NEGO, CONFIRMO, COMMENTO
ó
Umili verità umane
M’affretto a protestare: io non parlo di
religione; in religione non ci entro. Intendo parlare della
scienza umana, la quale, come la storia ci insegna, non è mai la
stessa è muta di opinioni come la luna di aspetto.
Chi vuole iniziarsi alla verità, deve
seguire, di fronte ad ogni affermazione dell’uomo, il metodo di
mettere tutte le affermazioni recise in quarantena … il vocabolo
è circostanza.
Il Commentarium avrebbe la
pretensione balorda di saper la verità ineffabile e di
darla in pasto ai ranocchi? Neanche per sogno – pretende di dire
la verità relativa di sopra e di là di ogni misticismo,
umilmente – perché questa verità ostica a tutti i dommatisti, è
una verità umile, che umilia la superbia umana.
L’uomo civile è una maschera graziosa,
verniciata e attraente. L’uomo naturale, il zoologico direbbe il
dottor Sempronio, sta nascosto come un insetto in una chioma
pettinata. L’educazione dell’ambiente lo lascia manifestare
morale o immorale, caritatevole o tiranno, rapace o donatore. La
filosofia vi mette la salsa e la fotografia del regime
restrittivo della tutela sociale lo riduce a tipo comune.
L’uomo civile è il frutto della storia e
delle peripezie religiose dei secoli; è il frutto di tanti
preconcetti stampati nella sua anima, che le continue
reincarnazioni hanno assimilati, fino a ridurlo quello che è
nella sua forma esteriore abituale.
Se il Quatrefages ha definito l’uomo
animale religioso il Reinach ci ha voluto spiegare che
religione bisogna farla scaturire dal verbo relegere
opposto di neglegere, ed è l’abitudine di curare e
praticare con perseveranza (religiosità) un’abitudine.
Il progresso indefinito dell’ideale civile
persegue il grande obbiettivo di rendere umana la bestia
definitivamente e le chiese intendono di angelizzarla, cioè
renderla come gli animali non sono, più somigliante al tipo
spirituale idealizzato.
Perché lo spiritualismo anche nei
periodi morbosi per esagerazione è l’indice della evoluzione più
alta di una società? Perché l’idea cristiana è stata redentrice?
Perché l’animismo ridotto a filosofia è un coefficiente di
perfezione?
L’unità uomo – rispondo – sparisce a poco
a poco nella grande unità sociale umana. La vita sociale si
sostituisce ed assorbe le vite individue; – ma – aggiungo –
l’unità sociale sulla base della preconcezione materialista
della vita diventa meccanica e quindi bestiale, o intinta di
spirito animale, nel processo superficiale della sua evoluzione,
in modo da non trasformare profondamente le cellule del suo
organismo complesso, ognuna delle quali è un uomo.
Ecco perché, pur progredendo i grandi
organismi sociali, l’uomo resta una maschera civile con
l’insetto o scarabeo nel fondo che nelle crisi della esistenza
singola tende a manifestarsi.
Ecco perché mentre l’educazione è
un metodo sociale che riduce la bestia a cittadino possibile di
una società civile, è sempre persistente il bisogno di una
iniziazione per la necessità di trasformare definitivamente
lo scarabeo.
ó
Umili verità sulla paura
In che cosa l’uomo così detto civile si
manifesta animale? Nell’egoismo. La donna (concupiscenza), il
danaro e l’ambizione di prevalere sul suo simile sono i tre
caratteri fondamentali dell’animalità anche nell’uomo educato.
Ma vuoi vedere la bestia nella sua nudità,
abbia la maschera di un filosofo, di un guerriero, di un
mercante o di uno scienziato? Aspetta che abbia paura.
Che cosa è la paura? è uno spirito,
i babilonesi avrebbero detto un demonio. Questo spirito svela lo
scarabeo che è nel fondo del sacco dell’uomo civile. L’uomo che
ha paura si manifesta animale, zoologicamente parlando come il
dottor Sempronio.
