SECONDA CONFERENZA

 

(17 Febbraio 1921)

 

Continuo l'argomento non ancora esaurito.

Se più persone si associano con l'intenzione precisa di uno scopo a raggiungere e realizzare, formano una catena di volontà. Qualunque ne può essere lo scopo: industria, commercio, scienza, politica, amministrazione. La famiglia o la tribù sono forme tipiche di queste associazioni, gli stati poli­ticamente sono delle vaste catene volitive intorno a una finalità a raggiungere, finalità che si chiama ideale perché l'idea madre che cementa l'unione degli uomini si presenta sotto l'aspetto dell'interesse collettivo prima, e particolare dopo. L'atto determi­nato per realizzare un interesse di molte persone automaticamente costituisce un circolo di volontà associate. A misura che l'umanità avanza nel sen­timento dell'altruismo le catene prendono perfino l'interesse di tutte le creature umane e dalla cellula famiglia, si assorge al corpo costituito di una fratel­lanza universale e si prospetta l'idea avanzata e larga di una grande immensa famiglia comprendente le razze e le associazioni di razze, sogni prima di poeti e idealisti, e poi di partiti politico-sociali che ne vorrebbero realizzare la compagine. Ogni egoismo è in conflitto coi fini di una catena di volontà - la catena dei grandi egoismi è il contrappeso che arresta la realizzazione delle grandi idealità sociali. Catene di egoisti associati in interessi particolari e catene di idealisti puri si sono contese il campo delle realizzazioni dovunque - volontà concatenate in opposizione a volontà associate per scopi e mete opposte. Le grandi religioni sono catene di anime miranti alla costituzione di una solidarietà ideale di grande portata. L'idea Dio unico aggruppa intorno a sé gli spiriti degli uomini e determina un certo colore uniforme per allacciare catene di volontà inconscientemente operanti per realizzare grandi idee morali come l'onestà, la pietà, l'altruismo, la difesa del debole - sull'etica sociale l'influenza delle catene religiose determina lo sforzo maggiore di assesta­mento delle civiltà singole. Esaminate la costituzione del cristianesimo cattolico e resterete sbalorditi dell'immensità di una catena religiosa a fondamento magico, in cui perfino il suono della campana in tutto il mondo cattolico, all'avemaria, ribadisce col segno della croce dei credenti una catena di cui non si conosce il limite.

Ora dalla riunione di associati ad imprese com­merciali, industriali ed artistiche fino alla costituzio­ne di stati, di alleanze e di confederazioni di stati, tutta l'umanità è un miscuglio di catene di volontà, piccole o grandi, omogenee o in conflitto, e che costituiscono quel guazzabuglio di passioni, di ego­ismi, di particolarismi e di filosofie che si appella, con enfasi balorda, la vita sociale.

Veniamo al particolare nostro e conserviamoci nei limiti della nostra scuola e della parte operante praticamente di essa.

La Miriam è anzitutto una Scuola di filosofia pratica i cui proseliti non hanno che un fine, con­correre allo sviluppo della civiltà umana tale e quale essa è concepita sotto forma materialistica, innestan­do tra i suoi fattori di progresso l'esponente della potenzialità animica e spirituale di tutti gli uomini. Pitagorici nel concetto jeratico di una filosofia iniziatica delle nostre terre, noi, discepoli della scuo­la, dobbiamo sapere coscientemente ciò che noi facciamo e insegnare agli altri quel tanto che riuscia­mo ad esperimentare in noi e tra noi stessi. Perciò io vi invito a vagliare ciò che io vi espongo senza ornamenti oratori e a comprendere bene le idee brevi che formano la base delle nostre dottrine e della nostra pratica.

Voi, qui riuniti, intorno a un'Idea di cui domani sarete gli apostoli convinti, sorpassando e cancellan­do ogni superstizione mistica di altri tempi e di altre scuole, dandovi la mano, fisicamente o idealmente costituite una catena di volontà come le tante altre di cui ho accennato avanti.

Questo è poco. È opera come tutti fanno e tutti possono fare. Dalle imprese bancarie alle sette po­litiche, il numero delle catene di volontà non ha limite. Ma la convinzione in voi, non egoistica, di lavorare per imparare e sperimentare, non per voi soli, ma per portare un contributo prezioso alla società umana e al suo progresso, crea uno stato di coscienza che non è fede mistica, ma convinzione profonda nell'opera di sapienza.

