NEGO, CONFIRMO, COMMENTO
ó A proposito del Colera. La cura del mercurio
Etiope Minerale grammo 1. Cinabro fattizio grammo 1. Zucchero polverato grammi 18. di tutto farne 20 cartine. Per bagnatura sull'addome: Deutocloruro di Mercurio grammo 1.25 sciolto in alcool ed acqua di fonte un litro. Come si vede, il mercurio adoperato nel 1836, nel 1885 e ad Amburgo pare che avesse un'azione decisiva sulla interpunzione bacillare del colera. Nelle Notizie diverse abbiamo riprodotto una noticina tolta dal Gaulois sull'efficacia dell'assenzio a grandi dosi, constatato nel colera della Cocincina. Questo risulta vero anche a persona della nostra famiglia, che nel colera del 1884 colpito dal morbo e spacciato dai medici, per morire senza darsene conto, volle ubbriacarsi ed ingoiò un terzo di bottiglia di assenzio, che gli venne sotto mano nella sua dispensa. S'addormentò, sudò e guarì. Salvò la madre nelle identiche condizioni un giorno dopo. Il dott. L. Iesboama mi scrive: Durante l'epidemia colerica del 1884 un dottore egiziano mi mandò a Roma da Algeri una cassettina di bottiglie contenenti a suo asserto uno specifico sicuro contro il colera. Da un osarne del preparato rilevai che esso era composto della scorza di limone bollita insieme a semi di papavero e sciolta nell'alcool. Non ebbi occasione di fare esperienza del composto sopra colerosi, ma è cosa certa che ne io ne tutti coloro che fecero uso del liquore algerino furono attaccati dal morbo, sebbene si siano trovati in contatto con non pochi colerosi. Tirando la somma, del colera si può guarire in tanti modi diversi, ma sarebbe giusto che nei Lazzaretti come si provano i sieri, si facesse nei casi accertati anche l'esperimento di altri rimedii suggeriti dalla pratica. Ma... non se ne tien conto ed è male.
ó La prossima luna
La lunazione del prossimo mese di novembre (vedi la tavola in copertina) è migliore della precedente, ma non buona, secondo le regole antiche delle tavole di Mamo. Vi sono due influenze decisive e virtuali, sempre secondo le osservazioni dell'antica medicina astrologica, di gran potenzialità attiva: sugli olii di mandorle, noci, olive adoperati come medicamenti interni contro ogni ostruzione, specialmente contro la renella e i calcoli biliari e renali — e sul Artemisia adoperata contro ogni infermità in decozioni leggerissime delle foglie o fiori o in tintura a gocce. Delle Artemisie le più attive: l'artkmisia absinthium e l'arborkscens, ottime le piante della Mjsella e della seconda specie del Napoletano e della Calabria. La artemisia camphorata è più da lasciare da parte. Gli antichi usavano molto il genere artemisia pontica o assenzio orientale.
ó La volontà nella resistenza ai mali fisici e nel prolungamento della vita.
Dallo stesso libro Medicina delle anime del dott. Emilie Lorent tolgo un altro piccolo brano: « Se per mezzo della suggestione e dell'ipnosi, si può condurre un essere vivente sull'orlo della tomba, non lo si potrebbe ancora ricondurre dalla morte alla vita? Potrebbe la suggestione, foss'anco per un istante, vincere la morte I « Gli antichi magi che, nell'antichità, avevano intravedute, senza comprenderle, le relazioni che uniscono la materia al pensiero, e si servivano, senza saperlo, dell'ipnotismo e della suggestione, credevano poter fare indietreggiare la morte con la sola forza della loro volontà. Si legge nel Libro dei Re dell'Antico Testamento come Eliseo risuscitò il figlio morto della Sunamita. «Eliseo adunque entrò in casa, e vide il fanciullo morto, giacente sul suo letto». «Ed entrò, e si chiuse dentro col fanciullo; e fece orazione al Signore. « E salì sul letto, e si distese sopra il fanciullo, e pose la sua bocca sopra la bocca di lui, ed i suoi occhi sopra gli occhi di lui, e le sue mani sopra le mani di lui; e si incurvò sopra di lui, e le carni del fanciullo si riscaldarono. « Ed egli scese e fece due giri per la stanza; e salì di nuovo, e si distese sopra il fanciullo; e questi sbadigliò sette volte, e aperse gli occhi»[1]. « Il dottor. Paul de Règia pretende aver ricondotto alla vita con questo procedimento un giovane caduto in letargo per una forte insolazione, e creduto morto. « A me, che non sono profeta, è accaduto d'osservare alla prigione della Santé, a Parigi, un fatto curioso, in cui pare che la resistenza della volontà, o in una parola l'autosuggestione, abbia forzata la morte a retrocedere. «Fa condotto un giorno all'infermeria centrale un vecchio cacciatore di frodo, incorreggibile recidivo, che scontava una condanna. Aveva un cancro allo stomaco, e si trovava in uno stato cachettico già avanzatissimo. «Il povero diavolo pareva si rendesse perfettamente conto del suo stato o si sentiva perduto; se n'era persuaso con la rassegnazione che caratterizza gli umili. « Ma una cosa sola lo contrariava sopra tutto; il timore dì morire in prigione. « So bene che sono spacciato, mi diceva sovente; ma non voglio morire qui; non voglio esser fatto a pezzi dopo che sarò morto. «Aveva ancora quasi due mesi di prigione da scontare. Ogni giorno il male progrediva, la cachessia diveniva più profonda; la vita se n'andava a stilla a stilla». In capo a cinque settimane non era più che uno scheletro vivente; pareva che il menomo soffio avrebbe spento bruscamente quel resto di vita. Ogni mattina ci aspettavamo di trovarlo morto od almeno in agonia. Eppure ogni mattina ei faceva uno sforzo, si drizzava sul suo giaciglio; un po’ di vita passava nei suoi occhietti giallastri da uccello di preda. «Oh! avete un bell'attendermi al varco, diceva; non avrete la mia carcassa; non voglio morire in prigione; io non morirò qui. « Arrivò il giorno della liberazione. « Ve l'avevo detto bene, mi disse alla visita mattutina, ch' io non volevo morir qui. Ma era lo sforzo supremo; la sua energia morale era all'estremo. Qualche ora dopo che lo si trasportò presso suo figlio, cadde in un profondo abbattimento, rifiutandosi quasi di parlare ai suoi; poi entrò in agonia, e morì la sera stessa. La strana e sorprendente lotta di quest'uomo contro la morte, la forza di resistenza fisiologica che gli dava il timore dell'autopsia, se fosse morto in prigione, mi han colpito vivamente. Qual legame intimo e misterioso rilega dunque la materia al pensiero, perché questo possa reagire con tanta energia su quella?»
ó Verso la Luce
Ricevo il numero programma di un nuovo periodico spiritualista, metapsichica, filosofia e arto che si pubblicherà a Napoli (corso Garibaldi, 308) e redatto da i Signori Nicola Oliva e Costantino do Simone Minaci. Augurii al nuovo arrivato. giuliano kremmerz. |