La bestia che è in noi ha paura di
soffrire e di morire. Contro questo spirito la scienza
officialmente intesa non ha fatto che disporre le regole per la
difesa sociale (unità complessa) lasciando all’uomo (unità
individua) la libertà di immolarsi o di soffrire.
Ora una grande famiglia umana che
considera l’unità atomica (uomo) tal quale noi consideriamo un
pelo della nostra gamba, non è all’inizio della grande civiltà
come si dovrebbe e si dovrà intendere.
La scienza è insufficiente, il principio
di protezione dell’individuo nella grande famiglia è malinteso.
ó Umili verità sulla scienza, la paura e il cholera morbus
Che cosa mi ha fatto scrivere queste considerazioni poco ortodosse? Bisogna rinnegare il concetto fondamentale della civiltà contemporanea e la scienza professata?
No. Voglio dire una verità umile: non
dobbiamo esagerare la positività delle contestazioni effettive e
confessare che la scienza umana a quest’ora è ancora una
esagerazione orgogliosa e vuota.
A costo di farmi lapidare, l’umile verità
la confronto con un esempio.
Una forma di morbo pestilenziale si
affaccia in occidente. Tutto lo stato maggiore della scienza si
arma e la mobilitazione della difesa sociale si rende
necessaria. E si constata: 1° che nelle masse la parola
officiale trova l’incredulità più grande – l’appestato di oggi è
come all’evo medio immolato alla paura della difesa generale –
il panico enorme predispone alla morte per la paura di soffrire
peggio e di morire pessimamente … 2° che la scienza dà
un’immensa importanza ai suoi bacilli e alle condizioni igeniche
dei paesi colpiti e non un rimedio, neanche la prescrizione di
un elixir del dott. Dulcamara per dire: questo è capace di
salvarvi a metà.
Ed è scientifico tutto questo? Ed è
civile?
La suggestione, dice il prof. Grasset, non
è ancora una conquista della scienza, ma è alla vigilia di
diventar scientifica.
Però gli uomini di governo sanno che è
un’arma positivamente efficace, se ne servono in tutte le
contingenze elettorali, se ne servono se vogliono far votare ed
applaudire leggi indigeste, conoscono che guerre intere sono
state combattute, vinte e perdute con quest’arma. E perché non
conquistare l’animo del popolo con quattro parole dette a
proposito e senza la povertà di iniziativa della medicina
burocratica?
Occorre in paesi civili che minacci un
colera o una peste perché le frutta guaste e le mercanzie
adultere siano confiscate? Ma quando il colera non vi è non si
muore egualmente di enterite, di vaiuolo e di tifo?
Occorre che la difesa sociale obblighi
alla persecuzione di tutta una famiglia colpita in uno dei suoi
cari, spogliata perfino dei quattro cenci della miseria?
Questa non è scienza e non è civiltà.
I bacilli? Resta la grande preoccupazione
dei bacilli. Qui si arresta la scienza, imperando sulle masse,
suggestionandosi e suggestionandole. I bacilli sono una verità
positiva. Chi li nega? Il microscopio li constata. Ma il popolo
se ne forma un’idea impropria. Non sa che finora la loro
conoscenza è empirica e che la batteriologia è pertinenza della
botanica e che il genere bacillus ha grandi varietà di
specie, che non si sa donde vengono e come se ne vanno. La
bacillomania elevata alla potenzialità religiosa di metodo
scientifico, è poi veramente una grande, imponente conquista
terapeutica? è indiscutibilmente la base incrollabile
scientifica della futura medicina di cui non rideranno i nostri
nipoti come noi della pietra filosofale del dott. Fioravanti di
Bologna? E sono i bacilli causa o effetti della causa morbosa
ignota ancora? E perché temere più i bacilli del colera quando
si lasciano nella relativa pace quelli del tifo, della
tubercolosi, del tetano, del carbonchio? Perché forse si muore
più rapidamente e in maggior numero? Perché di guarire il colera
non si conosce il metodo e della tubercolosi sì?
