CONVERSAZIONE TENUTA ALLA RIUNIONE

DEL 21 APRILE 1921*

 

* Natale di Roma

 

Dovremo parlare dei SIMBOLI. Credo utile parlarne per la semplice ragione che quando vedete i quaderni ed i libri e i giornali che si occupano di questa roba trovate sempre delle figure le quali vogliono indicare qualche cosa. Cominciamo dalla nostra Schola.

Il Segno della Miriam è rappresentato da due triangoli che si tagliano. Questo è chiamato il Pentacolo di Salomone. Perché?

Apriamo una piccola parentesi. Si è detto che il simbolismo non serve a niente, però è nell'ordine naturale delle cose, dell'agglomerazione degli uomi­ni, delle città, dei regni, delle case, della famiglia, di simboleggiare e rappresentare con un segno spe­ciale o l'origine o la mira a cui si determina il cammino di questi diversi aggruppamenti che se ne ornano e formano la boria delle famiglie, e formano la superbia, l'orgoglio rappresentativo di città e di popoli. Sia una cosa necessaria o no è cosa che non importa. Vedete che la Francia ha il suo gallo come nazione. Ci sono famiglie principesche che hanno il loro blasone. Questo simbolismo è sempre per in­fluire esteriormente sugli altri e interiormente come se rappresentasse la chiave di tutte le evoluzioni o storielle o semplicemente aspirative del gruppo che se ne orna.

In Magia il simbolismo ha due caratteri: uno esoterico ed uno exoterico. Uno esteriore per gli altri, ed un carattere interiore per la rappresentazione delle idee. Quindi i geroglifici interiormente e per asso­ciazione sono veri ideogrammi, sono espressione di idea; invece esteriormente possono acquistare un valore consuetudinario. Della chiesa cattolica, dal secondo secolo, è simbolo la croce. Anteriormente al cattolicesimo, l'ebraismo o giudaismo e in seguito la scuola neoplatonica adottarono questa formazione, il Pentacolo di Salomone, i due triangoli che si intrecciano. Esteriormente rappresentava quello che rappresenta la croce. Interiormente era un segno di iniziazione.

Avete sentito parlare nei vari libri miei e di altri che il progresso evolutivo dell'uomo mira allo sdoppiamento della mentalità e della forza fisica. In altri termini del corpo umano quale lo vedete, l'apice dello sviluppo deve essere determinato da una se­parazione evolutiva del principio mentale e del prin­cipio corporeo. Sarebbe la rappresentazione della morte. Ma della morte per quelli che studiano la prima parte, la prima faccia del simbolo, mentre che la seconda faccia, quella veramente iniziatica, rap­presenta il principio mentale completamente indipen­dente dal corpo fisico nell'uomo vivente.

Quelli che hanno letto libri di spiritismo, quelli che hanno letto investigazioni teosofiche e sanno più o meno di teorie affini, hanno sentito parlare che l'uomo in quel tale corpo astrale può staccarsi dal corpo fisico e può allontanarsi a piacere per avere cognizione di cose lontane. Io non faccio la critica di questa idea che non risponde a verità. Dico solo che questa fu credenza di antichi tempi. Restò il simbolismo dell'iniziazione con tre spiegazioni. Per il mondo esteriore rappresentò la riunione degli iniziati per lo scopo determinato del progresso dell'individuo. Nella seconda faccia rappresentava la morte come punto di passaggio dall'uomo vivente all'invisibile. Come terza spiegazione intima, voleva rappresentare lo sdoppiamento nell'uomo vivente tra principio intelligente ed il resto del corpo materiale.

Nella nostra Fratellanza voi vedete che non prescindiamo da questi simboli. Ma bisogna capirli. In che senso li adoperiamo? Li adoperiamo nel terzo senso, cioè per arrivare alla separazione del corpo materiale dal nucleo intellettuale che ordinariamente si intende sotto la forma di spirito.

Vediamo ciò che vogliamo intendere per sepa­razione. Noi non vogliamo la separazione nel senso dell'allontanamento del principio spirituale o mentale dal corpo fisico, perché allontanandosi dal corpo fisico il principio spirituale o c'è la morte o c'è la pazzia. Quindi saremmo votati ad incoraggiare il suicidio preparato da questa forma di evoluzione stupida e saremmo incoraggiati o incoraggeremmo alla morte. Questa è follia.

La nostra Fratellanza vuole l'equilibrio per l'in­tegrazione dei principi vitali, tanto fisici che intel­lettivi, delle due parti che compongono l'uomo. Quindi il triangolo inferiore rappresenta tutto quello che è terreno, quello superiore tutto quello che è spirituale o mentale. In mezzo voi vedrete un sole, con le quattro lettere ebraiche, il TETRAGRAMMATON. Il sole rappresenta la maggiore luce equi­librata fra il principio terreno e quello alto mentale. Quindi niente spiritualizzazione, niente materiali­smo. L'equilibrio delle due forze che esistono in natura e che devono essere equilibrate in noi. Niente più di esagerato, se non il triangolo superiore rap­presenterebbe né più né meno lo spirito staccato dalla vita terrena che involge.

