomo che valga a fargli vedere
attraverso un muro. Lo scienziato deve affermare: esiste e
può esistere una facoltà tale nell'essere umano, oppure non
esiste o non può esistere una tale facoltà anormale.
Opinioni per sentito dire non approdano a niente, non
dimostrano niente. Ma fino a quando la scienza non ha preso
in considerazione un determinato concetto e ne ha fatto
scopo di studi seri, nessuno ha il diritto di sorridere e
tanto meno di ridere.
La nostra Scuola, dal punto di vista
sperimentale, è prettamente materialista, perché l'essere
umano, mente e corpo, non é che materia organizzata o in
organizzazione; i fenomeni non normali che noi studiamo in
lui sono produzioni del suo organismo, quindi della materia
che lo costituisce. Il pensiero, in tutte le forme diverse
che esso assume in noi, é possibile in quanto l'organismo
(materia) é sano.
Discepolo. Voi allora
credete in un pensiero materia? Credete che cessando
l'organismo e disfacendosi in un modo da non conservare la
sua integrità, non é possibile pensare? Insomma l'anima é
qualche cosa che sta col corpo e agisce finché il corpo é
nelle sue funzioni.
Giuliano. Perfettamente
così. Un colpo di bastone sul capo e il pensiero cessa. Una
commozione generale per una caduta e non si pensa più.
Qualche droga tossica nello stomaco e arriva uno svenimento
e addio pensiero.
Discepolo. Meraviglioso!
Stupefacente! Il vostro ermetismo nega l'anima umana che
nessuno finora con una rudezza categorica simile ha mai
negato. Vi sono certi filosofi attentati a metterla in
dubbio, ma voi non perdete chiacchiere, voi negate,
annullate, distruggete una cosa che dalla creazione del
mondo l'animale uomo ha sempre creduto reale e vera.
Giuliano. Per noi, per
la nostra scuola, l'idea dell'uomo é una concezione
complessa, sintetica, e, preso come tipo, astratta. Edipo
scioglie l'indovinello. Sa che il mistero di tutta l'umanità
risiede in quest'estremo zoologico tipo uomo. Idea
complessa, perché dalla periferia visibile del corpo umano
bisogna scendere alla disanima di tutto l'insieme dei
fattori che costituiscono il glorioso animale pensante.
Ha un'anima? Uno spirito? Bisogna
rifuggire dalla definizione esatta di queste parole.
Filosofi, religioni, piccole religioni, sette, eresiarchi,
si astengono dal definire l'anima. Ognuno dice anima,
spirito, intelligenza, con un senso vago, indefinito,
personale, molto spesso come una astrazione della propria
personalità, come una cosa che tutti sanno, mentre nessuno
si dà conto del significato e del valore di queste parole.
Spiritus è probabile che sia stato in
origine il suono, il fruscio di una fiamma, del fuoco vivo
acceso. Pir in greco è fuoco. Pira in italiano è una massa
di tronchi che brucia. Più violento il fuoco, un soffio ne
esce, spiritus. In principio dunque lo spirito fu
determinato nel fiato, combustione con calore, forza di
vento come emissione: spirare, respirare, aspirare. L'atto è
vita animale. La idea spirito dovette essere compresa come
tutta la sintesi della vita, perché senza la respirazione
niente poteva né essere pensato, né realizzato e creato.
Arrivato il vocabolo nelle mani dei raffinati, pratici agli
spostamenti delle significazioni etimologiche, spirito fu
tutto l'essere umano interiore, quel tanto di vita che
sostiene il corpo umano, il fattore principale della sintesi
uomo.
L'uomo che muore spira, cioè manda via
il suo spirito e la carogna re sta. Allo spirito si legò il
significato di uomo interiore: a lui si attribuì tutto
quanto non poteva diversamente essere spiegato: il pensiero,
la funzione immaginativa, il ragionamento, e se qualche idea
spunta nell'uomo che sembri fuor del comune, lo si crede
ispirato dagli Dei, lo spirito ha raccolto il messaggio
divino, o un Dio gli é disceso nello spirito.
Anima, parola identica. Dal sanscrito
a tutte le lingue indoeuropee, la sua radice porta all'idea
del soffio, del fiato, del vento, della vita. Anemos, in
greco, é soffio, vento, aria. In latino anima é perfino
odore.
