ANNOTAZIONI

 

 

Il novizio incerto, dubbioso e insoddisfatto.

  

Nello stesso modo che ho discorso delle incompatibilità, praticamente parlo ora del noviziato. Iscritti nella Schola e diventati novizii, gli ap­petiti, secondo le origini di ciascuno dei nuovi iscritti, si manifestano nella nudità più espressiva.

Il gran numero, alimentato dalle svariate e multiformi letture dei ro­manzi dell'occulto, s'immagina che basta fare una domanda su carta senza bollo dello Stato per vedersi spalancare dinanzi a sé le porte della Divina Commedia e in quaranta notti o altrettanti giorni si arrivi a parlare con Beatrice dei Portinari e fare una partita a briscola con la seconda persona della santissima trinità... cabalistica.

Appena vedono che son messi a maturare come le nespole sulla paglia, con l'esecuzione dei riti quotidiani, cominciano a sentirsi a disagio, ner­vosi, impazienti, nevrastenici. Hanno fretta. Ognuno si sente in seno un Achille speciale, capace ed in diritto di correre la maratona della inizia­zione, e brontola, insoddisfatto.

Parliamoci chiari, a lettere di tabellionato.

Le idee che vanno almanaccando sui libri i superuomini dell'arrivismo occultista è prosa o fiaba? Io intendo che il carattere italico della nostra fratellanza, non debba autorizzare nessuno dei nostri più progrediti a con­validare con altre fiabe il favoleggiare di moda degli scrittori dell'ultimo ventennio — e armati di pompe di acqua diaccia abbiano invece il dovere di risciacquare le fantasie romantiche imbevute dai milioni di frottole stam­pate e digerite come cibi di prima eccellenza.

Il preludio alla nostra opera di pratica fu scritto da me nel Mondo Se­creto, con gli Elementi di magia naturale e divina, i quali ebbero di mira di presentare i fattori della grande filosofia ieratica ed iniziatica con un invito costante al lettore di alimentare un solo ideale, la magia ope­rante, vale a dire l'applicazione della dottrina alla relatività dell'esperi­ménto all'ascenso.

Dopo fu praticamente aperto un campo di esplorazione per applicare i principii fondamentali della grande magia alla medicina ermetica.

Io ho sempre predicato ai neofiti: non vi illudete, il giorno in cui vi spoglierete dalle illusioni siete sulla porta della magia vera, reale, possibile e maravigliosa; anzi vi sono delle pagine nell'opera citata in cui la lezione è aspra e irriverente contro tutti i sognatori di una conquista salomonica che darebbe un'aberrazione della serenità di giudizio se fosse la cosa sciocca che tutti i fantasiosi libercoli fanno immaginare ai pueri della credulità.

Quindi bisogna essere, senza riguardi sciocchi, costantemente pronti a dire la verità verissima a tutti: la porta della Schola è larga nell'ammettere ogni uomo di buona volontà, ed è egualmente spaziosa per permettere

la ritirata se qualcuno preferisce rimanere nella illusione che la scienza ermetica sia la chiave per infrangere tutte le leggi della natura e per rea­lizzare l'inverosimile.

Quindi parlo ai novizii nello stesso tono determinativo: il noviziato è una preparazione cosciente e pratica: il novizio è un miste che, come negli antichi misteri di Cerere, sta sui gradini del tempio, che ha la porta sbar­rata: il novizio invece di essere condannato ad assorbire letture di poeti dell'occulto, è allenato pian piano alla sua commutazione in pila animale, gene­ratore di una forza N che è ignota a lui come alla grande maggioranza umana.

Questa forza N, appunto perché non si conosce che pei suoi effetti, ha nomi diversi, forza psichica, forza nervica o nervosa, animica, astrale ecc. Esaminare l'essenza di questa forza in natura (N) è cosa sperimentalmente sciocca specie nel noviziato. Questa forza N è uno stato di essere moleco­lare o atomico di un movimento intenzionale e intelligente. L'elettricità, il calore, il magnetismo terrestre, il suono si trovano nella condizione di realtà probativa per gli effetti e fanno parte della sapienza umana.

Il novizio è assetato di teorie che spieghino e poi provino — viceversa deve inchinarsi alla necessità dell'esperienza che non ha niente di singo­lare, perché è comune a tutta la fisica. Parlare di magia, di ermetismo, di leggi secrete, di arcani, di misteri, è cosa facilissima perché su tali argo­menti: agisce la fantasia puerile dell'essere umano, il quale nutrito per tanti secoli dalla forinola religiosa, gli pare dolcissimo di evocare un mondo ideale bello o brutto, che egli elabora in modo da furio parere a se stesso verosimile.

Che diamine, o carissimo fratello novizio, sei venuto a fare qui se vuoi mantenere integri i tuoi sogni e non hai letto sul frontone di questa Porta Ermetica che noi insegniamo a non credere che provando?

Ora se vuoi veramente far cammino non devi imporre ai tuoi inse­gnanti un metodo assurdo che a te piace e che non può essere il nostro.

Il primo quesito di indole scientifica che devi proporti è questo:

PUÒ UN NUMERO DETERMINATO DI INDIVIDUI ALIMENTARE UN SERBATOIO CENTRALE DI FORZA N, IN CUI CONFLUISCONO TUTTE LE FORZE DELLA STESSA NATURA, E DA CUI OGNI FATTORE PUÒ ATTINGERE ENERGIA TALE CHE DA SOLO NON SAPREBBE PRODURRE?

Può esser vero e può essere una fandonia.

Proviamo. Per provare, cominciamo a metterci nei fattori di formazione prima, ed all'occorrenza provochiamo il richiamo di questa forza centrale.

 

*

 

Prima di andare innanzi spiego a quelli che lo vogliono sapere il mec­canismo magico-ermetico che riunisce ciascun numero alla fonte o serba­toio centrale — l'Arca dei mistici.

Ogni individuo ascritto, nella Schola diventa un numero.

Numero vuol dire esponente della sua virtualità astrologica.

Il calcolo astrologico su di una persona iscritta in base ai dati di na­scita, determina il suo valore numerico.

Rifletti bene, o novizio laureato e filosofo, a quel che dico e a quel che facciamo.

La personalità sociale dell' iscritto, sia un modestissimo operaio o un professorone famoso, a noi non riguarda. Il valore che egli astrologicamente rappresenta è la sola potenzialità assoluta del suo concorso alla no­stra opera: il numero.

Capisco benissimo che tutto questo è sconfortante per molte persone che ci tengono assai alla loro maschera volgare, ma per noi, cioè per l'opera nostra, non conta che il contributo che le pile ci danno.

È un calcolo da vilissimi meccanici, ma se non facciamo così il serba­toio centrale resta vuoto.

Questo individuo sociale, diventato nel discepolato un numero quando fa il suo rito quotidiano, per una ragione ermetica che è prematuro spie­gare per farci sopra una non meno inutile filosofia, la sua formola rituale non ha valore secondo la personalità profana e le sue fisime sociali, ma più intensamente secondo la sua individualità astrologica occulta.

Da questo che ho spiegato risultano diversi corollari.

Il rito e la formola rituale non obbediscono magicamente alla persona­lità cosciente esteriore dell'operatore ma all' individuo cosciente intimo ov­vero alla coscienza occulta dell'individuo integrale. Se tra la coscienza oc­culta e la normale non esiste omogeneità, l'effetto del rito, pur essendo sicuro contributo alla catena della Schola, molte volte è in perfetta con­tradizione coi desideri espressi dal praticante. In magia la pratica di un rito è per sé stesso un arcano perché colui che lo compie deve volere — e, sempre in magia, il significato ermetico della parola volontà non è quello che umanamente s'intende. Da qui molti equivoci, molte disperazioni, mol­tissime cantonate. L'esercizio umano della volontà è sotto il dominio spe­cifico della passione impulsante che assume spesso la forma del ragiona­mento logico; così pare che quando umanamente vogliamo una cosa siamo tutto noi stessi che la vogliamo, mentre è solo la coscienza relativa e più bassa che si è ubbriacata.