Datevi la mano, formate il circolo, eseguite i vostri riti e la catena di volontà diventa rapidamente catena magnetica.

Il magnetismo è ancora un mistero per la scienza dell'uomo. Avete studiata la fisica e sapete che una delle forze indefinite della natura si studia in un gruppo di fenomeni che riguardano l'orientazione e l'attrazione di una calamità naturale e artificiale verso i poli. Magnete è calamità. Magnesia era la terra dei Magneti, penisola orientale della Tessaglia, dove si trovò allo stato naturale il magnesio, base metallica della terra di Magnesia adoperata come purgante e la calamità naturale. Recentemente il d'Aersted ha fatto rientrare questa categoria di fe­nomeni in quelli elettrici. Ma la parola Magnetismo è ancora viva nel senso di attrazione e di corrente di una forza sensibile e nella sua struttura misteriosa che attrae alla calamità il ferro, il cobalto, il nikelio. Da questa attrazione della calamità la forza o vibra­zione eccezionale che si sviluppa dal corpo umano nei rapporti con un altro uomo si chiamò Magnetismo animale e la scienza non l'ha riconosciuto officialmente mai.

Un circolo di volontà, quando le persone che lo compongono sono preparate con regole che compren­derete poi e che io praticamente vi faccio eseguire, determina un circuito magnetico che, se avete biso­gno di modernizzare nel nome, potete chiamare anche circuito elettrico animale. Le parole servono a niente in questi esperimenti: o si sentono stati di vibrazioni nuove o non si sentono, le spiegazioni più o meno attendibili di filosofia le farete dopo.

Voi avrete certamente lette molte opere di magnetizzatori e conoscete gli esperimenti che i magnetizzatori compiono, ma la filosofia della nostra scuola si allontana non poco dai criterii fondamentali di tutto ciò che è stato scritto in proposito.

Voi apprenderete che il magnetismo terrestre è un'espressione dell'Energia universale, vale a dire che è esso stesso maniera di essere dell'Energia uni­versale, come l'elettricità, la luce, il calore, il suono. La varietà delle espressioni dell'Unica Energia che regola tutto il grande cosmo o macrocosmo deve es­sere omologa all'espressione di quell'energia unica vitale che determina l'esistenza dell'uomo vivente, che in sostanza è il piccolo universo o piccolo cosmo o microcosmo, ricapitolante in sé tutte le manifestazio­ni analogiche alla natura del grande universo.

Il magnetismo universale è un'espressione di vibrazioni di cause ignote constatate infatti da feno­meni che cadono sotto i nostri sensi.

Ora il magnetismo animale aspetta che voi lo sentiate nella fonte più profonda del vostro organi­smo umano per costatarne gli effetti fuor di voi ed in voi. Dovete esser voi a scoprirne i poli di rifrazioni in voi, e a studiarne e a scoprirne i rapporti nella sua adattazione fuor di voi.

Alcuni uomini di queste vibrazioni magnetiche sono più riccamente provvisti di altri più poveri e il pubblico nei quotidiani contatti ne riconosce la supremazia. La magia naturale fa tesoro di questa forza in tutte le sue applicazioni, come veicolo energetico di trasmissione e come energia trasmutatrice delle altre espressioni della natura universale. Una terapeutica occulta, nei limiti precisi della magia naturale, è solamente possibile per il tramite dell'esteriorizzazione magnetica del corpo umano, con la quale l'uomo agisce sull'uomo e sulle cose che ci circondano. Riflettete però che io non dico che questo magnetismo sia differente tra due uomini diversi, dico che la sua espressione varia da uomo ad uomo, quando il contatto tra gli uomini è stabilito; così l'azione magnetica di un individuo su di un altro, benefica o malefica, è sempre determinata dalla qualità della forza da noi proiettata - qualità che è in armonia con le proprietà morali e psichiche nostre: per la qualità del magnetismo eccovi spiegato come su di esso, sulla sua efficienza e purità, agisce primariamente la potenza assoluta morale che costi­tuisce la nostra natura animica - ecco il perché di tante regole nostre inibitorie e precise per renderci equilibrati, puri, giusti e onesti: se fossimo dei santi godremmo di un magnetismo più perfetto e buono. Ecco la santità laica come è pernio e fu pernio del Pitagorismo!