Sotto il sole che rappresenta la forma completa dell'equilibrio ci sono le quattro lettere ebraiche. La jod è il primo principio; la he rappresenta il passivo di questo primo principio incarnatore; la vau rappre­senta il Mercurio, cioè il risultato della prima idea sulla materia concupiscente, sulla materia in gesta­zione; l'ultima he la realizzazione della vita. Ora le quattro lettere che anticamente rappresentavano il nome di JEHOVA nella religione ebraica per noi rappresentano le leggi della Natura: un principio intellettivo, la materia e quindi l'incarnazione di questo principio intellettivo in tutto ciò che proviene dal pianeta su cui viviamo e agiamo.

Il nostro pentacolo è segno di equilibrio. Se il sole che è in mezzo lo metteste sopra il vertice del triangolo superiore, voi avreste l'uomo sfoderato dal corpo fisico. Dico questo volendo dire che la rap­presentazione grafica dovrebbe farsi così quando l'individuo rinunzia a ciò che è materiale per rifu­giarsi nello spirito. Questo è un segno del misticismo che non ci riguarda. Se il sole lo mettete nel triangolo inferiore sarebbe l'intelligenza involuta nella materia in modo che non può dare luce e quindi una forma completa di oscurantismo. Se invece di tracciare questi due triangoli semplicemente con linee voi rappresentate, come la massoneria, il triangolo fatto da due linee parallele per ogni lato e l'intrecciate con i lati del triangolo inferiore senza mettere niente nel mezzo, voi venite all'allacciamento del mondo spi­rituale sul mondo fisico e materiale.

Quindi sarebbe quella la maniera di indicare un'associazione la quale pur facendosi completamen­te guidare dallo spirito non vuole abbarbicarsi al mondo terreno. Questo è per il nostro simbolismo esteriore. Nella forma del circolo e nella forma del serpente che si mangia la coda voi avete la stessa tripla significazione.

Il circolo può avere la significazione solare ed in magia invece rappresenta l'isolamento dell'indi­viduo in un cerchio.

Le operazioni che facevano gli antichi magi le chiamavano operazioni di circolo. Perché? Perché volgarmente si sapeva che essi evocavano i dèmoni o spiriti o larve, come una qualunque cosa dell'in­visibile. Avevano bisogno allora di difendersi dalle invasioni e dalle prepotenze di queste nature invi­sibili che rendevano visibili e tangibili; per farlo, prima di operare, tracciavano a terra una circonfe­renza e si mettevano con gli assistenti nel centro e cominciavano gli scongiuri, con questo volendo indicare che le apparizioni dovevano essere fuori del circolo e che queste entità, coi loro poteri, non potevano varcare la linea di demarcazione che rap­presentava il loro isolamento.

Quando in magia vedete un circolo vuol dire esclu­sivamente questo: un segno di difesa di chi opera.

Nel segno attuale della formazione della nostra Schola sembra un nome pigliato a caso quello di Circolo, ma se ci serviamo di questa parola, este­riormente significa il luogo di riunione di tanti soci che hanno scelta una casa ed in questa passano delle ore. A questo Circolo possiamo dare un significato interiore, come limite di difesa rappresentato dalla catena di cui vi ho parlato il primo giorno. E che tutte le nostre evocazioni debbono avvenire fuori e lontano da noi, mentre noi che siamo gli operatori, precorriamo le manifestazioni delle forze lontane, anche cattive.

Quindi come il triangolo magico tracciato a terra con la famosa bacchetta che evocava Belzebù ed altre cose pigliate in prestito, questi simboli formano una catena chiusa. Fuor di noi e di questo circolo si agitano le forze delle plebi intellettuali e fisiche e noi dobbiamo essere chiusi per dare il modello della penetrazione delle nostre idee buone ed ispirate ad un concetto di bene.

Ma io ho parlato del circolo ed ho dimenticato di parlarvi della croce anseata, cioè la croce che voi vedete sopra i giornali e sopra le pubblicazioni teosofiche. Io non so la spiegazione che ne danno i teosofi, perché di questi molti, anche quelli che studiano la teosofia, hanno dato spiegazioni diverse. Dico solo quello che abbiamo studiato noi. Questa croce anseata è un residuo del simbolismo della religione del fuoco. Il fuoco, rappresentato nel modo materiale,,rappresenta il Purificatore, il Rigeneratore. Nel campo intellettuale rappresenta l'ispirazione e la creazione. Due forme. Ora lo strumento adoperato per accendere il fuoco dagli antichi orientali era appunto una rotella di quel genere che poggiava sopra una pietra e faceva scoccare la scintilla.

