QUINTA CONVERSAZIONE

 

(16 Gennaio 1921)

  

IL CHORUS PHILOSOPHORUM

  

Alla pagina 24 del 1° volume del Commentarium ho dato tre figure racchiuse in un circolo (vedi foto 5). Quelle tre figure rappresentano i tre modi per entrare in relazione con un mondo che non è il nostro. Dico con un mondo che non è il nostro e non con il mondo di là, come dicono tutti, perché il "mondo di là" non esiste: il mondo è UNO, unico, solo, non ve ne sono due. Quindi "il mondo che non è il nostro" non è il mondo umano. Vi ho già parlato di EONI. Vi sono dunque tre modi per entrare in comunica­zione con gli Eoni che abitano il mondo che non è il nostro. La figura riprodotta nel Commentarium è presa da un libro attribuito al Marchese D'Argent.

 

1a Figura. Rappresenta un monaco in una grotta, con una lucerna, innanzi a cui scrive. Questa figura significa che gli Eoni, in una vita austera, possono entrare in comunicazione con noi, col nostro sottile, che è la parte sottile della nostra intelligenza. Questa è la vita monacale, la forma mistica in cui tutte le anime religiose si possono esercitare. Voi non dovete essere mistici. Poiché il misticismo porta un'esalta­zione di mente e un seguito di errori. Gli Eoni vengono in comunicazione con il nostro intelletto, ma il linguaggio loro non è il nostro. Immaginatevi un popolo di Africani, selvaggi, barbari, esseri che possono comunicare fra loro non con gli organi vocali. Le comunicazioni religiose prendono solo il mercuriale, ossia la parte più elevata di noi, il sottile dei neoplatonici.

Le comunicazioni avvengono per immagini. Noi di esse non abbiamo la chiave che solo dopo lungo studio. Quindi ogni persona ha una chiave. Un sogno che fa un cristiano, un turco, un indiano, viene interpretato diversamente a seconda dello spirito religioso dei tre sognatori. Nel 1865 fu pubblicato un libro intitolato Profezie di Salmi, cioè visioni di preti e di monache per il trionfo della Chiesa. In questo libro vi sono cose orribili. Per esempio le suore di Titanza, presso S. Remo, sognarono la loro chiesa invasa dai tedeschi. Perciò nella guerra 1915-18 i tedeschi avrebbero dovuto venire fin nel Genovesato e impadronirsene. Nel 1555 furono pubblicate le Centurie di Nostradamus, astrologo e cabbalista. Nelle centurie ci si perde la testa e da esse è nata una scuola di interpreti, di cabbalisti che vi hanno trovato tutto: il vapore, il velivolo...

Il misticismo genera la pazzia; in esso ognuno legge per proprio conto. La nostra Schola non deve essere mistica. Vi invito quindi a non seguire mai il sistema nel quale si parla con se stesso attraverso le immagini che si vedono. I più grandi mistici furono Sant'Agostino, San Tommaso... Il lato bello del misticismo è la poesia, le comunicazioni di Eoni che si manifestano al poeta per mezzo di immagini. Così si ha il misticismo poetico: voi vedrete che di un autore novantanove poesie non hanno importanza alcuna, ma la centesima è una rivelazione. Sono mistici poeticamente il Carducci e il D'Annunzio. Lo fu Dante che appartenne alla Scuola della Poesia dell'Amore che va da Brunetto Latini al Boccaccio. L'interpretazione era libera, il concetto era quello dell'Amore che lega noi col mondo non nostro. Poeti significa Vati, cioè persone che possono fare sacerdotalmente la poesia dell'avvenire.

 

2a Figura. È una figura mercuriale e rappresenta come il mercurio divino scende a noi. Al disotto di Mercurio vi è un bamboccio con due chiavi che rappresentano l'apertura e la chiusura della vita mercuriale. Altro non so dirvi.

 

3a Figura. In questa vi è il Circolo: cinque persone circondate da un cerchio che somiglia a un serpente. I cinque uomini sono laureati, incoronati di alloro e la corona indica che sono Eroi. Eros è amore. Dunque essi, essendo Eroi, sono in stato di amore reciproco. Tutti stanno nel circolo e sono presi da affetto e da amore per la cosa che si deve fare. Stendono le mani, ma non si toccano. Questo non significa che manchi la catena. La catena c'è, ma vuol dire che essi sono tanto attivi che, anche separati, formano il circolo. È come avviene di noi durante i riti. La posizione delle braccia indica sviluppo di forza.

