NEGO, CONFIRMO, COMMENTO

 

  

 

ó   Le comunicazioni di oltre tomba

 

Ai giornali telegrafano da Londra il 5 settembre: “Nei circoli spiritici d’America e d’Inghilterra suscita molto interesse un discorso fatto ieri da un membro della società americana di ricerche psichiche, il quale ha detto che l’illustre filosofo William James, prima di morire, ha preparato tutta una serie di documenti segreti con la speranza di potere, mediante essi, stabilire dopo la sua morto una regolare comunicazione con i suoi amici.

“Si tratta di alcune lettere il cui contenuto era noto soltanto a lui e in cui egli narra certi episodi intimi della sua vita. Queste lettere furono suggellate e chiuse in una cassaforte, dove rimarranno per un anno.

“Il prof. Hyslop, presidente della Società, che fu amico fin dall’infanzia del prof. James, nel novembre venturo verrà a Londra e quindi con l’aiuto della famosa medium americana Eleonora Piper tenterà di comunicare con lo spirito del prof. James e di apprendere da lui il contenuto delle lettere segrete. Questo primo tentativo sarà seguito da altri e i risultati complessivi saranno messi a confronto, dopo un anno dalla data della morte del James, con il contenuto delle lettere.

 

Due parole di commento.

Prima del James, tentò cosa simile Federigo Myers, autore della bellissima opera tradotta dalla signora G. M. Paolucci La personalità umana e la sua sopravvivenza e fondatore della Società per le ricerche psichiche di Londra. Il Myers, consegnò al Segretario della sua società una busta suggellata contenente alcune parole che i superstiti investigatori dovevano tentare di farsi svelare dal suo spirito dopo la morte, promettendo egli di cooperarvi con tutta la volontà di manifestarsi, se l’altra vita esiste e se è possibile comunicare coi vivi per mezzo di mediums, onde si fosse potuto provare la verità. Il fatto è che morto il Myers nel 1901 a Roma improvvisamente, nessun medio tra i più famosi e i più tenuti per esperimentati che evocarono l’anima del morto, seppe farsi dire che cosa vi era scritto nella busta. Così parlarono con uno spirito Myers, ebbero rivelazioni differenti, ma nessuna corrispondeva allo scritto autentico dell’autentico Federico, perché aperta la busta si trovò che nessuno si era fatta dire la verità, e la prova mancò. Fu inesplicabile tale risultato negativo per tutti gli spiritisti convinti, ma in somma non fu provato quello che il Myers vivo voleva praticamente controllare.

Dopo il Myers, il Piddington, appartenente al consiglio direttivo della stessa società, ripetette l’esperimento e scrisse anche lui una lettera, la suggellò e la affidò alla segreteria della società stessa. Qui lascio parlare il signor Cesare de Vesme autore della Storia dello spiritismo e direttore oggi di una rivista di studii psichici che si stampa a Parigi. Il Vesme ne scrive così alla Stampa di Torino del 17 settembre:

“Il 13 luglio 1904, il Piddington scrisse dunque la seguente lettera:

Se sarò mai uno spirito, e potrò comunicarmi ai viventi, tenterò di ricordare per trasmetterlo in qualche modo, il numero sette.

“Sembrandomi probabile che sia difficile il trasmettere una parola esatta, è possibile che, non essendo in grado di comunicare colla scrittura la semplice parola sette, in tutte le lettere, o la cifra 7, tenterò di comunicare frasi come queste: “I sette luminari dell’architettura”, “fra settanta volte sette”, “siamo sette”, e così via.

“La ragione per la quale scelgo la parola sette, si è che il 7 è stato per me una specie di tic sin dalla mia prima infanzia. Mi capitava di camminare nella vita con un ritmo costituito contando 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7. Benchè non sia mai stato superstizioso, ho anche sempre, un po’ per ischerzo, considerato il sette come un numero porta-fortuna, almeno per me. Spesso giocando al golf, a Woking, conto il numero dei carrozzoni dei treni che passano, e se un treno consta di 7 vagoni, oltre alla locomotiva, lo considero come un felice presagio, e m’immagino d’avere a vincere la partita.

“Ho espressamente coltivato questo tic, di cui non ho mai parlato ad alcuno ritenendo probabile che, se la vita d’oltretomba esiste, il suo ricordo, così spesso rinnovato durante la mia esistenza, potrà sopravvivere all’urto della morte”.