Regolarmente è venuto il simbolo del fuoco da questa croce. Cosa ovvia, materiale, che è assurta a significato grandioso. Quale insomma potrebbe es­sere adesso rappresentata da un cerino.

La rappresentano circondata da un serpente che si mangia la coda. Il simbolo del serpente in tutte le religioni ha un valore esorbitante. Perché? La storia non lo dice, si perde nella notte dei tempi. Però cominciando dal mondo caldeo, presso gli orientali, presso gli egizi, e poi nella mitologia romana e nel culto familiare dei romani il serpente acquista un'im­portanza straordinaria. Spiegarvi che cosa vuole in­dicare il serpente in tutte queste religioni diverse sarebbe questione di scrivere una monografia. Vi posso ricordare il famoso serpente della Bibbia, il quale ci è stato tramandato come il simbolo della tentazione al peccato. Quasi il contrapposto a Dio.

Il Libro della Genesi è stato studiato esegeticamente dai moderni tedeschi, inglesi, francesi e italiani. Gli ebrei ne hanno fatto un'esplicazione diversa da quella dei moderni, ma in sostanza pare che il simbolo del serpente voglia rappresentare tutta la forza emanata dal principio terrestre. Siccome dal principio terrestre emana anche il principio animale, allora il serpente ha avuto la significazione di tutto ciò che è produzione terrestre, cominciando dalla parte più grave alla parte più alta relativamente alla produzione che la terra può dare.

Infatti biblicamente il Dio Jeve, creatore tutto intellettuale, cioè nel mondo delle cause e della creazione, prescinde dalla materialità della terra e quindi ha come contrapposto questa forma materiale, terrestre.

I romani, invece, consideravano il serpente sotto due aspetti: uno esoterico, l'altro esteriore della religione, come simbolo della forza vitale e sempre di origine terrestre, e poi come simbolo dell'astuzia. Da che sia venuto questo secondo simbolo non lo so.

Poi c'è un gruppo di simboli i quali sono necessari ad esser conosciuti da chi fa le nostre pratiche.

Vi ho già detto che il nostro rito quotidiano non rappresenta la riproduzione della croce quantunque noi la chiamiamo croce essenica. Qui c'è un po' di pasticcio. Una divisione degli ebrei era chiamata essenica per indicare coloro i quali si davano ad una vita o conventuale o separata monastica, dove atten­devano allo sviluppo del proprio essere interiore, misticamente rifacendosi al principio creatore e de­stinando le proprie forze senza interesse al solleva­mento degli ammalati ed all'educazione dei bambini.

Questo era l'essenismo tale e quale si conosce nella storia. Se il Cristo degli Evangeli è storicamente una figura esatta, è un esseno, cioè uno delle tribù che si davano a questa vita monastica, a questa vita separata per la quale essi si staccavano completamen­te dal resto del popolo giudaico.

Però la parola essenico per noi ha un'altra origine. E qui vi prego di seguirmi.

La tradizione ebraica parla di Mosè che stava presso gli egizi, allevato da questi, e poi passò il Mar Rosso e incontrò il popolo suo di origine. Questo Mosè taumaturgo, creatore e legislatore degli ebrei fu educato dagli egizi; quindi pare che avesse assor­bito e preso il segreto del Tempio egiziano e sia andato, dopo la fuga, a trapiantar nel suo popolo tutto il risultato degli studi che egli aveva compiuto nel popolo di cui era stato ostaggio. Quindi questa parola "essenico" o "esseno" che posteriormente rappresen­ta una parte del popolo ebraico ha avuto un'origine egizia.

E SN = queste lettere nell'antico Egitto rappre­sentavano il geroglifico dell'iniziazione sacerdotale di primo grado. E il geroglifico che voleva dire E S N era rappresentato da un uccello marino che aveva nella bocca un piccolo serpente. L'uccello è sparito perché vola, il serpentello è restato perché è materia, perché va nel fango. L’E S N rappresentato dalla figura è stato la radicale dell'essenismo come parola presso gli ebrei. È nel suo significato originale che adoperiamo la parola essenico. Quindi croce essenica, perché ci riferiamo al significato primitivo, cioè dell'uccello che afferra il serpente dal fango. In altri termini la parte volitiva sublime della nostra men­talità che afferra, avvinghia tutto quello che è terreno.

La croce essenica, una linea perpendicolare ed una orizzontale, è l'uomo con le braccia aperte, non il Cristo in croce. Le due mani distese, come ho spiegato, che rappresentano l'allungamento delle braccia per afferrare i fratelli, rappresentavano nell'essenismo l'orientamento verso il mondo invi­sibile cioè il mondo delle creature viventi, che non si veggono, di cui parliamo a proposito della quarta dimensione e della possibilità di entrare a contatto di questi esseri che non possono essere visti e conosciuti e che sono a contatto con noi.

