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Parte IV
La chiesa
primitiva, obbedendo al precetto formale del Salvatore, non dava i
suoi santi misteri in pasto alla profanazione della folla. Non si
era ricevuti al battesimo o alla comunione che con iniziazioni
progressive. Si custodivano i libri santi di cui l'intera lettura e
soprattutto l'esplicazione erano riservate ai sacerdoti. Le immagini
allora erano meno numerose e meno esplicite.
Era proibito
di riprodurre la stessa figura del Salvatore; le pitture delle
catacombe sono per la maggior parte emblemi cabalistici : è la croce
edenica coi suoi quattro fiumi nei quali vengono a dissetarsi i
cervi; è il pesce misterioso di Giona, sostituito spesso
da una serpente bi-
cefalo; è un
uomo uscente da una cassa che ricorda molto quella di Osiride[i].
Lo
gnosticimo[ii]
doveva fare più
tardi proscrivere tutte queste allegorie di cui esso abusò per
materializzare e profanare le tradizioni sante della Cabbala dei
profeti.
Il nome di
gnostico non fu sempre nella chiesa un nome proscritto.
Coloro tra i padri, la dottrina dei quali si riallacciava alle
tradizioni di S. Giovanni adoperarono spesso questa denominazione
per indicare il cristiana
perfetto. La
si trova in S. Ireneo e in S. Clemente di Alessandria. Noi non
parliamo qui del Gran Sinesio che fu un cabbalista perfetto, ma un
ortodosso dubbio.
I falsi
gnostici furono tutti dei ribelli all'ordine gerarchico che vollero
livellare la scienza volgarizzandola, sostituendo le visioni
all'intelligenza,il fatanatismo personale alla religione gerarchica,
e sopratutto la licenza mistica delle passioni sensuali alla saggia
sobrietà cristiana e all'obbedienza delle leggi, madre dei casti
matrimonii e della temperanza conservatrice.
Produrre
l'estasi con dei mezzi fisici e sostituire alla santità il
sonnambulismo, tali furono sempre le tendenze di queste sette
cainiche, continuatrici della magia nera delle Indie. La chiesa
doveva riprovarle con energia e compie la sua missione: è solamente
lamentevole che il buon grano scientifico abbia spesso sofferto,
quando si passano a ferro e a fuoco le campagne invase dalla
mal'erba.
Nemici della
generazione e della famiglia, i falsi gnostici si sforzarono a
produrre la sterilità moltiplicando la corruzione. Essi volevano,
secondo dicevano, spiritualizzare la materia ed in essi
materializzavano lo spirito nella maniera più ributtante. Non vi
erano nella dottrina loro che accoppiamenti di Eoni e abbracciamenti
lussuriosi. Essi adoravano come i Bramani la morte sotto la figura
del Lingham, la loro creazione era un ononismo infinito e la loro
redenzione un aborto eterno.
Sperando di
sfuggire alla gerarchia col miracolo, come se il miracolo di fuori
alla gerarchia provasse altra cosa che il disordine e la furberia, i
gnostici, dopo Simon Mago, furono grandi facitori di prodigi;
sostituendo al culto regolare i riti impuri della magia nera,
facevano apparire il sangue al posto del vino eucaristico e
rimpiazzare il pacifico e puro banchetto del celeste agnello con
delle comunioni antropofaghe. L'eresiarca Marcos, discepolo di
Valentino, diceva la messa con due calici; nel più piccolo versava
del vino, indi pronunziava una formula magica e il più grande si
vedeva ripieno di un liquido sanguinoso che montava schiumante.
Marco, che non era prete, voleva con ciò provare che Dio lo aveva
rivestito di
un
sacerdozio miracoloso. Invitava tutti i suoi discepoli, in sua
presenza, a compiere eguai maraviglia. Le donne soprattutto
ottenevano un successo simile al suo, indi cadevano in convulsioni
ed in estasi. Marco soffiava su quelle e loro comunicava la sua
demenza al punto di ingaggiarle ad obbliare ogni ritegno e ogni
pudore.
Questa
introduzione della donna nel sacerdozio fu sempre il segno dei falsi
gnostici ; perché livellando i sessi, introducevano l'anarchia nelle
famiglie e offrivano alla società una pietra d'inciampo. Il
sacerdozio reale della donna è la maternità, ed il culto del
domestico, focolare è il pudore.
I gnostici
non lo comprendevano o, piuttosto, lo comprendevano troppo, e,
smarrendo gli istinti religiosi della madre, essi sorpassavano la
barriera sacra che si opponeva alla licenza dei loro desiderii.
Nonpertanto
tutti non avevano la franchezza del loro impudore. Alcuni, come i
montanisti, esageravano al contrario la morale affine di vederla
impraticabile. Montano, le cui aspre dottrine
sedussero il genio estremo e paradossale di Tertulliano[iii],
s'abbandonava con Priscilla e Massimilla, le sue profetesse, si
direbbe oggi le sue sonnambule, a tutte le
svergognatezze della frenesia e dell'estasi. Il castigo naturale di
questi eccessi non mancò ai loro protagonisti e finirono pazzi
furiosi e suicidi[iv].