Questa lettera fu dal Piddington consegnata a Miss Alice Johnson, segretaria della Society, perché la custodisse; nessuno, naturalmente, ne conosceva il contenuto, tranne il suo autore.

Il giorno stesso, 13 luglio 1904, la signora Verral, professoressa in un Istituto scolastico di Londra, che è medium scrivente, vergò automaticamente le seguenti parole:

“ … Ma non si tratta di ciò; dovete registrare qualche cosa di contemporaneo – notate l’ora – la metà del messaggio è già pervenuta a Londra”.

La comunicazione alludeva quindi alla “busta sigillata” di Myers lasciata presso il prof. Lodge. Poco più oltre, diceva:

Elena (Miss Verrall, anch’ella medium scrivente) potrebbe probabilmente indicare essa pure il contenuto della busta, se avete bisogno d’una conferma … Certamente Piddington vedrà che questo basta, e agirà in conseguenza”.

Nulla sapendo della lettera del Piddington, che era stata consegnata alla Società in quel giorno istesso, la signora Verral non vide alcun significato speciale nella prima fase, e suppose che il rimanente si riferisse alla lettera sigillata lasciata dal Myers. E le cose, pel momento, restarono lì.

Rammento di avere parlato, pochi mesi or sono, in questo medesimo giornale, delle “Corrispondenze-incrociate” (Cross-Correspondances), come di un altro tentativo per accettare il carattere spiritico delle “comunicazioni medianiche”. Ricorderanno alcuni fra i miei lettori che si trattava essenzialmente d’invitare i supposti spiriti a comunicare a diversi medii, operanti l’uno indipendentemente dall’altro, alcune parole che, messe insieme, costituissero una o più frasi fornite di senso. Alcuni medii fra i più apprezzati: la signora e la signorina Verrall, le signore Holland, Piper, Home e Frith, abitanti in città diverse, costituivano un gruppo dedito a queste corrispondenze incrociate.

Ora, verso la metà del 1907, tutti questi medii cominciarono ad affastellare nelle loro scritture automatiche una quantità di numeri 7, a proposito di tutto. Mi limiterò a darne qualche esempio.

“Il 6 agosto di quell’anno, la signora Verrall scriveva quattro versi, che, letteralmente tradotti, suonano:

 

Un arcobaleno nel cielo

Giusto emblema del nostro pensiero,

Settuplo irradiamento d’una sola luce

Diversi in uno ed uno in diversi.

 

“Si fece vedere questa comunicazione a Miss Verrall. Il 28 agosto, ella scrisse:

“Il significato è chiaro, avete toccato il simbolo … Vale meglio che Piddington scelga una parola che non sia conosciuta e che ne mandi una parte ad ognuno. Si vedrà allora se si potrà completarla”.

“L’8 maggio 1908, la signora Piper scriveva: “Siamo sette. Dico orologio. Tik, tik, tik.”. Si ricorderà che Piddington si era servito della parola tic nella sua lettera, nel senso d’abitudine.

“L’11 maggio, la signora Verrall ricevette una comunicazione medianica, secondo la quale sua figlia stava per ricevere la parte più importante di un messaggio. Il giorno seguente, Miss Verrall, senza avere avuto conoscenza di ciò, ottenne uno scritto firmato Myers, nel quale ricorrono le parole seguenti:

“Il paleo ha diversi colori, ma quando gira, essi si fondono in un colore unico”. (Il medium disegnò qui un ramo con sette foglie). “Il candelabro dai sette rami; è questa un’immagine; le sette chiese, ma non si tratta di chiese; sette candele unite in una sola luce, od anche sette colori dell’arcobaleno. Parecchi sette mistici – serviranno tutti! – siamo sette”.

“Il 7 giugno 1908, la scrittura della signora Frith alludeva, a sua volta, al “7 mistico”, ed al “candelabro d’oro”.

“Il 14 luglio, la signora Holland, dopo avere cacciati diversi sette in una comunicazione sibillina, aggiungeva: “V’ha in tutto ciò qualche cosa d’umoristico”.

Il 24 luglio, la signora Home scriveva:

 

Sette volte sette e settantasette

Mandano ad altri le mie parole.