“Alii (philosophi animam) esse
dixerunt ventum, unde anima vel animus nomen accepit quod
graece ventus anemos dicitur"
Discepolo. Mi pare un
po' umiliante per questo re della creazione che si chiama
uomo, animale squisitamente nobile, che ha compiuto tante e
così sorprendenti cose, che voi lo riduciate a un corpo
materiale alimentato da un venticello o da una macchina a
mantice che gli somministra l'aria secondo il bisogno.
Giuliano. Mi dispiace
per la vanagloria umana; sono dolente paragonare una
creatura geniale o un giovane laureato nelle matematiche
sublimi a un mantice da fabbro ferraio. Ma se devo dire le
cose come
le vedo, non posso tradire il mio
pensiero per far piacere a Cristoforo Colombo.
Secondo questa filosofia lo spirito o
l'anima dei morti dovrebbe essere un soffio, un venticello
che ha perduto il vaso da cui usciva, per rientrare a
piacere; un'aria che ha perduto la bottiglia che la
conteneva.
La logica pedestre direbbe che se
l'aria che il moribondo spirando manda fuori non è che aria,
essa va a confondersi con tutto il resto dell'atmosfera che
ci circonda, e che se invece è diversa per i fattori
differenti che la compongono, non potrebbe ricominciare le
sue funzioni che quando un nuovo recipiente arrivasse per
intrattenerla. Diremmo cioè quando è passata in un nuovo
corpo umano.
Discepolo. Anche questo!
Morire e rinascere, morire e rivivere, resurrezione dal
sepolcro e ricomparsa sulla ribalta umana!
Giuliano. Se vi piacesse
di morire in maniera definitiva fate il vostro comodo; io vi
parlo in un astratto... un po' concreto, come parrebbe, date
le parole, dovessero le cose essere intese. L'idea
cabaliatica di considerare tutti gli esseri della massa
umana come atomi di uno stesso corpo di materia vivente,
vorrebbe dire che le anime spirate sono confuse in un'unica
massa omogenea che l'azione respirativa ed aspirativa dei
vivi fa diventare attiva nei corpi dei superstiti,
assorbendo le anime dei morti.
Discepolo. Orribile!...
Giuliano. Tutta
l'Umanità è UNA. Come UNO è il sole preso come fonte di luce
e di vita di tutto l'universo solare. Di conseguenza uno è
Dio, perché è il creatore ed il creato, cioè la sintesi
personificata di tutto ciò che è visibile, Uno, Universo. Se
questo enunciato cabalistico sia verità o bugia, non ci
riguarda: ciò che preme è di vedere in qual maniera la
concezione dello spirito è accaparrata dai mistici.
I mistici vedono lo spirito non come
vento, ma come persona volante, specie di angelo che da
crisalide è mutato in divina farfalla. I neoplatonici ne
presero il simbolismo mistico. Ma la Magia, eminentemente
materialista, non concepisce lo spirito che come il
principale fattore di un corpo vivente, non solo, ma vivente
sulla terra. La Magia non sa che cosa farne dell'anima o
vento spirato dal morto, a meno che, come ai tempi delle
Mille e una notte, un qualunque Re Salomone non si prendesse
il fastidio di raccogliere l'anima spirata in una marmitta e
chiudervela con tanto di sigillo; oppure, come faceva
l'Abate Geloni, non la raccogliesse in un globo di vetro per
farne un pomo di bastone. In complesso l'idea di equiparare
l'anima all'aria, di concepire che respiriamo, è un'idea
certamente sconfortante per quelli che hanno sempre
considerato l'anima umana come qualche cosa di simile
all'uomo completo e vivente. L'idea che gli spiritisti si
formano dello spirito umano senza corpo, è una fantasia
molto seducente per tutti quelli che hanno paura grandissima
di morire. Morire per diventare aria. E vale la pena di
vivere una vita travagliata, piena d'imbarazzi, piena di
dolori, amando senza essere riamato, trasferendo nei figli
un identico destino? Che brutta visione!
Discepolo. Vi ascolto
con piacere. Vi assicuro che non avevo mai guardata la
questione da questo punto di vista. Ne sento ora discorrere
senza preoccupazione di quanto ne hanno scritto gli altri.