La dottrina
dei Marcosiani era una cabala profanata e materializzata;
pretendevano che Dio aveva tutto creato a mezzo delle lettere
dell'alfabeto: che queste lettere erano tante emanazioni divine
aventi per se stesse la potenza generatrice degli esseri; che le
parole erano onnipossenti ed operavano virtualmente e realmente dei
prodigi. Tutto ciò è vero in un tempo, ma questo senso non è
quello dei settarii di Marcos. Supplivano alla realtà con
le allucinazioni e credevano di rendersi invisibili, perché nello
stata del sonnambolismo si trasportavano mentalmente dove volevano.
Per i falsi
gnostici la vita si deve confondere spesso col sogno, fino a quando,
come chiusura, il sogno trionfando trasborda e sommerge la realtà :
è allora il regno complete della follia!
L'immaginazione, di cui la funzione naturale è di
invocare le immagini delle forme, può anche in uno stato di
esaltazioni straordinarie produrre le forme stesse; come lo provano
i fenomeni di gravidanze mostruose che la scienza officiale
farebbe meglio di studiare più che di negare ostinatamente.
Sono queste
creazioni disordinate che la religione sferza con ragione col nome
di miracoli
diabolici e
tali erano i miracoli di Simone, dei menandrini e di Marco.
Dei nostri
tempi ancora un falso gnostico nominato Vintras, attualmente
rifugiato a Londra, fa apparire del sangue nei calici vuoti e sulle
ostie profanate.
Questo
infelice cade allora nelle estasi come Marcos, e profetizza la
distruzione della gerarchia e il prossimo trionfo di un preteso
sacerdozio tutto di visioni, d'espansioni libere, di amore. Non v'è
niente di nuovo sotto il sole !
Dopo il
panteismo polimorfo degli gnostici, venne il dualismo di
Manete[v].
Così si formola in domma religioso la falsa iniziazione dei pseudo
maghi della Persia. Il male personificato divenne un Dio rivale del
Dio stesso. Si ebbe un re di luce e un re di tenebre, ed è a
quest'epoca che bisogna far rimontare questa idea funesta contro la
quale protestiamo con tutte le nostre forze, della sovranità e della
ubiquità di Satana. Non pretendiamo qui di negare o di affermare la
tradizione della caduta degli angeli rapportandoci, come sempre in
materia di fede, alle decisioni supreme ed infallibili della S.
Chiesa Cattolica apostolica romana. Ma se gli angeli decaduti
avevano un capo innanzi alla loro caduta, questo deve averli
precipitati in una completa anarchia temperata solamente dalla
giustizia inflessibile; separato dalla divinità che è il
principio della forza e più colpevole degli altri, il principe degli
angeli ribelli non saprebbe essere che l'ultimo e il più impotente
dei reprobi.
Se dunque
esiste in natura una forza che attira le creature dimentichi di Dio
verso il peccato e verso la morte, questa forza che noi non
rifiutiamo di riconoscere come capace di servire di strumento agli
spiriti decaduti, sarebbe la luce astrale: torniamo su questa idea e
teniamoci ad esplicarla perfettamente, affinché se ne comprenda
tutta l'ortodossia.
Questa
rivelazione di uno dei grandi segreti dell'occultismo farà
comprendere tutto il pericolo delle evocazioni, delle esperienze
curiose, degli abusi del magnetismo, delle tavole giranti
e di tutto
ciò che si riferisce ai prodigi ed alle allucinazioni. Ario[vi] aveva preparato il successo del manicaismo con l'ibrida creazione di un figlio di Dio differente dal padre: era, in effetti, supporre il dualismo in Dio; era quanto ammettere là disuguaglianza nell'assoluto, l'inferiorità nella suprema potenza. La possibilità del conflitto, la sua stessa necessità tra padre e figlio, poiché l'ineguaglianza tra i termini del sillogismo divino doveva condurre forzatamente ad una conclusione negativa. Il verbo di Dio doveva essere il bène o il male? Dio stesso o il Diavolo? Tale era la portata immensa di un dittongo aggiunto alla parola greca μονσιοος per cangiarlo in μοιουσιοςο! Dichiarando il figliuolo consustanziale al padre, il concilio di Nicca salvò il mondo, ciò che non possono comprendere quelli che non sanno che i principii costituiscono realmente l'equilibrio dell'Universo.
I gnostici,
gli ariani, i
manichei uscirono dalla Cabala malamente compresa. La chiesa allor
dovette interdire ai fedeli lo studio così pericoloso di questa
scienza di cui il supremo sacerdozio doveva solo conservare le
chiavi.