 

“Un membro della Society, il colonnello Taylor, che era presente, domandò allora: “Debbo mandare questo scritto a Miss Johnson, o alla signora Verrall?”. – “Miss Johnson può meglio apprezzarlo”, rispose la misteriosa personalità; “è più utile che l’inviate a lei”. Il colonnello Taylor e la signora Home ignoravano allora entrambi le corrispondenze incrociate che si ottenevano sulla cifra 7, e che non erano, d’altra parte, state comunicate né al Piddington, né a Miss Johnson; tutto quanto conosceva quest’ultima, è l’episodio che si riferisce alla signora Holland.

“Quando venne informata di queste diverse corrispondenze nel novembre 1908, Miss Johnson ne parlò al Piddington, che cadde dalle nuvole vedendo che il contenuto della sua lettera “postuma” si trovava disseminato fra tante “sensitive”, cosicché era diventato veramente il segreto d’Arlecchino. Con Miss Johnson, ruppe i sigilli della sua lettera, dopo avere accertato che erano intatti, lessero insieme la lettera, e poi nuovamente la racchiusero.

La signora Verrall non venne di ciò informata, ma il 27 gennaio 1909, scriveva:

“Nulla di più rapido che il pensiero, nulla di più sicuro. Più rapido che lo strale o la palla, il pensiero passa istantaneamente da un cervello all’altro. E’ cosa d’un istante; non il minimo ritardo … comprendete? E domandate quale è stato il risultato della ultima esperienza del Piddington. Ha egli trovato i frammenti della sua famosa parola sparsi tra voi tutte? E pensa egli che si tratti di una coincidenza, oppure che la parola sia stata trasmessa da una tra voi? … Ma quand’anche la fonte fosse stata umana, chi ha trasmesso i pensieri a coloro che li hanno percepiti? Rivolgetegli dunque queste domande – Myers”.

“Fu allora che Miss Johnson ed il Piddington, sconcertati, fecero conoscere il contenuto della lettera ed i particolari tutti dello stranissimo caso.

“Ognuno può capacitarsi, dopo di ciò, delle difficoltà quasi insormontabili che si oppongono all’accertamento assoluto dell’origine delle comunicazioni medianiche. Quando pure il contenuto della lettera lasciata ora da William James venisse rivelato da qualche medium, chi può dire in modo assoluto, che non siasi operato fra il James vivo ancora ed il medium una trasmissione telepatica, che sarebbe rimasta latente nella subcoscienza del soggetto fino al momento in cui doveva manifestarsi nella scrittura automatica? …

 

 

ó   Comunicazioni di oltre tomba: ciò che è buono

 

Ho voluto riportare tutta la parte interessante della corrispondenza perché l’autorità che il Vesme gode tra gli spiritisti italiani non faccia supporre che si voglia mettere in dubbio da noi e solo da noi che un morto si possa comunicare ai vivi. La lettera esplica lo stato vero probativo attuale della questione interessante, però non si deve nascondere che la buona intenzione del Myers e del Piddington meritano plauso. Il nostro metodo – PROVAR NOI E POI CREDERE –coincide perfettamente con i tentativi falliti dei due ricercatori, però se l’intenzione è ottima la pratica di prova è scema.

Perché la telepatia o quella determinata potenzialità di leggere i pensieri emessi concretamente dagli altri non si limita secondo l’Ermetismo alla comunicazione tra menti che pensano ma anche alla lettura delle idee pensate ed emesse.

Esempio: il Piddington aveva pensata e scritta la sua lettera. Il sensibile poteva o avrà potuto leggere la sua lettera senza che il Piddington fosse morto o vivo avesse comunicata la sua idea. Perché scrivendo la lettera egli aveva determinata ed emessa l’idea del sette, il medium poteva leggere questa idea, indipendentemente dalla mentalità pensante del suo autore.

L’ermetismo tradizionale ammette l’esistenza della Natura o Essere Universale di una zona astrale o zona di ombra che per esprimerci maccheronicamente corrisponderebbe alla camera oscura di un immenso apparecchio fotografico in cui ogni idea o ogni immagine concreta è conservata e da cui la sensibilità più o meno squisita di un sensibile o medio ne può evocare la forma più o meno esatta secondo la maggiore o minore delicatezza della mente evocatrice.