Diciamo la verità umile: abbiasi almeno
l’audacia di suggestionare in bene le masse, agguerrirle contro
il male, nutrirle, educarle, imprimere loro il coraggio dei
combattenti in un pericolo comune, non avvilire i meno codardi
con una incoscienza spaventosa …
Poiché ogni male fisico si combatte col
coraggio – che è divino, – nel senso che procede
dalla coscienza dell’uomo, la quale comanda alla materia del suo
corpo. Se il morale dei combattenti è abbassato in nome della
sapienza dei più dotti, la battaglia è perduta.
Nell’Indocina un maggiore medico che era
all’infermeria, vide portarsi in barella dal campo due soldati
estenuati. Li tasta, li osserva, si convince che erano
semplicemente pigri. Leva lo scudiscio e giù botte da cieco. I
due a correre all’impazzata. Questo medico, che non sapeva che
nell’accampamento era scoppiato il colera, per salutare
ignoranza, aveva vinto i microbi a frustate e guariti i
moribondi …
Per carità di prossimo, riconosciamo
umilmente che non bisogna esagerare in peggio o che il medioevo
non è finito.
ó
Umili verità: la suggestione
nella medicina spirituale
A commentare l’argomento mi pare opportuno
di tradurre un breve capitoletto della Medicina delle anime
del dott. Emilio Lorent:
“L’ipnotismo e la suggestione hanno al
tempo nostro operato veri miracoli; guarigioni così sorprendenti
che inattese si sono prodotte nelle cliniche dei medici
ipnotizzatori, come a Lourdes.
“La semplice suggestione mentale, anche
allo stato di veglia, può produrre reali prodigi, tanto è
potente la reazione dello spirito sul corpo. Per suggestione
venuta da altri o per autosuggestione, cioè per suggestione
venuta dal soggetto stesso, l’anima può agire sulla carne, e
secondo che la sua azione è stata più o meno potente, la carne
può conservare delle tracce più o meno apparenti dell’idea.
“Non avete punto notato che basta sovente
concentrare l’attenzione su una parte del proprio corpo, con
l’idea della sofferenza, per farvi nascere un vero dolore, e ciò
tanto più facilmente, quanto più si è disposti all’ipocondria! –
Ho visto più di una volta persone che giunsero a determinare il
formicolio nelle dita o in altre parti del corpo, col fissarvi
il pensiero.
“Non si è vista l’esaltazione mistica
produrre delle stimmate in donne nervose! Queste donne si
preparavano col digiuno, con le mortificazioni e con la
preghiera; s’isolavano dal mondo per concentrare in modo più
potente il loro pensiero sulle piaghe del Salvatore. Ad un primo
grado si producevano fenomeni dolorosi nelle parti del corpo,
dove s’era concentrata l’idea. Era ipocondria, e queste
estatiche credevano sopportare le stesse torture di Gesù Cristo,
senza frattanto presentarne segni apparenti. Orsola Aguir,
Geronima Carnaglio, Maddalena de’ Pazzi, Mechtilde de Stanz,
Colomba Rocasani, provarono i dolori della crocifissione, senza
frattanto averne alcun segno fisico visibile.
“Ad un grado più elevato, se la
concentrazione dell’idea è più potente, l’eccitabilità nervosa
più delicata, l’isolamento più completo, se il cervello è
ipnotizzato completamente in quell’unico pensiero, si
manifestano i fenomeni fisici ed appariscono le stimmate. La
monaca Agostina Rita di Cassia non presentava sul fronte che
qualche bottone, benché avesse provato soventi a piè della Croce
i dolori della Crocifissione. Ma Bianca Gusman, figlia del conte
Arias de Lagavreda, presentava ad un piede la divina impronta:
Anna Caterina Emmerich, Santa Teresa, San Francesco d’Assisi, il
serafino dell’Umbria, portavano ai piedi, alle mani ed al petto
le piaghe del Crocifisso. Veronica Giuliani, Caterina di
Raconisio portavano sulla fronte delle ulceri che richiamavano
le piaghe prodotte dalla corona di spine”.