Prego il novizio laureato e filosofo di capir bene quello che dico, per­ché mi dò la pena di adattare le nostre concezioni anche al cervello dei meno filosofi. La volontà ha veramente un valore potenziale magico o quando è espressione preponderante della coscienza occulta in noi, o quando la personalità esteriore è d'accordo con l'individuo occulto che è in noi. In chi agisce magicamente avviene lo stesso che si riscontra nei medii[i], nei quali la trans o stato di trans quando è profondo mette in evidenza spesso una personalità occulta in perfetta contradizione con la palese — e chi vuole approfondire questi particolari può leggere i molti saggi sperimen­tali di psicologia del Binet, professore alla Sorbona. È inutile filosofare, così è fatto l’uomo: una somma storica del suo essere antico (che è oc­culto e quindi assume la faccia dell' incoscienza) e una personalità recente cosciente dei suoi atti che si sforza costantemente a mantenersi nei con­tatti umani contemporanei e sociali.

L'integrazione nell'uomo comincia quando la personalità cosciente com­bacia con la coscienza dell'uomo occulto e storico. Chi non capisce questo è inutile che si metta a fare saggi di magia, perché è destinato ad un in­successo ogni quarto di ora.

Una pratica di magia differisce dalla preghiera religiosa in questo ap­punto che la prima deve fondare il suo potere volitivo sulla volontà inti­ma ed alimentare il valore della immagine (imago cioè come in-mago); mentre la seconda parte della coscienza esteriore che ha fede in ciò che è più in alto e non vede. Un tipo splendido di preghiera religiosa è il Pater­noster qui es in coelo: è il figlio, uomo esteriore cosciente che si rivolge al Papà nascosto (in coelo, cioè che stai celato). L'Allah musulmano è fa­tale per questo perché ha destinato della vita di ogni credente. L'Ieve de­gli Ebrei è un doppio binario di causa e di effetto... e così via via. Il demone socratico e il Numen parlante dei pitagorici è (tempre lo stesso —  come il Cristo nella Imitazione...

Ora una catena, cioè un seguito di anelli omogenei e l'uno all'altro avvinti, non sarebbe possibile coi fattori disparati della varietà infinita delle umane personalità sociali. Un medico, socialmente inteso, non sarebbe un anello della stessa struttura di un fabbricante di turaccioli o di girar­rosti. La catena è semplicemente di anime, cioè di numeri, che ne sono gli esponenti.

Perché è difficilissimo mettere la concordia in un gruppo di uomini dif­ferenti di ideali umani e pieni della propria personalità sociale? perché non può formarsi una catena con elementi eterogenei — e quando nelle nazioni si creano parti o partiti la catena delle anime si forma precaria­mente intorno ad un programma o ad un capo o un condottiere, il quale diventa l'esponente dei massimi fattori comuni dei seguaci. Ma per questo nella società umana le parti e le fazioni sono mutabili: vedetelo nei parlamenti, nelle masse elettorali, nei circoli, nelle assemblee in ogni genere.

La Chiesa Cattolica deve la sua omogeneità storica all'atto pontificale che disciplina la massa dei credenti anche emettendo regole che sono in conflitto palese con la società moderna.

Il noviziato compie magicamente il disegno di una catena di anime. Fa la cosa pratica e la rende pratica. Non pertanto parecchi novizii credono di far niente perché quel che fanno non rappresenta il loro ideale formato sui libri, né omogeneo alla personalità loro rispettabilissima. Il curioso è che sono questi quasi sempre che vogliono vedere senza fare — e restano commossi poi dinanzi alle panzane che leggono nei resoconti  maravigliosi

di tempi passati, storici e preistorici, quando il tempio era una scuola e il discepolato esigeva obbedienti assoluta.

I migliori tra i nostri novizii — ed è  l'esperienza di un decennio — sono quelli che prima di appartenere alla nostra famiglia hanno,  diretta­mente o indirettamente ottenuto un beneficio qualunque dalla nostra fra­tellanza, e nei momenti o in qualche momento di crisi del loro essere ma­teriale o spirituale hanno trovato in noi quell'ausilio e quella compagnia che altrove non trovarono.

Ogni uomo nella pienezza delle sue forze vitali ignora che nel fondo del suo sacco v'è nascosta la paura del sentirsi solo. Questa paura è tanto generalmente umana per quanto è stata causa in tutti i tempi di credere o a divinità che si occupassero direttamente di noi, o a spiriti di morti che oltretomba ci amino ancora, o a essersi intermedii tra spiriti umani e divini che assumessero la nostra protezione in ogni pericolo. Questa paura dimostra che l'uomo anche adulto conserva l'abitudine del bambino che ha sempre lo spauracchio di perdere la mamma o la nutrice — e questa paura di restar soli moralmente e spiritualmente è soffocata dalla prepotenza della vitalità nei giovani e nei  forti.

Ma chi dice forte dice sano, senza dolore.

Che cosa è il dolore? senza fare, come nel programma, saggi di psico­logia e di filosofia delle sofferenze umane, constatiamo che il dolore è l'in­dice del nostro stato di squilibrio di origine sensoria o di origine psichica.

La perdita di una cosa amata è un dolore tal quale una scottatura pro­fonda prodotta da un ferro rovente.

L'educazione eroica come quella degli Spartani del primo tempo e dei Romani tipo Orazio Coclite, aveva per fondamento o base il dispregio di ciò che era dolore fisico — e quella educazione che a prima vista pare semplicemente un'animalità bene esercitata, in fondo è l'ingagliardirsi dell'individualità psichica dell'uomo, nei popoli di conquista, contro la sen­sibile fragilità della carne.

Il mio lettore e ascoltatore deve premettere ad ogni esame di fatti che al secolo XX noi non possiamo analizzare la fenomenologia della società o dell'individuo che attraverso le lenti della educazione cristiana che di noi ha fatto quel che siamo.

Per considerare le cose senza l'intermediazione di lenti pietose e ve­derle così come sono veramente, bisognerebbe astrarsi da ogni preconcetto e ridurre le visioni allo stato di quella neutralità, di cui si fa cenno nella Porta Ermetica, e che è patrimonio delle scienze sperimentali... ogni volta che non entri in ballo il soggetto umano.

Il dolore è il denominatore di una energia frazionata: cioè è lo state di patimento o passione che indica come il complesso delle forze vitali egregiamente funzionanti in un essere umano sano sia squilibrato da una causa fisica o psichica.

La determinazione qualitativa del dolore negli esseri viventi  è  impossibile, perché la sensazione o il sentimento dolorifico varia da individuo a individuo. Lo sanno i medici negli ospedali di lesioni violenti: qui un uomo si lascia sbudellare dai chirurghi, ad occhi aperti, e là un altro ha bisogno di un anestetico per farsi medicare una escoriazione.

A parte tutto ciò che le scienze mediche investigano sulla sede sensi­tive del dolore, senza discussioni fatue si può sempre constatare che la sede vera del dolore è nella psiche o campo psichico che più è a contatto con la materia organica organizzata del corpo umano — e che, anche quando la materia è equilibratamente funzionante, può generare una sensazione di dolore sotto un impulso morale o una ferita psichicamente intesa. Quindi chi è dolorante, è psichicamente un uomo infermo. Infermo vuol dire non stabile, non solido, non reggente il suo corpo in piedi: psichicamente ritorno alla puerilità, quindi alla paura di sentirsi soli. Il progresso umanitario immenso nell'arte ospitaliera è  indiscutibile, ma anche un uomo ricco che prende una camera in uno spedale ed è ser­vito con scrupolo si sente in mezzo a tutta la  fredda preveggenza della scienza e della servitù più solo che non in una stamberga dove egli si po­tesse illudere che una donna sua infermiera lo curi per amore. Adopero il vocabolo illudere perché ai bimbi basta l'illusione. È questa illusione che manca nel grande, nell'immenso numero stermi­nato dei casi, che rende puerilmente credente ogni inalato — e dove vede la madonna che lo vuol proteggere, e dove lo spirito del nonno e dove la figura misteriosa di un angelo che lo cura... Il sopranaturale e l'incredi­bile si manifestano nel bisogno di  trovare  una  protezione e  un'amicizia vera fuori l'umanità che gli rifiuta l'illusione dell'interesse.

Ora un uomo che ha sentito realmente, ricorrendo alla nostra catena di anime oranti, che nel pericolo non era solo, né un abbandonato, né un di­menticato, questo beneficato si attacca al noviziato come ad un porto di salvezza, perché si è sentito veramente non solo in un'ora suprema in cui tutto gli diceva indifferenza e oblio.

E il suo noviziato comincia con amore alla famiglia, attende paziente e sicuro — contrariamente ai condiscepoli di altra origine che reclamano a primo appetito, come antipasto, un po' di quella scienza secreta e proi­bita che non hanno potuto trovare in nessuna ricetta antica e in nessuna filo-teo-magisofia contemporanea.