Quindi con questo ho voluto mettere le cose a posto, cioè che essenismo per noi non è misticismo, e non la tradizione dell'essenismo ebraico e quindi della figura esemplare dell'uomo che è incarnazione del principio divino e spinta al punto nei popoli, come il Cristo. Noi siamo persone più terra terra, ci contentiamo di sviluppare tutto il nostro principio mentale per assoggettare, asservire a noi, quella che è materialità della vita in un senso largo e completo della parola.

Questi sono i simboli principali del nostro rito: il circolo, la croce o croce ansata, per quelli che guardano o leggono libri di teosofia, il serpente, le quattro lettere del Tetragrammaton.

C'è qualche cosa di più, ci sono i simboli dei principi elementali della natura. Questi sono molto posteriori all'antichità e più a noi recenti. Rimontano appena appena ai primi secoli precedenti il cristia­nesimo, o meglio precedenti alla divulgazione del cristianesimo, ed appartengono propriamente alle chiese cristiane gnostiche. Potete prendere tutti i libri dello gnosticismo, non troverete quello che vi dirò. I quattro elementi della natura furono identificati così: aria, acqua, terra, fuoco. E come primo prin­cipio l’acqua, di cui il simbolo è la coppa. Questo è restato nei tarocchi, nelle carte da gioco e nel calice del simbolismo cattolico. Quindi il calice sull'altare della messa, ha origine come simbolo dell'elemento acqua. Il secondo simbolo è quello del fuoco. È il cerchio e quello che nelle carte da gioco e nei tarocchi, che rappresentano il libro più antico, è rappresentato dal denaro. Nella chiesa cattolica è la patèna. Varia ha avuto diverse rappresentazioni simboliche, ma la forma meno conosciuta è quella dell'angelo. Le ali e la faccia angelica sono il simbolo dell'elemento aria, da cui poi è venuto il simbolo dello spirito puro aleggiante. Infine la terra è rap­presentata da quel tale serpente di cui vi ho parlato innanzi e quindi la figurazione del serpente, simbolo del principio terrestre, sebbene nel periodo gnostico, cioè nelle chiese precristiane e contemporanee ai primi secoli del cristianesimo, è il toro. Quindi le corna tratteggiate a mezzaluna che pigliano l'apparenza della luna crescente. Quindi nel simbolismo cattolico trovate la vergine ancella della purità che calpesta il serpente, ma nel serpente c'è la mezzaluna, la quale può essere il simbolo della mutabilità per le sue fasi, ed è il simbolo terrestre della pesantezza del bue che ara.

Questo è il simbolismo degli elementi. Questi simboli con tratti speciali sono passati nella storia alchemica dal medioevo al sedicesimo secolo. Con questo ho spiegato il simbolismo che poi verrà sottomano leggendo o guardando i libri della nostra Schola che accennano al principio religioso o ma­gico.

Altro simbolo è la rosa. Questa ha rappresentato nel medioevo il principio venereo. La croce sulla rosa era il simbolo dei Rosacroce.

La rosa contiene un centro ed una fila di petali; era il segno di un centro generatore che era la natura della femmina. Passando sulla croce prendeva il significato dell'equilibrio. Era il principio passivo equilibrato per la civilizzazione delle masse incolte, dove erano prepotenti gli istinti. Diventò un simbolo per chi si occupava di magia e continuò in questa forma anche perseguitando gli stregoni, di cui c'era tanta paura nel medioevo. Tutti quelli che si occu­pavano di magia, perché intendevano essere una specie di contrafforte alla chiesa cattolica, avevano per simbolo la rosa e la croce. I loro misteri più che venerei erano purificatori. I Rosacroce hanno lasciato la tradizione quasi di monaci cristiani. Questo il simbolo primitivo, che poi è stato modificato. Prima era la rosa e difronte la croce. Il centro della rosa rappresentava la cteis. È stato dunque trasformato.

La scala è un simbolo mistico. Appartiene al gruppo dei simboli del periodo apocalittico della religione cattolica, quando l'umanità era rivolta alla spiegazione dell'Apocalisse; allora la scala prese diverse forme esplicative. Anche nel rito di Misraim, rito massonico di origine napoletana, che credo non esista più, la scala era simbolo di secondo grado.

L'Aquila. L'Aquila è stato un totem, uno dei simboli caratteristici e ambiti. È un principio di animalità, simbolo adoperato nella significazione della superbia e dell'orgoglio.

Questi sono i simboli più usati e comuni, quelli che è indispensabile conoscere.