Quella virtù che modernamente si chiama psicometria è una prova pratica della cosa. Gli esperimenti psicometrici sono di una facilità che tutti imperfettamente possono tentare, dallo stato di semplice impressione all’esatta descrizione di un fatto compiuto. Un sensibile che prende nelle mani un oggetto appartenuto ad una persona sconosciuta può ricevere spontaneamente la rivelazione completa, incompleta o approssimativa della storia a cui l’oggetto è legato, e ogni giorno si può controllare qualche piccola prova di questa attitudine comune nelle cose più semplici della vita, e nelle persone che meno di tutte hanno idee preconcette di tali teorie. Una signora giorni sono nella vetrina di un gioielliere vide un grazioso anellino, lo comprò e lo pose al dito. Era appena passata qualche ora, era a tavola, disse che l’anello le era piaciuto assai … ma diceva, mi pare che non sia nuovo. L’anello fu osservato dagli astanti con scrupolosità e a tutti parve così nuovo che la signora sembrò convinta. Qualche sera dopo le domandai se le persistesse l’idea, e mi rispose che anzi tale idea le era più radicata non solo ma le pareva che avesse dovuto appartenere ad una tradita, ad un’abbandonata … si tolse l’anello dal dito e lo ripose nell’astuccio come un cattivo augurio. Era esatta quella impressione? ne parlammo in casa con insistenza e un amico che appartiene alla falange dei curiosi senza essere né spiritualista né un psichista, si recò dal gioielliere e a bruciapelo gli disse: la signora vuol restituire l’anello perché una sua amica l’ha riconosciuto come già appartenuto a sua parente. L’orefice rispose senza farvi caso: non è appartenuto che ad una fidanzata il cui promesso è perito in un disastro di automobilema è nuovo e non è stato portato.

Chi aveva dato alla signora la comunicazione più o meno esatta dell’anello?

Le ipotesi sono tre:

o lo spirito del donatore morto,

o per telepatia la viva e superstite signorina che lo aveva posseduto,

o l’aura di cui l’oggetto era impregnato.

L’Ermetismo esclude i tre casi e trova una spiegazione più semplice; l’anello evocava dalla zona astrale la sua storia vissuta e la comunicava alla compratrice sensibile recipiendaria, cioè ricevitrice dell’immagine astrale della storia.

Escluso quindi spirito, telepatia, e aure vitali.

 

 

ó   Comunicazioni di oltre tomba: la prova non proverebbe la sopravvivenza

 

Ora con lo stesso procedimento evocatorio astrale comune a tutto l’uman genere, sarebbero spiegabili tutti i fenomeni di chiaroveggenza, compresa la profezia quando i fatti da venire sono conseguenza di fatti avvenuti e apparentemente ignorati. Nel periodo della campagna abissina alla fine dello scorso secolo, tutti i valori italiani nelle borse italiane ed estere erano al rialzo, mi pare a 98 o 99. Un signore che attualmente vive a Roma e speculava in borsa era convintissimo di star sulla retta via ed era esposto con somme ingenti al rialzo. Una mattina la portinaia gli dà a leggere una lettera del figlio che le proveniva da Massaua, ed egli tenendo la lettera in mano che era tutt’altro che pessimista, ebbe tale impressione di una catastrofe che telegrafò immediatamente al suo banchiere a Parigi di vendere immediatamente: un giorno dopo arrivava la notizia di Adua e la rendita era quotata a 76 …

E di questi casi piccoli o grossi per la loro importanza si contano a centinaia: l’ermetismo li spiega così, senza spiriti e senza telepatia.

Ora senza spiriti e senza telepatia si può leggere virtualmente una idea scritta o una immagine fissata sulla carta. Dato il caso non augurabile che il Piddington fosse morto appena dopo consegnata la lettera, il coro dei medii che riproduceva il contenuto della lettera avrebbe fatto credere alla comunicazione diretta dell’anima o spirito del defunto ai vivi – e sarebbe stato un errore come, Piddington vivo, tutti hanno potuto constatare.

L’esperimento nuovo del William James quindi se fatto e preparato anche come quello dei due precedenti, pur trovandosi dieci persone che ripetano ciò che il filosofo ha suggellato nella sua busta, non proverebbe affatto che proprio lo spirito di James ha comunicato il suo pensiero.

 

                                                                                                    KREMMERZ