0 cattivo novizio! come mai tu così saggio nelle umane discipline sei così sciocco nella conquista di una verità pratica?

Per sapere che cosa sia la tal cosa, o amici carissimi, bisogna di­ventar la cosa stessa.

Questo è un assioma ermetico e magico.

Tu puoi leggere e fantasticare quando e quanto vuoi sulla maniera di battere il ferro rovento sull' incudine e fino a quando non martelli dav­vero non diventi fabbro, tanto meno martello, tantissimo meno ferro bat­tuto. La Schola è educazione, è pratica, è  allenamento,  non è  semplicemente erudizione. Per l'erudizione bastano i libri, per la pratica occorre l'officina: la difficoltà del nostro esperimento è di dare un saggio pratico non teorico né singolare della possibilità di pervenire. Poniamo il caso che a Roma sorgessero un Apollonio o un Simone Mago, e che facessero miracoli da sbalordire perfino il papa, che ne avresti guadagnato tu, o dilettissimo novizio laureato, se tu resti tal quale più... laureato di prima? L'officina viceversa ti avvezza, ti abitua alla costatazione di un meccanismo vibrante di cui tu sei uno dei fattori  coscienti.

 

*

 

Veniamo ora agli entusiasmi della propaganda.

Il novizio quasi sempre assume nella sua cerchia umana la posa di es­sere un apostolo della buona idea di un salvataggio universale. Questo è cosa ottima nella teosofia dove l'avvenire è fulgido e il proponimento di sanare tutte le piaghe delle anime doloranti un giorno o l'altro sarà coro­nato dalla più inverosimile realizzazione e le rappresentanze dei tre mondi, vegetale, minerale e animale si abbracceranno entusiasticamente in una pace eterna — ma bisogna riconoscere che questo non riguarda assoluta­mente il programma del Commentarium e della Schola, e quello che noi diciamo e insegniamo praticamente lo facciamo con l'aria di sauffisance di quelli che sanno la piccola cosa che intraprendono e l'Ultra di Roma ha la bontà di riconoscerlo. Ora questa piccola cosa deve non far trasbordare i giovanili entusiasmi fuori gli argini naturali dell'esperimento.

I novizii vedano e osservino bene che la nostra propaganda è limitata e senza ciarlataneria — e si conformino al metodo logico della nostra misura. La Schola non nasce e non vive, come la teosofia, per rimodernare l'uni­verso — è un tentativo di esperimento ermetico, una buona idea e una buona intenzione, se deve diventare, e ne avrà il merito, una favilla di una gran­diosa fiamma farà cammino da sé: se deve finire diremo che l'errore è degli uomini e non dei Numi. Lo sbracciarsi di un novizio per convertire i dotti coi miracoli, ipotetici miracoli sempre pei dotti, sbagliano via. I dotti non accettano che i fatti compiuti, perciò sono dotti. I tentativi, le espe­rienze, fuori il senso comunemente accettato, formano il patrimonio dei mattoidi. E bisogna essere umili e la prima opinione che un novizio deve sapere che gli altri han di noi — la più buona — è che siamo un concistoro di gente cui manca all'orologio qualche ruota d'ingranaggio. Poi viene, come principale, una ragione ermetica che deve consigliare la giusta mi­sura: la creazione degli ostacoli.

Dire ad un ammalato nella cerchia della sua famiglia, con un medico che lo cura, noi pregheremo per voi e vi faremo star bene, stabilisce una reazione d'indole religiosa e d'indole scientifica professionale. Perché la gente ordinaria, credente o no in una fede, non riconosce come interme­diaria tra essa e il Padreterno che il solo prete della sua religione o un santo approvato da essa. Se questo santo per gente cattolica fosse buddista semplicemente o musulmano non avrebbe nessun valore. Il medico  noi  si

deve ribellare o sardonicamente indulgere perché non può ammettere e non deve ammettere nulla fuori i regolamenti sanitari. L'ammalato preso tra queste due reazioni, reagisce a suo modo e comincia a disperare di se.

Ed allora, dirà il novizio, che fare?

Come fartelo capire ermeticamente, o novizio sapiente?

Al 1901, fu iscritto nella nostra fratellanza un ingegnere meccanico, ottimo professionista — la sua prima presentazione suonò così: mi occupo di congegni meccanici, io non guarirò né avrò occasione di curare nessun amma­lato, divento un praticante e studierò.

Infatti fu un praticante assiduo e soleva ripetere come ritornello: io non curerò nessuno ammalato in vita mia. Un giorno un suo operaio ebbe la bambina gravemente ammalata di tifo. L'ingegnere ne prendeva conto ogni mattina fino al momento in cui il padre desolato gli disse che la sera avrebbe trovato la figlia morta... ed in un eccesso di amore paterno esce fuori con questa frase: il medico mi ha detto che è bella e finita, ma ho un'idea, perché non mi fate voi il piacere di vederla? — Ecco il mecca­nico che non aveva mai sognato di guarire nessuno si trova improvvisato medico e consolatore. Come rifiutarsi? era non generoso obbiettare e si recò a veder la piccina. In una lettera mi diceva così: non so che cosa abbia fatto: la ho vista la prima volta era abbattuta come un fiore reciso e appas­sito. Mi limitai a dire delle parole di conforto alla mamma. Domandai se eseguivano le prescrizioni del medico, la incoraggiai a non trascurarle... la mattina dopo il povero padre mi disse: non è morta... ma, non so perché,

io e la mamma la sentiamo meglio, il medico dice di no. Venite a vederla. — Ci fui una seconda volta, la bambina mi guardò e sorrise, mi chiamò il « me­dico di  tatà » allora mi recai all'officina ed ebbi un' idea anch' io: presi un pezzo di carbone, con la punta di un chiodo vi incisi la mia  cifra, pensai fortemente ai nostri compagni, alla nostra fratellanza terapeutica e chiamai

il padre, della bambina. Va a casa, gli dissi, metti questo carbone in una sacchetta di tela e lasciala nel letto della figliuola. Mi domandò che cosa fosse. Oli dissi con ingenuità: non vedi che è un pezzo  di  carbone... preparato, aggiunsi, da me? Da quel giorno la bambina lentamente ma progressivamente migliorò e guarì. Ho domandato alla mia coscienza se io l'ho guarita, se lo ha guarita il carbone e l'invocazione alla nostra catena: sono in dubbio. Ho domandato al medico che indifferente mi ha risposto: niente di strano tanti ammalati che paiono finiti risanano. Ho domandato alla mamma, al padre, alla piccina: mi hanno guardato con riconoscenza. Ecco una scena del « Medecin malgré lui ».

Le cure maravigliose sono quelle nelle quali non abbiam nessun propo­nimento di fare un miracolo per sbalordire le regie accademie. Ciò sia di insegnamento — insegnamento che va inteso ermeticamente. Una intelli­genza, nel senso dantesco, presiede alla bontà e alla costanza del contri­buto animico, a spire, a volute, ad archi e a flotti dalla coppa dei profumi delle  anime  oranti  sale  al  cielo, all'occulto  cielo  dell'onnipossenza,  la parola di lavacro e di purità — nei momenti e nei casi in cui la legge, l'occulta legge provvidenziale trova i suoi punti di contatto col possibile il miracolo si presenta e si compie da se.

Il novizio filosofo, scienziato e letterato, dirà che questa concezione dell'intervento è empirica: si disinganni, è prettamente scientifica ed ermetica.

La legge delle cause secondo il criterio profanamente religioso, come nel cattolicesimo, stabilisce che il supremo potere, Dio, ideato come per­sona e padrone, può tutto concedere e tutto negare secondo il suo giudizio e la sua volontà. Questa concezione religiosa non riguarda l'ermetismo, il quale fa capo ad una legge occulta e invisibile nella sua essenza che si manifesta con le realizzazioni nel mondo fisico ed intellettuale. Ripeto, elet­tricità, calore ecc. si trovano nell' identica condizione di essere conosciute per gli effetti elettrici o termici ecc. Se non vi ponete in condizioni da provocare l'effetto di luce elettrica, l'elettricità come essenza e forza oc­culta esiste lo stesso, non manifestata, esiste come legge nell'invisibile. Ora il divino della grande e unica legge delle Cause e degli Effetti, non provocato in determinate condizioni non si manifesta nel campo sensibile.

Un novizio che volesse già possedere la chiave del mistero o arcano grande sarebbe un nume non un novizio — io mi sono sempre servito del­l'esempio delle pile, e ho detto che ogni praticante è una pila, l'effetto delle forze accumulate si manifesta provvidenzialmente dove si creano o si tro­vano le speciali condizioni di manifestazione.