Questa energia magnetica di cui si fa largo uso nel naturalismo magico è potestà sublime, quasi dote divinizzante che possediamo per il potente ausilio della volontà - ma i libri che solleticano la vanità dei lettori e tutto promettono perché l'egoismo umano tende all'abuso, vogliono indicare il magnetismo come mezzo ed arte per asservire alla nostra la volontà altrui. Questo per noi è un delitto d'inten­zione - perché infatti gli uomini equilibrati, giusti, sereni, dominanti gli egoismi delle passioni, non possono essere resi schiavi da qualsiasi magnetismo di persona.

È un delitto nell'intenzione di volersi impadronire della psiche di persona più debole - la libertà della personalità umana è già minata dalla suggestione di tutti gli organi della vita sociale moderna per essere assassinata da un magnetizzatore che se ne impos­sessa.

La purità del magnetizzatore non deve essere confusa con quella dei mistici religiosi: né per questi studii io vi voglio come dei frati sommessi. Io vi voglio puri in un senso altamente morale nella rettitudine più eccelsa dello spirito, umani, liberi, altruisti al punto di non concepire l'idea di varcare il limite dove comincia la perfetta indipendenza dell'altrui individualità. La libera volontà altrui non deve mai essere coercita, nel male come nel bene. Contro la volontà di una persona non è lecito neanche propinarle del miele - se il miele asservisse in un senso benefico colui su cui riflettete il vostro ma­gnetismo.

Se la vostra catena di volontà, con l'esercizio, si muta in catena magnetica, nel circuito la corrente dell' "elettricità vitale" la sentirete tutti. I praticanti dei riti sentiranno con intensità maggiore, plasti­camente materiale, come esteriorizzazioni di materia vivente. L'insegnamento vi verrà a misura che avan­zerete nella pratica.

Per lo sviluppo del magnetismo individuale la catena della nostra scuola ideale e simbolica giova grandemente per quella forza di endosmosi ed esosmosi che è propria dell'organismo occulto e non anatomico che è in noi, per la quale l'assorbimento del molto e del meglio è possibile senza atto coscien­te - ma la catena materialmente organizzata nei circoli ed esercitata con pratica insistenza determina un flusso e riflusso di scambio magnetico pel quale i meglio dotati accrescono il loro magnetismo indi­viduale e i meno abbienti si arricchiscono di quella energia di esteriorizzazione per la quale il magne­tismo loro, nascosto in fondo al sacco di carne, non traspira il più prezioso scintillio del suo tesoro.

Così stendere le braccia significa stendere la mano all'invisibile per afferrare la mano del fratello che prega.

L'azione del magnetismo individuale in rapporto alla catena, come beneficio di avanzamento di cia­scuno, è che ognuno di potenzialità minore (non trovo forma più pratica ed elementare per manifestare questa idea) finisce per accrescere la propria potenzialità assorbendo dagli altri.

Formata la catena, gli elementi, i numeri di essa, hanno un valore variabile secondo la potenzialità di ciascuno. Questa potenzialità magnetica risiede in alcuni sviluppata, in altri alquanto nascosta, in altri, e sono coloro che rappresentano l'insuccesso nella vita, perfettamente celata. Quando la catena è for­mata, dissi ieri che si tende a rendere ognuno della stessa forza, della stessa potenzialità, e portai l'esem­pio delle frazioni riducibili allo stesso denominatore. Si verifica, quindi, una livellazione per assorbimento o per ricambio di questo magnetismo.

Ora, è appunto di questa forza che ognuno di voi potrà sentirsi investito, quando dovrà agire su di una persona inferma che chieda il vostro aiuto.

In che modo?

La nostra Miriam, come spiegai ieri sera, è nata con un ideale: la medicina a distanza. Noi non abbiamo bisogno di vedere l'ammalato, ma di diri­gere verso di questi una corrente vitale, che da quanto ho questa sera spiegato, chiamerete corrente magne­tica. Il modo di dirigere questa corrente vitale della catena è in mano ai dirigenti della catena. Però nei casi singoli, quando uno dei componenti la catena si trova in contatto con l'ammalato che chiede e dice di essere curato da un tale medico, ma di desiderare un aiuto per più sollecitamente guarire, questo com­ponente la catena cui è stato rivolto il desiderio di colui che chiede, diventa l'anello di congiunzione tra l'ammalato e la catena, e rappresenta il veicolo che manda verso l'ammalato la forza presa dalla catena e in sé concentrata.