Io ho letto dello spiritismo e credevo che il secondo corpo
che racchiude e porta via l'intelligenza del morto, fosse
fatto, come dicono, di materia più densa, aria più compatta,
ed in questo modo potesse conservarsi senza confondersi con
l'aria.
Giuliano. È naturale
l'idea: bisognerebbe che questa anima o vento dell'uomo che
muore fosse qualche cosa come l'aria, e che non si con
fondesse con l'aria. In altri termini che avesse un
involucro che non la facesse confondere con l'aria
respirabile. Gli spiritisti ricorsero così alla creazione
del perispirito. Questo perispirito sarebbe un secondo
corpo, magari sottile fino ad una Incomprensibile
sottigliezza, ma atto a custodire l'anima e a non farla
confondere con l'aria nella quale si disperderebbe. Se
dovesse per la sua condensazione conservare la sua massa,
bisognerebbe dimostrare fisicamente dove attingere la forza
molecolare per mantenere costante la sua relativa
compattezza. Ma secondo il misticismo spiritico questo
involucro leggerissimo, contenendo l’anima dell'uomo morto,
si troverebbe ancora in possesso di tutte le funzioni
dell'uomo vivente, senza averne le membra. Questa bolla di
sapone potrebbe vedere meglio che gli umani, sentire meglio
che l’uomo vivo, dare dei consigli ai viventi ed
all'occorrenza intervenire nelle cose umane.
Bella e nobile fantasia!
Discepolo. Mi pare
argomento da mettersi in prova. Mi sembra che in tutti i
casi, se le cose procedessero così, sono i morti che
avrebbero bisogno dei vivi!
Giuliano Se riflettete
che l'uomo e un qualunque animale differiscono
essenzialmente non pel valore morale, intellettuale,
psichico, ma semplicemente perché l'uomo vivente ha la mano
con le sue articolazioni che opera e la bocca atta a
parlare, capirete facilmente che l'insieme bestiale, che è
in termini eguali nell'uomo e nell'animale, non può in modo
eguale manifestarsi ed agire nei due tipi zoologici. Né,
mancando gli altri animali di mano e di parola, possiamo noi
sapere se possono avere meccanismo pensante simile al nostro
e non sviluppato perché mancante di esercizio nella facoltà
che si atrofizza. Conosciamo gli animali attraverso le
osservazioni rudimentali, spesso attraverso la simpatia e la
carità che ci ispirano; ma che ne sappiamo? Sapete dirmi
perché i passerotti cinguettano tutto il giorno? Perché
l'usignolo canta? Perché il merlo in qualunque regione viva
non emette che le stesse note con lo stesso ritmo?
Discepolo. E chi lo sa?
Giuliano. Avete mai
osservato il cane che sbadiglia? Il cane che sente la sua
padrona suonare il pianoforte o la vede cantare e che per
imitazione apre la bocca ed emette un guaito? Ebbene, se il
cane avesse perfezionati i mezzi vocali, quando sbadiglia
direbbe: mi sono seccato! e quando apre la bocca, per
imitare la padrona, canterebbe. Ora ritorniamo alla bolla di
sapone ad imitazione dell'anima racchiusa in una vescichetta
di materia sottile senza nome, e pensiamo se questa possa
meglio del cane sbadigliare o fare un tentativo di canzone.
Discepolo. Deve essere
una pena terribile il pensare e non potere esprimere il
pensiero. Il vedersi mancare ogni mezzo di manifestarlo o
attuarlo, essendo privi degli organi necessari!
Giuliano. La filosofia
astrusa, curiosa, insondabile, che Cornelio Agrippa
chiamerebbe sottilissima, che noi chiameremmo ermetica nei
tre gradi del comprensibile divino, vorrebbe risolvere il
problema dell'anima umana in corpo vivo, e il secondo
problema dell'anima nella conquista della sua integralità
dopo la morte. Quest'ultimo dovrebbe essere il grande arcano
degli antichi iniziati orfici e continuatori. Vedete dove
arriva la follia dell'uomo sapiente, l'impenitente
sognatore, orgoglioso come il serpente della bibbia, padrone
essenziale di mutare le cose secondo la natura.
Oh San
Tommaso!