Non si faccia confusione di questa legge con la grazia o il miracolo con­cesso, se no dall'ermetismo scientifico si entra nel campo dell'ermetismo religioso e non, ci possiamo più intendere. Tanto meno io scivolo a far cenno di anime elementari, di intelligenze eoniche, di genii o di fate che diventano ministri di questa legge, se no ingarbuglieremmo la filosofia con le illusioni dei visitatori periodici dell'invisibile — e ci trasporteremmo nel campo delle visioni svendeborgiane.

Il novizio deve prima ottenere, provare, e poi limitatamente alle sue cognizioni penetrare nel labirinto delle manifestazioni intelligenti. Le quali nella nostra catena di anime non sono né rare né nebulose. Cito un caso non recente: il conte. C. T. di C. che sapeva tanto di medicina quanto un turco delle litanie romane, è chiamato di notte, in inverno, da una vecchia set­tuagenaria che moriva di dolori di reni, nella sua casa colonica. Accorre. Che è? Chi lo sa. Sentì nella testa diceva lui, nefrite bagnature calde. Ne­frite? e che è questa nefrite? un erba, un farmaco, una malattia, un ve­leno? in mancanza di somministrare la nefrite (diceva nella sua ingenuità) mi limitai a far le bagnature di acqua bollente, la vecchia guarì e il me­dico condotto gli spiegò che nefrite era la infermità che da dolori colici così fatti. Come entri nella legge di cui sopra il suggerimento della parola articolata corrispondente alla medicina contemporanea e il rimedio oppor­tuno? Uno spirito? e che razza di spirito? una forma riflessa di luce intel­lettiva che si auto-individualizza per un articolazione orale ulteriore?

Ottenete prima, provocando coll'assiduità senza gesto, che le diverse ma­nifestazioni si ottengano e poi discuterete. Per discutere ci è sempre tempo, per ottenere bisogna stentare. Aggiungo ancora di non maravigliarsi mai quando, essendo sincere le manifestazioni dell'Intelligenza, certi responsi sembrano a prima digestione puerili o assurdi: è che noi giudichiamo con la relatività della nostra coltura e nel campo vasto delle Cause la relati­vità nostra scompare — e spesso ci tocca, a far la parte dei giapponesi che ascoltando la Traviata del Verdi risero tanto che per poco non scoppiarono.

Io dico e predico a tutti, novizii o no, di non confondere il terapeutico col medico e di esercitare il potere teleurgico magari senza vedere l'amma­lato — ma vi sono casi incredibili in cui si è trovato qualcuno degli ascritti che professa officialmente la medicina di aver responsi che non hanno niente di affine con nessuna delle terapeutiche officiali professate in Europa e che in qualche caso difficile hanno ottenuto successo non confessabile innanzi alla Direzione generale di Sanità del Regno. Studiare la causa e gli effetti ermeticamente prima di ridere di responsi tali — il campo spe­rimentale della scienza medica si arricchisce ogni giorno di tali nuove os­servazioni che non è inverosimile che della logica scientifica di questi re­sponsi, ora risibili, ci venga data spiegazione dalla scienza delle cliniche. Per esempio ora spunta una teoria nuova di medicazione per riflesso (Riflessoterapia) ove certe applicazioni hanno tutto il carattere sbalorditivo dei responsi paradossali. Il dottor Helan Jaworski è riuscito con l'ameri­cano Deslow a guarire la tabe... con la dilatazione del canale uretrale, guarigioni che spiegano ora coi movimenti solidali riflessi dell'unità ani­male umana — così gli esperimenti di guarigione dell'enterite col cauterizzare... le cavità nasali. —

Siamo sereni, la pace sia con te, o fratello novizio, fa tesoro di questo che ti dico e più in là ti andrò dicendo, oppure, se non ti convengono la sin­cerità e il metodo, non essere molesto geremia e petulante, eterno malcon­tento. Non avere che il programma unico di arrivare per la via maestra... spogliandoti delle abitudini viziose di immaginare che le cose siano come tu le hai viste fino al giorno nel quale hai picchiato alla nostra porta. E pensa, come tante volte ho detto e scritto che la Medicina Ermetica è un saggio di prova, non una unica prova, poiché le scienze dell'occulto hanno applicazioni infinite, per quanti sono i casi della vita.

Un ammalato che ricorra alla tua e nostra opera, può guarire o no, ma certo da te e da noi ritrae un beneficio di amore, un'onda piccola o grande che lava il suo spirito da tutte le precarietà della vita prettamente bruta. Domanda a te stesso, dopo che anche quelli che t'ignorano sentono di amarti, se hai compiuto un miracolo, in questa zona terrea dell'universo, dove solo il sentimentalismo cristiano fa supporre che tutto sia amore mentre la vita, nello spirito e nella materia, è una lotta incommensurabile

in cui i trionfatori di oggi sono le vittime del dimani e viceversa, dove tutto si appalesa con una guerra spietata di anime e di corpi, e che l'atroce, il feroce, cambia di fisonomia ma esiste sempre nella sua integrità in qua­lunque paese civile come tra i barbari. Là grandiosità dell'idea cristiana sta in questa opera magica di trasformazione da rendere l'uomo solidale col suo simile, nel verbo, cioè nell'essenza della parola ideale; la storia delle chiese cristiane ci presentano enormi mucchi di cadaveri insanguinati, di tor­turati, di pazzi e di energumeni in veste talare, non pertanto aleggia sull'olo­causto della lotta l'idea redentrice dell'umanità dalla miseria del singolarismo, e tra i patiboli eretti in nome del Cristo, e le persecuzioni, e le bat­taglie feroci, e le repressioni della libertà di coscienza, e la schiavitù men­tale alla ignoranza, primeggia l'immagine non la pratica della carità. L'amore il solo amore, il grande magnete d'amore, è il miracolo della natura, in una ridda senza tregua di passioni vilissime ed abiette.

Diventare novizio, non è uno sport: il passo incerto è verso la luce — luce che abbaglia? che illude? che fa vedere il mondo color di rosa? non credere a queste sciocchezze, il primo grado della luce per te che vivi di il­lusioni fanciullesche, t'insegna il colore naturale delle povere cose di questa terra, la figura 'ancora bestiale dell'uomo comune non più analfabeta, non più ignorante, ma profondamente tal quale l'analfabeta e l'ignorante. Se questo spettacolo di sozzura, se questa laida faccia dell'inferno umano ti spaventa, non dire che non hai avuto un raggio di Luce solo perché questa ti svela un aspetto miserabile del mondo, dove ogni individuo si sente un colosso e tutta la società è impotente a porre la fine ai dolori dell'uma­nità — dolori che sono creati e sofferti, manufatti e patiti, nella loro im­mensa maggioranza da noi stessi.

Non confondere questo quadro a tinte nere come una tirata mistica: lo sai che non siamo mistici e non possiamo diventarli. Ti preparo a guar­dare le cose gotto un aspetto vero, e ti avverto che se un raggio di luce nuova ti svela uno spettacolo simile, non dire che non hai visto, e quando l'amore del tuo prossimo, incondizionato, senza speranza, senza egoismo si manifesterà a te non dire che non hai provato il miracolo.

L'Amore è un Nume onnipotente.

L'uomo volgare — vale a dire il quasi totale dell'umanità — traballa di desiderio impuro innanzi a questo nome divino, come il cavallo di bat­taglia freme al suono della fanfara militare. L'uomo sogna la femmina, la femmina reclama il giovane apollineo. Che errore! questo è Cupido, non è Amore. L'amore che uccide, che prepara la rinascita e la fecondazione nei tre regni della storia naturale è un dio mortifero che trasforma e dissolve, nella cupidigia del possesso — ed è una lotta. L'amore che crea, l'amore di olocausto è di natura differente: dà tutto e domanda niente.

Vuoi tu provare questo o quello? Sarà di te come della tua aspirazione, quando avrai visto che porca cosa è la realtà della natura felina dell'uman genere di Adamo e di Noè.

Ma tocchiamo un altro lato della questione — il novizio ha capito bene come la nostra Schola differisce dalle diverse associazioni di indole medica e taumaturgica delle altre nazioni? Ha riflettuto che noi non dobbiamo essere né una religione novella, né una setta, né un accolita di entusiasti?