Ora si applichino queste osservazioni
all’isterismo delle folle nelle epidemie, e mi si dica se è bene
ragionare come si ragiona e praticare come si pratica.
ó
Umili verità: conchiudendo
Gli uomini di scienza, troppo assorbiti dalla scienza, perdono di vista il campo in cui le scoperte scientifiche devono trovare il loro controllo pratico – perdono la conoscenza pratica di ciò che tutti sappiamo: che le masse popolari sono ancora oggi misere, ignoranti e superstiziose.
È opera di governo sollevare la miseria,
né è nostro compito discuterlo. È opera di scienza il lavorio
continuo incessante di arrivare all’anima delle popolazioni
istruendola, inculcandole la fede nella scienza umana, e
dimostrando che il medico è un sacerdote, un frate, un santo
laico, da cui tutto v’è a sperare carità e rimedio ai mali.
Ed è questo che non si fa – e nei momenti
in cui lo spauracchio di una pestilenza si affaccia, in nome
della salute collettiva, si spaventano perfino i più coraggiosi
– con precauzioni intempestive, allarmanti, che creano il
flagello della paura.
Ho letto in un giornale francese che il
capo del Laboratorio Pasteur a Parigi ha detto: perché si ha
paura del colera? Basta avere e prendere delle precauzioni
semplicissime, bere delle acque già bollite e mangiare vegetali
ben puliti per non essere attaccato. Ora la scienza che si
arma di tante discussioni terrificanti, se è così, e questo
signore dovrebbe saperlo, può non esigere, non richiedere altro
dal popolo che questo … perché il popolo oggi come al secolo XV
non è cambiato e diffida della medicina officiale, e crede più
alla strega che all’uomo laureato.
Sono tanti anni che si predica contro
l’analfabetismo.
La scuola è un’arma potentissima quando
non si arresti al suo sillabario.
Si può saper leggere e restare un uomo
incivile.
I governi illuminati, i partiti di governo
più civili, quelli che in bocca hanno sempre la bella parola di
progresso, con o senza alfabeto, devono far partecipe il popolo
della fede laica nella scienza umana, e scatenare le
masse dai ceppi delle vecchie opinioni che asservono l’uomo
povero alle credenze leggendarie contro la realtà delle vittorie
della investigazione umana.
Il libero pensiero senza un solido
fondamento di sapienza, senza una coscienza civilizzatrice che
cambia i governanti in veri missionanti dell’evoluzione, non è
che un dommatismo alla rovescia, e intanto è uno dei doveri più
imponenti di coloro che dirigono le masse.
La medicina di oggi già accenna a voler
creare un potere sanitario negli stati in nome della
pubblica salute e della scienza. Ma anche i medici illustri sono
ancora degli ingenui in materia di creare una fede nella loro
potenzialità sapiente e diventeranno dei tiranni innanzi a
coloro che non sanno, non conoscono, non intendono che cosa sia
e possa valere l’applicazione alla pratica delle scoperte e
degli studii di laboratorio.
Speriamo in un’aurora migliore.
ó Le
mosche
Si è detto che in tempi di peste bisogna
guardarsi dalle mosche. Il dio caldeo delle mosche era Belzebù e
il dio greco Miiagro (myia mosca e agra
cattura). Gli arcadi non cominciavano nessuna festa pubblica
prima di invocare Miiagro. Gli Elei incensavano costantemente
gli altari di questo dio per tema che mancandovi le mosche
avrebbero portato nel paese la peste e la desolazione.