D'altronde nessuno ha il diritto di ridere dopo le grandi
innovazioni e le grandi conquiste di questo miserabile
sognatore, che vive sofferente la sua vita umana, tra
infermità fisiche e impotenza mentale, in un rapido evolvere
di una esistenza dolorosa e spesso spasimante, nutrendo una
costante ambizione di sentirsi Dio.
Discepolo. È vero. Il
nostro orgoglio è grande, ma, dopo tutto quanto l'uomo ha
compiuto, il successo pare gli dia un po' diritto ad essere
superbo di sé stesso e della sua opera.
Giuliano. Ed allora
perché ridere o sorridere quando si annunziano al pubblico
le possibilità di soluzioni di problemi nuovi e inauditi?
Chi avrebbe predetto la realizzazione del volo ad altezza
vertiginosa, quando trenta anni fa nelle scuole si spiegava
che Icaro aveva volato incollando le ali alle sue spalle con
la cera e che i raggi del sole l'avevano squagliata? Icaro
era un aviatore dei tempi preistorici? Ma trenta anni fa
l'umanità progredita non aveva che una idea fanciullesca di
questa realtà di oggi che già non meraviglia più nessuno. E
la fotografia? E il telegrafo? E l'illuminazione elettrica?
E la telegrafia senza fili? E la telefonia? E il fonografo?
Ma avete il coraggio di ridere quando un filosofo della
scuola ermetica sogna che l'uomo, con la morte, possa
partorire se stesso? In altri termini, non emettere il suo
spirito (aria, vento, soffio) ma un secondo sé stesso, che
contenga lo spirito e gli fornisca un corpo simile od uguale
all'umano, di una materia invisibile agli occhi dell'uomo
comune? Verbum caro factum est; realizzare il perispirito
profetato dagli spiritisti come cosa esistente. Allora un
uomo eterno?
Indistruttibile, capace di compiere in
mentalità e fisicamente quello che l'uomo ordinario può con
le membra e principalmente con la sua mano realizzare? È un
paradosso? Ma prima della macchina a vapore l'assemblea dei
Savii Umani e specialmente i teologi decretavano non potere
l'acqua col fuoco far camminare un battello.
Discepolo. Dunque gli
spiritisti di Allan Kardec hanno fatto un po' da precursori:
hanno dato per compiuto una umanità che avesse risoluto il
problema della vita a continuazione perpetua. Per lo meno è
un elogio.
Giuliano. Non siate
ironico. Tutte le idee e le scoperte nel mondo dei vivi sono
concatenate in maniera che l'una si attacca all'altra, l'una
rende possibile la pratica dell'altra. Senza il telegrafo
non sarebbe possibile far camminare i treni alla velocità
attuale. Vi è un centro universale, di incerta topografia,
donde scaturiscono le idee e i problemi nuovi che l'umanità
presenta a sé stessa. Dove stia questa sede centrale delle
idee universali, chi lo sa? Prima della idea concreta,
spesso gli uomini afferrano a volo delle idee embrionali che
devono risvegliare e concretare idee che non si potrebbero
avere tutte in una volta. Questo che io vi dico, voi non
potreste comprenderlo se non aveste l'idea del perispirito.
L'idea ordinaria di ogni buon
spiritista kardekiano è il perispirito a forma del corpo che
l'ha contenuto. Dunque gli spiritisti ammettono come
compiuto il miracolo naturalmente, e che tutti gli uomini
morendo escano ad una nuova vita con questo corpo più
sottile che i filosofi ermetici e i magi nella loro
filosofia intravedono come eccezionalmente creabile. È presa
questa idea del perispirito dello spiritismo ordinario,
dall'enunciato del problema degli antichi filosofi ermetici?