Schola è scuola nel senso grammaticale della parola, ma è sopratutto esempio ed educazione esperimentale. L'insieme dell'organismo determina le classi o gradi non per esame, né per valore dottrinario, ma per progresso e conquista effettivi verso l'ideale della trasmutazione al tipo perfetto.

Delle parole iniziato, perfetto, adepto se n'è fatta tale una minestra che non se ne capisce più un'acca: ognuno per conto proprio definisce le parole come le intende, ed in una lettera di commiato del carissimo amico N. R. Ottaviano, che in questo fascicolo pubblichiamo integra, si fa accenno a tale babele linguistica. Ora. novizio emerito, io ti lascio riflettere che nella Svitala, pedestre sinedrio di esperienze brevi, nessuno ti ha detto che siamo una schiera di iniziati e di perfetti e alla sommità della cupola non vi è un adeptato dai dommi infallibili; anzi qui e là io ti ho fatto sempre una gentile insinuazione, di non credere — a chi? mi domanderai tu, a ehi non devo credere? agli iniziati, ai perfetti e agli adepti, alle panzane che leggi nei libri, ai voli fantasiosi degli altri e un po' anche a me. Non credere agli iniziati, ai perfetti e agli adepti perché se questi esistessero tu non li conosceresti, perché queste arabe fenici, se veramente esistessero, non verrebbero a mettere i cartelloni in piazza, perché non avrebbero bisogno di farsi adorare — non credere nei libri perché chi scrive un libro spesso fa della letteratura e quasi sempre la piccola arte poetica. Il sig. Bruers, che devo ringraziare per la benevola recensione fatta alla Porta Ermetica in Luce e Ombra ha mostrato di intendermi bene, quando ritorcendo il mio ragionamento sullo spiritismo e nel non credere a chi parla con l'anima dei morti, mi domanda i documenti e le prove di quello che dico sui defunti, sui vivi, sulle reincarnazioni e via di seguito. Infatti è logico che il metodo di esame che inetto come controllo a ciò che dicono gli altri deve essere adattato anche a ciò che diciamo noi. E chi ti dice che io non sia vera­mente un mattoide che predico i luccioloni che ho visto nel bujo della filosofia e vengo almanaccando anch'io dei paradossi inverosimili? Ti prego di garentirtene, la mia prosa ti può imbrogliare — e ricordatelo bene che il primo arcano o figura del tarocco italiano è il Bagatto o Bagattelliere, che sarebbe il giuocoliere di bussolotti da fiera — e, comeché tutti gli studi occultisti della età contemporanea hanno decantato tanto il libro di Tot o Tarocco che per poco non vi si trova dentro la ricetta vera della teriaca di Venezia, io ti esorto a capire che il primo mistero è diffidare di chi fa il gioco. Vedi che ti parlo sul serio, non credere al giuocoliere se egli ti dice che fa i giuochi; e non credere a me fino a quando non avrò fatto provare a te che fai e produci quello che io ti ho detto, che vedi e

riscontri esatto il tanto che ti vado insegnando, la piccola, la meschina cosa di sapere la piccola verità della grandissima arte ermetica, il poco poco che l'Ottaviano accenna nella sua lettera.

Maestro-magister — pontefice? — ma siamo nomini! distruggiamo i malintesi. Nella nostra Schola il maestro è senza eufemismo, un docente di cose elementari, starei per dire di cose da asilo infantile, se in mezzo a noi non vi stessero persone dalla barba filosoficamente prolissa e bianca, quanto la mia se non me la rado. Se la Schola domandasse la fede ampia non sarebbe più né un insegnamento né una cosa italica. L'astrattismo, dice il saggio professore Benedetto Croce, è una epidemia come il colera e il vaiuolo nero. Non per vantare i taglierini fatti in casa, ma questo popolo, questa razza, questo carattere greco-latino che ci ha maturato per tanti secoli, ci ha fatto come siamo, e... siamo il piccolo capolavoro che non riconoscono gli altri, e non vogliamo riconoscere neanche noi per grande umiltà di credere che gli altri siano e stiano più avanti di noi.

Una sera mi trovavo ad una rappresentazione a programma misto nella sala del Casino di una stazione invernale francese. Mi accompagnava un ufficiale della marina italiana. Il pubblico era elettissimo, elegante e colto. Venne fuori un tenorino a cantarci certe strofette che ci incantarono... per la loro semplicità morale da educandato: ma il pubblico internazionale ascoltò religiosamente e applaudì con interesse. Il mio amico marinaio mi osservò: — in Italia non sarebbe possibile una audizione e un applauso a questa roba. Tra di noi ammirammo la candida ingenuità del bel pubblico che a quella roba si divertiva e interessava.

Ora in Italia tante cose che ci vengono di fuori il pubblico le ammira e cerca di intenderle non solo, ma di credere che siano migliori delle nostre tagliatene casalinghe, mentre degli esempi lampanti dimostrano che spesso il solo buono è quello che gli altri ci fecero parer cattivo e riprovevole. Il vegetarianesimo diventa una cibaria di moda, scientifica, filosofica e spi­rituale, mentre per tanti secoli senza pompa di filosofia e spiritualismo fu (ed è ancora in parte) il nutrimento di larghe regioni dell' Italia — dove non ancora è arrivato l'opificio industriale che ordina la bistecca all'ope­raio progredito, ma dove in somma la gente viveva bene e vegetarianamente prolificava in ottima salute.

Ma non usciamo dalla carreggiata: America, Francia, Inghilterra, Germania — i paesi più civilmente quotati — non si trovano in fatto di su­perstizioni, di sette, di tentativi di novelle religioni taumaturgiche in con­dizioni più liete del nostro paese — dove per lo meno il primo tentativo è il nostro, fuori di ogni misticismo ed esaltazione di fede.

In questi giorni in Germania si è discussa una legge sull'esercizio della medicina e contro i medicastri, gli indovini e i taumaturghi che sono tol­lerati. A leggere le statistiche dei tanti guaritori che pullulano colà, non v'è da fare neanche un lontanassimo paragone con l'Italia — ebbene in Germania si sono trovati deputati che hanno sostenuto come ingiusto di

fare una legge protettrice di una classe medica monopolizzatrice della salute umana. A parte il dettaglio sulla disonestà di alcuni empirici, questa difesa e questa maniera di concepire la libertà di farsi interrare con la scienza o con l'empirismo sarebbe inaudita nei popoli di origine latina, come in Francia, dove i medici formano un sindacato legale che con avvocati e giu­risti fa la guerra agli incauti guaritori, ai magnetizzatori per esempio e alle persone che ai condannati a morte della medicina officiale per lo meno fanno sperare o incutono la fede di  guarire.

Sui giornali francesi i processi intentati dal corpo medico alle fattuc­chiere e alle guaritrici abbondano. Al principio di questo decembre ve ne è stato uno curiosissimo. Una signora Maria Lalloze è stata tratta in tri­bunale come magnetizzatrice — e tra i testimoni a difesa vi sono stati degli agenti di polizia, inaspettate testimonianze a discarico.

Un agente dice di aver avuto la moglie malata di anemia cerebrale:

—  Il  caso  era  disperato.  I medici  l'avevano  ormai  abbandonata.  La signora Lalloze l'ha curata a distanza. Io non credevo molto all'efficacia delle sue pratiche, ma mia moglie è guarita e sono pure guariti i miei tre figli curati nello stesso modo dalla scarlattina. Il medico non poteva credere ai propri occhi.

Un altro impiegato di polizia attesta  il potere miracoloso della signora.

—  Avevo dice la moglie con un braccio paralizzato da undici anni e i dottori l'avevano dichiarata inguaribile.  La signora Lalloze l'ha guarita in un attimo, come ha guarito a distanza mio figlio ammalato di febbre tifoidea. So che ha guarito inoltre un individuo che aveva un ginocchio fracassato.

Il più ditirambico è un onesto fabbricante di apparecchi fotografici che aveva la moglie nevrastenica e intrattabile.

—  Vi assicuro esclama fra l'ilarità generale — che era una dispera­zione. Non avevo più un momento di pace. Mia moglie si alzava di notte, schiamazzava, minacciava di rompermi il muso. Con due visite la signora Lalloze l'ha calmata e guarita, ed ora sono felicissimo. Potrei narrarvi molti altri casi di guarigione portentose da lei operate. Anch' io avevo una paralisi alla lingua...

Non si crederebbe osserva il presi lente facendo sbellicare dalle risa il pubblico.