Questo lo trovo annotato nelle antichità del Noël, quindi gli
antichi tenevano le mosche come apportatrici di peste senza
ancora conoscere i bacilli. A Roma il dio cacciamosche prendeva
il nome di Miiode. Plinio assicura che a Roma le mosche
non entravano mai nel tempio di Ercole. Giove Aponio era anche
egli un fugatore di mosche. Nella collezione delle antiche
medaglie dello Scosch si vedono antichi amuleti contro le
mosche.
ó Presagi
e profezie
Il medioevo cristiano – che come si sa –
continua ancora per l’ignoranza delle plebi, attribuisce
all’antica favola biblica ogni fenomeno naturale micidiale
all’uomo, terremoti, pestilenze, carestie, inondazioni e
siccità, alle divinità irate contro i peccati e le colpe degli
uomini. La ragione pura e semplice ci fa capire che gli dei non
ci entrano né per poco né per molto: ma prima che le plebi
intellettuali arrivino a questo ci vogliono ancora dei secoli di
istruzione obbligatoria.
L’Ermetismo magico insegna che la volontà
o la preghiera di un uomo o di una lunga catena di uomini può
influire sugli elementi.
L’Ermetismo divinatorio, o astrologico, o
visionario, o semplicemente intuitivo, a distanza di tempo breve
o lungo, può pretendere di arrivare alla prescienza di fenomeni
naturali importanti e non aspettati? Sì, partendo dalla premessa
che l’unità universale è in contatto e corrispondenza
perpetua con l’unità uomo. Quindi se la sensibilità di un
uomo eccelle, la previsione di un fenomeno non aspettato
per legge costante di ritorno accertato, non è una cosa che
essenzialmente ripugna alla ragione.
L’astrologia di cui è piena tutta la
storia del mondo religioso dei bassi tempi, è oggi considerata
come una scienza bastarda che non ha altro merito che di
aver partorito una scienza vera quale è l’astronomia. Non
pertanto l’astrologia e l’astronomia sono due cose molto diverse
tra loro, come l’alchimia trasmutatoria e la chimica di
laboratorio – e v’è della gente che ancora si occupa di alchimia
e di astrologia: tutto sta a capire che cosa siano queste due
cose per dichiarare poi da competenti se sono scienze o
pseudo-scienze.
Fatte queste premesse, e lasciando tutta
la responsabilità alle persone che me le comunicano, do queste
notizie:
A –
Secondo i calcoli astrologici compiuti nell’ultimo trimestre, mi
risulta che non vi sarà per l’Ovest di Europa, per le coste Nord
e Nord Ovest dell’Africa, per l’America del Nord e la parte
settentrionale del Sud America, Australia e Giappone nessuna
estesa morìa o pestilenzia che abbia forza di espansione
epidemica o pandemica. Probabilità di tal genere d’invasione
però si approssima e pare debba essere epidemia di forma già
sparita da tempo nella storia delle epidemie.
Il tempo in cui si dovrebbe manifestare sarebbe nella fine
del ciclo lunare che comincia dopo il solstizio d’inverno.
Roma, 22 agosto 1910.
K. N.
Come si vede il tempo e la forma epidemica non è precisata che
molto vagamente. In questa seconda comunicazione sarebbe
definito o preannunziato un carattere epidemico:
B
– Devo prevenirle che i miei studii mi portano a questa
conclusione: Invasione colerica vera e propria non vi sarà, ma
prossimamente in Europa pare probabile (direi certa) una forma
diffusissima di malattia di pelle o periferica (vajuolo, lebbra,
morbillo, rogna, peste?). Che il cielo voglia dimostrare false
le mie previsioni.
Chieti, 26 agosto.
R. B.
Quanti lettori non diranno: crepino gli
astrologi?
ó
Tintura di Canape
indiana come profilattica del colera
Un medico della marina inglese, William Wood suggerì l’estratto o la tintura di canape indiana in tempo di colera, poche gocce la mattina il mezzogiorno e la sera. Fu largamente provata al 1884 nel colera di Napoli dai volontari della Croce Bianca e chi ne usò fu sempre immune. – Un abbonato.
G. KREMMERZ |