QUARTA CONVERSAZIONE

 

(15 Gennaio 1921)

 

1° Punto - Teorico.

Questa sera dobbiamo entrare in un campo diverso dal fisico. E dobbiamo farci una domanda: « Esistono altri esseri che possono entrare in contatto con l'uomo?». Qui non si tratta di fatti probanti come gli esercizi a catena. Si tratta di fatti di teologi che hanno ideato un piano intellettuale. I teologi dicono sì. Ma questi esseri di quale natura sono? Sono forse spiriti di morti? No. Allora sono creazioni di altra natura. Si crede che non stiano nel piano fisico perché noi non li vediamo. Sono inferiori, superiori agli uomini, sono esistenti come tanti dii particolari. Tutto ciò si trova nei libri, cioè tutto ciò lo dicono gli altri. Vediamo ora quello che diciamo noi:

Tutto il mondo esistente è un'UNITÀ: un'unità animata. Quindi, o spiriti, o altri esseri, sono tutti Esseri creati dagli uomini. Per esempio, la Chiesa tira fuori un martire, Sant'Espedito, per far concor­renza alla Madonna. Questo santo, che fa i miracoli presto, speditamente, come dice il suo nome, cioè più presto degli altri santi, è una creazione dei fedeli. Questa creazione forma un pupo nuovo in astrale al quale la vitalità è data dalla fede degli uomini. Questo pupo è di ordine inferiore all'uomo. Negli esperimen­ti troverete stati di spirito in cui sentirete che il vostro animo sublimato va ad unirsi con intelligenze più elevate di voi. E sentirete anche il distacco quando le comunicazioni diverranno vibranti. Questi esseri noi li chiamiamo EONI, la quale dizione significa propriamente Esseri. Quando entrerete in rapporto con essi, comprenderete interamente qual è la loro essenza.

I Geni sono inferiori all'uomo. Quindi i Geni - da "generati" - sono esseri vitali, vitalizzati, di determinato sviluppo, di creazione umana. Sono esseri di altri tempi, ma se ne possono creare anche al giorno d'oggi. Le caratteristiche dei Geni corri­spondono ad alcuni caratteri che sono caratteri magici. Questi caratteri formano l'ideografia del genio, come forza e come intelligenza. Il tipo geniale più perfetto che completa il "tipo" di chi si ascrive alla Schola è un genio. Il Carattere o la Cifra di tale Genio corrisponde al numero del praticante. Uastralità, ossia la "tendenza", è il difettivo dell'in­dividuo che noi consideriamo a seconda della ma­niera in cui le influenze del mondo hanno agito su lui al momento della sua nascita. Per esempio, chi ha un'astralità marziale è un essere forte, battagliero, che si impone. Ma ha una deficienza che è il contrario del "tipo" marziale. I marziali peccano di noncuranza a riflettere. Il divino è S che si compone di T e r. Il genio che si invoca al marziale è quello che ha la qualità opposta e che ne è il correttivo. In ogni astralità c'è il buono e il cattivo. Un marziale può usare la sua volontà in un senso o nell'altro; può cioè esplicare la violenza o conservare l'equilibrio e non sorpassare certi limiti. Questi sono i "tipi" di marziale violento e di marziale buono. I contrari sono due tipi che agiscono come complementi e come correttivi. Per esempio, i lunari r sono pervasi da timidità, titubanti, dolcissimi. Sono femminei. I lunari debbo­no acquistare, conseguire quell'energia che il loro impulso di concezione non ha dato loro. Il lunare si corregge assegnandogli un genio tipico solare Q. Da tale connubio si ha un complemento che si uniforma al Q, non con tendenze passive e remissive. Altro caso: un lunare, veramente tale, ossia cattivo, conosce la fantasia, non la verità. E un lunare straripante, un pazzo. Considerandolo si ha l'idea di uno squilibrato. Il suo interno è un superfluo di fantasia che è oggettivante e determina quindi lo squilibrio. Per correggerlo occorre un genio saturniano W. Nel saturniano la fantasia è cancellata. Il tipo saturniano, ossuto, quadrato, mangia bene e beve meglio; se non tocca, non vede e non pensa. È adatto a correggere il lunare. Tutto ciò è necessario per capire che i geni assegnati sono correttivi del carat­tere, che sono educativi, sotto forma di magia.

I Geni che noi invochiamo nelle nostre preghiere sono creature vive e viventi, di creazione umana. Coloro che possiedono i cifrari antichi, possono chiamarli. Diventano elementini prendendo un ele­mentare e mettendolo in contatto con un uomo.

Dalla nostra catena si sprigiona un'anima che è chiamata MIRIAM. Quindi la Miriam è l'anima della nostra catena. I Geni inerenti alla catena sono tutti Geni complementari che sono indicati nelle nostre "carte". Gli EONI, invece, sono esseri di ordine superiore e non di creazione umana. Sono spiegati variamente. Ne hanno parlato i teologi, i neoplatonici: Dante e molti altri.