—  Eh, se ho lo scilinguagnolo sciolto lo devo alla signora Lalloze. È ve­ramente incredibile che i medici invece di ringraziarla  la perseguitino.  Ha un fluido così meraviglioso! Vi dico io che la mia vita era divenuta infernale e che ora mi trovo in un paradiso.,. Dovreste provare anche  voi, signor presidente...

—  No grazie. Non ne ho bisogno.

—  Eh, non si sa mai!

L'accusata vorrebbe scuotere l'incredulità dei presidenti.

Ho guarito ella dice quindici giorni fa una fanciulla sorda che aveva i timpani spezzati e che i medici avevano abbandonata. Ho guarito anche una ragazza cieca dalla nascita e che ora vede benissimo.[ii]

In questo processo intervenne come testimone il dott. Gerardo Encausse che tutti gli studiosi di occultismo conoscono per le sue opere di propa­ganda ammirevoli col pseudonimo di Papus — fondatore del Martinismo francese e caposcuola di una pleiade di scrittori colti e coraggiosi. Il pre­sidente gli domanda se crede possibile dar la vista a un cieco nato e gua­rire una sorda.

Il Papus risponde:

« — Non mi stupisco più di nulla, signor presidente. Durante il corso dei miei studi ho veduto cose straordinarie che fanno sorridere quelli che non comprendono. Vi sono forze misteriose che ridanno salute ai disperati. Anche i profeti ebrei sapevano servirsene. L'ipnotismo è già diventato una scienza. Noi non ci occupiamo di ipnotismo, ma di quelle forze ignote a cui si da il nome di magnetiche. Il magnetismo non è per ora che il balbettio di una scienza futura. Ci sono infermi che dopo avere consultato indarno tutti i me­dici, dopo avere frequentato tutte le cliniche, sentendosi condannati a morte dalla scienza odierna ricorrono alla fede che compie miracoli, alle forze mi­steriose che rendono la vita...

« — E come potete spiegare le guarigioni a distanza? — chiede il pre­sidente.

« — Come si spiega la trasmissione a distanza dei telegrammi con la tele­grafia senza fili? ».

Eppure sono anni ed anni che i magnetizzatori francesi, quelli che fanno il magnetismo alla Puysegur, alla Cahagnet, alla Mesmer, domandano la tolleranza. Niente. La scienza si costituisce legalmente — come in Italia che diventa pian piano stataria — e bisogna curarsi per forza col metodo e i mezzi officialmente approvati: e fossero i veri, quando la storia della medicina ci insegna che ciò che oggi si ritiene scientificamente indiscuti­bile, domani è deriso e cancellato. Ma in Francia — la lotta non per tanto cessa: continua. La Scienza Cristiana di Maria Eddy Baker fu perseguitata giudiziariamente lo stesso perché i seguaci della Eddy invadevano la camera dell'ammalato, gittavano dalla finestra le medicine e le fiale e dicevano: pregate. Noi Italiani non solo non concepiamo niente di simile ma troviamo il novanta per cento dei medici che oltre ad avere una nozione imprecisa dell'omeopatia per esempio e dell'elettromeopatia (che fu di origine italiana) ne ridono o sorridono se se ne parla loro: indulgenti forse un po' di più per la coscienza che ne hanno come di una mezza buffonata speculativa!

La sede della Scienza Cristiana di Maria Eddy Baker è l'America — il centro è Boston. L'America è altro paese — vi sono possibili le novità contro il preconcetto tradizionale. A Boston la fondatrice Maria Eddy ora morta a 90 anni, ha una casa centrale e una fortuna come ad un dipresso di 100 milioni. Il Reinach crede che i seguaci della Eddy non passano i 100 mila; forse sono di più e molto di più. Il solo fatto del numero e dei

dollari dimostra che qualche cosa la fanno. Il fenomeno di rendere imbe­cilli anche cento mila ascritti, volendo valutarli per imbecilli, è sempre una prova imponente contro tutte le critiche fatte a tavolino e senza sco­modarsi e senza uscire dalla falsariga delle verità accreditate e permesse.

La Scienza Cristiana fu lanciata nel 1867 — come una pratica ricavata dalla Bibbia. Stralcio alcuni principii:

« Il corpo dell'uomo — diceva la signora Eddy non è che la manife­stazione materiale dell'anima sua e della sua mente. Quando la mente umana apprezza nel suo pieno valore l'onnipotenza e l'onnipresenza di Dio, può non solo prevenire molti mali ma guarire tutte le malattie del corpo. Dunque, per assicurare la salute del corpo, non bisogna far altro che aumentare la potenza dell'intelletto. Tutti i veri cristiani posseggono un potere misterioso di curare le malattie perfettamente analogo al potere che possedevano gli apostoli di Gesù Cristo.

« Allora i semplici scrittori della Bibbia credevano che gli Apostoli com­piessero dei miracoli. Invece essi non facevano che usare convenientemente della potenza delle loro facoltà mentali».

Delle Chiavi della Bibbia della Eddy. se ne vendettero più di 300 mila esemplari. In questo libro la Eddy scrive:

« Nel 1867 ho scoperto la scienza della vita, e le ho dato il nome di Scienza Cristiana. Io da molti anni mi preparavo a ricevere la rivelazione di questo divino principio; non vi è vita, verità o intelligenza nella materia; tutto è nella nostra mente. Tutte le manifestazioni di Dio non sono che nel nostro cervello. L'uomo perciò è spirituale. La materia è un errore caduco. Lo spi­rito è Dio e l'uomo è la sua immagine; quindi l'uomo non è materiale ma bensì spirituale. »

Si accusa la Eddy di essere una mezza ignorante. Se non analfabeta addirittura, spropositava scrivendo. Si volle dire che i libri non furono suoi, certo fu sua l'iniziativa che ha condotta la sua religione della salute ad un numero grande di proseliti, più di cento tempii, di cui uno a Londra nel centro del quartiere più aristocratico, una casa centrale a Boston che vale due o tre milioni di lire. Un giornale è il portavoce delle teorie mi­stiche, la cui concezione e forma in Italia non sarebbero capite che a stento.

Uno dei nostri amici, per dare un saggio del modo d'intendere degli affiliati dalla Eddy intorno ai sensi materiali e alla loro testimonianza cosciente, così traduce dal The Chistian Science Journal di Boston.

« Non dobbiamo ingannarci nel considerare Dio, suo Cristo e sua Creazio­ne, alla stregua del mondo e dell'uomo naturale o mortale.

« L'Apostolo Paolo scrisse nella sua prima lettera ai Corinziani; « Perché la saviezza di questo mondo è follia per Dio » ed ancora, nella medesima lettera, « Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello spirito di Dio; perché esse sono follia per lui: né egli le conosce perché esse sono spiritualmente appartate ».

« L'uomo naturale » o mortale, o materiale dipende per le sue informazioni dalla testimonianza dei sensi fisici. Essi sono le sue prove. Essi sono i tentacoli ch'egli avanza nell' ignoto e a seconda del loro referto egli agisce o riagisce.

« La loro testimonianza costituisce « la saviezza di questo mondo». Ma Paolo nel su riferito testo disse « che la saviezza di questo mondo è follia per Dio» e che « le cose dello spirito di Dio sono follie per l'uomo naturale».

« Abbiamo perciò qui una situazione irreconcilibile. Dio ripudia « la sa­viezza di questo mondo » sulla quale l'uomo naturale s'appoggia qual base delle sue informazioni e l'uomo naturale rifiuta «le cose dello Spirito di Dio », perché egli non può intenderle. Quale ne sarà quindi il risultato?

0 l'uno o l'altro deve cedere e nessun Cristiano dubiterà dell'esito per un momento. La parola di Dio deve prevalere. Se la testimonianza dei  sensi fisici è in conflitto con il discernimento vero « dello Spirito di Dio » tale testimonianza deve evidentemente essere scartata quale immeritevole o falsa. Lo Spirito dev'essere il sovrano della materia, la Verità il sovrano dell'er­rore, la Vita il sovrano della morte, l'Amore il sovrano del timore e dell'o­dio. Dio deve governare nel suo proprio universo e Dio è Spirito e non materia.

« È bene di conoscere che la Verità immutabile non dipende da ciò che i nostri sensi fisici ci riferiscono. Nessun uomo che abbia osservato le par­ticolari abitudini di quei sensi, che ne abbia scorta la strana perversità e la loro  prontezza a  sviare  anche  il  naturale potrebbe desiderare di appog­giarsi sulla loro testimonianza per quanto concerne l'uomo reale della crea­zione di Dio.