 

 

 

LO ZODIACO EGIZIANO

 

Alla pagina 48 dello stesso Commentarium è riprodotta una tavola tratta dal Dupuis, Histoire des religions. Il Dupuis è del periodo neoplatonico. La tavola rappresenta lo Zodiaco, come lo concepivano gli Egiziani degli ultimi tempi. Que­sto è lo Zodiaco della Scuola Alessandrina, lo Zo­diaco del Tolòm. Tolomeo non fu un determinato astronomo: all'epoca alessandrina fu chiamato tolòm ogni studioso di astrologia. Quindi dire "lo zodiaco di Tolomeo" significa dire lo zodiaco degli astrologi della Scuola di Alessandria.

Nel detto Zodiaco sono da notare i Decani e i Geni. Dei Geni ho già parlato. I Decani non appar­tengono né alla classe dei generati - Geni - né alla classe eonica: sono personificazioni influenzali. Quando io tornerò ci occuperemo di astrologia. In quattro o cinque lezioni vi insegnerò la vera astro­logia, quella che non si trova negli incomprensibili libri degli astrologi e voi imparerete facilmente. Decano vale di "dieci giorni". L'anno egiziano si componeva di 360 giorni che, suddivisi in parti di dieci giorni ciascuna, danno 36 decani. Ogni ora è soggetta ad un'influenza. Dico: ogni ora delle sette tipiche che agiscono sulla psiche umana. I decani sono le influenze astrali costellari che agiscono nel periodo di dieci giorni. Così, per esempio, dall'8 al 18 febbraio, si dice che il decano è saturniano. Che significa saturniano? Saturno è il padre degli Dei, uccide il figlio, è avido, cupo, malinconico. Questi caratteri li troverete dall'8 al 18 febbraio. Le influen­ze costellari o condizioni magiche, elettriche, mete-orologiche, barometriche, tendono a darvi quel senso. Quindi malinconico, acido, indigesto.

In una luna vi sono quindi tre decani, per esempio: Q, T, U. In questo caso il primo periodo è sotto l'influenza del Q, il secondo sotto quella di T, il terzo sotto quella di U. Dunque: nel primo periodo un'influenza di grandezza, di spirito solle­vato, sicché noi possiamo agire come un "tipo" solare; nel secondo periodo l'ambiente mi dice che posso fare l'amore, tutto il creato influisce in maniera che lo spirito umano è portato più verso l'amore che verso l'odio. Il terzo periodo:  U

 

* Il Bornia annota: «Il Maestro non lo spiega. Per altro U è simbolo di guerra, di lite, di contrasto, di odio».

 

Le annotazioni astrolomantiche (vedi Lunazioni): tenete conto del Primo Ciclo. Quanto è riportato negli altri due cicli ha solo valore storico.

 

Le immagini mentali.

La rappresentazione cerebrale di immagini è un principio di magia, senza di cui non si fa nulla. L'envoùtement è un ex-voto. Dante fu imputato di involtigliamento, ma è un semplice sospetto. Si tratta di una statuetta raffigurante una persona, l'involtigliatore deve essere il plasmatore di un modello in creta. Con questo mezzo, nel medioevo, i fattucchieri realizzavano plasticamente l'immagine di una per­sona, poi la battezzavano come fosse un essere vivente dicendole:«Tu sei Tizio, quando parlo a te parlo a Tizio, quindi quando parlo a te lui mi deve sentire». Tutto questo è di supina materialità e non entra nei nostri metodi.

 

La Magia non ha bisogno di plasticità: si vede con la mente. Il maleficio è una burletta. Chi arriva a oggettività fotografica nella mentalità propria non farà mai male. Bisogna che ognuno faccia esercizi propri. Quando uno si è isolato, dirà, per esempio, a se stesso:«Io voglio vedere gli occhiali del signor Formisano». Allora prima si figurano gli occhiali, poi di vederli immaginativamente. Questa è un'evocazio­ne di immagine. In questo esercizio si riesce con difficoltà e lentamente. Con la catena avrete invece risultati rapidi. Fate quindi sedute di immaginativa. Dopo poche sedute parecchi vedranno l'immagine che si vuole evocare. Poi farete esercizi a casa.

Vedere la cosa con esattezza è vedere la cosa propria. La realtà della forma sta nell'immagine della forma, perché se distruggete la forma avrete distrutto tutto. Per esempio, io ho fra le mani un isolatore di vetro verde. Se questo isolatore lo mettessi a fondere mi darebbe un liquido. Ma, cessando così la sua forma, esso non è più un isolatore, ma un pezzo informe di vetro. Quindi in tal caso io non vedo più l'oggetto. Dunque è la forma quella che agisce sulla psiche, per dare l'idea della realtà dell'essere.