Ma, aprendo una parentesi, non si creda che a questo si possa arrivare in due o tre giorni. Vi è bisogno di un allenamento continuato, di una per­severanza la quale non ammette dubbi. Perché ap­pena voi cominciate ad infiacchire, a trascurare, non otterrete nulla.

Una delle prove pratiche per ognuno di voi della potenzialità della catena magnetica, deve essere rap­presentata da un esperimento, il quale dovete comin­ciare a fare appena io sarò partito - riunendovi in gruppi. E cioè l'esperimento della formazione delle immagini, perché il punto cui deve mirare la nostra catena magnetica, o meglio la forza che questa sviluppa, è l'esatta formazione dell'immagine della persona ammalata o della parte ammalata, o della ferita, ecc. considerata in se stessa come cosa com­pleta.

L'esercizio che dovete cominciare a fare, riunen­dovi anche liberamente in gruppi, è la figurazione dell'immagine vitale che rappresenta il primo scalino per compiere atti di magia.

Ad esempio: immaginate un calamaio, chiuden­do gli occhi. Ad ognuno di voi viene l'idea del calamaio, come lo può immaginare o costruire men­talmente.

Ma provatevi di delinearlo nel buio mentale, come se prendeste una matita e ne disegnaste i contorni sulla carta. Vi troverete imbarazzati da prima, perché ordinariamente l'idea non diventa plastica che in nature eccezionali. È eccezionale la natura umana la quale possa immaginare a occhi chiusi un oggetto purchessia, determinandone i con­torni. Ma con uno sforzo di volontà, voi potete riuscire.

Guardate un calamaio. Chiudendo gli occhi, voi dovete riuscire a vedere il calamaio. Questo è il primo scalino da superare. Superato questo esperimento, vedrete subito l'utilità della catena. Dopo un periodo di pratica fatta collettivamente con l'intenzione di figurarsi oggetti determinati, voi diventerete mental­mente degli scultori.

Dicendo le parole e chiudendo gli occhi, avrete dinanzi l'oggetto voluto e presentato come forma reale in tutti i contorni.

Si badi che qui siamo in tesi di Magia naturale che il nostro Dalla Porta, napoletano, ha trattato.

Il meccanismo delle immagini coi contorni rap­presenta il primo passo. Non è possibile dirigere la corrente magnetica che si sviluppa da una catena, senza la precisione dell'immagine mentale.

Modalità dell'esperienza: si può eseguire in molti modi. In mezzo a voi vi sarà qualcuno più sensibile degli altri. Si prega questi di guardare un oggetto, un calamaio, nei suoi contorni; lo stesso gli altri presenti. Formata la catena, si prega il sensibile che diventa come il capo della catena, di pensare al calamaio visto, e presentarselo praticamente alla mente. Tutti gli altri debbono pensare allo stesso calamaio. Quando colui che è più sensibile, cioè quegli che è più artisticamente capace di modellare nella sua mente l'immagine, comincia a vederla delinearsi, questa comincerà a delinearsi anche in circolo nella mente di tutti i riuniti in catena.

Così si continuerà in esperimenti simili con altri oggetti materiali, e poi con parti del corpo umano, e poi si andrà anche oltre con altri soggetti di cui si saprà in seguito.

Se arriverete alla concezione esatta della perfe­zione dell'immagine mentale, costruita nei soli con­torni, l'individuo il quale si presenta a voi, o manda a voi senza che abbia bisogno di presentarsi, diventa per voi come un oggetto concreto nelle linee che lo contornano.

È questa la piccola chiave del magnetismo di corrente che agisce sulla persona malata. Si badi che questo esperimento può degenerare, nel senso che -come l'albero fa il frutto buono e quello guasto -quando vi siete impadroniti di un certo meccanismo mentale per fare il bene, potete anche usarlo per fare il male. La nostra Scuola è un insegnamento di bene. Colui che si permettesse di uscir fuori da questa linea, sarà posto fuori dagli altri che sanno immaginare la cosa con maggiore perfezione, e sarà reso in con­dizioni tali che egli non si permetterà di operare più per scopi che non siano i nostri.