« Pure la Scienza, per essere meritevole di tal nome, deve riposare sul­l'evidenza inconfutabile. La conoscenza stessa di ciò che è invariabile e indistruttibile deve essere fondata su informazioni assolutamente sode e questo non si può dire delle conoscenze ottenute coi sensi fisici.

« La signora Eddy nella sua opera « Rudimenti della scienza divina » defi­nisce la Scienza Cristiana « come la legge di Dio, la legge del bene, in­terpretante e dimostrante il Principio divino e le regole dell'armonia uni­versale » (p. 1).

« In proporzione che lo studioso meglio conosce la natura di Dio con il suo senso spirituale la benefica legge di Dio cresce in chiarezza ed egli di­venta capace di ripudiare le discordanti testimonianze dei sensi materiali. Subentra quindi al loro posto, e come cosa normale, la dimostrazione o prova d'armonia.

« Chi prende per guida gli insegnamementi d'una tal scienza Cristiana non solo intende la lettera dei suoi insegnamenti, ma ne prova la correttezza col salvare il peccatore, confortare l'afflitto, e guarire il malato. La Scienza Cristiana diventa così un aiuto giornaliero per i quotidiani bisogni, il Con­fortatore che conduce alla Verità in ogni tempo e circostanza efficace ».

Avvenuta la morte della Eddy i giornali politici hanno diffuso il ro­manzo della vita avventurosa di questa donna[iii], ma in sostanza nessuno che non sia un ascritto di fede si è peritato a investigare se tutta la scienza cristiana è una forma di follia religiosa e se la guarigione o no per la preghiera o per uno sforzo animico individuale è un fatto o una utopia o una menzogna. E questo avviene contemporaneamente ad un caso curioso di fede taumaturgica nel Belgio, dove centosessantamila cittadini hanno firmato una petizione alla Camera dei deputati. Sono discepoli di Antonio il Taumaturgo un  uomo  dotato di  un potere straordinario di  guaritore.

Questo in un paese cattolico come il Belgio! si domanda di far riconoscere offìcialmente il culto antonino, che ha già un tempio a Jamappes sulla Mosa, che è costato più di centomila lire!

Anche questi son matti? La scienza dice di sì o ne parla il meno pos­sibile o trova più comodo d'ignorare: quasi queste manifestazioni non siano per se stesse fenomeni sociali, scientificamente di massima importanza. Ep­pure la Scienza divinità neutra come la Giustizia dovrebbe esaminare e considerare anche le manifestazioni di semplice fede, sopra di ogni inte­resse di scuola, invece dove non può ignorare genera conflitti in cui scienza e personalità scientifiche fanno una cosa sola[iv].

Ora è la volta dell'Inghilterra che nel secolo XX pubblica un « libro azzurro » cioè un documento officiale sulla superstizione inglese. Il titolo del documento governativo è « Report as to the practice of medicine and surgery by unqualified persons » cioè: Rapporto sulla pratica della medicina fatta da persone che non ne hanno la qualifica o l'autorizzazione.

Il solo fatto che in un documento officiale si è inteso di far la analisi di una costumanza diffusa, dimostra a noi latini ed italici che tutto il mondo è paese, tanto in Inghilterra si sente il bisogno di combattere officialmente questa abitudine superstiziosa di avere una medicina extra legale non ortodossa, che sottrae ai medici patentati i  malati  numerosi. In una corrispondenza da Londra alla Stampa di Torino il sig. Ernesto Ragazzoni ne fa la disamina: in 217 città d'Inghilterra queste pratiche abusate sono diffuse; 76 comuni della Scozia su 129 sono pieni di falsi Esculapii e di empirici; l'Irlanda su 173 distretti 158 sono pieni di esercenti di medicina magica, pseudo magica, erboristi, conciaossa e elettrologi (così si battezzano da sé) che pronunziano parole e incanti che danno vibrazioni (sic), e son­nambule e veggenti. Il corrispondente del giornale torinese scrive:

« Il mestiere certo non deve essere cattivo, perché erboristi e bonesetters specialmente, crescono continuamente di numero e la loro clientela anche di anno in anno aumenta, ciò che dimostra, secondo il mio umile parere, che qualcosa di buono nei loro esercizi pur ci deve essere, giacché dato l'amore innato e tradizionale che la gente ha per la propria pelle, non l'affiderebbe tanto volontieri e tanto leggermente a chi notoriamente la mal conciasse.

« Gli erboristi sono persino organizzati in una vasta associazione, la British medicai herbalist association, ed hanno una rivista mensile che tutela i loro propri interessi. I lor principali centri di operazioni sono il Lancashire, il Vorkshire, il Nottinghamshire. In una sola città di Nottinghamshire ce ne sono una cinquantina... Dio mio! se di regola proprio ammazzassero o stor­piassero i loro clienti non ce ne sarebbero tanti! Ed anche tanti, nelle regioni minerarie, sono i bonesetters. Il pubblico ha in loro una gran fiducia. Molte Società di mutuo soccorso, e nel Northumberland ciò avviene quasi dapper­tutto, considerano i loro certificati in casi d'accidente come equivalenti ai cer­tificati medici ».

E il documento officiale si occupa anche della Christian Science della Eddy, le cui pratiche sono diffuse nel Sunderlan, nel Sussex, a Manchester, Modulale, Halifax, Bradford e sopratutto a Londra, dice il corrispondente dove proprio nella City — il cuore dell'Impero — non ho io visto un « La­boratorio di Astrologia Moderna » e una « Scuola di Cartomanzia »?

 

*

 

Dunque, caro ed italico novizio emerito, riduci le cose del mondo alla espressione vera della realtà, sottrai l'impressione che le cose ti producono dai colori irradianti della fantasia, e comprendi bene come noi siamo ita­lici nel senso diverso di valutare le cose. Scetticismo fino al midollo delle ossa, riduzione di ogni tentativo nostrano alla diffidenza spirituale, ammi­rando sempre tutto ciò che a traverso i volumi di elastica dottrina ci ven­gono a predicare i sognatori e i filosofi della utopia mistica degli altri paesi. L'aridità positiva, dicono parecchi, caratteristica speciale della nostra maniera di ragionare, ci rende piccoli e demolitori: è un criterio sbagliato, perché noi avremmo avere in mira di edificare e non distruggere. Rispondo a te, se credi così, che occorre spolverarvi su un po' di sale della sapienza. La demolizione qui, nel nostro paese, abbiamo l'abitudine di farla solo con le nostre iniziative, con le iniziative paesane cioè, analizzandole nel modo peggiore per soffocarle, e quando le iniziative resistono alla critica si  cominciano a discreditare i propugnatori delle idee nuove, con quel cinismo calunnioso che è speciale attributo della gente socialmente quotata per onesta. Il Commentarium ha fatto appello fin dalla sua nascita a tutti gli uomini di buona volontà perché ci aiutino e ci coadiuvino e ci accompa­gnino con benevolenza. N. R. Ottaviano ci direbbe: fiato sprecato, la bestia umana specialmente se monta in cattedra è intollerante, effetto del cristiane­simo in massima che ha secondato l'egoismo ideale anche degli uomini in buona fede tiranni; se qualcuno ti calunnia per colpire e discreditare l’idea nel­l'uomo o negli uomini che la propugnano tu non riuscirai a liberarti della rogna che ti appiccicano... a meno che non reagisci tirando loro la coda per sentirli gridare come gatti idrofobi un aiuto a Maometto. Io non dico né sì e né no. Continuo a fare appello alla buona volontà, e inetto te, o novizio, in guardia perché tu intenda che la Schola non è persona ma idea, anche il sottoscritto potrebbe essere un'idea che non ha persona. Le per­sone, gli uomini, le donne, le bestie, i vegetali, i batterii passano: chi se ne infischia più dei morti e della gente che passa? ma tu analizza bene l'idea, non adorare e non odiare le bestie e le cose che passano: applica il buon senso a disaminare le apparizioni cinematografiche dell'inverosimile che ammirano i molti nelle incomplete importazioni di dottrine esotiche: — sii demolitore delle frottole e comincia ad aver fede e coscienza in noi...

Noi? chi voglio indicare con questo pronome da presidente di alta ac­cademia? Noi è il sottoscritto? Noi è il manipolo della coltura della no­stra Schola? Neanche per sogno. Abbia fede e coscienza in Noi, cioè in te e in tutti quelli che pensano come te e io pensiamo, se vogliamo ridurre le cose alla verità pura e semplice, senza ipotecare lo spirito alla osservanza delle bubbole altrui e senza tentare il suicidio di ogni cosa partorita da noi con l'ignobile pretesto che siamo buoni a nulla. Se la rogna della calunnia tenta lordare la persona, pensa che le persone passano, e che se la maldi­cenza cerca di attaccarle è segno preciso che dicono giusto e turbano la pace delle persone veramente disoneste.

