PRIMA CONVERSAZIONE

 

(3 Gennaio 1921)

 

Esiste nell'uomo una forza che può fare miracoli e che è stata variamente denominata: forza psichica, forza nervea, forza ectenica, forza elettrobiologica, magnetismo... Essa si manifesta in vari modi, cioè con fenomeni variati.

La possiedono anche gli animali e le piante. Non è dono di alcuni individui, ma retaggio di tutti. Chi l'ha più sviluppata, chi meno. Si compone di diversi strati. Con l'allenamento può essere aumentata a somiglianza di quanto avviene per la forza musco­lare. Ma un uomo può sollevare, per esempio, un sacco di cinquanta chili di carbone, come una balla di cinquanta chili di zuccaro, cioè può allenarsi a sollevare ciò che è sudicio come ciò che è puro. Ma è meglio sollevare lo zuccaro. La forza psichica può essere adoperata indifferentemente per il BENE oppure per il MALE. Io credo che - nelle infinite sue utilizzazioni - si debba preferire di applicarla a sollievo dell'umanità sofferente. Questo è l'indirizzo della nostra Schola.

Ognuno di noi ha facoltà diverse: chi può esteriorizzare la sua forza in un modo, chi in un altro. Vi è un fratello, pastore valdese, che, leggendo i salmi

in italiano e tenendo una mano aperta poggiata sulla parte malata di un infermo, lo guarisce. Questo non è certo un miracolo istantaneo, pure in sei sedute egli ha guarito una signorina malata da sei mesi di grave malattia viscerale. Lo stesso, in parecchie sedute, ha guarito un suo bambino che era cieco da un occhio e paralizzato da tutto un lato del corpo. Chi può fare più, chi meno, ma tutti possono arrivare con l'al­lenamento a fare qualcosa. Il nostro pastore valdese non fa i miracoli come i santi, ma fa già molto. Certo nessuno può raggiungere la potenzialità che la Bibbia - il libro per eccellenza - attribuisce a Gesù. Gesù fu ed è unico al mondo.

I fenomeni della forza psichica sono stati studiati dal Crookes, dal Cox, dal Lombroso e da altri; ma non hanno avuto seguito gli esperimenti. Presente­mente in Italia in questi studi siamo un po' indietro. In Francia, l'Istituto Internazionale Metapsichico, presieduto dal Comm. Rocco Santoliquido, ha otte­nuto fenomeni strabilianti. Qui intendo, non già che si prenda la via mistica, ma che si esperimenti nel senso scientifico, e non intendo neppure di nascon­dere ciò che facciamo, ma che ciò che insegno sia noto a tutti.

La scienza, che tratta della forza e della unità della materia e che mette l'operante in relazione con le Divinità, è la Magia. Non trovo altro nome più adatto a designarla. La Magia comprende il magne­tismo, l'astrologia, l'alchimia ed altre discipline. Il Mago è colui che si mette in comunicazione con PIANI o ZONE superiori al piano che ci circonda e che fa conoscenza con Esseri invisibili agli occhi umani, esseri che sono percepibili soltanto dai sensi interni. Lo spiritismo fa uso, nelle sue pratiche, di persone che hanno la potestà di mettersi in comu­nicazione con l'invisibile, cioè che "stanno di mezzo" fra questo e l'altro mondo, e perciò furono chiamati "Medium", mediani. In italiano non esiste una parola da sostituire a Medium. Potrebbero chiamarsi "sensitivi". Noi differiamo dal modo di pensare degli spiritisti, poiché essi parlano di spiriti di morti, con i quali ritengono di mettersi in relazione. Ma ciò che ha avuto morte è morto. La pianta cresce, fiorisce, getta il seme in terra, poi si dissecca e muore. Quella pianta non rivive più. Ma il suo seme, caduto in terreno fertile, germina e si trasforma in una nuova pianta, che a sua volta muore. Le cosiddette "anime dei morti" non sono morte ma vive. Con esse, salvo rarissime eccezioni, gli spiritisti non possono met­tersi in comunicazione, perché mancano alle dette anime i mezzi per manifestarsi al mondo esteriore. Si manifestano però nel mondo interiore, cioè me­diante i sogni.