La
tradizione cabalistica pareva infatti fosse stata conservata dai
sovrani pontefici almeno fino a Leone III, al quale si attribuisce
un rituale occulto che sarebbe stato donato da questo pontefice a
Carlomagno e che riproduce tutti i caratteri, non esclusi i più
segreti, della clavicola di Salomone. Questo libriccino, che doveva
restar nascosto, essendo stato divulgato più tardi, dovette essere
condannato dalla chiesa e cadde nel dominio della magia nera. Lo si
conosce sotto il nome di Enchiridion di Leone III e nei ne
possediamo un antico esemplare molto raro e curiosissimo.
La perdita
delle chiavi cabalistiche non poteva trascinare quella della chiesa,
sempre assisistita dallo spirito santo, ma essa gettò grandi
oscurità nella esegesi e rese inintelligibili i grandi simboli della
profezia di Ezechiele e dell'Apocalisse di S. Giovanni.
[i]
Si
crede che rimonti al secolo II il geroglifico del pesce per
indicare il Cristo, e si trova nelle catacombe di Roma in
più modi. La spiegazione è questa Ictis, (Ιχθυζ,
greco, pesce) è composto di lettere iniziali greche
corrispondenti alle latine di Jesus Christus filius
Salvator. Vedi il Martigny e il de Rossi. Nelle
catacombe si trova anche il pesce che porta una nave e che
gli archeologi cristiani non spiegano che per la chiesa
condotta dal Cristo. Ma a coloro che studiano Cabbala faccio
riflettere che l'Ictis è una parola a cinque lettere
o punte come la stella dei Rosa Croce, come il pentagono
cabalistico adorato dai re magi nella stella. In quanto poi al serpente che rappresenti il Cristo, bisogna ricordare la setta degli Ofidi, Valenturiani del 2. secolo, che adoravano il Cristo o forza occulta della divinità sotto l'aspetto di una serpe. [ii] Gnosi da γυοο, immedesimazione di luce. [iii] Tertulliano chiamava i cristiani psichici. Montano ammetteva tre quaresime nell'anno, ma gli Arcodrogiti setta dei Montanisti, pare che amassero ripetere il rito bacchico, gonfiandosi di vino.
[iv]
Dei
primi gnostici, per la stessa ragione di cui mi servo nella
nota a pag. 36, non si può giudicar retta-mente delle
interpetrazioni che essi davano alla interpetrazione essena
— perché, a conti fatti, la chiesa odierna conserva molti
simboli e riti, ma non la verità dei secreti della setta
essena, (la separata) da cui Gesù venne fuori. Chi è
al corrente degli studi di storia religiosa comprende
facilmente come sia difficile per lo storico di scernere il
vero dal falso da quanto i cristiani del tempo ricordano nei
loro scritti. I santi padri nella loro esaltazione mistica
spesso e volentieri mettevano fuori castronerie da prendersi
col forcipe. Le polemiche religiose contro i pagani prima e
poi contro i settarii sono troppo passionali per essere
sincere. Il mistero delle sette ordinariamente veniva
definitivo per immoralità o si diceva che nascondesse
l'immoralità — di qui tutte le esagerazioni di cui non si
può fare a meno, però non
La
dottrina dei Marcosiani era una cabala profanata e
materializzata; pretendevano che Dio aveva tutto creato a
mezzo delle lettere dei- bisogna dimenticare che la immoralità era di tutta la società pagana di quei tempi. "I Nicolaiti, discepoli di Nicola diacono, ammettevano l'uso promiscuo delle donne anche maritate. All'epoca di papa Nicola II, nella Lombardia spuntarono alcuni Nicolaiti che furono scomunicati. Nicola Diacono pare ammettesse un Bone. Turpe creatore degli Dei, degli angeli e degli uomini: gli gnostici di Carpocrate ammettevano che l'anima umana si reincarnasse tante volte (come lo spiritismo odierno) fino a quando non ha commesse e consumate le più turpi azioni. Vedi S. Alfonso Maria de Liguori. Simone Mago anche lui era reincarnazionista, come gli spiritisti contemporanei, però S. Ireneo lo combatte dicendo che questo non è possibile, diversamente si conserverebbe la memoria degli atti precedenti: ciò che prova che niente è nuovo sotto il sole, neanche la polemica spiritualista. Più innanzi il nostro A. parla del Vintras, come un continuatore della stessa magia orgiatica — ma il critico si deve arrestare interdetto quando ad un decennio di distanza tra un ex abbate Bullan, ora morto, e continuatore del Vintras, e i rosacroce del De Guaita si sono pubblicati documenti e polemiche che mettono a nudo vere pazzie dei sensi. Ma questo problema terribile della materializzazione del domma di amore nella magia, lo affronterò nel Mondo Secreto nella seconda parte della Magia Naturale, al pianeta di venere. [v] Fondatore dei Manichei. S. Agostino al principio fu Manicheo. [vi] I Manichei!... altra setta, ut supra. Basta leggere il Wolfio. |