Non comprendi, o novizio, che se tu non crei la tua personalità di giu­dice sereno e imparziale, senza la falsa umiltà di crederti men che niente, senza la religiosa ammirazione per tutto ciò che s'impone a te, tu non en­trerai mai nel regno della occulta filosofia? dove il grande miracolo è pos­sibile solo dopo che avrai compiuto il piccolo prodigio di aggiustarti sul naso un paio di lenti che ti diano il colore, la misura la tinta vera degli uomini e delle cose terrestri. Puoi essere dotto o meno dotto nelle umane discipline, ma puoi conquistare la geniale bestialità di valutare il male, l'errore, la menzogna, l'illusione che finora ti hanno afflitto in nome della consuetudine di credere ed aver fede, per inerzia a riconoscere il tuo va­lore metafisico e intellettuale di giudice. Attaccati all'idea, fuori ogni ido­latria di persone. Ciò ti dimostra che non ho idea alcuna di papeggiare.

 

Giuliano Kremmerz.


 


[i] Nei primi fascicoli citai elogiando uno studio sulla medianità del prof. Zingaropoli comparso in Luce e Ombra, nel quale studio l'autore ha perfettamente no­tato la seconda coscienza volitiva dei medii negli esperimenti ordinarii.

[ii] V. Journal di Parigi del 6 decembre e  Corriere della Sera di Milano dalla quale corrispondenza trascrivo queste testimonianze.

[iii] Il Corriere della Sera di Milano riproduce queste notizie: L'avvenimento de­cisivo della vita di Mary Baker Eddy, la « Madre » della Scienza Cristiana — e quello che spiega benissimo l'apparente contraddizione fra gli spropositi delle sue lettere familiari e lo stile e il contenuto filosofico delle sue opere — è il suo incontro con Phineas Parkhurst Quimby, il risanatore di Portland.

Fino allora Mary Baker non era stata che una giovine donna malata, ipersen­sibile, impressionabile. Bambina ancora era stata un buon soggetto per i magnetiz­zatori: il dottor Ladd, intimandole da lontano un ordine mentale, era riuscito a farla rimanere immobile in mezzo alla via. Rimasta vedova del suo primo marito, Glover, era tornata alla casa paterna con una malattia nervosa che le rendeva in­sopportabile ogni rumore. E poiché era la beniamina del padre, appena ella comin­ciava a lagnarsi, la famiglia s'affrettava a stendere sulla via innanzi alla casa un folto strato di paglia e intorno a lei non si camminava più che in punta di piedi.

Qualche mese più tardi le era venuta la mania d'esser cullata: il vecchio Baker doveva prendersi la figlia sulle ginocchia, cullarla come un bambino e quando l'ave­va addormentata deporla con mille cure nel lotto. Se il padre era assente doveva cullarla la sorella oppure un domestico. Si finì per farle fabbricare una gran culla, non un sedile ad una estremità per il domestico incaricato di mettere in movimento la macchina; poi la culla non era più bastata e allora i suoi le avevano collocata nella camera un'altalena. Da quel giorno i monelli di Sanborton Bridge avevano avuto un mezzo onesto di guadagnarsi qualche soldo dondolando la giovine vedova.

Nello stesso tempo ella aveva continuate lo esperienze magnetiche. Si faceva addormentare e dava consulti; ritrovava oggetti smarriti, forniva indicazioni precise por ripescare il cadavere d' un annegato irreperibile. Poi si era accinta con gran fervore alle sedute spiritiche. La sua salute ne aveva avuto una grave scossa, ma la sua autorità morale era stata accresciuta dalle esperienze magnetiche e spiritiche, mentre le cure e i riguardi dei familiari attribuendole una certa superio­rità le avevano fatto assumere un atteggiamento dominatore di fronte a tutti. Una coorte di adoratori s'era formata intorno a lei, ma l'onore di essere il suo secondo marito doveva toccare al dentista Patterson. Il povero diavolo faceva di tutto per accontentarla: la cullava fra le braccia e sull'altalena, spargeva con le suo mani paglia e segatura di legno dinanzi alla porta, passava delle notti intero a pescar le rane che gracidando dai fossi vicini disturbavano la malata.

Mentre egli, recatosi alla guerra, cadeva prigioniero dei sudisti, sua moglie ridotta al lumicino, si faceva condurre a Portland, dinanzi a Phineas Parkhurst Quimby.

Phineas Parkhurst Quimby, figlio d'un povero fabbro del New Hampshire, ca­rico di prole, lavorava da orologiaio quando le esperienze del dottor Poyen e d'al­tri discepoli francesi di Mesmer, riempirono di meraviglia il nuovo mondo. Quimby studiando da solo ai era già formata una coltura filosofica e scientifica di primo ordine e sviluppando a poco a poco le sue cospicue doti di osservazione e di ana­lisi era divenuto uno psicologo di rara originalità. Nel 1842, abbandonata la sua bottega d'orologiaio, si era messo a seguire di città in città il magnetizzatore Poyen e non aveva tardato ad accorgersi di possedere un gran potere magnetico. Per qualche tempo aveva girato l'America con un soggetto ipnotico, certo Burkmar, ripetendo le esperienze del Poyen e a forza di far suggerire dal Burkmar i rimedi alle malattie della gente che traeva a consultarlo, si era persuaso di questo:

«Non sono i rimedi che hanno guarito i inalati: i malati stessi si sono ridata la salute; Burkmar non è servito che a fissare fortemente nello spirito del paziente la convinzione che la guarigione deve prodursi. Ogni uomo capace di creare la stessa convinzione, otterrà gli stessi risultati».

Allora Quimby ai era stabilito a Portland, e, facendosi chiamare dottore, aveva cominciato a curare i malati secondo le sue nuove convinzioni, applicando loro quella che egli chiamava: la scienza della salute, la scienza della salute e della felicità, la scienza cristiana. 

E i malati erano accorsi a lui attratti dalla fama di certe sue guarigioni e dal suo disinteresse: poiché nulla chiedeva por le sue cure accontentandosi di quello che gli veniva donato.

Nel 1859, per far piacere ad alcuni suoi ammiratoli e clienti, aveva cominciato a svolgere per iscritto le sue teorie. Non le aveva mai pubblicate contentandosi di prestare i manoscritti a chi glieli chiedeva, ed era felice quando qualcuno doman­dava di ricopiarseli.

Quimby ebbe subito un' influenza enorme su Mary Baker: quasi subito ella si dichiarò guarita e cominciò a interessarsi enormemente alle teorie del taumaturgo. Rimase tre settimane a Portland rendendosi conto del trattamento che Quimby faceva ai suoi malati e copiando i suoi manoscritti. Poi, tornata a Sanborton Bridge, continuò a mantenersi in corrispondenza col Quimby e ad averne i manoscritti e a copiarli. Le copie, ella le custodiva gelosamente, in un cassetto chiuso a chiave.

Si era allora nel 1864: poco dopo ella cominciava a predicare le teorie del Quimby, imparate a memoria dai manoscritti, fondava a Lynn il Collegio della scienza morale e fisica nel quale 1' insegnamento si faceva sui manoscritti del Quimby, e finalmente morto nel 1865 il taumaturgo di Portland che mai aveva voluto pub­blicare i suoi scritti, Mary Eddy Baker cominciava a stampare i suoi libri.

Nel 1878 fondava a Boston la sua Chiesa del Cristo scienziato. La sua fortuna era fatta.

[iv] Un telegramma da Vienna ai giornali dice: La Dieta provinciale dell'Austria Inferiore dovrà discutere fra breve il trapasso di tutti gli ospedali di Vienna dall'amministrazione dello Stato a quella della provincia, la quale, come è noto, si trova in mano dei cristiano-sociali.

Ora tutti i professori e tutti gli assistenti delle cliniche di Vienna si sono riu­niti per discutere questa eventualità e hanno deliberato che, se avverrà questo tra­passo, abbandoneranno immediatamente i loro posti, non potendo ammettere che gli ospedali vengano messi sotto il controllo di un partito che ha combattuto tutte le affermazioni più moderne della scienza medica, e che, con argomenti da medio evo, ha tentato sempre di opporsi all'introduzione e alla applicazione dei metodi e delle scoperte della scienza.