Una delle ragioni per cui il nostro saluto è la mano levata aperta, è che noi diamo a mani aperte, ma entro il programma che vogliamo raggiungere. Nessuno dunque che voglia restare con noi in armo­nia dovrà deviare. Se resterete nella linea tracciata di bene e mi seguirete nelle idee concrete, vi garan­tisco che raggiungerete risultati pratici di cui sarete orgogliosi voi stessi, in vista di quanto sarete capaci di ottenere.

Con questo ho espletato tutto quanto di una catena magnetica può occorrere conoscere a chi comincia.

Resta una seconda parte: del magnetismo indi­viduale, ma di questo non è il caso di parlare.

Non credo di occuparmi di esperienze magne-tiche che possano essere fatte in catena sopra una persona ammalata. Se c'è in mezzo a voi un amma­lato, potrete fare un esperimento di dirigere a lui la forza magnetica della catena. Ma di tutto questo non è il caso di parlare, ripeto, poiché siete ancora al principio.

Prima occorre produrre la forza, e poi potrà applicarsi.

È chiaro che se la forza non c'è, non può farsi nulla.

Uno di voi mi chiederà di spiegare che cosa sono gli Eoni, le Entità di cui nei quaderni della Scuola si parla, e coi quali è detto che dobbiamo metterci in contatto.

Abbiamo detto che nella nostra Scuola possono entrare individui di tutte le religioni, perché la nostra non è una religione ma una ricerca dal punto di vista umano, speculativo, filosofico, quando parliamo in astratto; esperimentale, quando cerchiamo di portare la filosofia nel campo pratico.

Questa forza di cui noi ci occupiamo, gli antichi la esprimevano con un vocabolo figurato e con caratteri fuori d'uso della calligrafia comune.

Noi, non essendo dei mistici e lasciando libertà di pensiero a tutti, nel trattare di Magia Naturale, parliamo di forze. Queste sono nell'uomo come vi ho spiegato, ma sono anche al di fuori dell'uomo, perché sono anche forze universali. Ugualmente l'intelligenza è nell'uomo e fuori dell'uomo. Le forze che sono nell'uomo sono individualizzate; quelle fuori dell'uomo sono universali. Nell'uomo l'individuazione è facile, perché ogni uomo per se stesso rappresenta un piccolo universo; abbiamo una testa rotonda a simiglianza del mondo reale, e in essa si agitano tutti i nostri più orgogliosi pensieri. Quello che sta nella testa dell'uomo, rappresenta tutto il disordine del cosmos.

Fuori dell'uomo l'individualizzazione non è pos­sibile, se non si suppongono - entriamo così nel campo delle ipotesi necessarie - dei centri determi­nati di virtù, di vita e di forza. Mi spiego:

Noi individualmente, come ho detto, racchiudia­mo una massa di elementi eterogenei ma indivi­dualizzati, cioè che sono rappresentati nel loro pic­colo insieme, nel loro piccolo mondo in un solo individuo.

Immaginiamo che una delle nostre virtù sia l'orgoglio. La parola "orgoglio" rappresenta tutto un assieme di un'elaborazione dell'uomo, la egoarchia.

Io sono! - Questo lo sente il figlio di fronte al padre, il marito di fronte alla moglie, l'uomo più orgoglioso di fronte alla società; lo sente più orgoglioso di fronte ad un'intera nazione, e così di seguito. Questo che è in noi, poiché è una concreazione naturale di immagine, deve avere una sede, un nucleo centrale che è fuori di noi. Allora noi possiamo prospettare, immaginare con quel tale sistema che ho spiegato a proposito del calamaio, un centro vitale che rap­presenti la persona ORGOGLIO, persona - ORGO­GLIO - fuori di noi nella sua entità, ed a cui noi andiamo a ricorrere come a sorgente, se vogliamo attingere una coppa ed un tino.

Questo che ho detto per l'orgoglio, pensatelo per ogni singola concreazione delle vostre virtù o dei nostri vizi o passioni individuali.