Oppure è una maniera intuitiva popolare per far comprendere
dove, evolvendo in certe determinate condizioni, l'uomo può
arrivare? Di più, dato e non concesso che l'uomo possa
raggiungere questo fine, di conseguenza vie ne il sospetto
che delle persone che hanno ottenuto questo grado di
rinnovazione di vita, possano vivere, in mezzo a noi,
invisibili e rappresentare, se a noi sono cari, la nostra
protezione, o, se ci sono odiosi, il nostro continuo
ostacolo nel cammino della vita. E ne scaturisce un'idea più
larga: se esistono degli uomini che morti hanno posseduto
questo segreto di continuare una vita invisibile a lato dei
loro simili viventi sul la terra, non potrebbe darsi che
nelle medesime loro condizioni esista Unì popolo di esseri a
noi invisibili, che, omologamente agli uomini, amano,
pensano, agiscono, su di un piano non parallelo né identico,
ma spesso coincidente ed intrecciato al piano delle passioni
vitali degli uomini? Sono questi gli Eoni dei filosofi della
magia divina e divinizzante? E se questi esseri esistessero,
non si potrebbe concepire una vita dell'uomo ordinario
inconsapevolmente in amore o in lite con qualcuno degli
elementi di questo popolo?
Discepolo. Voi mi
trascinate in nuove fantasie seducenti come le fiabe dei
bambini: di grado in grado, di ramo in ramo, mi fate montare
al culmine di un albero altissimo e di là si è presi da
capogiro; si perde il controllo della ragione e si sente
nell'orecchio la voce di un ingenuo: e se fosse vero? Se,
dietro alla scena ordinaria e plebea della vita, esistesse
un popolo di semidei arroganti e bisbetici, che
proteggessero o perse guidassero nello stesso breve campo
del mondo questi o quello, dove sarebbe il principio di
giustizia che è il fondamento etico della fede in Dio?
Gli spiritisti intanto vi potrebbero
osservare che voi riconoscete la possibile verità della loro
fede, perché all'invocazione di un medium può ben rispondere
uno di quelli che hanno trovato la via della immortalità
coscientemente... e quindi son restati spiriti di morti che
possono manifestarsi ali vivi e capaci di esprimerci il loro
pensiero o la loro maniera di vedere e prevedere le cose.
Giuliano. Non
confondiamo. La concezione magica della possibilità di
trasmutazione dell'uomo in un semidio parteggiante
l’immortalità olimpica, non è che un enunciato di
possibilità, non un’affermazione mia. Se sapessi che vi sono
e vi sono stati degli uomini di tale enorme levatura da
immortalarsi e vivere invisibili, al disopra di tutte le
miserie quotidiane, credetemi che ve lo direi in quattro
parole, come pure affermerei d'essere spiritista credente
qualora ne avessi avuta una prova tangibile. E se conoscessi
il segreto di questa immortalità da raggiungere, col cuore
pieno di affetto lo insegnerei a tutti; ma noi siamo nel
campo delle ipotesi filosofiche e delle interpretazioni, i
miei enunciati propongono quesiti, e lascio a tutti e ad
ogni singolo studioso la libertà di indagare e conquistare.
Io affermo e confermo solo quanto la mia esperienza mi ha
insegnato.
Discepolo.
Ma io vorrei...
Giuliano. Non fatevi
venire nessun desiderio di domandare, perché l'indice della
pendola segna un'ora prima della mezzanotte, ora non buona a
continuare questi curiosi ragionamenti...
Discepolo.
Vi fate comandare dall'orologio? Perché alle 23
volete cessare questo dialogo che comincia ad interessarmi?
Avete sonno?
Giuliano. La vostra é
una domanda che non regge sui trampoli. Il tempo é una
divinità saturniana; vi si agita dentro lo stesso Saturno. A
mezzanotte, la falce dell'inesorabile e famelico Dio si
solleva e cade sulle cose compiute che non hanno più
ritorno. L’onnipotenza di qualunque Nume non può distruggere
né cancellare le cose che sono passate realmente nella vita.
L'uomo può dimenticarle, ma nessun Dio distruttore può fare
che non siano state. Saturno solo può troncarle, falciarle,
farle spegnere, ma non può decretare che non siano esistite.
È lui stesso che vi si oppone e, se questo vi sembra oscuro,
verrà il momento in cui vi parlerò del tempo, di questo
grande e immutato mostro che in sé contiene i tre elementi
del possibile: l'oblio degli atti compiuti, l'attimo
dell'amore che crea e si dilegua, il lampo tempestoso
dell'incerto avvenire.
Rimandiamo il nostro conversare, se
volete averne godimento, al giorno di Mercurio, nella prima
ora apollinea...
Discepolo. - Che mi
duole aspettare, ma farò come mi dite e vi ringrazio. |