L'uomo può mettersi in comunicazione con il mondo occulto in due maniere differenti: la mistica

e la magica. La prima è passiva, la seconda attiva. Il mistico entra in relazione con la divinità mediante la concentrazione, la meditazione, l'estasi. Questo metodo non è il nostro. Il Mago comunica con l'al di là con le pratiche, cioè con i riti. Con tale sistema egli trasvola il piano materiale e va a metter capo al piano o alla zona superiore, nella quale stanno esseri diversi da noi. Questo è il nostro metodo che richiede allenamento più o meno lungo.

Tale allenamento è più o meno lungo a seconda della via che si tiene, perché le vie, ossia le iniziazioni, sono due: l'isiaca e la osiridea. L'isiaca, così detta da Iside, o dalla Luna, consiste nel mettere il proprio interno in istato recipiendario, cioè in modo da ricevere le impressioni delle forze esteriori. Questo è il metodo più lungo ma più facile, col quale si diviene maestro isiaco. Dopo l'isiaca è la via osiridea, così detta da Osiride, ossia dal Sole, generatore per eccellenza, datore a tutto l'universo di forza attiva. L'iniziazione osiridea o solare è quella che mette il praticante nella possibilità di esteriorizzare la sua forza. Questa iniziatura è più rapida, ma è diffici-lissima. Chi arriva diviene mago osirideo.

Devo avvertire che altro è lo sviluppo indivi­duale e altro il funzionamento collettivo, cioè ciò che si ottiene con le operazioni di circolo. Ogni essere umano è dotato dalla Natura di una facoltà speciale

che può sviluppare meglio di altri individui e di altre facoltà. Chi ne ha una, chi un'altra. Noi siamo come tante pile psichiche funzionanti più o meno bene rispetto alla totalità della catena o circolo. Io ho riprodotto nella Porta Ermetica il Cerchio delle Sibille o circolo magico. Le Sibille sono circondate da un serpente - la corrente psichica. Il principio e la fine della catena toccano la dirigente che sta in mezzo alle altre vergini. Tutte le sibille che attorniano la dirigente e la dirigente stessa sono curve con un dito che tocca la terra e non già che è diretto verso il cielo. Questo simbolo indica che la meta da realizzare è terrena, non celeste, che è positiva, non mistica. Noi dunque vogliamo costituire un circolo che dia una realizzazione quaggiù. Ed io stimo che - tra le molte realizzazioni che si possono ottenere - la più conveniente sia quella dell'al­leviamento dei mali del prossimo. Essa evita l'ego­ismo personale e dirige tutte le nostre forze verso uno scopo benefico.

I Fr. e le Sr. che sono in catena sono tanti focolari psichici che forniscono la loro forza vitale al diri­gente, il quale dovrebbe essere un anziano. Questo dirigente fa convergere la forza nervosa della batteria verso il malato e lo guarisce. Perché bisogna intèn­dere questo: la prima cura dell'uomo è quella della propria salute. L'uomo più coraggioso di questo mondo, quando sta male è vile, e allora chiede aiuto agli altri. Se il malato ha fede in una Schola come la Miriam e si indirizza a un Fr. per aiuto, apre il suo animo alla speranza della guarigione, quindi il suo intimo è in condizione ricettiva. Se è in tale stato - cioè con l'animo aperto, fidente - un Fr., da vicino o da lontano, gli invia un influsso di forza vitale, egli se lo appropria e guarisce. Questa è precisamente l'opera a cui dobbiamo dedicarci. E se le condizioni nostre in seguito ce lo permetteranno, noi fonderemo anche qualche istituzione filantropica per la guari­gione dei malati. Questo è l'indirizzo che io intendo sia dato al Circolo e non già che sia presa la via mistica o religiosa. Chi non si sente adatto per la pratica può starsene a casa sua a pregare o recarsi in chiesa.

Io vi farò vedere nelle serate successive quello che ognuno di voi può fare e in quale grado lo sa fare. Parlerò ai dottori in modo più confacente alla loro intellettualità e scienza, e parlerò più facilmente a coloro che sono in grado di produrre i fenomeni, ma non di capirne la ragione scientifica.