 

2° Punto - Pratico

L'altra sera, con un millesimo di forza, la catena ha alimentato una forma di resistenza; questa sera vorrei fare un esperimento opposto. Si tratta di provare l'esistenza di una certa sensibilità. Si chiama "medium" un essere umano che sta di mezzo fra il mondo visibile e l'invisibile. Ma a noi occorre un passivo, non un medium, dovendo eseguire una prova di ciò che in spiritismo si chiama medianità scrivente. I mistici, quando si mettono a pregare, chiamano l'angelo custode; gli spiritisti chiamano gli spiriti dei disincarnati; noi richiamiamo i geni della Miriam.

 

Esperimento:

 

a)  - Primo tentativo

Il socio n.l si avanza per provare. Si mette seduto con la destra libera, munita di una matita appuntita che tiene verticalmente sopra un foglio di carta, in modo che la punta lo tocchi e con la sinistra dietro lo schienale della sedia, afferrata alla congiun­zione delle mani di due astanti che gli stanno a fianco (n.2 e n.15). Si forma la catena. Il Maestro avverte il n.l che rimanga passivo; che la catena può influire sull'atto della mano e anche sulle vibrazioni intel­lettuali dell'individuo che scrive allo stato di natura; che egli dica se sente nella mente qualche cosa di estraneo, di non suo, mentre si sente la mano mossa da una forza non sua. Il n.l dichiara che ha qualità di medium scrivente e allora viene rimandato poiché la manifestazione deve - per essere comprovata -avvenire in individui i più inadatti alla medianità.

 

b)  - Secondo tentativo

Si prova col n.3 che - dopo parecchio tempo - non avverte fenomeno alcuno. È rimandato al suo posto.

 

c) - Terzo tentativo

Prova il n.10. Il Maestro dice: «Tutti pensino a un genio della nostra catena, a un genio guaritore che si manifesti». Si tratta che il medium deve sentire nella sua testa un pensiero vitalizzato, un'idea estra­nea alla propria volontà. Questa è l'evocazione di

un genio. Nessun fenomeno si manifesta. Il n.10 è rimandato.

 

d)  - Quarto tentativo

Prova anche il n.4, con esito del pari negativo. Il Maestro dice che la nostra catena è debole.

 

e)  - Quinto tentativo

Prova ancora la signora n.9 che ottiene un leggero fenomeno. Ella scrive - ad occhi chiusi -sul foglio di carta sul tavolo la parola "agnello" e dichiara che contemporaneamente ha avuto nella mente la visione dell'immagine di un agnello. Il Maestro dubita della rigorosità dell'esperimento, poiché ritiene che quella dell'agnello possa essere un'idea propria della medium. Egli dice che bisogna evitare l’autosuggestione. Il pensiero deve essere contemporaneo al moto della mano. I fenomeni, per dare affidamento di essere tali, debbono avvenire con gli esseri più duri, più macigni, più refrattari alla sensibilità psichica. Noi dobbiamo, con la forza della catena, muovere un genio. In Magia i Geni si attirano per mezzo dei caratteri e in altri modi. Qui dobbiamo invocare un'intelligenza e invocare anche una ma­nifestazione sua. Quando ciò si verifica, il macigno sente uno scatto nel suo braccio e nella sua mente gli viene un nome o una qualità. Quello di questa sera non si può prendere come un esperimento tipico, perché manca la forza della catena. Quando la catena è completa (questa sera è di troppo pochi elementi) è una forza in azione. Allora evocate il genio terapeutico più prossimo e quello si manifesterà. Si può avere di esso il nome, il numero, la qualità.

Domani sera sarà da me consacrata a sentire le obbiezioni. Chi ha da farmene? Questi che noi facciamo sono esperimenti che coinvolgono la forza sensibile e la forza intellettuale. Se le persone più ottuse e più sorde possono riuscire ad evocare un aiuto, l'esperimento è riuscito, perché è provata la forza della catena. Altrimenti questa è una sola.

Bisogna rendere la corrente tanto attiva che il sordo la senta. Quando un padre ama affettuosamente una figlia tutti i suoi pensieri sono rivolti a lei. Allora egli proietta in astrale un pupo, un riflesso. Questo che è atto di affetto e di intelligenza ad un tempo, oppure no. Quando il padre muore, il "pupo" può persistere dopo la morte, cioè oltre l'esistenza terrena del creatore. Chi si invoca si deve sentire. Si deve sentire la sua forza. Io ho un malato di carbonchio. Dico al malato di invocare il genio Irctos; egli lo invoca e va a dormire. La mattina dopo si accorge, destandosi, che il carbonchio è maturato: è Irctos che ha fatto il miracolo, perché chi l'ha invocato era in condizione di sentirlo.

I Geni sono passivi, a nostra volontà. Si imme­desimano nella persona e danno a questa potestà di guarire. Quello che enuncio è materialmente possi­bile e a constatarlo ci potrete arrivare quando sarete al completo. Ora la catena ha troppo pochi elementi. Poi potrete fare l'esperimento della bottiglia: sopra una tovaglia bianca si mette una bottiglia con acqua e presso la bottiglia un lume. Poi si fa l'evocazione a catena di un Genio. Con tale mezzo potrete avere immagini di Geni. Però otterrete im­magini brutte, terrificanti: l'esteriorizzazione dei Geni è disarmonica, senza estetica, poiché essi sono forze, non forme. Dunque mettetevi tutti in catena e negli esperimenti usate  ogni specie di controllo.