Fuori di noi, assistiamo per ipotesi necessaria alla valorizzazione della natura che è madre e che è il grande mondo, di cui noi siamo l'individuazione, lo specchio. Ci troviamo di fronte a tanti piccoli nuclei e a tante fonti che concretano nell'Assoluto la potenzialità del tanto che noi cerchiamo o che abbiamo sentito o che possiamo sentire.

Il linguaggio figurato è venuto poi. Questo linguaggio figurato invece di chiamare nuclei, fonti, ipotesi quei centri potenziali, li ha chiamati entità. La passionalità umana, la paura o l'amore o la devozione hanno personificato quelle immagini o centri. Così il centro ORGOGLIO è diventato X, e noi nella persona X abbiamo la rappresentazione dell'orgoglio. Quando ricorro ad X e dico: «X vieni», X viene. In tal modo ho espresso terra terra quello che è personificazione o immagine figurata delle idee assolute o forze che agitano gli uomini.

Potrei andare oltre e toccare il tasto religioso, ma di questo non è il caso.

Ora, ciò che chiamiamo Geni viene da genera­zione, ma generazione di chi? Generazione umana. La figurazione orientale, poi li dipinge e li fa diventare persone elette che fanno questa o quella cosa, che compiono tale opera o rovinano la tale cosa.

Se volete la chiave di questo, rivolgete i vostri pensieri alla mitologia greco-romana, e troverete né più né meno che la riproduzione esatta di quanto ho cercato di spiegarvi.

Dunque i Geni sono creazioni figurative di centri di forze naturali che esistono nell'Universo.

L'invocazione di questi centri personificati è un'attrazione, è un desiderio di attrarre le forze che da questi centri sgorgano e si riversano sull'umanità.

Chiamateli ora spiriti elementari, geni, elementi di natura come si vuole, giacché da paese a paese si trova la loro speciale formula figurativa, avrete sempre la stessa cosa, come anche se invece di riguardarli in noi vi rivolgete ai cieli, li troverete nelle immagini religiose di tutte le formule pagane.

Seconda parte: esplicazione delle forze che noi chiamiamo in aiuto dei nostri malati. È facile, dopo quello che ho detto, pensare alle concretizzazioni umane fatte da persone che facevano l'arte nostra molti secoli addietro. Queste persone hanno vitalizzato delle formule che spesso sono rappresentate non col disegno figurativo, ma con dei caratteri e dei nomi.

Per esempio: Raphael è un arcangelo alato. Ma Raphael significa "Medicina Dei" cioè medicina di Dio. Ammesso il centro creatore che è legge e che regola tutte le cose dell'universo, una potenzialità effettiva di bene guaritivo e di vita, la chiameremo medicina di Dio, cioè Raphael.

Che Raphael s'immagini con le ali o con la marsina, ciò dipende dalla pittura. Noi dobbiamo precisare che il nome rappresenta la virtù.

Quindi l'invocazione del nome è l'invocazione della virtù del potere. Il carattere corrisponde al nome. Infatti per scrivere il nome Raphael, io traccio una linea orizzontale, poi una verticale, indi un piccolo triangolo sotto, una mezzaluna sopra; così facendo ho una forma criptografica o ideografica, perché espressione per mezzo di caratteri dell'idea che vogliamo attirare.

Parimenti troverete che nella pagella, ognuno di voi ha assegnata una sigla (un genio) che traccerà ogni mattina con le regole che saranno assegnate. Che cosa rappresenta questo segno? Ciò che voi dovete desiderare come complemento effettivo della vostra costituzione fisica e psichica, e quindi esso diventa la vostra chiave di completamento.

Se vi si da un salmo qualunque, una qualsiasi operazione da compiere, se vi si dice di porre la mano sullo stomaco di un ammalato e di invocare, poniamo Caspiel, significa che in questo vi è la virtù che possa darvi il potere di rendere complementari le forze che mancano all'organismo dell'ammalato.

Ora bisognerebbe parlare di quello che esiste nell'Universo e che si chiamano Intelligenze, o Eoni secondo la filosofia neo-platonica, filosofia italiana cui apparteneva anche Dante Alighieri, di cui in quest'anno ricorre il centenario.

Dovrei dirvi degli Eoni, dunque, o delle Intelligenze, ma di questo non è possibile trattare, e lo rimandiamo a tempo opportuno.