La terapeuta deve fare l'evocazione della forma e del contorno del malato. // malato deve venire a voi. Non rifiutate mai. Servitevi della catena. Non dovete cercare voi il malato. Non occorre che il malato vi dica proprio la frase:«Guaritemi voi». Spesso si esprime in altre maniere che equivalgono alla precedente. Così, per esempio, qualcuno vi dice: «Io soffro, pregate per me». Questa non è né più né meno che una richiesta di cura. Quando l'immagine del malato è chiara nella vostra mente, potete psichicamente agire anche per strada, come se agiste su lui con un medicamento ideale. Questa è la forma magica. A questo voi dovrete arrivare. L'associazione terapeutica è destinata a beneficio dei malati. Il malato invoca; quindi è in atto di ricevere il frutto della vostra preghiera, cioè atto a ricevere la vostra corrente di amore.

Come si esplica questa corrente a beneficio dei malati? Agisce o magneticamente, o sveglia qualcosa attorno al malato di modo che chi lo attornia gli giovi.

«Noi vi manderemo una corrente che prenda voi, il medico, il farmacista». Questo si potrebbe dire al malato, ma non gli si deve dire. I mezzi curativi sono i Geni e gli Eoni. Gli Eoni, potenze, intelligenze di catena, arrivano a chi ne chiede l'aiuto. Così avviene che il medico curante è preso da un'idea di cura. Per esempio, gli viene l'idea di dare al malato un decotto di prezzemolo. Glielo da e il malato guarisce. Questa è la cura: una catena per influenzare un medicamento che rappresenta un veicolo fra il malato e colui che lo da. Si può dare al malato una sostanza neutra: della mollica di pane, della farina, dello zucchero.

In omeopatia tutto ha valore. Le dosi a diluizioni alte, alla 200a, alla 300a diluizione omeopatica svi-luppano un dinamismo pericoloso. Nelle malattie croniche si usano potenzialità alte. Così si fa per l'arsenico, col licopodio...

Nelle malattie acute si usano potenzialità basse: 6a, 5a,3a. Voi potete magnetizzare una sostanza neutra, influenzarla con la catena e - se vi torna - propinarla come panacea. Usate della suggestione verbale e del medicamento magnetizzato.

 

I segni geniali

Rappresentano le forze creative di colui che li ha generati. Usateli meccanicamente, senza volerve-ne rendere conto. Sono segni antichi che rispondono a idee antiche. Quindi nelle spiegazioni ad essi inerenti, voi non potete trovare la terminologia medica né potete sostituirgliela. Chi scrisse che il tale segno guarisce il mal di cuore, per esempio, non poteva mettere a raffronto del detto segno tutti i mali che colpiscono il cuore e tutte le sue parti. Bisogna riflettere che quelli che creano quei segni forse non furono neppure medici. Quindi bisogna lasciare le cose come stanno. Senza l'immaginativa, l'evocazio­ne dei geni è poco utile. Voi (medici) davanti all'am­malato dovete immaginare la cifra. Dunque usare l'immaginativa, la rappresentazione plastica e tenere gli occhi chiusi.

 

Dei malati

Di fronte ad un malato dobbiamo sempre pen­sare che deve guarire. Nella nostra figurativa il malato non deve morire. Per il medico professionista il malato sta più o meno bene, può stare per guarire, come può stare per morire, a seconda di come egli vede il suo esteriore. Il Terapeuta, invece, deve dire: quello deve vivere. Il Terapeuta lancia un'onda di salute, provenga essa da lui o dalla catena, non importa. Egli ha bisogno che il malato, nel suo mercuriale, abbia la potestà di ricevere. I malati che nel loro incosciente (il mercurio puro) hanno inteso la necessità di una trasformazione, non possono avere più volontà di vivere né di ricevere aiuti vitali. Il malato che vuol vivere compie il miracolo da sé stesso: riprende le sue forze. Si può dare il caso che vi si presenti una malattia insidiosa: chi credete facile di guarire lo troverete restio, egli vi respinge. Cristo non avrebbe resuscitato Lazzaro se Lazzaro non avesse voluto vivere. Tale fatto si spiega così: la volontà è più alta nel sentimento umano. I suicidi si uccidono per ragioni superficiali. Noi seguiamo tutto ciò che c'è di più logico e di materialmente tangibile.

Saluto tutti con affetto.

 

Nel circolo

Lasciate fuori di qui ogni ombra di mondanità. Nel rito per i malati fate esclusione di persone; voi non siete che tanti numeri, cioè tante anime pure. E chi dirige dica a sé stesso: io sono il capo di un nucleo di valori umani, non di uomini. Dovete avere la volontà del BENE e del raggiungimento di uno scopo realizzatore.